venerdì, Dicembre 4, 2020
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“Azami” di Aki Shimazaki edito da Feltrinelli da domani 22 Ottobre 2020 in tutte le librerie e on-line. Estratto

Trama

Il trentenne Mitsuo Kawano si divide tra la famiglia e il lavoro in una rivista culturale, e per colmare l’inesistente vita sessuale con Atsuko, la madre dei suoi figli, frequenta locali erotici. Un giorno incontra per caso Goro Kida, un ex compagno di classe, diventato presidente di un’importante compagnia ereditata dalla famiglia, che lo invita a trascorrere una serata in un club lussuoso. Lì lavora come entraîneuse la bella e misteriosa Mitsuko, una loro ex amica di scuola, il primo amore segreto di Mitsuo, la ragazza che nel diario giovanile lui chiamava azami, come il fiore del cardo. I ricordi riaffiorano e ben presto tra i due nasce una relazione in cui Mitsuo riscopre una passionalità inattesa e totalizzante. Tuttavia l’apparente equilibrio tra la vita quotidiana e gli incontri furtivi è destinato a incrinarsi per mano dell’intrigante Goro Kida. Repentini cambiamenti di vita e l’infittirsi del mistero attorno a Mitsuko culminano in un malinconico finale ricco di suspense.

Coincidenze e simbologie impreziosiscono la sempre evocativa scrittura dell’autrice, dalla radice dei nomi Mitsuo e Mitsuko, che racchiude l’idea dell’appagamento, benché nessuno dei due sia soddisfatto della propria vita, al fiore del cardo, che accompagna tutto il romanzo.

Estratto

Scendo le scale guardando l’orologio. Sono le tre passate. Ho pranzato tardi nel ristorante al primo piano.

Stamani ho intervistato il signor L. per presentarlo ai lettori: terrà una rubrica di consigli sulla nostra rivista. Poi mi sono trattenuto in ufficio per trascrivere la registrazione. Il testo doveva essere pronto entro le due. Preso dal lavoro, mi ero proprio dimenticato di andare a mangiare.

Ho un’altra mezz’ora di pausa. Fisso il rivestimento in legno grezzo all’esterno del ristorante, pensando a come ingannare il tempo.

Imbocco i portici della strada commerciale; da lì posso tornare direttamente in ufficio. C’è molta gente perché sono iniziate le vacanze della Golden-Week.* Vago senza meta tra la folla.

Due donne di mezza età mi superano parlando sguaiatamente. Mi assale un profumo pungente. Hanno i capelli tinti all’incirca dello stesso colore violaceo. A giudicare dal loro aspetto inusuale, direi che sono entraîneuse di bar o cabaret. Entrano nel pachinko-ten in fondo alla fila di negozi alla mia sinistra. Il pachinko mi tenta, ma continuo a camminare.

Faccio qualche altro passo e mi fermo davanti a una vetrina. È un negozio specializzato in penne stilografiche di lusso. Me ne piace molto una nera, marca P.: se mia moglie sarà d’accordo, prima o poi vorrei comprarla.

Davanti a un negozio di dischi sento una canzone popolare degli anni settanta. Tendo l’orecchio, immobile. Mentre la ascolto mi torna in mente la ninnananna che mi cantava mianonna, Azami.

Anche stasera, il tuo cuscino è bagnato di lacrime.

Chi sogni? Vieni, vieni a me.

Mi chiamo Azami. Sono il fiore che culla la notte.

Piangi, piangi fra le mie braccia. L’alba è ancora lontana.

Mi ridesto quando sento:

– Mitsuo.

Qualcuno sussurra il mio nome. Una voce maschile. Sarà una coincidenza. Faccio finta di niente.

– Kawano-san.

“È il mio cognome!” Mi volto verso la voce. Mi trovo davanti un uomo di statura e corporatura medie, con un paio di occhiali dalla montatura nera. La giacca elegante e la cravatta a righe attirano la mia attenzione. Rifletto: “Lo conosco?”. Sembra mio coetaneo. Con la testa leggermente inclinata di lato, mi chiede:

– Sei Mitsuo Kawano, vero?

– Sì…

Resto perplesso di fronte a questo individuo che non solo mi conosce ma mi dà perfino del tu. Si presenta:

– Sono Gorō Kida. Eravamo compagni di classe alle elementari.

Esclamo subito:

– Ah, Gorō! Che sorpresa!

Sorride. E io penso all’invito che mi spedisce ogni anno. È lui a organizzare le riunioni degli ex alunni della scuola T. Non ci sono mai andato, però ricordo il nome di Gorō che compare sempre sul biglietto.

– Quanto tempo! dico. Più di vent’anni?

Precisa:

– Ventiquattro!

Rispondo stupito:

– È già passato tutto questo tempo? Incredibile!

Si guarda intorno come se osservasse la folla. Lo fisso:

– Come hai fatto a riconoscermi?

Si tocca la nuca:

– Poco fa eravamo nello stesso ristorante e ti ho seguito per accertarmi che fossi davvero tu.

Mi meraviglio: “Mi ha seguito?”. Attento a tutte le mie reazioni, si scusa immediatamente:

– Perdonami, non intendevo essere indiscreto. Volevo solo salutarti.

Noto il suo sguardo furtivo. Sono curioso:

– Perché mi hai chiamato sussurrando?

– Tutti riconoscono il proprio nome quando qualcuno lo pronuncia. Se fossi stato davvero tu, ero sicuro che avresti risposto.

Rido mio malgrado:

– Interessante! Quando mi capiterà l’occasione proverò.

Gorō vorrebbe invitarmi a bere qualcosa. Do un’occhiata all’orologio:

– Mi dispiace, non sono in ferie. Devo tornare in ufficio fra un quarto d’ora.

Mi chiede:

– Che cosa fai?

– Lavoro per la rivista “N.”.

– Certo, la conosco! È un buon periodico di attualità.

Sorrido.

– Sei giornalista?

– No, redattore.

Gli tendo il mio biglietto da visita. Esclama:

– Bello! Molte persone sognano di lavorare in un giornale.

Replico ridendo:

– Non è per niente bello! È un lavoro come tutti gli altri.

Tace. Anche lui mi dà il suo biglietto da visita. Mi colpiscono subito le parole “presidente” e “sakaya Kida”.

Osservo:

– Adesso sei tu il presidente del sakaya Kida!

Annuisce fiero. Tutti conoscono questa azienda, che importa alcolici di prima qualità e distilla il proprio whisky. Ultimamente va molto bene. La rivista “N.” ha proposto loro uno spazio pubblicitario, ma non ha ancora ricevuto risposta.

Gorō mi spiega:

– L’ho ereditata da mio padre. È morto cinque anni fa.

Gli occhi fissi sul biglietto, mi chiedo: “Allora è merito di Gorō se l’azienda è così fiorente?”.

Sbalordito, alzo lo sguardo verso il mio ex compagno che continua a parlare.

– Oggi sono venuto in questo quartiere per incontrare il proprietario di un bar, un nostro cliente importante. Neppure per me ci sono vacanze, come per te.

Parliamo della famiglia. Ha una figlia di sei anni e un figlio di tre, io invece ho una bambina di sette anni e un bambino di quattro. Mi dice che sua moglie e i figli trascorrono la GoldenWeek in campagna. Quando sente che anche i miei sono fuori, scherza:

– Allora siamo single! Bisogna approfittarne!

Devo andare. Gorō promette di chiamarmi presto. Ci dividiamo. Andiamo in direzioni opposte.

Davanti al pachinko-ten rivedo le donne che mi avevano superato poco fa. Continuano a chiacchierare a voce alta. I loro capelli violacei evocano il fiore dell’azami. Canticchio: “Anche stasera, il tuo cuscino è bagnato di lacrime. / Chi sogni? Vieni, vieni a me…”.

Mi volto. Dopo l’incontro casuale con Gorō, provo una strana sensazione. Capita di rado che pranzi fuori. Di solito mi porto un bentō, oppure mangio in mensa. Inoltre, era la prima volta che andavo nel ristorante dove mi ha visto Gorō. “Che coincidenza!”

Sbuco da sotto i portici della strada commerciale. Il cielo si copre, sta per piovere. Cammino a passo spedito.

Dopo una giornata sfiancante, arrivo finalmente a casa. Sono quasi le dieci e mezzo.

Ho sete e prendo una birra ghiacciata. Sul tavolo della cucina c’è il solito messaggio di mia moglie.

Tesoro, ti ho preparato il beef-stew e un’insalata per stasera. Buon appetito! Spero che non berrai troppo. A sabato! Atsuko.

Sorrido.

Mia moglie e i bambini sono partiti nel pomeriggio per la campagna, dove resteranno cinque giorni. Atsuko deve ripulire l’orto prima della semina. Ha ereditato la casa dal padre, morto tre anni fa di tumore al fegato. Il paese dista poco dalla città di M., in cui lei è cresciuta. Ci si arriva in auto in un’oretta.

Ad Atsuko piace molto coltivare verdure biologiche. Sta diventando un impegno sempre più serio e preferisce trascorrere in campagna il fine settimana e i giorni di festa. Ovviamente i bambini vanno là insieme a lei. Ogni tanto li raggiungo, soprattutto dopo l’uscita mensile della nostra rivista.

Entro in salotto. Sul tavolo vedo uno zainetto di mio figlio, è quello in cui tiene gli animali di plastica. Seduto sul divano scorro il giornale di oggi, soffermandomi sulle pagine di politica e di sport. Niente di particolare. Accendo il televisore, nemmeno lì c’è granché.

Torno in cucina, mangio l’insalata mentre aspetto che il beef-stew sia caldo.

In casa regna il silenzio assoluto. Mi mancano le voci vivaci dei piccoli. In campagna si divertiranno con i bambini del paese. Molto meglio così, perché nel nostro quartiere non hanno amici. Ieri ho promesso di portarli allo zoo Higashiyama.

Mentre vado a prendermi il beefstew, squilla il telefono. È Atsuko. Mi chiede se ho già cenato. Rispondo che stavo per mettermi a tavola. È di buonumore, mi parla dell’orto che ha iniziato a ripulire dalle erbacce.

Le racconto dell’intervista di stamattina con il signor L. Atsuko conosce questo esperto in consigli di vita e non vede l’ora di leggerla. Le dico anche dell’incontro casuale con Gorō Kida. Sa che è lui a organizzare le riunioni degli ex alunni della scuola T. Esclama:

– Dopo ventiquattro anni? È sorprendente!

Vuole sapere che lavoro fa Gorō. Colpita dal nome del sakaya Kida, la cui pubblicità imperversa sui giornali e in tv, mi fa domande sulla sua famiglia. Le ripeto le parole di Gorō. Nota:

– Un maschio e una femmina? Hanno più o meno la stessa età dei nostri figli! Tesoro, e se un giorno li invitassimo a casa nostra?

– Non saprei. Gorō e io non eravamo molto amici.

– Davvero?

Non insiste e cambia argomento:

– A proposito delle verdure biologiche…

– Sì?

– Mi piacerebbe coltivarle sul serio.

– Vuoi dire per venderle?

– Sì. Chiederò un prestito alla banca ipotecando questa casa. Che te ne pare?

– Sembri decisa! Che cosa posso dirti? In ogni caso mi fido di te. Fa’ ciò che ritieni opportuno.

Atsuko continua a illustrarmi il suo progetto. Mi parla di una giovane coppia che vorrebbe collaborare con lei. Ascolto senza interromperla. Prima di riagganciare, mi prega di portarle lo zainetto che il bambino ha dimenticato sul tavolo del salotto.

Ceno tardi, poi mi faccio una doccia ed esco nel cortile sul retro.

Soffia una brezza leggera. Seduto sulla panchina, mi accendo una sigaretta. Il fumo vola via con il vento. Sono immerso nelle mie riflessioni, gli occhi rivolti al cielo senza stelle.

Siamo sposati da otto anni.

Anche Atsuko lavorava alla rivista “N.”. Dopo aver studiato al tandaï, è stata per sei mesi all’ufficio commerciale. Siamo entrati in confidenza durante la cena d’addio di un collega. E un anno dopo ci siamo sposati; è stato allora che ha lasciato “N.”.

È una donna forte e intelligente. Saggia e paziente, una madre straordinaria. Proprio ciò che desideravo in una moglie. I bambini, educatissimi, crescono sani e ne sono molto felice. Per il resto, è un’ottima casalinga e io posso dedicarmi al lavoro con grande serenità.

Ho orari lunghi e imprevedibili. Spesso rientro a casa tardi. Ciò nonostante Atsuko non si lamenta. Anzi, è fiera di ciò che faccio. Mi ascolta attenta, soprattutto quando parlo di un nuovo progetto sulla storia regionale. Sogno di fondare una rivista mia e lei mi incoraggiacon sincerità.

Atsuko è socievole ed energica. Lavora part-­time in un supermercato, sempre nell’ufficiocommerciale. Inoltre, è presidente dell’Associazione dei genitori e dei docenti della scuola di nostra figlia. …

L’ Autrice

foto presa dal web

Aki Shimazaki (Gifu, 1954) si è trasferita in Canada dal Giappone, dove è nata, nel 1981 e dal 1991 vive a Montréal, dove insegna Giapponese. I suoi libri, scritti in francese, sono tradotti in inglese, giapponese, serbo, tedesco, russo e ungherese. Ha vinto il Prix du Gouverneur général nel 2005 con la pentalogia Il peso dei segreti (Feltrinelli 2016). Ha poi pubblicato il ciclo Au coeur du Yamato e nel 2015 ha iniziato un ulteriore ciclo con Azami. Nel cuore di Yamato (Feltrinelli 2018) riunisce cinque brevi romanzi pubblicati da Laméc in Québec tra il 2006 e il 2013.

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