Recensione del romanzo “Non è questo che sognavo da bambina”

Recensione del romanzo “Non è questo che sognavo da bambina”

“Non è quello che sognavo da bambina”
Autrici: Sara Canfailla e Jolanda Di Virgilio
Casa editrice: Garzanti
data di pubblicazione: 26 Agosto 2021
pagine: 236
prezzo: 16,05

Neolaureata. Coinquilina. Fuorisede. Precaria. Se dovesse descriversi, Ida lo farebbe così. E da oggi aggiungerebbe alla lista: stagista. Stagista in una grande-e-importante-agenzia-di-comunicazione. Non è quello che sognava da bambina, ma dopotutto non è la prima volta che le cose non vanno nella direzione sperata. Avrebbe voluto vivere ovunque tranne che a Milano, e vive a Milano. Voleva una relazione stabile, ed è stata lasciata. Ha studiato per diventare sceneggiatrice, e invece fa la social media manager. Ogni mattina si trascina in ufficio e, tra meeting, brainstorming e tante altre parole che finiscono in -ing, ci resta fino a sera, impegnata in un lavoro che non riesce a capire che lavoro sia, circondata da colleghi che sono simpatici e brillanti, sì, ma solo tra di loro. Fino al giorno in cui, stanca di una vita che troppo spesso si riduce a essere un pendolo che oscilla tra un file Excel e la prossima sbronza, Ida capisce che, per sopravvivere, deve adattarsi, assomigliare di più a loro – i suoi colleghi, il suo capo – e meno a sé stessa. E mentre le ambizioni cambiano e il confine tra giusto e sbagliato si fa inconsistente, rincorrerei suoi sogni diventa un capriccio che non può più concedersi. È ora di crescere: ridimensionare le aspettative e accettare i compromessi. Così, quando le arriva la notizia di un concorso a cui candidare il suo cortometraggio, Ida non sa che fare. Quasi non ricorda più chi volesse diventare da bambina. Ma non si può mai mentire del tutto a sé stessi. Almeno, non a quello che c’è in fondo alla propria anima.

‘<<Continuiamo a stare alle regole di un sistema che ci spolpa fino all’osso e poi ci caccia, dicendoci che non c’è budget o che la politica aziendale prevede un continuo ricambio di stagisti. E noi potremmo opporci, pretendere delle garanzie, delle certezze, o magari uno stipendio un po’ più alto… Ma non cambierebbe nulla, perché se rifiutassimo, ci sarebbe una fila infinita dietro di noi, e il prossimo direbbe di sì, e magari sarebbe anche più giovane e meno costoso.>>’

Il passaggio all’età adulta è per tutti un cambiamento importante: si passa dall’essere bambini/adolescenti spensierati e pieni di sogni alla persona che diventerà adulta immergendosi a primo impatto nella vita reale attraverso le prime esperienze nel mondo del lavoro. L’inizio è sempre un po’ “traumatico”: la persona che si sta formando, spesso e volentieri, deve rinunciare a realizzare ciò che veramente vorrebbe fare nella vita per “accontentarsi” di un lavoro insoddisfacente, con orari e dinamiche che vanno in netto contrasto con i propri interessi ma purtroppo è tenuta a scegliere questa strada per mantenersi, sopravvivere in una città che non è la sua e arricchire il proprio bagaglio personale. Ci sono delle difficoltà da affrontare giornalmente tra le quali imparare da zero un lavoro, cercare di essere carina e disponibile con i colleghi e questi sono alcuni tra i primi step a cui la protagonista del libro, la venticinquenne Ida, va incontro. All’inizio tutto sembra difficile, sembra che niente vada per il verso giusto; commette errori che potrebbero compromettere l’idea del suo capo per un’ipotetica assunzione in futuro, non è riuscita ad instaurare un legame con i colleghi e anzi sembra che nessuno la consideri o la coinvolga nel team. Praticamente odia quello che è costretta a fare e spesso si chiede perché ci si debba ridurre ad accettare un lavoro che non ci piace per un minimo stipendio, quanto basta per arrivare a fine mese.

‘Sono stanca, gio. Sono stanca di crederci così tanto. Sono stanca di lottare, se poi alla fine devo restare con un pugno di mosche in mano. Preferisco di gran lunga gestire i canali social di Gnammy, piuttosto che continuare a rincorrere sbiadite soddisfazioni e gente alle cene. Forse voglio una vita più semplice, fatta di sveglie presto, di caffè alle macchinette, di conversazioni superficiali, di aperitivi la sera, di week-end rilassanti in montagna. Voglio la routine. Voglio che mi si dica brava quando faccio bene un lavoro. E che la dimostrazione più alta della mia competenza non sia attestata da un certificato di partecipazione, ma da una busta paga. È vero, non è questo che sognavo da bambina, ma ti dirò una cosa: è questo quello che voglio da adulta.’

Col tempo, capisce molte più cose in merito alle relazioni e al suo nuovo lavoro; riesce a legare con un’altra stagista, Jasmine (in un certo senso sua rivale), realizzare obiettivi aziendali che le mettono in competizione per ottenere il fatidico contratto, e si affeziona anche ai ritmi frenetici della città (Milano). Tutte cose che prima odiava e col passare del tempo non riesce più a farne a meno. Si sta abituando a vivere la sua routine quotidiana e va in panico se qualcosa esce fuori dagli schemi. Giunti al termine dello stage, l’azienda dovrà decidere chi assumere tra le due stagiste e ci sono buone notizie per Ida. È dispiaciuta però per Jasmine, che l’ultimo giorno si sfoga con lei in un discorso che Ida vorrebbe sostenere ma, per un qualche motivo (probabilmente per paura dell’ignoto e di non voler farsi scappare una certezza appena raggiunta), preferisce non dire nulla. Due mesi dopo la sua assunzione, la vita in ufficio non è più come durante lo stage; tutto è più monotono e i giorni sembrano non passare più. Ripensa spesso all’ultimo discorso di Jasmine e piano piano si rende conto di quanto era vero ciò che diceva.  Decide quindi di mollare quell’azienda e trovare un altro lavoro, simile a quello che ha fatto finora, ma riuscendo anche ad avere un po’ più di tempo per sé stessa.

Un libro che ho trovato molto interessante perché mi ha fatto riflettere sulla crescita personale, sui cambiamenti che possono avvenire quando ci si immerge nel mondo del lavoro e di quanto la società di oggi sia piena di persone che svolgono un lavoro non per passione ma semplicemente per sopravvivere. Delusioni e insoddisfazioni che creano lamentele costanti e portano di conseguenza al malessere generale; il tutto contornato da ritmi frenetici e stress.

Il libro è scritto molto bene, scorrevole e con molti dialoghi che mi hanno fatto ridere; spesso mi sono ritrovata nei personaggi, nelle situazioni vissute dai protagonisti e mi sono posta le loro stesse domande. Mi è piaciuto molto anche come le due scrittici abbiano deciso di concludere il libro.

Vi ho fatto venire voglia di leggerlo? E per chi l’ha già letto, vi siete immedesimati anche voi nelle vicende dei personaggi?

‘Non sopporta di comportarsi come l’adolescente che è stata e che non è più. Eppure, quelle mura accoglienti, dove sente di poter essere libera, finalmente sé stessa, sono le stesse che la spengono, la soffocano, non le danno modo di essere l’adulta che sta diventando.’

Ringrazio la Casa Editrice per la copia del romanzo

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