Recensione: “Sonata d’ inverno” di Dorothy Edwars

Recensione: “Sonata d’ inverno” di Dorothy Edwars

“Sonata d’ inverno”
Autrice: Dorothy Edwards
Traduzione di: Francesca Frigerio
Casa Editrice: Fazi Editore
data di pubblicazione: 27 Gennaio 2022

pagine: 173
prezzo: 16,15 euro

In un piccolo villaggio della campagna inglese che sa di Jane Austen quanto di Čechov, mentre l’inverno imbianca il paesaggio si dipanano le vicende sentimentali e sociali di una piccola comunità: due sorelle corteggiate a intermittenza, un cugino che non sa cosa fare di sé, una ragazzina ribelle che cerca di evadere da un contesto familiare soffocante, e il forestiero Arnold Nettle, giovane e cagionevole musicista trasferitosi in campagna per fuggire l’inverno cittadino. Le lunghe serate trascorrono tra goffe conversazioni ed esibizioni musicali che sono le sole ad animare la calma che avvolge il paese. Tutti, in cuor loro, aspirano a qualche indefinito mutamento, sperano in un attimo epifanico che possa imprimere alla vita un corso più deciso, ma la voce dei protagonisti rimane in gola, così come il rumore dei passi si perde nel silenzio ovattato dell’inverno.
La solitudine della condizione umana è la grande protagonista di questa storia, tratteggiata con pochi tocchi delicati, simili a quelli che animano le corde del violoncello suonato nelle buie sere invernali. Dorothy Edwards firma un romanzo quieto, intimo, nel quale lo stato d’animo dei personaggi prende corpo accordandosi con la musica e con il paesaggio, mentre si comincia a intravedere, in fondo alle strade innevate, l’inevitabile arrivo della primavera.

«Ma la sera, dopo quella bella giornata, si alzò il vento e nel cielo fluttuavano grosse nuvole grigie. Violente raffiche irruppero nel villaggio squarciandone la quiete, abbattendosi su porte e finestre e facendo cozzare orribilmente i rami degli alberi gli uni contro gli altri.
Il vento soffiò a quel modo per tutta la notte, e al mattino le foglie dorate erano state strappate via dai rami spogli e giacevano sul duro terreno freddo e nelle strade, sotto gli zoccoli dei cavalli e le ruote dei carri.
Il vento era gelido e pungente. Era arrivato l’inverno».

‘<<Sai>>, disse, <<vivere in campagna mi giova. Non intendo solo nel senso di benessere fisico, per quanto questo sia innegabile, ma anche in senso spirituale>>.
<<Sciocchezze>>, disse Mrs Curle in tono duro, continuando fiaccamente a sferruzzare.
<<No, è verissimo>>, disse George di buonumore.
<<Non c’è proprio niente che possa divertire la gente in campagna>>, disse sua madre.
<<No, ma in ogni modo>>, disse George, <<c’è qualcosa di molto bello per l’anima nel vedere come gli alberi e le cose siano felici di continuare con la stessa routine anno dopo anno, mettere le foglie e fare frutti e poi perderli un’altra volta. Dimostra>>, continuò, spostando un cuscino sul quale non era ben seduto e sistemandosi più comodamente sulla sedia, <<come l’ambizione e le aspirazioni umane e quel genere di cose non siano ridicole, ma come non dovrebbero essere scoraggiate da una certa monotonia nei risultati che si riescono a conseguire. Non sei d’accordo?>>’

“Sonata d’inverno” è l’unico romanzo di Dorothy Edwards, scrittrice gallese e membro del Bloomsbury Group (un gruppo di intellettuali inglesi tra i quali vi era anche Virginia Woolf).

Il libro, pubblicato il 27 gennaio 2022  edito da Fazi Editore, è ambientato in un villaggio delle campagne inglesi. Arnold Nettel, uno dei principali personaggi, sceglie questo luogo per allontanarsi dalla più fredda città sperando di trovare sollievo e per evitare di ammalarsi essendo un soggetto di salute cagionevole. Il racconto si svolge seguendo il cambiamento delle stagioni e osservando le vicende dei personaggi del villaggio che si adattano anche a questo mutamento climatico: l’arrivo del freddo inverno che tende a far incontrare i personaggi al chiuso, ed il ritorno della primavera che li fa tornare all’aperto e li fa godere della bellezza della natura. L’alternarsi delle stagioni rispecchia inoltre i pensieri e lo stato d’animo dei personaggi.

Un romanzo non troppo lungo che fa amare il voler vivere in un luogo calmo lontano dal caos delle città; un luogo a stretto contatto con la natura e con la sua tranquillità che permettono di vivere in modo lento e far apprezzare meglio ogni attimo vissuto.

‘George continuò a camminare sentendosi di ottimo umore. Aveva avuto un’idea subito dopo colazione e avrebbe voluto esporla, ma entrambe le ragazze erano immerse così profondamente nei loro pensieri che non voleva disturbarle e poi di recente gli era venuto in mente che si dovrebbe dare tempo alle cose di maturare nel pensiero prima di parlarne. Quindi anche lui rimaneva in silenzio.’

Ringrazio la Casa Editrice per la copia del romanzo

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