Recensione del romanzo “Il libro delle case” di Andrea Bajani edito da Feltrinelli

Recensione del romanzo “Il libro delle case” di Andrea Bajani edito da Feltrinelli

“Il libro delle case”
Autore: Andrea Bajani
Casa editrice: Feltrinelli
data di pubblicazione: 4 Febbraio 2021
pagine: 219
prezzo: 16,15
Candidato al Premio Strega 2021

A quante parti di noi siamo disposti a rinunciare per continuare a essere noi stessi? E soprattutto: dove abbiamo lasciato ciò che non ci siamo portati dietro? Quali case custodiscono in segreto o tengono in ostaggio i pezzi mancanti di noi?

Per raccontare la vita di un uomo, l’unica possibilità è setacciare le sue case, cercare gli indizi di quel piccolo inevitabile crimine che è dire “io” sapendo che dietro c’è sempre qualche menzogna. Il libro delle case è la storia di un uomo – “che per convenzione chiameremo Io” –, le amicizie, il matrimonio nel suo riparo e nelle sue ferite, la scoperta del sesso e della poesia, il distacco da una famiglia esperta in autodistruzione, e la liberazione dal mobilio che per vent’anni si è trascinato dietro a ogni trasloco.

Le case di Io sono tante. La prima è la Casa del sottosuolo a Roma, è sotto il livello della strada ma vi si sente ogni giorno il cannone che dal Gianicolo spara a salve contro la città. È lì che Io muove i primi passi a fine anni settanta, lì che si spartisce lo spazio con il resto della sua famiglia, lì che si rovesciano, dalla tv, le immagini di Aldo Moro sequestrato, del corpo di Pasolini rinvenuto all’Idroscalo.

La storia di Io salta di casa in casa, su e giù per gli anni, tessere ciascuna di un puzzle che si costruisce tra l’ultimo quarto del millennio e il primo degli anni zero: è giovane amante di una donna sposata in una casa di provincia, infante che insegue una tartaruga a quattro zampe; è marito in una casa borghese di Torino, e bohémien in una mansarda parigina; adolescente preso a pugni dal padre in una casa di vacanza, e giovane universitario buttato sopra un materasso; e poi semplicemente un uomo, che si tira dietro la porta di una casa vuota.

“È il palcoscenico perfetto dell’intimità. Chiunque vi soggiorni sta in proscenio; chiunque passi è invitato a guardare la messa in scena di un dialogo privato, soprattutto a osservare quel che le parole, dette o ricevute, producono sul corpo.”

Andrea Bajani mi ha sorpreso, non tanto per la trama complessa e stimolante ma anche per lo stile di scrittura fresco e per la scelta di scrivere capitoli brevi, in grado di attirare maggiormente l’attenzione da parte dei lettori. Tuttavia, il lampo di genio di questo scrittore è stato quello di descrivere la vita del protagonista  “che per convenzione chiameremo Io” , in base alle case che ha abitato.

Narrare la vita di un uomo attraverso le abitazioni è una idea decisamente originale che non avevo mai trovato in un altro autore.

La forza della sua scrittura, inoltre, consiste nel descrivere le “sue” case attraverso un lessico molto forbito che poco lascia spazio alla retorica o alla immaginazione.

Anche gli epiteti dati alle varie abitazioni sono decisamente estrose , come ad esempio “la casa della voce” o la “casa del persempre”.

Il piacere nel leggero questo libro consiste nell’osservare come spettatore il fascino spesso malinconico, spesso sereno che emanano sia le mura sia il protagonista del romanzo.

Ogni abitazione vissuta rappresenta una fase della sua vita, ogni piccolo spostamento di un divano, di un armadio, in realtà consentono di ritornare con la mente allo stato d’animo e questo fa sì che, ben presto, sia il lettore a personificarsi nel protagonista, non tanto per le avventure vissute ma per la sua capacità di auto-analisi.  L’autore è anche molto abile nel descrivere alcuni elementi d’arredo della casa, che fanno assomigliare una semplice stanza a un luogo mistico e solitario.

“È dentro questo spazio che Io trascorre molte ore della sua giornata battendo le dita sopra i tasti. Entra la mattina presto varcando la soglia dell’arazzo”

La vita del protagonista può essere analizzata anche separatamente come se le case abitate fossero in realtà dei pedoni che compongono la scacchiera della sua vita.

Del resto l’ordine dei capitoli non rappresenta cronologicamente il vissuto di “Io”.

Di primo acchito il lettore più smaliziato potrebbe non prediligere questa scelta struttura, in realtà secondo me, aumenta la curiosità nel lettore che si concentra maggiormente sugli episodi della sua vita senza dover necessariamente darvi un ordine temporale.

Ci si può trovare a Roma e poi a Parigi, oppure tentare di comprendere perché “moglie” e “bambina” dormono in perfetta solitudine.

Il “libro delle case” non è un romanzo ingenuo e men che meno semplice, penso che non si debba per forza cercare di costruire la cronologia della storia di “Io” saltando di capitolo in capitolo. Ritengo che per assaporare al meglio l’estro di Andrea Bajani sia necessario soffermarsi con sentimento su alcuni capitoli, quelli che penso apprezzerete maggiormente rispetto ad altri, proprio come ho fatto io.

Bajiani è un autore a volte razionale, a volte lirico a volte molto descrittivo e già queste doti potrebbero bastare per convincerci a leggere il suo ultimo romanzo.

Tuttavia sarete rapiti dalla originalità della sua storia e di come ha deciso di raccontarla.

Dopo un pugno di libri retorici, ecco, finalmente, qualcosa di nuovo nello spesso piatto mare della letteratura odierna italiana.

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