Tutti i pomeriggi la donna dalla gonna viola si siede sulla stessa panchina del parco di una grande e anonima città giapponese e mangia una brioche alla crema, mentre i ragazzini che giocano lì intorno fanno a gara per attirare la sua attenzione. La donna dalla gonna viola non lo sa, ma ogni suo movimento è seguito di nascosto dalla donna dal cardigan giallo, la voce narrante, sempre attenta a controllare che cosa mangia, dove va, con chi parla. La donna dalla gonna viola è single, abita in un piccolo appartamento di periferia e svolge lavori temporanei, proprio come la donna dal cardigan giallo, a cui nessuno, però, sembra prestare attenzione. Chi sono davvero queste due donne, i cui unici tratti comuni sembrano essere la precarietà e la solitudine? Con la scusa di voler diventare sua amica, la donna dal cardigan giallo riesce a far assumere la donna dalla gonna viola nella sua stessa agenzia di pulizie che lavora per un hotel. E qui le loro strade si intersecano in modo drammatico e imprevedibile… Il racconto sottile e inquietante di un’ossessione, una storia che, in un crescendo di tensione, assume via via i toni del thriller, in una spirale di desideri inespressi, solitudine, dinamiche di potere e condizione femminile, disperato desiderio di rendersi visibili, di essere considerati e amati.

Dalle mie parti vive una signora che tutti chiamano ‘la donna dalla gonna viola’, perché indossa sempre una gonna di quel colore.

All’inizio pensavo che fosse una ragazza, forse per via della corporatura minuta e dei capelli neri sciolti sulle spalle. Da lontano sembra una scolaretta delle medie. Ma guardandola bene da vicino si capisce subito che non è certo un’adolescente. Ha il volto segnato dalle rughe, e i capelli opachi e stopposi. La donna dalla gonna viola si reca nella panetteria della galleria commerciale all’incirca una volta a settimana per comprare una brioche alla crema. Io fingo sempre di scegliere il pane così da osservarla meglio. Ogni volta che mi fermo a scrutarla ho l’impressione che somigli a qualcuno. Ma a chi?

Al parco c’è addirittura una panchina ‘riservata alla donna con la gonna viola’. È l’ultima delle tre che si trovano sul lato sud dell’area verde. Un giorno l’ho vista uscire dalla panetteria dopo aver comprato la solita brioche alla crema e attraversare la galleria commerciale per raggiungere il parco. L’orologio aveva appena battuto le tre del pomeriggio. La sua panchina era protetta dall’ombra di una quercia: la donna dalla gonna viola si è seduta al centro e si è messa a mangiare la brioche appena acquistata. Per non far colare la crema sui vestiti ha usato la mano sinistra come piatto mettendola sotto la brioche. Prima di addentare la parte guarnita con le mandorle è rimasta incantata a fissarla per qualche istante, e per mangiare l’ultimo pezzo si è presa ancora più tempo: sembrava persino dispiaciuta.

Osservandola mi sembrava che somigliasse a mia sorella maggiore. So bene che non è lei, eh, sia chiaro: di viso sono totalmente diverse. Ma anche mia sorella era una di quelle che ci mette un’eternità a consumare l’ultimo boccone, proprio come la donna dalla gonna viola. Era una tipa tranquilla, incapace di tenere testa persino a me che sono la minore, ma la sua ossessione per il cibo raggiungeva livelli stratosferici: su questo batteva chiunque. Da piccola impazziva per i crème caramel, e quando in fondo alla coppetta rimaneva solo il caramello era capace di raccoglierlo con il cucchiaino e fissarlo senza stufarsi per anche dieci o venti minuti di seguito. Un giorno avevo avuto la pessima idea di dirle che se non lo mangiava poteva darlo a me e gliel’avevo strappato di mano: era stata la miccia che aveva fatto scoppiare una lite assurda, avevamo messo sottosopra la casa. Sul braccio sinistro ho ancora i segni che mi ha procurato quando mi si era scagliata addosso, e immagino che anche lei abbia ancora l’impronta dei denti che le avevo lasciato sul pollice destro: l’avevo morsa con violenza. Non viviamo più insieme da vent’anni, da quando i nostri genitori si sono separati: chissà dove sarà e che cosa starà facendo in questo momento. Credo che vada ancora matta per i crème caramel, però magari ha cambiato gusti.

A questo punto mi domando una cosa: se la donna dalla gonna viola somiglia a mia sorella, vuol dire che somiglia anche a me? Oppure no? Qualcosa in comune ce l’abbiamo. Se lei è ‘la donna dalla gonna viola’, io sono ‘la donna dal cardigan giallo’. Purtroppo però ‘la donna dal cardigan giallo’ non è conosciuta tanto quanto ‘la donna dalla gonna viola’. Quando ‘la donna dal cardigan giallo’ cammina lungo la galleria non se ne accorge nessuno, ma appena arriva ‘la donna dalla gonna viola’ la situazione cambia.

Basta che la donna dalla gonna viola compaia in fondo alla galleria per poter suddividere i passanti in quattro gruppi a seconda della loro reazione. Nel primo rientrano quelli che fingono di non conoscerla. Nel secondo, quelli che si affrettano a farla passare. Nel terzo, quelli che esultano stringendo il pugno sperando che accada qualcosa di bello. Nel quarto, quelli che cominciano a imprecare e lanciare maledizioni (tutta colpa di una superstizione secondo cui incrociare la donna dalla gonna viola due volte nella stessa giornata porta bene, tre volte porta male).

Quello che trovo fantastico della donna dalla gonna viola è che a prescindere dalla reazione della gente, lei non accenna a modificare il passo. Procede a velocità regolare e scivola leggera tra la folla. La cosa più incredibile è che riesce a non urtare contro gli oggetti o i passanti neanche nelle strade più affollate durante le ore di punta nei fine settimana. O è davvero molto atletica, oppure ha un terzo occhio sulla fronte, non vedo altre possibilità. Di sicuro ha un terzo occhio sulla fronte che le consente di vedere a trecentosessanta gradi e lo nasconde sotto la frangetta. Comunque sia, compie acrobazie che la donna dal cardigan giallo non riuscirebbe mai neanche a imitare.

Si districa così bene tra le gente che mi sembra quasi ci siano strani individui che cercano di scontrarsi con lei di proposito. Ecco, a dirla tutta, faccio anch’io parte di quegli strani individui. Nessuno è mai riuscito nel suo intento, me compresa. Una volta, a inizio primavera, ho cercato di camminare normalmente e con la massima indifferenza per poi scattare di colpo e scagliarmi verso di lei quando ce l’avevo ormai a pochi metri. Ero andata dritta verso il mio bersaglio. Ripensandoci con il senno di poi, quel giorno ho fatto proprio una stupidata: la donna dalla gonna viola si è scansata all’ultimo e io mi sono sfracellata contro la vetrina della macelleria. Per fortuna non mi sono fatta male, ma quelli del negozio hanno preteso una cifra esorbitante per le riparazioni.

Sono passati più di sei mesi, e solo da poco sono finalmente riuscita a saldare le rate. Non è stato semplice cavarmela fino a oggi. Una volta al mese mi ritrovo a cercare qualcosa da rivendere al mercatino delle pulci della scuola elementare pur di racimolare qualche spicciolo. Le prime volte mi chiedevo puntualmente che cosa stessi combinando. Non farò mai più cavolate simili. Il bello è che me l’avevano pure detto: nessuno è mai riuscito a scontrarsi contro la donna dalla gonna viola. Non ho dubbi, se non ha un terzo occhio sulla fronte ha senz’altro un’agilità fisica ineguagliabile. Eppure, chissà perché, non riesco proprio a vedere ‘la donna dalla gonna viola’ e ‘ginnastica’ nella stessa frase. Anche se, mettendola in quest’ottica, la leggerezza con cui scivola tra la folla ricorda quella di un’atleta di pattinaggio di figura che si muove con scioltezza sulla pista ghiacciata. Sì, ora che ci penso meglio ha qualcosa della giovane pattinatrice che ha vinto la medaglia di bronzo alle Olimpiadi invernali di due anni fa, quella che aveva il vestito blu e si esprimeva come una donna di mezza età. Quella che dopo essersi ritirata dall’attività agonistica si è data ai talent show e l’anno scorso è stata scelta come presentatrice di un programma per bambini. Quella che di recente si è anche aggiudicata il primo posto tra le artiste preferite dai più piccoli. La donna dalla gonna viola è decisamente più anziana della pattinatrice, ma (perlomeno nella zona in cui abito io) gode della sua stessa fama.

Ebbene sì, la donna dalla gonna viola non è conosciuta solo dagli adulti: è ben nota anche ai bambini. Di tanto in tanto alcuni giornalisti si presentano nella galleria per intervistare i passanti, e vorrei che, invece di rivolgersi solo alle casalinghe per chiedere che cosa intendono preparare per cena o commentare il rincaro dei prezzi della verdura, facessero domande anche agli anziani e ai bambini. Una in particolare: ‘Conosce la donna dalla gonna viola?’

Sono certa che quasi tutti risponderebbero di sì!

Negli ultimi tempi, tra i ragazzini che frequentano il parco, va di moda un nuovo gioco: chi perde alla morra cinese deve dare una piccola pacca sulla spalla alla donna dalla gonna viola. Una penitenza semplice e sciocca, ma per qualche ragione li diverte molto. In pratica, chi perde deve avvicinarsi di soppiatto alla panchina riservata alla donna dalla gonna viola, toccarle la spalla e darsela a gambe. Tutto qui. Eppure, quando il ragazzino o la ragazzina di turno le tocca la spalla, torna dagli amichetti tenendosi la pancia dalle risate. E il gioco si ripete per un’infinità di volte.

All’inizio la penitenza era un’altra, e prevedeva che il o la perdente le rivolgesse un saluto. Bisognava avvicinarsi alla panchina riservata alla donna dalla gonna viola e dirle ‘buongiorno’ o ‘ciao’. I ragazzini si divertivano tantissimo: trotterellavano fino alla panchina, biascicavano mezza parola e correvano via ridendo come pazzi.

Di recente si sono stufati della vecchia modalità e hanno preferito cambiare. Forse non avevano più voglia né di salutare né di, eventualmente, essere salutati. Avrebbero potuto modificare la formula e far dire al o alla perdente qualcosa di diverso. Potevano avvicinarsi alla donna dalla gonna viola e chiederle come stava, oppure commentare il clima. Chissà perché non ci avevano pensato. O meglio, si erano anche spremuti le meningi per escogitare qualcosa di nuovo, ma se n’erano usciti con delle banalità, tipo far domandare in inglese ‘How are you?’ Anche la donna dalla gonna viola, che i primi tempi era impassibile e rimaneva a testa bassa, poco alla volta aveva cominciato a gesticolare e compiere azioni diverse dal solito, come sbadigliare o rosicchiarsi le unghie. Una volta ho visto che si toglieva i pelucchi dalla felpa con fare svogliato: sono certa che l’abbia fatto per sfidare la monotonia di quei ragazzini.

La nuova penitenza, nata per combattere la poca originalità della precedente e frutto di complesse riunioni nelle quali i ragazzini si mettevano a cerchio chinandosi fino a toccarsi l’uno la fronte dell’altro, comincia a sapere di vecchio, ma in questo momento nessuno sembra essersi ancora stufato. Quando recitano la formula ‘sasso-carta-forbice’ ci mettono molto entusiasmo. Chi vince fa i salti di gioia, chi perde si lamenta disperato. Nel frattempo la donna dalla gonna viola resta seduta tranquilla nel suo posto riservato, le mani sulle ginocchia e lo sguardo chino: forse non si è ancora abituata alla nuova regola. Chissà che cosa prova nell’istante in cui un ragazzino le tocca la spalla.

Ero convinta che la donna dalla gonna viola avesse qualcosa di mia sorella maggiore, ma mi sbagliavo. E non somiglia neanche alla ex pattinatrice di figura. Mi ricorda una vecchia amica delle elementari,Meīchan. Meīchan aveva i capelli lunghi raccolti in una treccia che fermava con un elastico rosso. Il padre era cinese, e un bel giorno aveva deciso di tornare nel suo Paese portando con sé tutta la famiglia.

foto presa dal web

Imamura Natsuko è nata a Hiroshima nel 1980 e ha studiato a Osaka. Fin dall’inizio della sua carriera di scrittrice ha vinto numerosi premi letterari, tra cui il Dazai Osamu, il Mishima Yukio, il Kawai Hayao Story e il Noma Literary New Face. È stata finalista per tre volte al più importante riconoscimento letterario giapponese, il premio Akutagawa, che ha vinto nel 2019 con questo romanzo, in corso di traduzione in tutto il mondo.

Jenny Citino

Di Jenny Citino

Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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