Recensione “Raffaello” Un Dio mortale di Vittorio Sgarbi

Recensione “Raffaello” Un Dio mortale di Vittorio Sgarbi

“Raffaello” Un Dio mortale
Autore: Vittorio Sgarbi
Casa Editrice: La Nave di Teseo
Genere: saggio
data di pubblicazione: 3 Dicembre 2021
pagine: 360
prezzo: 20,90 euro

“Raffaello ha solo dipinto. Non è stato un uomo complesso come Leonardo, un pensatore curioso di tutto; non è stato come Caravaggio, un ‘maledetto’ che vive una vita piena di contrasti; non è stato un artista come Michelangelo, pittore, scultore, poeta, architetto. Raffaello ha dipinto soltanto. E ogni volta ha inventato un capolavoro. I pittori, come il suo maestro Perugino, tendono a ripetersi, a riprodurre un modello, hanno un archetipo di riferimento. Lui no. Ogni volta inventa un’immagine nuova. Opere che la critica disconosce sono di Raffaello: sono opere diverse da quelle che ci aspettiamo, perché Raffaello non è solo Raffaello, è anche Giorgione, è Caravaggio, è Michelangelo, è Parmigianino. Lui è tutto: nessuno è ‘più tutto’ di lui. Quello che ha fatto Raffaello è un prolungamento della creazione di Dio e della bellezza del mondo, una bellezza assoluta, senza limiti.” Seguendo il racconto di Giorgio Vasari, Vittorio Sgarbi compone il suo racconto di Raffaello, dal commovente rapporto con il padre e la madre, al magistero di Pietro Perugino, dagli affreschi delle Stanze Vaticane fino al torbido amore per la Fornarina che destabilizzò la sua calma olimpica. E ogni volta Vittorio Sgarbi percorre la fitta rete di legami con i pittori del suo tempo: l’ammirazione per Leonardo, il rapporto contrastato con Michelangelo, l’amicizia con Bramante.

Questa è la terza recensione che scrivo senza una trama. Come mai? Perché il libro che recensirò oggi è un saggio, nello specifico a tema storia dell’arte.

Pubblicato nel 2021 Raffaello – Un Dio mortale è l’ultimo libro pubblicato da Vittorio Sgarbi con la casa editrice La nave di Teseo in occasione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio (1520 – 2020). Il tema centrale del saggio è quello di raccontare la vita dell’Urbinate non tanto attraverso le fonti storiche, infatti l’autore utilizza e cita molto Vite di Giorgio Vasari, bensì attraverso i suoi dipinti e di come la sua arte abbia influenzato non solo i suoi contemporanei ma anche quelli che vissero secoli dopo di lui come De Chirico o Dalì.

La cosa che fa strappare un sorriso al lettore è il fatto che l’autore ribadisca la sua diffidenza nei confronti di Raffaello preferendo un artista minore del Rinascimento, Piero di Cosimo, il quale ha preso molto dal Sanzio per creare le sue opere.

Il saggio fa iniziare questo viaggio nell’arte partendo da Giovanni Santi, il padre di Raffaello, Piero della Francesca e il Perugino perché sono coloro che formeranno il futuro genio dell’Urbinate per poi proseguire prendendo in considerazione anche il genio del Rinascimento per eccellenza, Leonardo Da Vinci. È studiando l’artista toscano (anzi è probabile che i due si siano anche incontrati mentre entrambi alloggiavano a Firenze) che Raffaello inizia a realizzare i suoi famosi ritratti, come quelli dei Montefeltro, ed è qui che l’autore inizia a parlare del Divino Raffaello: partendo da un artista-base, il Sanzio ne migliora lo stile rendendolo più vicino al vero, come se fosse un Caravaggio del Rinascimento, dando inizio al manierismo.

Per esempio Sgarbi fa notare la somiglianza della Gioconda con La Dama col liocorno o La gravida, su come le due tengano le mani incrociate o sul fatto che abbiano uno sfondo naturale, con l’aggiunta nella Dama di un colonnato per impreziosire il quadro, come se volesse impreziosire un’opera del Da Vinci, ma con la differenza, rispetto a Leonardo, su come Raffaello ammorbidisca le linee, accenda i colori (basti pensare all’uso che fa dell’azzurro e del rosso) e ricrei la realtà, come nella Gravida con il gonfiore del volto a causa della sua condizione.

Ma è nel periodo romano che il Divino crea i suoi capolavori! Voluto da papa Giulio II, al secolo Giuliano della Rovere, si occupò di affrescare le Stanze Vaticane con la sua celeberrima ‘Scuola di Atene’, giusto per citarne una la quale è quella che viene rappresentata come poster all’interno della copertina, dove diede i volti di Leonardo, Michelangelo e Bramante ai famosi filosofi dell’antica Grecia, o ancora ‘L’incendio del borgo’ che ispirò, secoli dopo, Picasso con la sua ‘Guernica’. Ma non solo! Molto amico del banchiere Agostino Chigi, curerà la decorazione di alcune sale del Palazzo della Farnesina come la Loggia dove, nel soffitto, dipingerà la storia di Amore e Psiche o la Sala di Galatea, dove raffigura la tormentata storia d’amore tra Polifemo e la ninfa Galatea. Inoltre, è di questo periodo che appartengono i bellissimi ritratti come quello di Margherita Liuti, rappresentata sia come la Velata che come la Fornarina, oppure di Giulio II o ancora di Castiglione.

Ed è insieme a quest’ultimo che l’autore parla del lato archeologico ante-litteram di Raffaello: nel capitolo dedicato, Sgarbi ripropone integralmente la lettera firmata dall’Urbinate indirizzata a papa Leone X (il successore di Giulio II) in merito alla realizzazione di una mappa della Città Eterna con la segnalazione di tutti gli edifici dell’antica Roma ormai lasciati in stato di abbandono con l’intento di restaurarli e preservarli per il futuro.

Il viaggio si conclude poi con la morte dell’artista; Sgarbi afferma che la sua morte è tutt’ora in mistero (sebbene ci siano diverse teorie) e ne parla citando nuovamente il Vasari, il quale affermava che la sua dipartita sia stata dovuta agli eccessi amorosi dell’artista.

Bambino prodigio, archeologo ante-litteram, architetto (contribuì anche lui con la progettazione della cupola di San Pietro), pittore superbo che con la sua arte incantava tutti, amato da belle donne e copiato da molti artisti, se amate il Divino Raffaello allora questo libro non può mancare nella vostra libreria!

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