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Recensione del romanzo “Le due donne di Auschwitz” di Lily Graham edito da Newton Compton

“Le due donne di Auschwitz”
Autrice: Lily Graham
traduzione di: Francesca Campisi
Genere: romanzo storico
Casa editrice: Newton Compton
data di pubblicazione: 16 Luglio 2020
pagine: 282
prezzo: 9,40

Sinossi

L’ultimo bocciolo di speranza può fiorire persino all’inferno


È il 1942 quando Eva Adami viene deportata ad Auschwitz. Schiacciata tra i corpi pigiati sul treno ed esausta per le privazioni, non riesce a pensare ad altro che a ritrovare suo marito, da cui è stata separata a forza. Ma ad Auschwitz non c’è traccia di lui. E la cruda realtà del campo di concentramento si abbatte su di lei, minacciando di spezzarla definitivamente. Una notte, mentre piange di nascosto, sente un sussurro provenire dalla branda vicina. Un’altra prigioniera, Sofie, le prende la mano… La loro è un’amicizia indistruttibile, che resiste agli orrori vissuti ogni giorno. Eva e Sofie si confidano le paure più segrete e i sogni più intimi: quello di Eva è di scoprire dove si trova il marito, quello di Sofie è di ricongiungersi con suo figlio, Tomas, che la aspetta in un orfanotrofio oltre il confine austriaco. Quando Eva scopre di essere incinta, si rende conto che la sua vita e quella del bambino che porta in grembo sono in pericolo. E così le due donne si scambiano una promessa: qualunque cosa succeda, proteggeranno i loro figli a ogni costo.
Un romanzo bestseller, commovente e necessario

«Un romanzo che fa riflettere. Una lettura imprescindibile sull’Olocausto.»
The Book Trail

«Mette i brividi e ci fa capire quanto è importante ricordare.»

«L’autrice descrive con delicatezza narrativa una delle pagine più buie della storia dell’umanità.»

«Lacrime assicurate, dipendenza e tanta riconoscenza. Questo libro è in cima alla lista dei miei libri preferiti. ECCELLENTE.»

Recensione

Il romanzo è ambientato agli inizi della seconda guerra mondiale, e ruota intorno alle vicende di due protagoniste donne, entrambe deportate nel campo di concentramento di Auschwitz.

La prima, Eva, è una donna passionale, empatica ed estremamente innamorata dell’arte e del suo Michal.

È proprio a causa di questo forte sentimento, che si ritroverà a trascorrere gli anni più difficili della sua vita, poiché giungerà nel campo, proprio per seguire suo marito.

La seconda, Sofie, è una donna sola, armata di un incontrastabile coraggio; giunge ad Auschwitz alla ricerca di suo figlio Tomas.

I destini delle due giovani donne, sembrano inevitabilmente destinati ad incrociarsi: e sarà proprio la forte amicizia che le due istaureranno a lenire, anche solo un po’, tutto il dolore inferto dalle atrocità di quei luoghi.

“Ma la vita non aspetta che siamo pronti. Il più delle volte ci getta in acqua e ci chiede di nuotare dove non si tocca. Pronti o meno”.

Un destino ingiusto, avverso, che dimostrerà però, una delle più importanti verità: dopo una forte tempesta, torna sempre il sereno.

Migliori personaggio:

In questo caso, è difficile indicare una sola delle due protagoniste come “migliore”, poiché il romanzo è stato scritto come se ciascuna di queste ne costituisse un lato fondamentale e necessario.

Eva, è la parte ottimista della storia, quella che continua a sperare nonostante tutto. Mossa dall’amore per la vita e per Michal, lotterà con tutte le sue forze per poterlo riabbracciare anche solo una volta. Sofie, invece, è la parte più realista; colei che vede le cose per quelle che sono: terribili.

Entrambe, grazie al forte legame che le unisce, riusciranno a tenersi la mano per tutto il lungo periodo di permanenza all’interno del campo. La furbizia di Eva e il coraggio di Sofie, saranno il connubio perfetto per la salvaguardia della loro vita e di quella delle loro compagne.

Il forte senso di solidarietà che muove le due, e le lega alle altre donne, è uno dei più chiari segni di come l’umanità in realtà non si fosse spenta del tutto, anche in un periodo come quello.

“Lei non avrebbe dimenticato che si trattava di essere umani. Che un tempo erano state persone, con vite colme di gioie e di dolori. Che avevano avuto un lavoro, un mutuo e una casa piena di persone care e cibo e amore. Come non avrebbe mai dimenticato che lei un tempo era stata una persona, con una vita, un futuro, una famiglia e una casa, proprio come loro”.

Uno dei tratti più affascinanti che lega le due protagoniste, oltre alla voglia di riabbracciare i propri cari, è proprio la considerazione paritaria di tutte le vite con cui condivideranno quegli incubi.

Eva e Sofie, lotteranno per se stesse, ma non solo: l’incrollabile tenacia di entrambe, gli permetterà di sostenere anche le altre donne, in un dialogo comprensibile solo a loro, perché solo chi ha davvero vissuto quegli anni sulla propria pelle può comprendere l’immensità di dolore che ne è derivato.

Eva e Sofie ci insegnano, che anche quando tutto sembra perduto, una sola stretta di mano, può salvare la vita.

Conclusioni personali:

“Infine scrisse la conclusione della sua storia: Non ero destinata a vivere, ma sono qui, grazie a lei. Grazie a loro. Nonostante l’orrore che esiste nel mondo, le tenebre che hanno provato in tutti i modi a risucchiarci, ho vissuto una vita piena di gioia, luce e amore, perché anche se ci sarà sempre chi lotterà con tutte le sue forze per sconfiggere il giorno, ho imparato nei miei lunghi anni di vita che l’alba continuerà a sorgere, spazzando via anche la notte più buia”.

In queste poche righe, è racchiusa tutta l’essenza del romanzo stesso. Quest’ultimo, infatti, riportando le vicende di due delle migliaia e migliaia di donne e uomini che hanno vissuto quel periodo, è come se si facesse portavoce di una forza umana innata. Una forza che tutti abbiamo; un istinto di sopravvivenza che ci spinge oltre i nostri limiti.

Ma il dolore, la sofferenza, sono le prove lampanti che, a volte, questo istinto non basta. Serve amore, serve umanità.

E quante volte, nel corso dei secoli, questi sentimenti sono venuti a mancare.

Le testimonianze di quel periodo, ne costituiscono una prova, ed è difficile riuscire ad immaginare anche solo una parte di tutto ciò che quelle persone devono aver provato: condannate per il solo fatto di esistere.

In queste pagine, in questa scrittura in medias res, alternata ad una scrittura in corsivo volta ad indicare gli assidui flashback presenti all’interno del romanzo, riusciamo a scovare la vera forza umana: l’importanza di riuscire a “piegare” il corpo dinnanzi alla crudeltà, ma mai l’animo.

La forza di riuscire a restare umani, anche quando l’umanità sembra un sogno lontano.

Ricordare è difficile, ma a volte, i ricordi ci aiutano a non dimenticare chi siamo veramente, quali sono le cose veramente importanti, ciò che conta davvero e a cui potremmo sempre aggrapparci.

Perché l’amore è la più potente delle luci, e questa, nessuno potrà mai spegnerla.

Tre parole per descriverlo: Commovente – Crudo – Forte

L’ Autrice

Lily Graham,è cresciuta a Johannesburg. Attualmente vive nella campagna inglese. I suoi romanzi sono diventati dei bestseller internazionali.

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