“Due chiacchiere con lo scrittore” con Silvia Lisena

“Due chiacchiere con lo scrittore” con Silvia Lisena

Silvia Lisena è nata nel 1993 a Milano, ma ha la famiglia pugliese. Si è laureata in Lettere Moderne e vive a Cornaredo (MI) dove fa la consigliera comunale e l’insegnante di Lettere in una scuola media. Da novembre 2014 è componente del Gruppo Donne UILDM, per cui scrive articoli e contribuisce nella gestione dei canali social e nell’organizzazione di eventi divulgativi online: si è occupata del tema della violenza e multidiscriminazione sulle donne con disabilità e proprio su questo argomento ha tenuto un seminario all’interno delle Manifestazioni Nazionali UILDM in maggio 2019 e in dicembre 2018 ha pubblicato un quaderno tematico gratuito contenente le ricerche e i dibattiti del Gruppo sul tema (patrocinato dall’ex Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Cornaredo e in collaborazione con l’associazione cornaredese “Rete Donna”). Ancora adesso ogni tanto partecipa in qualità di relatrice ad eventi sul tema organizzati da diverse associazioni ed enti. Scrive da quando avevo 3/4 anni: ha iniziato dai racconti per poi virare verso un romanzo teen mai edito e giungere infine alla pubblicazione della sua prima opera letteraria, “Lacerti di anima. Poesie” (Sillabe di Sale Editore, 68 pp.), a novembre 2020.

Ciao Silvia, benvenuta a “Due chiacchiere con lo scrittore” parliamo un po’ di te e della tua raccolta di poesie

  • Silvia, partiamo prima di tutto con una domanda riguardo al viaggio nella poesia: cosa o chi ti ha avvicinato alla scrittura poetica?

Rispondo molto banalmente: l’ispirazione. Io ho sempre scritto in prosa, ma a seguito di un avvenimento nel 2014 ho sentito l’esigenza e la curiosità di provare ad esprimere le mie sensazioni in versi per la prima volta. Mi è piaciuto quanto prodotto e quindi ho continuato in questo modo.

  • Chi è Silvia poetessa e chi Silvia nel quotidiano?

Silvia nel quotidiano è un’insegnante di Lettere in una scuola media, consigliera comunale e attivista per i diritti delle donne con disabilità. Silvia poetessa è una donna dalle molteplici sfumature e dagli infiniti contrasti, che trova nella forma scritta la propria ragione di vita, il salvagente che la salva dal mondo esterno e anche un po’ da se stessa.

  • Ci parli della tua raccolta di poesie “Lacerti di anima”
    Qual è il tema principale e quale il messaggio che vuoi dare a chi legge le tue poesie?

La raccolta viene redatta nel periodo del primo lockdown: eravamo tutti spaesati e attanagliati dalla paura di restare soli e isolati. Ecco, con la mia opera vorrei dire che in fondo siamo tutti uguali, proviamo tutti le stesse emozioni di base e soprattutto tutti noi non siamo perfetti. Quindi la diversità, la paura, il pregiudizio e la solitudine sono solo costruzioni mentali. Ogni tanto bisogna fermarsi un attimo, prendere fiato e guardarci attorno e dentro.

  • Come definiresti il tuo stile letterario? C’è qualche poeta al quale ti ispiri?

Forse mi ispiro agli Ermetici novecenteschi ma anche ad Alda Merini per l’umanizzazione del dolore e del diverso. Il mio stile letterario è libero, anticonformista e privo di qualsiasi condizionamento metrico e sociale.

  • Cos’è per te la Poesia?

Espressione ed essenza.

  • Per chiudere l’intervista ci regali qualche tuo verso…

Ti ho vista/costruire ali/e volare fino al Sole
per un uomo/che voleva le stelle.

Grazie mille per essere stata con noi.

Jenny

Il libro

TRAMA

Così inizio a volare, e volo, volo, in tutta la mia stupenda fragilità sentendo il peso della gabbia sempre più leggero fino a quando sparisce completamente in un soffio di vento. Un percorso introspettivo nella dualità dell’esistenza: nelle sette sezioni in cui è divisa l’opera, l’autrice scandaglia analiticamente alcuni eventi traendone significati universali. Inserendosi in una cornice naturale dove gli elementi sono essi stessi metafora della vita, la scrittura rivela così il suo potere catartico nella ricerca del senso della vita attraverso il mistero dell’armonia di contrasti che si manifestano nella bellezza della fragilità umana.

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