A “Due chiacchiere con lo scrittore”  Camillo Bignotti

A “Due chiacchiere con lo scrittore” Camillo Bignotti

foto presa dalweb

Camillo Bignotti, nato a Varese, classe 1981.
Ingegnere civile, mi occupo di edilizia sia in ambito privato che pubblico.
Diplomato al Liceo Classico ho da sempre coltivato una passione per la lettura e la ricerca storica, soprattutto locale e legata alle tradizioni.

Ciao Camillo, benvenuto a “Due chiacchiere con lo scrittore” prima di farti alcune domande sul tuo romanzo “Quindici secondi per volta. Amore e morte al Palace Hotel” parliamo un po’ di te!

  • Chi è Camillo Bignotti nella vita di tutti i giorni?

Un ingegnere, un marito e, tempo permettendo, una persona curiosa che ama “buttare su carta” parole e pensieri.

  • Da dove nasce la tua passione per la scrittura?

Nasce dal piacere della lettura, dall’intima emozione che solo la parola scritta riesce a donare all’anima. Ma anche dal desiderio di raccontare storie che andrebbero altrimenti dimenticate. Dalla voglia di immedesimarmi ogni volta in una nuova avventura e provare sulla mia stessa pelle emozioni e sensazioni sempre nuove. E’ una passione che nutro sin da bambino ma che, come quasi sempre accade, prima di vedere la luce è rimasta nascosta tra le pagine di piccoli quadernetti e fogli sparsi nei cassetti del comodino. 

  • Com’è nata l’idea del tuo ultimo romanzo “Quindici secondi per volta” Amore e morte al Palace Hotel?

E’ nata ascoltando ammaliato le parole di Santina, la nonna di mia moglie e ricordando commosso i racconti di Emma e Giampiero, i miei nonni. E poi “frugando” nella memoria di tanti altri.

L’idea era quella di dar loro voce, perché le loro storie non venissero dimenticate. Immagino infatti la Storia, quella con la S maiuscola, quella che tutti noi conosciamo e che ci hanno insegnato a scuola, composta da tanti minuscoli tasselli. Un po’ come i pixel che definiscono l’immagine sullo schermo della televisione. Più ne abbiamo più la visione si arricchisce di particolari e più riusciamo a dare forma e senso all’immagine che ci si palesa di fronte. Concetto secondo me ancora più calzante nel periodo in cui si ambienta il romanzo, l’aprile del 1944, nel pieno della fase conclusiva della seconda guerra mondiale, quando la paura, lo smarrimento, e la confusione sembravano impregnare tutto e tutti.

  • Cosa ci puoi raccontare del tuo libro? Esperienze, aneddoti….

La stesura di questo romanzo è stata per me una esperienza unica perché, diversamente dai precedenti, questa volta ho potuto ascoltare dal vivo, e non solo scartabellare libri e documenti custoditi in polverosi archivi, le parole e i pensieri di chi c’era. Con tutto il trasporto emotivo che ne consegue. E ho così avuto l’onore ed il privilegio di poter essere testimone della potenza delle parole raccontate con la semplicità negli occhi. Di quell’atteggiamento fatto di sorrisi accennati e di leggerezza nello sguardo mentre mi venivano svelati eventi di una sofferenza estrema ed ai limiti della sopportazione. Comportamento che, se di primo acchito poteva sembrare di rassegnazione, invece serviva a non ridare a quegli accadimenti la forza di ferire ancora una volta. Questo è quello che più mi ha colpito e che mi resterà per sempre nel cuore. E questo è quello che ho poi tentato di mettere su carta.

  • Hai trovato difficoltà nella sua stesura, se sì quali e perché?

La difficoltà più grande credo sia stata quella di raccontare senza esprimere giudizi. Perché trovo sia sempre facile, con il senno di poi, avere una opinione sull’operato degli altri e sulle loro scelte, soprattutto quando il loro agito lo si osserva da fuori, tempo dopo e con molti più dati in mano. Immedesimarmi, questo devo fare per scrivere, in chi non aveva nessuna intenzione di arrendersi all’occupazione tedesca, in chi condivideva le idee del fascismo o in chi lo faceva solo per trovare un posto nel mondo, ed in chi, infine guardando il cielo, piangeva osservando le pance degli aerei alleati aprirsi e lasciar cadere centinaia di bombe…

  • Il punto di forza del tuo romanzo?

L’aver raccontato uno scorcio di guerra attraverso gli occhi di chi l’ha davvero vissuta, con tutte le contraddizioni e le ambiguità che ne conseguono.

  • “Quindici secondi per volta Amore e morte al Palace Hotel piacerà sicuramente a tutti quei lettori che…

…amano i romanzi intensi che ti smuovono qualcosa dentro. Il mio intento è stato infatti quello di valicare il confine del genere storico impregnandolo di vita vissuta e sensazioni. Perché la storia non racconti solo gli accadimenti, ma generi ancora domande.

  • Una citazione del tuo romanzo…

“Anche perché, in fondo, non ho ancora ben compreso chi è nel giusto e chi si veste da cattivo e invece è buono, e chi viceversa. Chi non lo ha ancora deciso o semplicemente non ne ha la più pallida idea. O addirittura nemmeno si è posto il problema! Oppure chi, per paura della risposta, nega a sé stesso la verità.”

Grazie per il tuo tempo.

Jenny

Il Libro

Mi chiamo Carlo, ho cinquant’anni e sono incazzato e insofferente con il mondo. E, come se non bastasse, mi sono ritrovato per ben due volte, inerme, sotto le bombe sganciate su Varese. Prima dagli inglesi e poi dagli americani. Il loro obiettivo? L’Aermacchi, la fabbrica di caccia situata nel centro città, a pochi passi dal Palace Grand Hotel, trasformato da qualche anno in ospedale militare. Ospedale dove lavorano Giuseppe, Ottavio e don Paolino, i quali, nella notte del primo bombardamento, prestano soccorso a Ettore. Insieme alla piccola Santina e a Rebecca. È di lei, di Rebecca, che, nei giorni spaventosi e grigi della guerra, mi sono innamorato di un amore puro e disilluso, che però mi riempie di felicità e speranza.

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Per saperne di più https://www.librichepassione.it/segnalazione-quindici-secondi-per-volta-amore-e-morte-al-palace-hotel-di-camillo-bignotti/

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