“Due chiacchiere con lo scrittore” con Daniela Musini

“Due chiacchiere con lo scrittore” con Daniela Musini

Autrice del romanzo “Le indomabili” 33 donne che hanno stupito il mondo edito da Piemme

Daniela Musini artista versatile, nata a Roseto degli Abruzzi e residente a Città Sant’ Angelo, è scrittrice, pianista, attrice e autrice teatrale ed è conosciuta come una delle più acclamate interpreti dell’ opera di Gabriele d’ Annunzio. Ha allestito i suoi recital/concert dannunziani e i suoi monologhi dedicati a Eleonora Duse e Maria Callas in Italia, Russia, Giappone, Francia, Bielorussia, Germania, Polonia, Turchia, Stati Uniti e Cuba.
Oltre alla stesura di quindici testi teatrali, ha al suo attivo saggi e biografie e con Piemme, nel 2020, ha pubblicato
“Le Magnifiche. 33 vite di donne che hanno fatto la storia d’Italia, che ha riscosso un lusinghiero successo.
Per la sua poliedrica attività artistica e per i prestigiosi traguardi raggiunti le sono stati conferiti 37 premi letterari nazionali e internazionali e 18 premi alla carriera.
Nel 2021 sempre per Piemme pubblica
“Le indomabili” 33 donne che hanno stupito il mondo.

Ciao Daniela, innanzitutto grazie per aver accettato il mio invito, te ne sono molto grata e benvenuta a “Due chiecchiere con lo scrittore” parliamo un pò di te e del tuo ultimo libro.

  • Come nasce Daniela scrittrice?

Nasce dopo una vita dedicata alla lettura, allo studio, alla ricerca. Nasce nel 1995, dopo la stesura delle mie due tesi di laurea in discipline diverse, ma entrambe dedicate a d’Annunzio; il mio primo libro pubblicato fu infatti “I 100 piaceri di D’Annunzio. Passioni, fulgori e voluttà”, dedicato alle muse dell’Imaginifico (ma anche alla sua caratura di intellettuale a tutto tondo e alla sua controversa figura di uomo e combattente) che poi ha avuto quattro edizioni differenti.
Il mio bisogno di scrivere fu dettato allora anche, nel contempo, dal mio debutto (avvenuto pochi mesi dopo l’uscita del libro) come autrice e attrice teatrale che mi ha portato da allora a calcare le scene italiane (e in pratica di tutto il mondo), interpretando a Teatro monologhi dedicati, ad esempio, a due grandi protagoniste della scena internazionale: Eleonora Duse e Maria Callas, figure insuperabili di artiste e donne ferine e tormentate alle quali ho riservato due appassionati ritratti nell’altro mio libro uscito per Piemme nel 2020: Le Magnifiche-33 donne che hanno fatto la storia d’Italia.

  • Com’è nata l’idea di scrivere “Le indomabili”?

Dopo il lusinghiero successo de Le Magnifiche in cui narravo le vicende esistenziali di 33 donne italiane, ho avvertito la necessità di allargare gli orizzonti e analizzare la vita, ma ancor di più l’anima, di 33 icone dell’arte, della cultura, della scienza, della politica, della moda, che avessero un respiro ancora più internazionale e che fossero caratterizzate come e più delle straordinarie figure già raccontate nel mio precedente libro, da una personalità indomita, dirompente, audace, rivoluzionaria. Basta scorrere l’indice e leggere i nomi de Le Indomabili, e ancor di più la loro vita e le loro imprese,per capire quanto coraggio hanno manifestato le donne che compongono questo mio ultimo libro, come esse abbiano “infranto tabù, scardinato regole, sovvertito consuetudini” come si legge nella frase che ho scelto per la quarta di copertina, ma anche come hanno scelto di vivere controvento e agire controcorrente, anche a costo di immolarsi per raggiungere i propri obiettivi e per affermare la propria personalità senza cedere a compromessi (penso, proprio ne Le Indomabili a figure meravigliose come Ipazia, Giovanna d’Arco, Eleonora Pimentel de Fonseca, ad esempio)

  • Perché hai deciso di scrivere questo libro? Qual è il tuo messaggio?

Quando mi sono accinta ad intraprendere questi affascinanti e coinvolgenti viaggi nel tempo (ricordo che sia  Le Magnifiche che  Le Indomabili sono incentrate su figure femminili emblematiche ciascuna della propria epoca, dall’antica Roma al Novecento) l’ho fatto non solo perché amo la Storia e le storie individuali che si innestano nel fondale culturale, artistico, sociale di ciascun periodo storico, ma anche perché ho cercato, sperando di esserci riuscita, di ricollocare alcune figure femminili che ci sono state consegnate come sulfuree e sinistre (una per tutte: Lucrezia Borgia, a cui nel 2004 ho dedicato una biografia) e che invece hanno avuto un ruolo ed una personalità molto diversi e più sfaccettati e complessi di quanto gli storici (quasi tutti uomini, guarda un po’) non avessero delineato e raccontato. Ripristinare alcune verità sottaciute, riposizionare sotto la giusta e veritiera luce le figure femminili raccontate, scandagliare la loro anima, il vissuto emozionale, i successi, ma anche le fragilità e le sconfitte, insomma raccontare la donna che si nasconde dietro al “personaggio”: questo è stato il mio obiettivo e la cifra della mia narrazione.
Inoltre, poiché sono stata docente per 42 anni, e poiché, se si è creduto profondamente nell’insegnamento come “missione” di trasmettere saperi e valori, si rimane docenti a vita (e lo dico con un sorriso affettuoso), scrivendo di grandi donne del passato ho pensato anche e forse soprattutto alle generazioni future che possono non solo scoprire quanto sia stato arduo, complesso e a volte esiziale il cammino dell’affermazione e dell’emancipazione femminile attraverso ai secoli, ma proprio dalla loro audacia, consapevolezza di sé e dal coraggio, trarre stimoli e motivazioni.

  • Qual è il genere letterario che preferisci come autrice? E quale invece come lettrice?

 Come autrice, ma anche come attrice e autrice teatrale, non posso che amare l’affabulazione, ovvero il racconto, la narrazione di storie, passioni, personaggi, svelarne gli aspetti più nascosti, sorprendenti, poco conosciuti.
La mia scrittura si avvale di due piani interconnessi: quello teatrale, poiché ho posto idealmente ogni figura di donna narrata nei miei due libri su di un palcoscenico e l’ho guardata muoversi nella penombra o attraversata da fasci di luce, osservandola a tutto tondo, spiandola da dietro le quinte, e quello musicale poiché essendo pianista, la Musica ha attraversato, e continua a farlo, tutta la mia vita e investe tutti i miei aspetti artistici. Nei miei racconti il ritmo, le sospensioni, i “crescendo” e “diminuendo” e soprattutto gli “accelerando” e i “ritardando”, ovvero la dinamica musicale, sono parte integrante e fondante della mia grammatica narrativa. Insomma, i tre aspetti della mia attività artistica, la scrittura, il teatro e la musica, sono intimamente fusi e imprescindibili nella mia vita.
Come lettrice amo i saggi, le biografie, ovviamente, i libri che parlano di storia e di arti figurative, e, per rilassarmi, i thriller.

  • Hai trovato difficoltà nella stesura, se sì, quali e perché?

A ciascuno dei miei libri è sotteso un lungo, complesso e approfondito lavoro di ricerca (non solo sulla vita di ciascuna di queste 33+33 donne, ma anche sull’humus artistico, sociale, storico in cui hanno vissuto) dato che non posso e non voglio travisare la Storia; pertanto le vicende raccontate sono caratterizzate da assoluta veridicità storica, ma poi c’è la parte creativa e quindi quasi tutti i dialoghi, ad esempio, o le ricostruzioni ambientali, la descrizione, che so, degli abiti indossati, di vicende collaterali, o di personaggi fittizi sono frutto della mia fantasia. Però una cosa ci tengo a sottolineare: non sono biografie “romanzate” (termine che non amo), ma piuttosto biografie teatralizzate e infatti non è detto che in futuro io non ne porti in scena alcune di loro.

  • Cosa ci puoi raccontare di questo libro?

Beh, ciascuna lettrice e lettore potrà trovare una chiave di lettura; a me piace sottolineare come il mio libro  Le Indomabili (e anche ovviamente Le Magnifiche) sia sostanzialmente un viaggio nel tempo, un percorso nell’anima e una galleria di fiammeggianti passioni, perché ho raccontato moltissime storie d’amore, appassionate, sensuali, travolgenti.

  • Tra le donne che hai decritto quale ti ha affascinata?

Ciascuna donna mi ha catturata, avvinta, affascinata, poiché ciascuna di loro, anche quelle a me più lontane per personalità e modus vivendi, mi ha insegnato qualcosa e mi ha stupito. Per quanto riguarda Le Indomabili coloro che mi hanno rapito il cuore un po’ più delle altre sono state Ipazia, Caterina la Grande, George Sand (anche per via della grande storia d’amore con Chopin, che amo suonare), Edith Piaf, Anna Magnani, ma, ripeto, ognuna di queste meravigliose creature ha un posto speciale nel mio cuore.

Grazie per le bellissime risposte

TRAMA

Da Agrippina a Sarah Bernhardt, da Trotula de Ruggiero a Jackie Kennedy, da Caterina la Grande a Rita Levi-Montalcini, da Isabella d’Este Gonzaga a Emmeline Pankhurst, da Elisabetta I Tudor ad Anna Magnani, “Le Indomabili” sono state donne rivoluzionarie, ribelli e audaci, che hanno infranto tabù, scardinato regole, sovvertito consuetudini. Indomite, impavide, inarrendevoli, hanno vissuto controvento e agito controcorrente, hanno lottato, e all’occorrenza disubbidito, per realizzare sogni, perseguire ideali, affermare la propria identità. Hanno affrontato sfide inimmaginabili per i loro tempi (come Marie Curie o Amelia Earhart) e combattuto a favore di ideali per i quali si sono immolate (basti pensare a Ipazia, Eleonora Pimentel o Giovanna d’Arco), hanno impresso un’impronta innovativa e indelebile nel proprio campo (che sarebbero la narrativa, l’arte, la danza, la moda, senza George Sand, Frida Kahlo, Isadora Duncan e Coco Chanel?), ma soprattutto ognuna di loro ha tracciato percorsi imbattuti e disegnato una nuova mappa di valori e di diritti, creando così le basi per una coscienza femminile più consapevole, più indipendente, più libera. A loro, che siano state artiste o suffragette, regine o rivoluzionarie, filosofe o visionarie, le donne di tutte le epoche e di tutte le latitudini devono molto e da loro hanno molto da imparare. Ma, soprattutto, hanno il dovere di non dimenticarle.

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