Segnalazione “Come spedire una confezione di sentimenti con corriere espresso” di Angela Targoni

Segnalazione “Come spedire una confezione di sentimenti con corriere espresso” di Angela Targoni

Una raccolta di storie che si estende geograficamente per chilometri. Sono le storie le cui protagoniste e i cui protagonisti somigliano alle città da cui prendono il nome, alle città con cui condividono qualità ed emozioni. Sono le storie di Roma e Helsinki, che si cercano e sperano un giorno di trovarsi; Rabat e Jaipur, legati da ininterrotte connessioni;
Istanbul e Parigi, che si interrogano sul destino del gatto nella scatola; Santiago e Toronto, protagoniste della scoperta di sé nella scoperta dell’altra; Nablus, che cerca ciò che le manca in labirinti di pensieri; Hanoi e Accra, protagonisti di un amore in bianco e nero letto attraverso una fotografia. La cartina geografica di un’umanità senza confini, un percorso cromatico di volti, emozioni e sentimenti.
Attraverso questi racconti di incontro tra culture, femminismo quotidiano e crescita personale, i lettori e le lettrici potranno viaggiare ed esplorare gli angoli nascosti e remoti delle città protagoniste ma potranno anche scoprire e approfondire le proprie emozioni e i propri sentimenti, in un percorso di introspezione e scoperta di sé, perdendosi e ritrovandosi nelle storie di città che sono persone e di persone che sono città.

  • Il primo estratto descrive la storia di Jaipur e Rabat, protagonisti di un percorso emotivo complesso e che viaggia a ritroso, dalla fine al suo inizio, tra i quali si crea un legame, una connessione molto forte, una conversazione senza fine, ricca di rimandi e ritorni, che genera felicità e completezza, ma anche confusione e paura, in due persone che, forse, non si trovano sentimentalmente nello stesso luogo.

Rabat lo guardava ed era come guardare le strade trafficate di Jaipur in una giornata di caldo e traffico intenso, quando la vista è come appannata dalla polvere e dall’inquinamento e le voci si sovrappongono ai clacson insistenti e la gente parla ma non capisce, parla e non si capisce, e i motori si fanno sempre più assordanti, la gente alza la voce, sempre di più, sempre di più, l’aria è più inquinata, più sporca, tanto che non si riesce quasi a respirare.

E Rabat non riusciva quasi a respirare di fronte a lui che con l’affanno di una Jaipur caotica e rumorosa negli occhi e nel cuore cercava le parole giuste che non l’avrebbero dovuta far soffrire, che l’avrebbero fatta soffrire inevitabilmente.

  • Il secondo estratto è parte della storia di Nablus, una storia di coraggio e speranza, in cui la protagonista capisce l’impossibilità di evitare la sofferenza e il dolore, la bellezza di riconoscerli come parte di sé e delle proprie scelte, dando una nuova forma alle mancanze e ai vuoti che sente dentro di sé.

Dalla sua finestra, Nablus vedeva la vita scorrere per le strade di Nablus, vedeva una città che fiera affermava la propria identità, che la manifestava in ogni piccolo dettaglio, dal profumo del sapone all’olio d’oliva, alla perfezione delle forme e dei disegni sulle tegole create dagli artigiani, dagli odori delle spezie e del cibo fresco venduto per le strade, alla sagoma della moschea con la sua punta verde che si stagliava su un prato fatto di piccole case, le une accanto alle altre, così vicine che sembrava volessero darsi forza a vicenda, in un canto costante, fatto di voci, urla per le strade, preghiere, segreti sussurrati a bassa voce, che ogni giorno dichiaravano se stessi e la propria identità, affermandosi in un mondo che troppo spesso di questa identità si era ingiustamente dimenticato. Nablus osservava la vita scorrere nella città di Nablus e pensava che avrebbe voluto avere la stessa forza di quella piccola città racchiusa tra due monti che non sempre sono stati in grado di proteggerla, pensava che avrebbe voluto avere lo stesso coraggio di quella piccola città che racchiudeva in sé la forza dei suoi antenati e si impegnava in una lotta quotidiana per affermare se stessa, le sue radici, i suoi sentimenti, la sua essenza.

  • Il terzo estratto descrive Roma e Helsinki, due città che si incontrano e si scontrano, due città con due visioni del mondo diverse e lontane che nel racconto cercano di capire se possono essere compatibili.

Anche se solo per un brevissimo arco di tempo, entrambi furono certi di essere felici insieme, nonostante tutto quello che in quel momento li circondava, forse proprio grazie a tutto quello che in quel momento li circondava e che ricordava loro l’importanza della loro autenticità. Perché proprio quella cornice così variegata di genitori controversi, eventi desiderati e avvenimenti inattesi era ciò che li aveva portati lì, ciò che li aveva consegnati l’uno all’altra. Si guardarono negli occhi e per un attimo, ritrovando quel loro imperfetto equilibrio a cui appartenevano, quasi seguendo i fili di una trama da vicino così irregolare ma che da lontano era in realtà esattamente simmetrica, ebbero la certezza di amarsi, di completarsi, di appartenersi. E si sentirono fortunati perché sapevano che non tutti avevano il privilegio di potersi salvare come loro si erano salvati, l’una tra le braccia dell’altro.

Angela Targoni è nata nel 1994, a metà tra la Sicilia e la Calabria, tra i profumi
del Mediterraneo. Vive e lavora a Bologna, dove ha studiato Relazioni
Internazionali. Attivista per Amnesty International, ha partecipato a diversi
progetti internazionali nell’ambito dell’istruzione a Bruxelles, Tallinn, Riga e
Buenos Aires. Si dedica allo studio delle lingue e delle loro interconnessioni,
in particolare a francese, spagnolo e arabo.

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