“Una notte di neve a Tokyo” di Mia Another

“Una notte di neve a Tokyo” di Mia Another

Kasumi Hojo ha ventotto anni e una vita apparentemente serena. Il suo matrimonio le consente di avere la tranquillità e la sicurezza che ha sempre desiderato, ma dentro di sé sa che non basta per essere felice. Questo è il motivo per cui tre anni prima ha stretto un patto con suo marito: ispirandosi alle antiche leggende giapponesi, per un singolo giorno all’anno sono liberi. Liberi di fingere di non essersi mai incontrati, di essere persone diverse, di sfilare la fede nuziale dal dito. Ma ovviamente ci sono delle regole. Il “giorno di libertà” non può superare le ventiquattro ore ed è vietato portare in casa qualsiasi tipo di ricordo di quella notte, così come farsi domande a vicenda. È la notte di Natale, ed è la terza volta che la storia si ripete. Ma questa volta, trascorse le ventiquattro ore, per Kasumi sarà impossibile dimenticare l’accaduto.

«Una leggenda racconta la storia dell’amore impossibile tra la dea Myoken e il dragone del monte Buko: quest’ultimo è sposato con la dea Suwa ma, per un solo giorno all’anno, in inverno, è libero di trascorrere una notte con colei che ama.»

Quando siamo troppo allegri, in realtà siamo infelici.
Quando parliamo troppo, in realtà siamo a disagio.
Quando urliamo, in realtà abbiamo paura.
In realtà, la realtà non è quasi mai come appare.
VIRGINIA WOOLF

Patto

Tre anni dopo, anche un disastro può servire a qualcosa.

24 dicembre. Mattina.

Mi chiamo Kasumi Hojo, ho ventotto anni e all’apparenza sembro felice. Ho un buon lavoro, una bella casa, un marito ricco. Questo è ciò che le persone pensano di me. Ma la verità è che nessuna di queste cose mi porta gioia. Sono solo angosce che nel tempo si sono accumulate e solidificate fino a formare un blocco unico, come la neve negli angoli delle strade, quando diventa ghiaccio. Svolgo un lavoro d’ufficio monotono e poco gratificante. La mia casa è sempre fredda e silenziosa, una scatola vuota in mezzo al marmo. Il mio matrimonio è un completo disastro.

La proposta di Nobuo, ricevuta circa quattro anni fa, mi colse impreparata. Uscivamo insieme solo da pochi mesi, lui era molto più grande di me, lavorava da anni nella stessa banca in cui ero stata assunta da poco, e per via del rispetto che nutrivo nei suoi confronti, non ebbi il coraggio di dirgli di no, ma nemmeno quello di dirgli di sì. Fu solo qualche giorno dopo, a causa delle pressioni di mia madre, che lo vedeva come un imperdibile buon partito, che accettai di sposarlo. Dopotutto, non era una cosa insolita, né per i miei familiari, né per i colleghi. Anche mia sorella si era sposata alla mia stessa età, in seguito a un fidanzamento breve. Speravo che sarei stata felice almeno la metà di quanto lo sembrava lei, avendo un sostegno stabile al mio fianco.

Ero vulnerabile, a quel tempo. Mio padre ci aveva lasciati da poco, e aggrapparmi a un uomo come Nobuo, che sotto certi versi me lo ricordava, mi sembrò la cosa più giusta da fare.

Mio padre era un uomo buono, sereno, seguiva la filosofia dell’ikigai e viveva in armonia con tutto ciò che lo circondava. Era saggio, leggeva moltissimi libri, e sembrava avere una risposta per tutto. Sorrideva spesso, ed era contento anche per le cose più piccole, come un buon pasto caldo in inverno o una giornata di fresca pioggia in estate. Ed è stato così fino alla fine, anche quando era troppo malato per alzarsi dal letto. “Devi essere felice oggi, perché i nostri giorni sono pochi, e non possiamo tornare indietro nel tempo”, mi diceva sempre, e poi mi pizzicava il naso, come se fossi ancora una bambina.

E io ho cercato di dargli ascolto.

Ho sposato Nobuo perché, in un momento di grande tristezza come quello che stavo vivendo, mi ero illusa che potesse rendermi felice.

I nostri giorni da sposi novelli erano durati appena quanto la luna di miele. Più iniziavamo a conoscerci, e meno andavamo d’accordo. Forse non ci siamo mai amati veramente, era solo un sentimento passeggero che avevamo entrambi mal interpretato. Poco tempo dopo, lui aveva iniziato a guardare le altre donne e a desiderarle, sebbene fosse troppo rigido e integerrimo per tradirmi,almeno materialmente. Scoprii di essermi legata a un uomo cinico e materialista, incapace di dimostrare affetto, e che non aveva proprio niente in comune con mio padre, se non qualche capello grigio. E lui si era reso conto di aver sposato una donna che lo disprezzava. Ma Nobuo, proprio come me, non poteva sopportare di ammettere un fallimento, o di lasciare che le persone scoprissero che aveva commesso un errore. D’altronde, nel nostro ambiente, un divorzio tanto repentino sarebbe stato mal visto, per non parlare del dispiacere che avrebbe portato alle nostre famiglie.

Quindi, in seguito all’ennesimo litigio, per non morire d’angoscia, per non annegare nell’insofferenza, abbiamo stretto un patto: ogni anno, per un solo giorno, possiamo essere chi vogliamo, vivere un assaggio di una vita diversa. Ogni anno, per ventiquattro ore o poco più, lasciamo le fedi nuziali nel posacenere in salotto e usciamo di casa, comportandoci come se non ci fossimo mai conosciuti. Andiamo in cerca di compagnia, di qualcuno con cui passare la notte, come faremmo se fossimo single.

È stato necessario stabilire altre regole per evitare ripercussioni gravi. Innanzitutto, dobbiamo evitare di incontrare familiari o conoscenti, quindi è meglio spostarsi in zone che non frequentiamo di solito. Non dobbiamo conservare foto, video o messaggi, perlomeno non nei dispositivi che abitualmente usiamo a casa e al lavoro. Non possiamo dirci come abbiamo passato la giornata, né dove o con chi, e non dobbiamo farci domande al riguardo. Altrimenti, se iniziassimo a parlarne, verrebbe meno la prima regola, ovvero quella delle ventiquattro ore. Nel momento in cui ci togliamo le scarpe sullo zerbino di casa, e oltrepassiamo la soglia, tutto deve venire cancellato, dimenticato, per fare posto alla realtà.

Ogni anno, per un solo giorno, posso essere libera.

Quel giorno è oggi.

Incontro

Se un pesce è gentile con l’acqua, anche l’acqua lo sarà con lui.

24 dicembre. Sera.

Abbiamo scelto il giorno della vigilia di Natale per una serie di motivi molto semplici. Innanzitutto, noi non celebriamo questa festa. Per Nobuo è solo una sciocchezza per coppiette, una scusa per mangiare troppo e regalarsi roba inutile. Dopotutto, non appartiene neppure alla nostra tradizione, dovrebbe essere una giornata come un’altra, ma alla gente piace seguire le mode che vengono da oltreoceano, secondo lui. In ogni caso, la verità è che in questo giorno è estremamente facile trovare compagnia. Nessuno vuole trascorrere il Natale da solo, in Giappone. Sarebbe come un San Valentino senza ricevere del cioccolato. …

Mia Another è lo pseudonimo di una scrittrice che vive nel modenese. Classe 1992, introversa, ama gli animali e l’autunno, è appassionata di videogame e fumetti. La scrittura è sempre stata al centro della sua vita. Dopo aver lavorato per anni in un web magazine a tema hi-tech, ha iniziato la sua avventura nel selfpublishing nel 2014, pubblicando romanzi di genere New Adult e facendosi conoscere sui social. Con la Newton Compton ha pubblicato Come petali di ciliegio, che ha ottenuto uno straordinario successo, e Tokyo a mezzanotte.

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