venerdì, Ottobre 30, 2020
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Segnalazione: “L’ultimo segreto di Paganini” di Davide Lazzeri disponibile on-line. Estratto

Sinossi

1840. Muore Niccolò Paganini, il più grande e virtuoso violinista della storia, lasciando un segreto pericoloso per l’umanità. Rimarrà celato per più di un secolo e mezzo.

2012. Mentre a Genova vengono barbaramente massacrati due studiosi di musica artefici di una scoperta sensazionale, a Shanghai un luminare della chirurgia ricostruttiva viene ricattato e costretto ad eseguire interventi pericolosamente innovativi.

2013. Un famoso scienziato newyorkese dal passato torbido scompare nel nulla e contemporaneamente a Parigi ricompaiono i cadaveri mutilati di un gruppo di giovani violinisti russi rapiti l’anno prima. Quali connessioni ci sono tra tutti questi eventi?

Claire Coriner – scienziata statunitense di neuropsicobiologa – comincia ad indagare cogliendo indizi che la portano in Europa. Seguendo un unico filo di sangue, potere e follia che lega gli eventi tra Italia, Francia, Germania e Spagna, farà luce su una catena di crimini, abili depistaggi ed eventi poco chiari che affondano le proprie radici nell’era nazista e negli sviluppi della musicoterapia come strumento terapeutico per il corpo e la mente. Scoprirà che le ragioni di questa cospirazione globale risalgono all’ultimo giorno di vita di Niccolò Paganini e nelle peculiarità delle composizioni musicali eseguite con il suo violino. Riuscirà Claire a scongiurare la minaccia che incombe?

Con pagine intrise di scienza e di storia, questo romanzo accompagna il lettore attraverso scoperte mediche, rivelazioni storiche e teorie sul potere della musica nel controllo di massa e disvela elegantemente il male che si annida nel cuore dell’uomo. Ripercorrendo la vita del violinista più abile, controverso e chiacchierato della storia, L’ultimo segreto di Paganini indaga nel lato oscuro e demoniaco tanto celebre dell’artista che ha incantato per mezzo secolo il pubblico di tutta Europa. Guidati dal fantasma di Paganini, Claire ed i suoi compagni mettono in risalto i legami più oscuri ed arcani tra musica, medicina, fisica quantistica e controllo della mente, affrontando un viaggio che mescola abilmente fiction e realtà in un thriller mozzafiato che condurrà ad una verità inaspettata e crudele. Cosa sta rischiando davvero il mondo?

Estratto

Ai miei genitori
A Carlotta

PROLOGO

Musica.

Chino sulla scrivania, illuminata solo dalla luce di una piccola lampada da lettura, l’uomo studiava in segreto una grande mappa. Esaminava con attenzione ogni dettaglio, appuntando dei nomi su un piccolo taccuino posto alla sua destra. Con una scrupolosità scientifica analizzava ciascun particolare aiutandosi con una lente d’ingrandimento. Studiava e scriveva, senza badare alla gelida notte che imponeva riposo.

Attorno a lui, sparsi sul pavimento, giacevano fogli di partiture dei più celebri compositori, come se un vento feroce avesse sconvolto la calma artificiale di quell’ufficio quadrato e angusto. Ciascun foglio era arricchito da annotazioni utili al musicista per eseguire al meglio quelle opere immortali. Alcune note erano cerchiate da pesanti segni di matita, come se fossero quelle centrali, il fulcro della melodia. Sarebbero state utili per il suo disegno.

La notte era silenziosa e, oltre al suo respiro pesante per l’ansia, si sentiva solo il ronzio continuo del vecchio computer, fisso da ore sulla stessa schermata.

All’improvviso l’uomo si alzò, preso da un’intuizione. Si mise a camminare nervosamente per la stanza con gli occhi che correvano veloci alla ricerca di pensieri più concreti, magari utili a trovare una soluzione. Tornò a sedersi e incise sul foglio con un solo largo gesto un segno ondulato e arricciato. Lo fissò per qualche istante, sorpreso dalla sua forma e da quell’idea così inaspettata: lei ne avrebbe capito il senso. La semplicità apparente con cui un simbolo talmente diffuso avrebbe comunicato un segreto così importante lo sconvolse. Si trovava ovunque, le persone lo usavano come un accessorio, era facile vederlo tatuato sulla pelle di qualche giovane studentessa universitaria o come decoro in un negozio di gioielli. Per loro era un abbellimento, nulla più. Come potevano non capirne il reale valore? In quel momento pensò a quanto avesse significato per lui, per suo padre, per lei, forse per il mondo intero. Quel simbolo era la via per Il dolore, un dolore che colpiva prima di tutto la mente nei suoi luoghi più oscuri, nell’inconscio. Sarebbe stato un simbolo di morte che forse avrebbe acceso una speranza.

Dolore.

Gettò via quel pensiero di disperazione e si concentrò sul suo disegno. Ne seguì la linea con l’indice, quasi volesse comprendere il percorso che la matita aveva tracciato dall’inizio alla fine.

Il simbolo in realtà è bellezza pura, si disse. Una volta finito quell’incubo, forse il più terribile della sua vita, sarebbe tornato davvero alla bellezza. Ai suoni soavi e suadenti della musica così come l’avevano pensata i compositori, come la sentiva lui. Quel segno era il principio senza il quale non poteva realizzarsi nessun’armonia, era l’origine di ogni cosa.

L’indicazione più utile e più silenziosa, il vero principio di un’opera. Era un segreto che tutti conoscono, ma che nessuno pronuncia. Un patto sancito da un intreccio sinuoso e delicato, ordinato.

A pensarci, quella linea sottile, che giocava con curve morbide che si abbracciavano armoniosamente, gli ricordava una donna. La sua donna, che lui aveva tradito sin dall’inizio ingannandola con le sue stesse passioni. Lei, che era la perfezione.

Sospirò ricordando i pochi momenti di libertà e sincerità che la vita gli aveva concesso. La stessa vita che però era nata su un inganno da parte di suo padre, del quale a lui rimaneva solo la passione per quel simbolo. Un sorriso amaro apparve sul suo volto: nel bene e nel male erano tutti legati a quel segno armonico e preciso, all’emozione che generava. Sarebbe divenuto la chiave per la comprensione.

Ma questo non era il momento per abbandonarsi ai ricordi, doveva agire. Era ora di prepararsi a partire. Parigi era lontana, ma adesso sembrava quanto mai vicina, forse troppo.

Dopo aver notato tutto il disordine che aveva creato in preda all’agitazione, si affrettò a ricollocare ogni oggetto al suo posto. Spense il computer, raccolse le carte dal pavimento, arrotolò la mappa. Ripose tutto nella sua valigetta insieme ai vestiti necessari per il viaggio. Richiuse la valigia e si guardò attorno. Notò di aver dimenticato il suo piccolo ma importante taccuino. Lo prese, si fermò a rileggere la sequenza che continuava ad echeggiare nella testa, laddove il dolore prende forma. Una smorfia di terrore trasformò il suo viso, abituato a trattenere ogni debolezza. Stava succedendo davvero.

Nascose il quadernetto nella tasca dei pantaloni, prese il cappotto e, una volta pronto, uscì. Fuori la neve imperversava sulla città, senza sosta, da giorni. Meglio così, pensò mentre se ne andava senza lasciare traccia.

1.
 MARLIA (LUCCA), 1805

Il maestro durante le pause si aggira nel giardino antistante la Villa nei dintorni del laghetto. Va perennemente alla ricerca di sottane e non perde occasione di vantarsi della sua arte al cospetto di dame di corte, ma anche di contadine e serve. Non ha contegno. Ancora la sua leggenda deve essere scritta ma il diavolo ha già conquistato parte della sua anima. L’aura di maledetto già lo circonda. Maleducato e arrogante, veste sempre di nero, con marsina e panciotto dello stesso colore, gli occhiali scuri finché il sole non tramonta. Il cappello nasconde un volto brutto con un naso aquilino e capelli scarmigliati.

Lo seguo ovunque egli vada. In disparte, ma sempre presente. So dove va ogni sera e con chi si intrattiene. Io so di lui, lui non sa di me.

Da quando è stato nominato Primo Violino di Corte presso la Repubblica di Lucca, passa parecchio tempo alla Villa Reale, con l’obbligo di eseguire due concerti settimanali 

per la principessa Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella di Napoleone I. Il maestro adora eseguire sonate per solo violino con accompagnamento di pianoforte, di corno inglese o di orchestra. Vuole essere sempre al centro dell’esecuzione da solo. I suoi Capricci devono essere gli unici protagonisti. Non vi è posto per nient’altro che il suo talento e i suoi virtuosismi.

L’altro giorno, verso mezzodì, il Gran Ciambellano lo ha fermato tutto trafelato sostenendo che la principessa quella sera avrebbe avuto ospiti importanti e desiderava per l’occasione che l’orchestra suonasse un concerto di violino e corno inglese. Visto il rifiuto del maestro di Cappella a causa del poco tempo a disposizione, il signor Paganini avrebbe dovuto provvedere personalmente. Tronfio del proprio ego e privo di modestia, il genovese ha accettato senza remore. Ama le sfide e non si sarebbe di certo tirato indietro, anzi sarebbe stato un ottimo pretesto per sperimentare le sue variazioni. Quando lo sento discutere con gli altri membri dell’orchestra parla di pizzicati con la mano sinistra, doppi armonici e altre diavolerie che nessuno conosce. Vuole stupire tutti.

La sera, di fronte al pubblico sbigottito, il maestro rimuove la seconda e la terza corda del suo strumento e produce la Scena amorosa. Una meravigliosa sonata a dialogo tra la voce di Adone, nata dalla corda del sol, e quella di Venere, generata dal cantino, incanta il parterre tanto da indurre la principessa – colma di gelosia per gli sguardi che le altre dame riservano al suo amante violinista – a sfidarlo apertamente e comporre una melodia su una corda sola. Con un sorriso beffardo Paganini accetta e in occasione della festa dell’imperatore, il 15 agosto, San Napoleone, esegue la sonata scritta in suo onore.

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