Truffe, esposizioni con quadri falsi, prolifici falsari, fondazioni nate dal nulla. Guerre intestine che ruotano attorno a critici d’arte o presunti tali e malfattori che negli ultimi decenni hanno fatto la loro fortuna legando il proprio nome a quello di Amedeo Modigliani. Mercanti disposti a tutto, il cui unico interesse è il profitto. Opere che in poco tempo acquisiscono un valore immenso, decuplicando le stime. Un business pari ad almeno 11 miliardi di euro, che probabilmente non sarà sfuggito alla criminalità organizzata e ai riciclatori internazionali. A fronte di 337 opere censite nel catalogo più accreditato, sul mercato oggi ne circolano oltre 1200 a firma dell’artista. Nemmeno un’opera su quattro è originale. Intorno alla figura e ai dipinti di Modigliani continuano da esattamente un secolo a intrecciarsi segreti, crimini e misteri. In questo libro incontreremo personaggi che hanno lasciato un segno perpetuo nella storia dell’arte, come Pablo Picasso. Solcheremo le strade e i vicoli della Parigi dei primi del Novecento e ci rimarremo per settant’anni, poi arriveremo in Italia, seguendo il destino funesto e criminale di tutti i grandi protagonisti di una storia che ci ha affascinato e che siamo certi conquisterà anche molti lettori. Otto capitoli che ci hanno portato a visitare molte città italiane (Livorno, Roma, Genova, Palermo…), ma anche Londra, Ginevra, per raccogliere testimonianze preziose e documenti, molti dei quali inediti e rivelatori, qui per la prima volta resi pubblici. Questo e molto altro, in un’inchiesta che svela trame e interessi illeciti all’ombra del grande Modì, a cento anni dalla morte.

A Giordano Bruno, eretico rivoluzionario

Verrà un giorno che l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo… L’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.
Giordano Bruno, Spaccio de la bestia trionfante

Questo libro

Anarchico, folle, violento, alcolizzato, drogato, attaccabrighe, dispotico, irascibile, puttaniere, irresponsabile, egocentrico. Sono soltanto alcuni dei dispregiativi con i quali è passato alla storia il più grande dei pittori italiani del Novecento. Una visione miope, spesso costruita attraverso l’infamia, la gelosia, l’invidia. Noi, che ne abbiamo analizzato i dettagli mediante una ricostruzione anzitutto criminologica, ma anche storica, sociale, psicologica, riteniamo invece che Amedeo Modigliani sia stato un genio libero di esprimere la sua eresia verso una società arrogante, che tendeva a restringere i campi di libertà e di espressione secondo schemi discutibili.

Un profilo da deviato sociale è stato disegnato ad hoc a beneficio di chi, già allora, intravedeva un affare nel caricare di significati patologici la personalità di un artista che invece era sensibile, aristocratico, bello, colto, poliglotta, raffinato, generoso ma irrequieto, e anche votato a farsi del male. Il fascino perverso attribuito falsamente a un pittore che muore giovane (aveva trentacinque anni), povero e malato, avrebbe fatto salire, come poi è realmente accaduto, le quotazioni delle sue opere, consentendo a molti, e per molti decenni, di arricchirsi. L’affare Modigliani arriva fino a oggi, ed è più florido che mai.

Questo libro è un atto di denuncia. Troppi sono stati gli intrecci, troppi sono i misteri, gli errori, le omissioni, le leggerezze spesso volute che hanno agevolato il malaffare intorno alla figura e all’opera di Modigliani, e alla sua famiglia. Nei tanti testi finora pubblicati è stato dato risalto solo ai dettagli storici e artistici, a testimonianze che il più delle volte risultano contraddittorie. Nessuno invece prima di questo libro ha raccolto e riassunto il materiale esistente in chiave criminologica, con un’inchiesta che partisse da una ricerca minuziosa sui particolari, sulle complicità, sulle sviste, sui processi in corso e sulle sentenze, sulla personalità degli attori, sugli alibi costruiti forse tendenziosamente. Prove annerite dalla ciminiera del crematorio.

Truffe, esposizioni con quadri falsi, prolifici falsari, fondazioni nate dal nulla. Guerre intestine che ruotano attorno a critici d’arte o presunti tali e malfattori che negli ultimi decenni hanno fatto la loro fortuna legando il proprio nome a quello di Amedeo Modigliani. Potenti che con la loro forza hanno intimorito povere anime segnate da una storia familiare troppo fragile. Mercanti disposti a tutto, il cui unico interesse è il profitto. Opere che nel giro di pochi anni acquisiscono un valore immenso, decuplicando le stime. Tassisti cinesi che improvvisamente vestono i panni di estimatori-collezionisti miliardari. Un business da noi stimato in almeno 11 miliardi di euro, che probabilmente non sarà sfuggito alla criminalità organizzata e ai riciclatori internazionali.

Il nostro racconto attraverserà cent’anni di storia, seguendo il tragitto che, passo dopo passo, ha trasformato quel bambino talentuoso in giovane ribelle, artista fantasioso, genio tormentato a tratti insicuro, perfezionista, arrogante e tenero nello stesso tempo. Incontreremo personaggi che hanno lasciato un segno perpetuo nella storia dell’arte, come Pablo Picasso. Solcheremo le strade e i vicoli della Parigi dei primi del Novecento e ci rimarremo per settant’anni, poi arriveremo in Italia, seguendo il destino funesto e criminale di tutti i grandi protagonisti di questa storia che ci ha affascinato e che siamo certi conquisterà anche molti lettori.

Sono sei i personaggi principali di questo lungo mistero: Amedeo Modigliani, la sua compagna e musa Jeanne Hébuterne (scomparsa tragicamente il 26 gennaio 1920, due giorni dopo la morte dell’artista), la loro figlia Jeanne e Laure, la figlia di quest’ultima, l’eccentrico archivista piemontese Christian Parisot, infine, ma non di secondaria rilevanza, il tenace alfiere e «cacciatore di falsi» Carlo Pepi. Intorno ai protagonisti si muovono sul palcoscenico molte comparse e qualche burattino: magistrati, avvocati, uomini d’affari, collezionisti, critici d’arte, criminali. Dietro le quinte, maligni e raffinati pupari manovrano i fili di un complesso e lucroso meccanismo. Per ognuno di loro abbiamo scattato una fotografia per quanto possibile precisa, inserendolo come «attore» nel racconto che abbiamo sviluppato trasferendoci virtualmente nella scena di ciascun delitto. Otto capitoli, altrettante «scene del crimine» 1 che ci hanno portato a visitare molte città italiane (Livorno, Roma, Genova, Palermo…) ma non solo, per raccogliere testimonianze preziose e documenti, molti dei quali inediti e rivelatori, qui per la prima volta resi pubblici.

A Parigi abbiamo ricostruito il giallo della morte della figlia di Modì; a Ginevra ci è stato consentito in esclusiva di assistere all’apertura degli Archivi Legali Amedeo Modigliani, che durante la preparazione di questo libro abbiamo contribuito a far rientrare in Europa da New York; a Londra, con Isabella Quattrocchi, attualmente tra i più autorevoli e accreditati periti di tribunale nei procedimenti su falsi e falsari nel mondo dell’arte, abbiamo visitato la galleria-museo Tate Modern che ospitava un’esposizione dedicata a Modigliani, con diversi quadri a suo giudizio dubbi, tutto ciò dopo la clamorosa chiusura anticipata della mostra a Genova, presso Palazzo Ducale, avvenuta nel luglio del 2017, con più di venti quadri sequestrati dalle forze dell’ordine. Questo e molto altro, in un’inchiesta che svela per la prima volta trame e interessi illeciti all’ombra del grande Modì.

Come accadde a un secolo dalla nascita, il 12 luglio 1984, anche oggi la ricorrenza imminente del centenario della morte (cadrà il 24 gennaio 2020) si sta trasformando in un grande affare, col moltiplicarsi di progetti che speculano sull’immagine internazionale conquistata da Modigliani soltanto dopo la sua scomparsa. A partire dal 24 luglio 1984 la città di Livorno e tanti esperti d’arte furono coinvolti in una messinscena grottesca che di fatto fece cadere nel ridicolo la pretesa di celebrare degnamente il centenario. Vennero fatte ritrovare delle sculture che molti si affrettarono, improvvidamente o per malizia, ad attribuire all’artista livornese; quanto questa «pagliacciata» fosse invece pilotata per fini commerciali non lo si può dire con esattezza, ma noi abbiamo raccolto elementi che potrebbero quantomeno far nascere il sospetto che dietro la vicenda potesse esserci un grande regista, perfino il sostegno di un paese d’oltreoceano.

Tre giorni dopo il ritrovamento delle «teste», quando Livorno era invasa dal circo mediatico mondiale, in circostanze sospette moriva a Parigi Jeanne Modigliani, figlia del pittore. Veniva trovata agonizzante nel suo appartamento in un palazzone popolare di Porte d’Italie e due giorni dopo spirava in ospedale. Jeanne muore per i postumi di un trauma violento allora ritenuto accidentale, ma sul quale fin da subito emersero inquietanti interrogativi. Abbiamo lavorato sui dettagli e sulle dichiarazioni di alcuni dei protagonisti dell’epoca, ricostruendo scenari inediti contornati di giallo. Ci siamo domandati chi potesse aver interesse a far tacere una voce tanto autorevole quanto scomoda. Così, «seguendo i soldi», abbiamo provato a individuare il probabile movente di un possibile omicidio.

Pietra miliare di questo flusso incontrollato di interessi, chiave di volta sulla quale poggia l’intero sistema, sono infatti i contesi e misteriosi Archivi Legali Amedeo Modigliani, messi insieme grazie all’instancabile lavoro della figlia Jeanne e da anni al centro di intrighi internazionali. Gli Archivi rappresentano la base per realizzare le certificazioni sull’autenticità delle opere attribuite a Modigliani. Chi li controlla, controlla un affare milionario. Ci siamo chiesti allora dove si trovino, che cosa contengano e anche chi legalmente ne detenga il possesso.

Abbiamo cercato delle risposte. In alcuni casi riteniamo di averle trovate, anche se la menzogna, che in questa ingarbugliata storia sembra una costante, prova a confonderci. Ci limitiamo a raccontare i fatti, ad analizzarli mettendo in fila tutti gli elementi. Certo è che non si tratta di un affaire gestito nel rispetto dei principi etici o, come molti cercano di far credere, solo per amore dell’arte. No, qui si nasconde qualcosa che a «Dedo» non interessava affatto: l’ossessione per il denaro.

Con questa inchiesta vogliamo lanciare un segnale, scoperchiare un malaffare che si muove attraverso le mostre, sponsorizzate in alcuni casi da enti pubblici. Questo libro contiene anche ipotesi di reato, che non terremo per noi: le prime copie, infatti, saranno consegnate alle procure competenti, in Italia e all’estero.

Gli Autori

Dania Mondini, giornalista e conduttrice Rai, da anni è uno dei volti del Tg1 del mattino. Ha condotto rubriche economiche e notiziari per il Tg3 e per Rai News 24, testate per le quali ha realizzato numerose inchieste. Ha lavorato per quindici anni nella carta stampata, occupandosi prima di cronaca poi di economia per “Il Messaggero”, l’“Ansa”, “Il Globo”, “Il Tempo”, “Il Mattino”.

Claudio Loiodice, membro dell’American Society of Criminology, è stato per trent’anni ispettore della Polizia di Stato nelle sezioni Criminalità organizzata, Omicidi, Rapine e Sequestri di persona. Per dodici anni agente sotto copertura, infiltrato in diverse organizzazioni criminali internazionali. Esperto in crimini finanziari, riciclaggio e frodi internazionali, dirige una società specializzata a Londra. Gli autori fanno parte dell’Ufficio di presidenza della Fondazione Antonino Caponnetto, per la quale dirigono corsi di formazione in tema di riciclaggio internazionale attraverso le opere d’arte. La postfazione del libro è scritta da Pietro Grasso, ex presidente del Senato, già procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo e relatore del maxiprocesso istruito da Falcone e Borsellino contro Cosa nostra.

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Jenny Citino

Di Jenny Citino

Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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