“Il castello di ghiaccio” di Tarjei Vesaas

“Il castello di ghiaccio” di Tarjei Vesaas

Disponibile dal 2 Febbraio 2022

L’inverno in Norvegia: il freddo, il buio, la solitudine, ma anche laghi che diventano lucidi specchi d’acciaio, alberi che si trasformano in ricami di brina, monti e valli che si confondono in un luminoso biancore. Un sortilegio sembra immobilizzare ogni cosa, come la cascata vicina al villaggio che il gelo ha trasformato in un castello di ghiaccio, una straordinaria costruzione di cupole, guglie, anfratti e saloni, che pare attirare tutti a sé con una forza arcana, come i castelli incantati delle fiabe o le inquietanti rocce di Hanging Rock. E anche questa è la storia di un’inspiegabile scomparsa, di una vana ricerca e di un mistero insoluto. Ma è soprattutto la storia di un’amicizia e lo scavo nel cuore di due adolescenti: la vivace Siss, trascinante dominatrice tra i giovani della piccola comunità, e la bella Unn, nuova arrivata, schiva e solitaria, che ha il fascino enigmatico di chi nasconde un segreto. È un lento avvicinamento, il loro, che mette a nudo quell’identità complessa e indefinita tra l’infanzia e l’età adulta, quando tutto è portato agli estremi e mira all’assoluto, in un fragile equilibrio che basta poco a spezzare in dramma. I bambini, gli adolescenti, i marginali che Vesaas sceglie come suoi protagonisti sono forse troppo sensibili per adattarsi al mondo, ma hanno il dono di vedere l’essenziale, di ascoltare le voci dell’acqua e del vento, di lasciarsi incantare dalla bellezza della natura fino a varcare il confine tra la vita e la morte per perdersi nel suo grande abbraccio. Postfazione di Luca Scarlini.

foto presa dal web

Nato nel Telemark nel 1897, regione contadina dove folklore e tradizioni popolari erano molto sentite, autore di più di quaranta opere, fra romanzi e racconti, è ormai considerato uno dei grandi della letteratura norvegese del XX secolo, un classico noto e tradotto ovunque, vincitore del Premio del Consiglio Nordico per la Letteratura nel 1964. Dopo un inizio letterario secondo un modello neoromantico, in cui Hamsun e la Lagerlöf sono i suoi “dèi”, trova la vena migliore nei romanzi di tipo simbolico, quali: Il castello di ghiaccio, Gli uccelli. Firma anche drammi, radiodrammi e raccolte di novelle, tra cui I venti e Un bel giorno. Muore nel 1970.

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