lunedì, Ottobre 26, 2020
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Recensione del romanzo “Tu l’hai detto” di Connie Palmen edito da Iperborea.

Tu l’hai detto
Autrice: Connie Palmen
Traduzione di: Claudia Cozzi, Claudia Di Palermo
Casa editrice: Iperborea
data di pubblicazione: Aprile 2018
pagine: 252

Sinossi

Ted Hughes e Sylvia Plath, la coppia «maledetta» della letteratura moderna, segnata dal suicidio di Sylvia a soli trentanni nel 1963, ha ispirato ogni sorta di speculazioni e mitizzazioni sulla fragile martire e il suo brutale carnefice. In questo romanzo Connie Palmen dà voce a Ted Hughes e fa raccontare a lui – il poeta, il marito, l’uomo che non può smettere di interrogarsi sulle proprie colpe ma che ha sempre mantenuto un religioso silenzio sulla moglie perduta – la sua verità. Una confessione intima, un incalzante viaggio emotivo che ci risucchia nella spirale di un amore tragico fra due scrittori uniti nel sacro fuoco dell’arte: dal primo folgorante incontro che sembra proiettarli in una sfera magica e rivelarli predestinati uno all’altra, al tempestivo matrimonio, il lungo viaggio nella natura americana, la mondanità letteraria di Londra e l’arrivo dei figli, la brillante carriera di lui e la lotta incessante di lei contro i propri demoni. Sylvia, l’irresistibile enfant prodige delle lettere americane, acuta, passionale, ma in realtà una bambina con l’anima di vetro che chiede aiuto, piena di incubi e paure, capace di vivere solo di assoluti, ossessionata dalle aspettative nei suoi confronti fino a includere anche la maternità nella sua ansia di successo, vittima di una mitologia personale che le impone il sacrificio sull’altare della poesia, il martirio come destino, liberazione e rinascita. Ted, l’intellettuale europeo affascinato dai reami dell’inconscio, che in lei trova una musa e una compagna di vita, che a lei dà tutto se stesso per cercare di salvarla dal suo lato oscuro, ritrovandosi intrappolato in un legame di mutua dipendenza sempre più viscerale, esigente, predatorio, e scoprendosi incapace di starle accanto.

Recensione

“Nel breve silenzio in cui la musica del mondo tace, la natura trattiene il fiato e raccoglie le forze per un devastante uragano; “

Nel romanzo “Tu l’hai detto” viene raccontato l’amore tormentato tra Ted Hughes e Sylvia Plath entrambi scrittori e poeti dal punto di vista di lui.
L’autrice in questo romanzo da voce al marito dove racconta la sua versione dei fatti, descrive l’amore nei confronti di Sylvia, nato dal loro primo incontro, la passione travolgente che li ha legati, la loro affinità elettiva. Ted, inoltre, trova in lei la sua musa ispiratrice.

“Mi vidi davanti  una donna alta e splendidamente raffinata, un’ apparizione della terra promessa. Appena sfiorata la sua pelle di marmo, avrei raggiunto attraverso l’Atlantico la letteratura Americana. Con il suo volto di Luna e la sua pelle di seta ramata somigliava a un’attrice di Hollywood. Un sorriso di madreperla, denti bianchi come quello di uno squalo, che brillavano tra labbra carnose dipinte di rosso sangue, capelli ondulati biondi come raggi di sole, tutto ciò che in lei c’era di selvaggio e impetuoso era costretto in un vestito attillato rosso e nero, i colori dello scorpione.”

Dietro alla figura di Sylvia si cela una vita di sofferenza, il rapporto difficile con una madre sempre scontenta delle potenzialità della figlia, la morte del padre, con il quale aveva uno splendido rapporto, avvenuta quando lei era ancora una ragazzina. Infatti, dopo la scomparsa del padre, la ragazza inizia a mostrare i primi squilibri arrivando a compiere un atto estremo.

I due si sposano, trascorrono i loro momenti insieme scrivendo racconti, poesie e aspettando il successo, viaggiano spesso tra l’Inghilterra e l’America, conducono una vita frenetica.

Ted vivendo a stretto contatto con Sylvia, inizia a percepire le sue sofferenze, le sue fragilità, le sue paranoie ma quando gli occhi sono offuscati dall’amore non si riesce a percepire la giusta misura della realtà.

“Mi resi conto solo più avanti che a risvegliare le sue paure più recondite era sempre una donna e mai un uomo. L’ uomo era per lei fonte di desiderio – d’amore, di morte – ma a portare la morte era una donna.”


La carriera di Ted è molto produttiva, riceve molti assensi positivi dalle case editrici e dai giornali diversamente accade alla donna che sta vivendo un periodo di poca ispirazione.
I due diventano genitori: nasce la prima figlia e decidono di stabilirsi in un posto tranquillo, a Court Green. per Ted quel posto è il paradiso perché è lontano dalla vita frenetica della città, da lui sempre detestata, tuttavia per Sylvia quel posto era come una prigione, ma per compiacere il marito lei non disse nulla.

La coppia si alterna nella gestione della piccola in modo che anche la donna possa dedicarsi alla lettura e alla scrittura ed è proprio in quel periodo che l’autrice realizza il suo romanzo “La campana di vetro” pubblicato con lo pseudonimo Victoria Lucas( Il perché di questa scelta lo scoprirete leggendo il libro).

“Voleva essere una buona moglie per me e una madre amorosa per i nostri figli, ma era anche una scrittrice, consapevole che in lei si celava una poetessa geniale, avrebbe distrutto la nostra vita insieme se non fosse riuscita a liberarla.”

La vita nella campagna londinese appare tranquilla, ma è solo la quiete prima della tempesta, la famiglia si allarga e la coppia inizia a mostrare ancora di più insofferenza a causa della seconda gravidanza e delle maggiori responsabilità che essa comporta.
Per la coppia inizia un periodo che li porterà allo sfacelo.

“L’uomo che aveva venerato e adorato, che aveva elevato sopra di sé in ogni cosa, si era rivelato come tutti gli altri: un bugiardo, un adultero impostore, un omuncolo.”

Leggendo questo libro mi sono posta una domanda: l’autrice ha scritto questo libro per discolpare Ted Hughes dalle sue colpe? Poiché dopo il suicidio della “sua sposa” come soleva chiamarla lui, è stato tenuto lui il responsabile di quel tragico gesto.
Ebbene io penso che lui non l’abbia mai capita fino in fondo, nonostante fosse informato dei problemi mentali della donna, ha continuato con i suoi comportamenti irrispettosi, lui conosceva le fragilità di Sylvia, perché il libro è testimone di quante volte la donna abbia evocato nelle sue poesie “la morte” e “il suicidio”.


Io ho l’impressione che Ted abbia usufruito del talento della moglie finché questa è stata in grado di offrirglielo, e quando ormai la donna persa nel suo ruolo di moglie e madre non ha potuto più essere la sua ispirazione, questa è stata abbandonata.

Una storia toccante, commovente, un viaggio di emozioni.

Nel libro racconta di quanto lui amasse la moglie di come la sofferenza della donna fosse anche la sua, dal giorno del suicidio lui si sente il responsabile, possiamo affermare il contrario? Se questa storia è stata raccontata per espiare i sensi di colpa dell’uomo, il mio giudizio personale è che non ha funzionato…
Ognuno di noi deve prendere atto dei propri sbagli e assumersi tutte le responsabilità.
Dei figli, della coppia: la ragazza è ancora viva ma il figlio ha seguito le orme della madre, anche lui si è suicidato.
Il romanzo è scritto benissimo, mi è piaciuto da subito, il modo di scrivere dell’autrice è poetico, lo consiglio a chi ama leggere romanzi con storie che trattano di sentimenti, di relazioni complicate e di storie  tormentate.

Sulla copertina sono rappresentate una volpe e una lepre…lascio a voi giudicare chi sia la volpe…

Forse ho interpretato male le intenzioni della scrittrice, ma io vi ho raccontato quello che ho percepito, che mi è arrivato e se scrivessi il contrario, non sarei fedele alle mie emozioni.

Il romanzo “La campana di vetro” fu ripubblicato dopo un anno dalla  morte di “Sylvia Plath” con il suo vero nome .

Ora sono molto curiosa di leggere il romanzo “La campana di vetro”.

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Grazie.

Jenny

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