Recensione “Quel che affidiamo al vento” di Laura Imai Messina

Recensione “Quel che affidiamo al vento” di Laura Imai Messina

“Quel che affidiamo al vento”
Autrice: Laura Imai Messina
Illustrato da: Igort
Casa editrice: Piemme
data di pubblicazione: 9 Novembre 2021
pagine: 280
prezzo: 19,00 euro

Sul fianco scosceso di Kujira-yama, la Montagna della Balena, si spalanca un immenso giardino chiamato Bell Gardia. In mezzo è installata una cabina, al cui interno riposa un telefono non collegato, che trasporta le voci nel vento. Da tutto il Giappone vi convogliano ogni anno migliaia di persone che hanno perduto qualcuno, che alzano la cornetta per parlare con chi è nell’aldilà. Quando su quella zona si abbatte un uragano di immane violenza, da lontano accorre una donna, pronta a proteggere il giardino a costo della sua vita. Si chiama Yui, ha trent’anni e una data separa quella che era da quella che è: 11 marzo 2011. Quel giorno lo tsunami spazzò via il paese in cui abitava, inghiottì la madre e la figlia, le sottrasse la gioia di essere al mondo. Venuta per caso a conoscenza di quel luogo surreale, Yui va a visitarlo e a Bell Gardia incontra Takeshi, un medico che vive a Tokyo e ha una bimba di quattro anni, muta dal giorno in cui è morta la madre. Per rimarginare la vita serve coraggio, fortuna e un luogo comune in cui dipanare il racconto prudente di sé. E ora che quel luogo prezioso rischia di esserle portato via dall’uragano, Yui decide di affrontare il vento, quello che scuote la terra così come quello che solleva le voci di chi non c’è più. E poi? E poi Yui lo avrebbe presto scoperto. Che è un vero miracolo l’amore. Anche il secondo, anche quello che arriva per sbaglio. Perché quando nessuno si attende il miracolo, il miracolo avviene.

“Se era sopravvissuta lo doveva soprattutto a quel giardino,  alla cabina bianca con la porta pieghevole e al telefono nero poggiato sul ripiano accanto al quaderno. Le dita giravano un numero a caso, la cornetta veniva posata sull’orecchio e la voce ci cadeva dentro. A volte piangeva, altre volte invece rideva, che la vita sa essere buffa anche quando capita una tragedia.”

L’autrice Laura Imai Messina con il suo romanzo ci accompagna in Giappone, in un luogo particolare, un posto che aiuta le persone a elaborare il lutto.
Questo luogo si trova sul fianco scosceso di Kujira-yama, la Montagna della Balena, c’è un giardino chiamato Bell Gardia: al centro, una cabina telefonica con un vecchio apparecchio a disco collegato al nulla. E’ il “telefono del vento” e ogni anno migliaia di persone che hanno perso qualcuno alzano la cornetta per parlare con i loro defunti.
Le pagine del libro ci riportano  al  forte tsunami avvenuto in Giappone nel marzo 2011 dove persero la vita moltissime  persone.

Attraverso il personaggio  di Yui  viviamo il dolore della perdita improvvisa, la consapevolezza  che la vita non è eterna e che in poco tempo  la nostra esistenza può subire un cambiamento radicale  buttandoci nello sconforto e nella solitudine.
Yui per caso viene a conoscenza  dell’esistenza di un giardino  chiamato Bell Gardia dove  altre persone che hanno subito un lutto  si recano in quel posto con la speranza  che  attraverso un telefono scollegato e con l’aiuto  del vento le loro parole possano arrivare ai loro cari, nell’aldilà.

“Per la prima volta dal giorno dello tsunami, accettò di dubitare della fermezza che si era imposta, della decisione di tagliare in due il mondo, quello dei vivi da quello dei morti.
A parlare con chi non c’è più, pensò, non si fa forse nulla di male.
Bastava accettare che le mani non toccassero nulla, che lo sforzo di memoria fosse tale da riempire le falle, che la gioia di amare si concentrasse non nel ricevere, ma solo nel dare.”

Al giardino Bell Gardia Yui incontra molte altre persone che si trovano nella sua stessa situazione, là conosce  Takesci che diventerà il suo compagno di viaggio  verso quel posto  suggestivo , incontra  Keita, Shio e il guardiano del giardino  Sasaki-san.

Viaggio dopo viaggio la vita di Yui si intreccia a quella di Takesci, i due diventano molto intimi, Takesci ha una figlia di nome Hana  anche lei inizia a frequentare il telefono del vento , grazie al quale    per la seconda volta riceve il dono della parole, sì perché Hana  dopo la morte della madre non parlava più.

Il giardino Bell Gardia  a Yui, Takesci e ad Hana ha dato il coraggio di ricominciare, ha ridato loro la forza di riprendere a vivere e ad amare senza timore.
Per Yui non è  facile ricominciare, tante cose la terrorizzano, per lei dopo lo tsunami amare significava soffrire,  quello tsunami le aveva portato via le persone più care.
Cosa avrebbe significato per lei ricominciare ad amare?

“La vita consumava, col tempo creava innumerevoli crepe, fragilità.
Erano però proprio queste a decidere la storia di ogni persona, a far venire voglia di andare avanti per vedere cosa sarebbe successo poco più in là.”

“Quel che affidiamo al vento” è un libro che parla di perdita, sofferenza, di rinascita e di coraggio.
Una storia  che rimesta nel nostro intimo ,che  ci travolge di tristezza ma nel contempo ci dona molta speranza.
Se c’è una cosa che mi spaventa e mi fa paura è proprio la morte, per questo motivo forse mi sono presa del tempo prima di  inoltrarmi nelle pagine del libro di “Quel che affidiamo al vento” non che io ora lo sia, tuttavia questa lettura mi ha fatto riflettere molto non solo su cosa significhi perdere o lasciare le persone care  per sempre   ma mi ha fatto riflettere anche sulle cose importanti  della vita che per noi molto spesso sono scontate.
L’autrice Laura Imai Messina con la sua narrazione ci accompagna  a conoscere  alcuni lati  della cultura Giapponese, attraverso la sua scrittura capiamo quanto sia importante per i giapponesi ricordare i loro cari che non ci sono più, è un mondo davvero affascinante, hanno un approccio molto delicato  e intimo nell’avvicinamento  alla morte.
“Quel che affidiamo al vento”  regala molte emozioni e riflessioni.
Se consiglio di leggerlo?
Si, lo consiglio.
Perché?
Perché potrebbe essere d’aiuto a chi in questo momento  sta affrontando  un brutto periodo o una perdita.
In Italia non abbiamo un giardino con una cabina telefonica dove poter credere di parlare con i defunti, tuttavia abbiamo il vento, noi possiamo affidare a lui le nostre parole, i nostri ricordi , i nostri pensieri, le parole che sono rimaste in sospeso ,chi lo sa, magari a qualcuno arriveranno…
Ogni religione ha un’usanza propria nel celebrare la morte, a cosa succederà quando non si saremo più. Tuttavia non penso sia sbagliato  aiutarsi ad affrontare la morte  esplorando altri sentieri, se a noi far star bene, abbiamo imboccato  la direzione giusta.

“Era un atto di pura fiducia alzare la cornetta, far sciacquare le dita nei dieci piccoli fori, e nonostante il silenzio che si divaricava, parlare. Ecco, la chiave era proprio la FIDUCIA”

Questa edizione contiene delle bellissime illustrazioni di Igort

Ringrazio la Casa Editrice per la copia del romanzo

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