Recensione del romanzo “Greenlights” L’ arte di correre in discesa di Mattew McConaughey

“Greenlights”
L’ arte di correre in discesa
Autore: Mattew McConaughey
Casa editrice: Baldini + Castoldi
genere: autobiografico
data di pubblicazione: 22 Aprile 2021
pagine: 320
prezzo: 21,85

TRAMA

“Sono in questa vita da cinquant’anni, ne scruto l’enigma da quarantadue, e da trentacinque tengo un diario pieno di idee su come risolverlo. Appunti su successi e fallimenti, gioie e dolori, cose che mi hanno stupito o che mi hanno fatto ridere di cuore. Appunti su come essere sereno. Come stressarmi di meno. Come godermela. Come fare meno male agli altri. Come fare meno male a me stesso. Come diventare un brav’uomo. Come dare un significato alla mia vita. Come essere più io. Solo di recente ho trovato il coraggio di riprendere in mano i miei diari: vi ho trovato storie del mio passato, lezioni apprese e dimenticate, poesie, preghiere, rimedi, convinzioni, alcune fotografie molto belle e un mucchio di adesividaparaurti (nel libro vi spiego cosa intendo). Ho trovato anche un filo conduttore, un approccio alla vita che mi ha dato soddisfazione allora e che funziona anche oggi: se sai come, e quando, affrontare le sfide, puoi sperimentare quello stato glorioso che io chiamo “greenlight”, semaforo verde. Così ho preso un biglietto di sola andata per il deserto, ed è nato questo libro: un album, una testimonianza, una storia della mia vita finora. Qui sono racchiusi cinquant’anni di cose che ho sperimentato, sognato, inseguito, dato e ricevuto; alcune valide, altre vergognose. Le volte in cui l’ho fatta franca, quelle in cui mi hanno beccato, e quelle in cui mi sono bagnato ballando sotto la pioggia. Spero che sia come una medicina con un buon sapore, come un paio di aspirine invece del pronto soccorso, come un’astronave verso Marte senza bisogno di avere la patente e come le risate tra le lacrime. È una lettera d’amore. Alla vita. (È anche un manuale per trovare più “greenlight” e su come imparare a gestire le delusioni. Buona fortuna.)”

“MI SONO PROCURATO QUALCHE CICATRICE attraversando questo rodeo di umanità. Sono stato più o meno bravo, ma alla fine, in un modo o nell’altro, mi sono divertito. Ecco alcuni fatti su di me, tanto per mettere le carte in tavola…”

Devo ammetterlo, ho aspettato un po’ di tempo a leggere la storia auto-biografica del noto attore cinematografico Matthew McConaughey , che conobbi anni fa, grazie al  film “Contact”.
Un po’ maliziosamente, ritenevo che fosse il solito VIP annoiato a proporre tramite il solito ghostwriter di turno alcuni episodi mitici della sua vita, magari falsi o esagerati.
Purtroppo, viviamo in un’epoca in cui gli autori emergenti, magari di talento, devono districarsi tra pseudo agenti letterari e finte case editrici per tentare di vendere due copie, mentre attori, blogger e calciatori sono accolti a braccia aperte dagli editori piu’ importati.

In realtà ho dovuto ricredermi: “Greenlights” è un libro bellissimo.

Ho deciso di leggerlo, grazie a mia moglie che, un paio di settimane orsono mi informò sull’ intervista che Matthew McConaughey aveva concesso a un noto giornalista italiano.

Nel giro di pochi minuti mi accorsi di non stare ascoltando il classico attore vanesio e frivolo ma un uomo sincero, forte anche se, come tutti gli artisti, molto eccentrico.

” I miei genitori mi hanno insegnato che mi hanno chiamato così per un motivo. Mi hanno insegnato a non odiare. A non dire mai non ce la faccio. A non mentire mai.”

All’interno di Greenlights sono narrati episodi molto importanti che hanno decretato in seguito il successo dell’attore. È vissuto in un contesto religioso alquanto severo, con genitori rigorosi (cinghiate, punizioni sino a orinarsi nei pantaloni per paura del giudizio del padre) e con la convinzione di dover essere punito, non tanto per aver commesso il fatto, ma per essere stato “beccato”!

Ha anche avuto la possibilità di formare un carattere molto forte, sia grazie ai consigli di vita della madre sia a varie esperienze, purtroppo molto intense: essere violentato a 18 anni, da un uomo che lo immobilizzò dentro un furgone, andare a vivere in Australia, come liceale, con una famiglia sconosciuta, sino a vagare da solo in Amazzonia, combattendo con feroci lottatori del luogo.

Del resto pur confidandosi con i lettori, come ad esempio, io non avrei mai fatto, conferma di “non essere una vittima” ma che il successo nel lavoro, nella famiglia, si sono avverati perché come lui scrive: “ Ho molte prove del fatto che il mondo stia cospirando per rendermi felice» ma anche perché lo ha desiderato intensamente.

” Ero un attore di successo, una celebrità, una stella del cinema. Non dovevo preoccuparmi di come portare il cibo in tavola o di come pagare l’affitto, ma il mio percorso di carriera, i ruoli e i film che mi venivano offerti e che facevo non mi soddisfa[1]cevano più. Annoiato dai personaggi delle commedie romantiche e dal mondo in cui erano costretti a muoversi, ormai da troppo tempo, per citare Confucio: «Andavo a letto col culo che prude e mi svegliavo col dito che puzza». Avevo una vita piena. Scatenata. Pericolosa. Essenziale. Significativa. Movimentata. Ridevo e piangevo di più, amavo più intensamente, odiavo più profondamente, e mi sentivo di più come uomo nella mia vita che come personaggio nei film che interpretavo. Se la mia vita doveva essere sbilanciata, un’esistenza vitale era più importante di una professione vitale, ma volevo interpretare storie e personaggi che perlomeno mettessero alla prova la vivacità della mia vita e l’uomo che ero. I ruoli e le storie che cercavo, però, sembravano non essere disponibili, e quelli disponibili non mi andavano più. Era ora di un cambiamento, di una nuova direzione, di un nuovo impegno. Di smetterla di cambiare indirizzo nella speranza che cambiasse il tempo. Stavolta avevo molto di più per cui vivere, era ora di smetterla di lasciare le briciole, diventare davvero egoista e capire a cosa potevo rinunciare. Era il momento di un vero sacrificio.”

Tra le pagine è chiaro il messaggio che vuole dare ai suoi fan, ma anche alle persone che sino all’apertura del suo racconto non sapevano chi fosse: non demordere, credere di essere già realizzato e soprattutto, non farsi abbattere dagli insuccessi. Dei consigli, che analizzati in questo periodo di pandemia, dove regna la depressione, possono senza dubbio aiutare piu’ di molte medicine.

Da appassionato di autobiografie di scrittori e uomini di successo, ho apprezzato particolarmente come McConaughey sia riuscito ad affrontare il successo personale. Molte volte quando si viene travolti dalla notorietà è facile far abuso di cocaina o diventare alcolisti patologici. Lui, invece, a parte l’utilizzo di un po’ di marijuana e di un bongo africano (che suonava nudo di notte sino a farsi arrestare) ha sempre cercato altri svaghi, soprattutto la solitudine. Molto particolare, inoltre, è stata la sua ricerca di alcuni valori perduti o desiderati, basandosi sui sogni che lo hanno portato a partire in brevissimo tempo in Amazzonia, oppure a camminare per venti miglia in mezzo al deserto per chiedere consiglio a dei monaci cristiani.

Gli appassionati di cinematografia, inoltre, potranno apprezzare molte curiosità riguardo i film in cui è stato protagonista, oppure il gelido mondo di Hollywod “è solo business”, oppure la intensa preparazione a cui deve abituarsi un divo da 12 milioni di dollari a film.

E’, infatti, in grado di perdere 28 chili in due mesi e nel contempo imparare tre copioni a memoria, anche in lingua spagnola.

Molto intensi e veri mi sono sembrati anche l’incontro con sua moglie  e il litigio durato otto anni con sua madre, che stava sfruttando il successo del figlio per mettersi in mostra.

Il suo carattere forte lo ha anche portato a perdere decine di milioni di dollari per uscire dalla parte di attore romantico che non gli andava piu’ a genio. Un attore che ha saputo chiudere una casa discografica e un’agenzia cinematografica per dedicarsi maggiormente alla famiglia. Un uomo che ha messo in primo piano la moglie e la famiglia prima del successo. Quasi inverosimile, dato il contesto sociale, il patto stabilito con la moglie nei primi giorni della loro storia,  allorquando promise di portarli sempre con loro, durante ogni sua attività lavorativa e… cosi sta facendo.

“Le commedie romantiche rimanevano i miei unici successi regolari al botteghino, il che le aveva rese le mie uniche regolari offerte di lavoro. Mi piaceva poter offrire alle persone una leggera fuga romantica di novanta minuti dallo stress della loro vita, un’ora e mezza in cui non dovevano pensare a niente, se non a guardare il ragazzo che insegue la ragazza, cade, poi si alza e finalmente la conquista. Avevo preso il testimone da Hugh Grant. Sui tabloid, nell’industria e nell’opinione pubblica, ero diventato il ragazzo senza maglietta e senza camicia in spiaggia. Non sono mai stato troppo infastidito dalle costanti critiche su di me e sul mio lavoro. Mi divertivo a fare commedie romantiche e con i compensi che ne derivavano affittavo le case sulle spiagge dove correvo a torso nudo . Detto questo, un paio di cose mi mettevano a disagio. Per prima cose le commedie romantiche avevano smesso di rappresentare una sfida per me. Ero convinto di poter leggere la sceneggiatura oggi e recitare la parte domani. In secondo luogo, stavo cominciando a sentirmi un intrattenitore, non un attore».

Ritengo che “Greenlights” sia uno dei migliori racconti autobiografici che mi sia capitato di leggere, onesto, schietto, originale e che ben rappresenta l’ideale di successo che si è in grado di raggiungere senza raccomandazioni ma con una grande preparazione e con l’attitudine del vincente.

“Ho trascorso due settimane da solo nel deserto dove sono stato concepito, altre due sul fiume dove ho imparato a nuotare, altre due in un capanno incastonato tra i boschi di pini del Texas occidentale, altre tre in una stanza di motel sul confine messicano, e altre due chiuso in un appartamento di New York. In ciascuno di questi luoghi mi sono guardato negli occhi. Tutti i miei cinquant’anni. Un proposito spaventoso. Da solo con il responsabile di tutto quanto. Con l’unica persona di cui non mi posso sbarazzare. Non sapevo se mi sarebbe piaciuto quello che avrei visto. La situazione si sarebbe potuta fare pesante. E così è stato. Ho riso. Ho pianto. Ho lottato. Ho giurato”

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Ringrazio la Casa Editrice per la copia omaggio del romanzo

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Appassionato di lettura sin da bambino, lavora nel settore divulgativo astronomico, naturalistico e fotografico, attraverso il suo magazine on-line https://www.binomania.it e collaborando con varie riviste di settore.