venerdì, Dicembre 4, 2020
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“Picnic al lago” Un mistero sul lago d’Aorta di Erica Gibogini edito da Morellini in tutte le librerie e on-line. Estratto

Dopo il successo delle antologie dedicate ai gialli sui laghi coordinati dalla scrittrice e giornalista Ambretta Sampietro (“Delitti di lago”, “Nuovi delitti di lago”, “Delitti di lago – vol. 3” e “Delitti di lago 4”), dal 15 ottobre si aggiunge alla collana ‘Delitti di lago’ il nuovo romanzo giallo “Picnic al lago. Un mistero sul lago d’Orta” di Erica Gibogini, autrice della provincia di Verbano-Cusio-Ossola già conosciuta ai lettori del genere per il romanzo di successo “Rose bianche sull’acqua. Un giallo ambientato a Orta”.

Fil-rouge della narrazione sono il bacino lacustre piemontese con le sue atmosfere pacate e misteriose, e il suggestivo Santuario della Madonna del Sasso dove si svolge la vicenda che vede la scomparsa di un’imprenditrice novarese nei boschi che circondano il sacro luogo.

Trama

Massimo e Cristina, un’affermata coppia di Novara, giungono la mattina di ferragosto sul lago d’Orta, al Santuario della Madonna del Sasso, dove hanno in programma un picnic. Sul posto, Massimo incontra inaspettatamente la donna che da qualche tempo frequenta, insieme alla sorella di lei: si viene così a trovare in un’imbarazzante situazione, con moglie e amante a pochi passi l’una dall’altra. Ma altri incontri non previsti sono in serbo per la coppia: due colleghi di lei con i rispettivi coniugi, con i quali si accordano per un caffè nel pomeriggio. Cristina, allontanatasi per fare due passi, imbocca uno dei sentieri che si addentrano nel bosco proprio quando sta per scatenarsi un temporale. Non farà più ritorno. Seguiranno le concitate ricerche del commissario Mario Verano (già protagonista delle precedenti storie sul lago Rose bianche sull’acqua e Cerchi nell’acqua) nel quadro del bellissimo territorio di lago, fra Boleto, Pella e Ronco, ma soprattutto del Santuario della Madonna del Sasso.

Estratto

Prefazione

Una nuova perla arricchisce la collana dei gialli Delitti di lago, romanzi e raccolte di racconti ambientati sui laghi.

Picnic al lago si svolge tra Boleto, dove si trova il Santuario della Madonna del Sasso, Centonara e Pella, sulla sponda del lago d’Orta meno frequentata dal turismo internazionale ma che si affaccia sul promontorio di Orta e sull’isola di San Giulio. Erica accompagna il lettore in questi luoghi magici che lei ben conosce e dove vive, meta frequentatissima dai turisti di prossimità, costellata di case eleganti abitate da chi cerca la tranquillità e la riservatezza. Tutte le località sono così ben descritte che sono state forti la tentazione e l’urgenza di interrompere la lettura per recarmi a vedere dal vivo il “luogo del delitto”. Spero che anche chi leggerà questo romanzo provi la mia stessa sensazione.

La vicenda si svolge nell’arco di un paio di giorni, Erica è stata molto brava a raccontare le dinamiche personali di una coppia in carriera, dei colleghi di una ditta dal futuro incerto e a immedesimarsi in un bambino che, casualmente e suo malgrado, si trova a svolgere un ruolo importantissimo per la risoluzione del caso. Quasi a contrappunto con la sacralità del santuario miracoloso, nel comportamento di quasi tutti i personaggi c’è qualcosa di non proprio cristallino.

Un valore aggiunto è la qualità della scrittura di Erica, capace di tenere alta la suspence e l’attenzione del lettore fino all’ultima pagina.

Ambretta Sampietro

Prologo

Il lago d’Orta, o Cusio, occupa uno spazio intimo a ridosso delle montagne che lo proteggono, conchiglia a custodia della perla.

Quello specchio d’acqua e la sua cornice di rilievi, con l’isola di San Giulio, centro della perla, forma un quadro sorprendentemente bello e si mostra vanitoso a chiunque decida di arrivarci, che sia dalla zona più pianeggiante del novarese o da quella più montana delle valli al confine di Stato.

Ma spesso nuvoloni neri sopraggiungono minacciosi, l’imprevisto cozza contro la tranquillità e la bellezza del posto, come il lampo che squarcia il cielo in una giornata d’estate, e, nelle pieghe del tempo e dello spazio, nascono storie dai colori gialli e i toni cupi.

Il lago diventa palcoscenico di vicende senza lieto fine, il teatro è l’acqua e i personaggi sono gli uomini, che, schiavi delle loro piccole vite vissute un giorno dopo l’altro inseguendo sogni e ambizioni, virano al male.

E la conchiglia si schiude, gli animi annaspano in quell’acqua che diventa prigione, o si perdono lungo i sentieri di montagna senza via d’uscita se non il baratro.

Primo giorno – Ferragosto

1

Quella giornata di Ferragosto sul lago si stava preannunciando faticosa, ma nulla faceva ancora presagire ciò che aveva in serbo per Massimo e Cristina. Il traffico sulla provinciale, per chi arrivava dall’autostrada o dal novarese, era intenso, e la coda, lenta nel procedere, cominciava a delinearsi ben prima di Gozzano, a diversi chilometri dall’inizio della strada litoranea.

Massimo, alla guida di una Bmw Serie 3 nera, ne aveva già abbastanza, quel continuo frenare e ingranare la marcia, senza mai riuscire ad andare oltre la seconda, gli logorava i nervi, insieme alla frizione. Erano solo le dieci e mezza del mattino, e il caldo doveva essere già opprimente, a giudicare dalle frecce infuocate che il sole lanciava contro i finestrini. All’interno dell’abitacolo l’aria condizionata soffiava rabbiosa.

«Ci ammaleremo» pronosticò sua moglie Cristina nel manovrare nervosamente il comando di raffrescamento. «Fuori ci saranno trenta gradi, non puoi pensare di stare a diciotto. Quando scenderemo dalla macchina ci sembrerà di entrare in un forno!»

L’uomo non ribatté, limitandosi a emettere un suono vago, difficile da interpretare.

Cristina sbuffò. E dire che l’aveva voluto lei. “Andiamocene al lago per Ferragosto, un picnic e un bagno, ci svaghiamo un po’, non vorrai restare tutto il giorno a Novara! Si muore! E le zanzare? Ci mangiano vivi!” era stata la scusa che aveva usato. Il nervosismo fra i due era palpabile.

Non mancava molto, ma il lungo serpente di macchine rallentava sempre di più. Giunti al bivio per San Maurizio d’Opaglio, trovarono la strada sbarrata da un pullman di due piani messo di traverso.

«Accidenti» imprecò Massimo. «Non posso girare!» e fu costretto a proseguire in direzione di Orta San Giulio.

«Di questo passo arriveremo a Orta proprio nel momento di maggiore traffico!» si lamentò Cristina.

Ma il marito, dopo alcuni chilometri, vedendo uno spiazzo con una spiaggia sul lago e un baretto con tavolini e ombrelloni, sterzò bruscamente, lasciando fra le auto in coda un tassello vuoto che fu prontamente riempito con una piccola accelerata dalla macchina che li seguiva.

«Cosa…?»

«Ho bisogno di un caffè… adesso!» disse Massimo non appena ebbe spalancato la portiera verso l’esterno infuocato, che li accolse in un caldissimo abbraccio.

«Chissà quanto ci metteremo a rientrare in coda! A girare, poi!» sbuffò la donna, mentre inforcava con decisione gli occhiali da sole che le coprirono quasi metà viso. Era bella e sofisticata, alta e magra, capelli e occhi castani, quarant’anni appena compiuti e festeggiati con gli amici in un agriturismo del novarese in una sera di giugno.

Massimo emise un altro suono indefinibile – era decisamente di poche parole quella mattina – e scese dall’auto sgranchendosi le gambe coperte solo per metà dai bermuda beige. Anche lui portava bene i suoi anni, cinque più di Cristina; aveva capelli e occhi chiari e il fisico asciutto grazie all’abbonamento alla palestra più in voga di Novara. Lui gli occhiali da sole li lasciò appesi alla camicia bianca con le maniche risvoltate fino al gomito.

I tavolini all’esterno del bar erano quasi tutti occupati, solo uno piccolo e circolare, all’estremo lato destro, sembrava attendere proprio loro, con la tovaglia colorata e il menù appoggiato al centro. Si sedettero, silenziosi. Cristina si lisciò l’abito in lino chiaro e la coda di cavallo ben tirata sulla testa, poi pose la borsa di vimini a terra. Intorno, famiglie e gruppi di giovani erano alla prima tappa di quella che è la lunga giornata di Ferragosto, per eccellenza dedicata alle vacanze e al divertimento, ma che spesso si trasforma in una maratona fra la folla nelle località scelte per trascorrere quelle ore di svago.

«Ci serviranno?» chiese lei nell’intuire la lentezza nel servizio, a carico di una sola ragazza che saltellava fra un tavolo e l’altro portando vassoi colmi di tazze e bicchieri.

«Non abbiamo nessuna fretta, non cominciare» ribatté il marito, intravedendo nell’affermazione della moglie l’inizio di quei lunghi monologhi rabbiosi che gli venivano propinati alla prima occasione di lamentela; Cristina sapeva essere veramente fastidiosa, a volte.

«Be’, non è proprio vero: più tardi arriviamo e più difficile sarà trovare ancora un tavolo libero.» I due avevano deciso di andare in un’area picnic a Boleto, vicino al Santuario della Madonna del Sasso. «Anzi, secondo me è già tardi per trovarne uno.»

«Un caffè ristretto, grazie» disse Massimo alla ragazza, che nel frattempo, fra un saltello e l’altro, si era materializzata davanti a loro.

Cristina la guardò da dietro le lenti scure, disapprovando mentalmente l’abbigliamento succinto. D’accordo che faceva caldo, e molto, ma due metri di gambe nude e petto coperto il minimo indispensabile da una canottiera di pochi centimetri le sembravano troppo. “La solita sciacquetta senza cervello” pensò mentre le ordinava sgarbatamente uno schiumato e un bicchiere di acqua naturale fresca. La ragazza sparì dalla loro vista dileguandosi all’interno del locale…

L’ Autrice

Erica Gibogini, nata a Premosello Chiovenda il 23 giugno 1960, vive a Pettenasco, sul Lago d’Orta, con la famiglia. Diplomata in Istituto Tecnico-Ragioneria, lavora nella Pubblica Amministrazione. Ha pubblicato nel 2018 con la casa editrice Mnamon il libro Orta in giallo, raccolta di racconti gialli ambientati sul lago d’Orta, contenente anche il racconto vincitore di “Garfagnana Noir 2017” come miglior racconto con ambientazione in Garfagnana e già contenuto nell’Antologia Criminale 2017 edita da Tralerighe Libri. 
Finalista anche per edizione 2018 con il racconto Il gioco del salto alla corda, pubblicato da Tralerighe Libri. Sempre nel 2019 pubblica per Morellini Editore Rose bianche sull’acqua. Un giallo ambientato a Orta, finalista al premio “Garfagnana in noir 2019” e vincitore della targa “Gianfranco Lazzaro” in premio “Stresa Narrativa 2020”.
Fa parte del Laboratorio di Narrazione di Verbania, con il quale ha curato il libro Il treno narrante edito da Morlacchi Editori.

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