Prossimamente in libreria: “Il primo caffè della giornata” di Toshikazu Kawaguchi

Prossimamente in libreria: “Il primo caffè della giornata” di Toshikazu Kawaguchi


TRAMA

Nel cuore del Giappone esiste un luogo che ha dello straordinario. Una piccola caffetteria che serve un caffè dal profumo intenso e avvolgente, capace di evocare emozioni lontane. Di far rivivere un momento del passato in cui non si è riusciti a dare voce ai propri sentimenti o si è arrivati a un passo dal deludere le persone più importanti. Per vivere quest’esperienza unica basta seguire poche e semplici regole: accomodarsi e gustare il caffè con calma, un sorso dopo l’altro. L’importante è fare attenzione che non si raffreddi. Per nessuna ragione. Ma entrare in questa caffetteria non è per tutti: solo chi ha coraggio può farsi avanti e rischiare. Come Yayoi, che, privata dell’affetto dei genitori quando era ancora molto piccola, non crede di riuscire ad affrontare la vita con un sorriso. O Todoroki, cui una carriera sfavillante costellata di successi non ha dato modo di accorgersi della felicità che ha sempre avuto a portata di mano. O ancora Reiko, che non ha mai saputo chiedere scusa all’amata sorella e ora si sente schiacciata dal senso di colpa. E Reiji, per cui una frase semplice come «ti amo» rappresenta ancora un ostacolo invalicabile. Ciascuno vorrebbe poter cambiare quello che è stato. Riavvolgere il nastro e ricominciare da capo. Ma cancellare il passato non è la scelta migliore. Ciò che conta è imparare dai propri errori per guardare al futuro con ottimismo. Torna Toshikazu Kawaguchi e con il suo nuovo libro invita i lettori a scoprire che la felicità si nasconde ovunque se solo impariamo a guardare con il cuore. L’importante è avere una tazza di caffè in mano.

Estratto

1.
LA FIGLIA

«Che ci fai a Hokkaido?»

La voce di Kei Tokita suonò metallica nella cornetta.

«Tranquilla, va tutto bene.»

Nagare Tokita, che sentiva la voce della moglie per la prima volta dopo quattordici anni, da quando cioè era morta di parto dando alla luce la figlia, si trovava a Hokkaido, per la precisione a Hakodate.

La città di Hakodate è disseminata di edifici del primo Novecento dall’architettura unica, con il pianterreno giapponese e i piani superiori alla maniera europea. Il quartiere di Motomachi (letteralmente, «città originale»), situato sulle pendici del monte Hakodate, è una popolare meta turistica il cui fascino antico viene accentuato da siti storici come il municipio, un palo della luce rettangolare in cemento – il primo mai costruito in Giappone – e i magazzini di mattoni rossi nell’area della baia.

Kei, all’altro capo del filo, era lontana, si trovava a Tokyo, in una certa caffetteria dove si può viaggiare nel tempo. Aveva attraversato quindici anni dal passato al futuro per incontrare la figlia e le restava pochissimo tempo in quella caffetteria di Tokyo prima di dover bere il suo caffè che si raffreddava in fretta.

«Non ho tempo per spiegarti come mai sono a Hokkaido, perciò stammi a sentire, ti prego.»

«In che senso non hai tempo? Guarda che sono io quella che non ha tempo!»

Aveva un tono irritato, ma Nagare fece finta di niente.

«C’è una ragazza lì, vero? Più o meno in età da liceo?»

«Cosa? Una liceale? Sì, è qui. La stessa che è venuta nella caffetteria due settimane fa.»

«Ha gli occhi grandi e rotondi… e indossa un dolcevita?»

«Sì, sì. Ma chi è?»

«Adesso stai calma e ascoltami. Per errore hai viaggiato di quindici anni nel futuro.»

«Ti sento malissimo.»

Una folata di vento aveva colpito Nagare proprio quando stava per dirle una cosa importante. Soffiava sulla cornetta del telefono, rendendo quasi impossibile la comunicazione. Pressato dalla mancanza di tempo, Nagare cominciò a parlare più in fretta.

«Comunque, quella ragazza che stai guardando…» proseguì alzando la voce.

«Eh? Cosa? Quella ragazza?»

«È nostra figlia!»

«…Come?!»

Il telefono in mano a Nagare ammutolì. Poi, anziché la voce di Kei, sentì il familiare rintocco dell’orologio al centro della parete, dondon. Con un breve sospiro, decise di spiegare tutto.

«Volevi viaggiare nel futuro di dieci anni, ma dev’esserci stato qualche errore e sei andata avanti di quindici. E infatti quindici sono gli anni che ha nostra figlia.»

Nagare aveva detto tutto in fretta, ma a questo punto si prese una pausa.

«Comunque non hai ancora molto tempo a disposizione, perciò guarda com’è cresciuta bene la nostra bella figlia e torna nel tuo presente», le raccomandò in tono dolce prima di riagganciare.

Da dove si trovava, Nagare vedeva tutta la strada in discesa fino al blu immenso dell’oceano, e il cielo che sembrava coronare il porto di Hakodate. Si girò e rientrò nella caffetteria.

Din-don

Hakodate è piena di strade in pendenza, diciannove delle quali hanno un nome, tra cui la Salita dei ciliegi, che inizia dal palo della luce più antico del Giappone, e la Salita delle otto bandiere, che parte dai magazzini di mattoni rossi dell’area turistica della baia. La Salita della pescheria e la Salita del porto salgono invece dal lungomare di Hakodate. Sulle pendici ci sono la Salita delle conchiglie e la Salita del salice verde, che vanno verso Yachigashiracho (letteralmente, «fondovalle»). Ma una di queste strade non compare nelle guide turistiche, e la gente del posto la chiama «salita senza nome». La caffetteria in cui lavorava Nagare si trovava a metà di quest’ultima, e all’interno c’era una sedia a cui era legata una particolare leggenda metropolitana.

A quanto si diceva, sedendosi in quel posto preciso si poteva tornare indietro nel tempo alla data che si desiderava.

Ma le regole erano molto rigide ed estremamente irritanti:

  • Le uniche persone che si possono incontrare nel passato sono quelle entrate nel caffè.
  • Qualunque cosa si faccia quando si è nel passato, non si può cambiare il presente.
  • La sedia che riporta nel passato è occupata, perciò bisogna aspettare che si liberi.
  • Quando si arriva a destinazione, non ci si può alzare dalla sedia.
  • Il viaggio comincia quando viene versato il caffè e dura solo finché il caffè è caldo.

Come se non bastasse, le regole non finivano qui. Eppure, a tutt’oggi, chiunque ne senta parlare non resiste alla tentazione di visitare la caffetteria.

Quando Nagare rientrò nel locale dopo la telefonata, Nanako Matsubara, da uno sgabello del bancone, gli chiese senza tanti giri di parole: «Nagare, come mai non sei rimasto a Tokyo? Sei ancora convinto che sia stata una buona idea venire qui?».

Nanako studiava alla Hakodate University, e la sua canottierina beige infilata nei pantaloni larghi le dava un’aria molto alla moda. Aveva un trucco leggero e i capelli arricciati legati con un elastico.

Nanako aveva sentito dire che la defunta moglie di Nagare sarebbe apparsa dal passato nella caffetteria di Tokyo per conoscere la propria figlia. Visto che per lui era l’unica possibilità di incontrare la moglie che non vedeva da quattordici anni, a Nanako era parso strano che avesse deciso di salutarla per telefono anziché di persona.

«Sì, forse», rispose Nagare in tono vago, passandole davanti per andare dietro al bancone. Sullo sgabello accanto a Nanako sedeva la dottoressa Saki Muraoka, con l’aria insonnolita e un libro in mano. Saki lavorava nel dipartimento di Psichiatria di un ospedale lì vicino, e insieme a Nanako era una cliente fissa della caffetteria.

«Non volevi rivederla?»

Nanako inchiodò con i suoi occhi inquisitori Nagare, un gigante alto quasi due metri.

«Certo, ma dovevo rispettare i fatti.»

«Quali fatti?»

«Lei era venuta per vedere la figlia, non me.»

«Però…»

«Va bene così. È passato tanto tempo, è vero, ma i miei ricordi sono ancora molto vividi…»

Nagare intendeva dire che voleva fare il possibile per rendere più prezioso il tempo tra madre e figlia.

«Sei davvero sensibile, Nagare», ribatté Nanako in tono ammirato.

«Addirittura!» esclamò lui, arrossendo fino alle orecchie.

«Non devi sentirti in imbarazzo.»

«Figuriamoci», rispose l’omone infilandosi in cucina per sfuggire alle sue domande.

Nel frattempo Kazu Tokita, la cameriera della caffetteria, uscì dalla cucina e prese il suo posto. Indossava un grembiule verde acqua sopra la camicia bianca e la gonnellina beige con i volant.

«A quale domanda sei arrivata?»

AUTORE

foto presa dal web

Toshikazu Kawaguchi è nato a Osaka, in Giappone, nel 1971, dove lavora come sceneggiatore e regista. Con Finché il caffè è caldo, suo romanzo d’esordio, ha vinto il Suginami Drama Festival e conquistato la vetta delle classifiche del mondo intero, Italia compresa. Con Garzanti ha pubblicato anche gli altri due capitoli bestseller della serie della caffetteria che cambia la vita: Basta un caffè per essere felici (2021) e Il primo caffè della giornata (2022).

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