Segnalazione: “Solo polvere” di Dario Giardi

Allen trova finalmente il coraggio di lasciare la sua piccola isola scozzese e partire alla volta di Ladispoli, Italia, per cercare di realizzare il suo sogno, diventare sceneggiatore. Qui si invaghisce di Daniela, una donna affascinante e manipolatrice. Gli occhi di Allen assisteranno a situazioni difficili da gestire a causa della sua fragilità fisica e psicologica. Amore e paura si mescoleranno fino a creare una nebbia fitta entro cui il protagonista dovrà trovare uno spiraglio di luce per fare chiarezza sugli eventi che hanno sconvolto la sua vita.

Il dolore si piange, la rabbia si urla,
ma la paura si aggrappa silenziosamente al cuore.
Gregory David Roberts

Prologo


È stata uccisa. Il commissario al telefono non è sceso nei dettagli. Dovrò essere ascoltato come persona informata dei fatti. Non faccio che stilare ipotesi su cosa sia accaduto. Ipotesi che però si sgretolano, non avendo elementi.
Provo a ricomporre i ricordi nella mia memoria. Come Pollicino cerco le briciole di pane lasciate sul sentiero negli ultimi tempi, ma mi rendo conto che molte sono state mangiate dagli uccelli. Non ho mai avuto una grande memoria, tuttavia non pensavo di imbattermi in voragini così profonde. A mia discolpa c’è da dire che mi sono impegnato parecchio per
cancellare ogni momento vissuto con lei. Pertanto ricordare è difficile. Le immagini si accavallano e il
tempo si muove disordinato. Una cosa, però, è chiara nei miei pensieri: non ho mai amato Stornoway, la mia
cittadina natale. Eppure oggi, in questo gelido mattino di gennaio, vorrei che il vento dell’oceano mi avesse trattenuto per sempre sulla mia isola.

Ricordo n. 1


È un venerdì pomeriggio. Ci sono tante persone. Cerco di focalizzarmi sulle loro espressioni, sperando che questi istanti interminabili scorrano velocemente. Da poco ho festeggiato il mio ventitreesimo compleanno.
E i miei genitori sono appena morti. Almeno questa è la versione della capitaneria locale, dopo che per giorni i loro corpi sono stati cercati invano. Si è verificata una tempesta e la piccola deriva sulla quale si sono mossi è finita nell’occhio del ciclone. Per la prima volta mia madre ha deciso di seguire mio padre, documentarista televisivo, in uno dei suoi viaggi. Sono partiti con una piccola imbarcazione, per girare delle riprese lungo la costa. Non ha mai assecondato i suoi inviti, soffriva di una forte depressione. Forse, se ci penso bene, da sempre, da quando un amore veloce e letto con occhi sbagliati l’ha condotta qui. L’ho vista rintanata in casa, cupa, triste, silenziosa. Nessuno dei componenti dell’equipaggio è stato ritrovato. Dispersi in mare, come tanti corpi e tante storie che alimentano le leggende di questi luoghi.
E così mi sono trasferito a vivere dal nonno. La sua casa è più piccola, ma sorge in una parte molto più caratteristica dell’isola. Posso vedere il porto e l’orizzonte aperto.

Ogni tanto deve assentarsi per alcuni giorni per raggiungere il villaggio di Breasclete. Da lì, infatti, salpa la nave che la Northern Lighthouse Board usa per monitorare i vari fari sparsi lungo le coste e quelli eretti su minuscoli scogli affioranti, come il faro di Eilean Mòr. Anche se la maggior parte di essi è automatizzata da tempo, la nave deve fare un giro di perlustrazione per verificare che le luci siano accese e che tutto funzioni. In caso contrario, deve approdare e far scendere i tecnici. Mio nonno è uno di questi.
La morte dei miei genitori mi ha liberato di un peso. È sconvolgente anche solo pensarlo: con il loro funerale
ho potuto riprendere in mano la mia esistenza. La prima cosa che intendo fare è abbandonare l’università, rompendo con il sentiero da loro stabilito. Poi mi allontanerò per sempre da questa livida società. I miei concittadini li ho visti sempre pronti ad affacciarsi alle finestre solo per bearsi della mia infelicità, con le loro facce curiose, incredule, pettegole. Incapaci di una
parola di conforto e di empatia per le mie pene. Mi sarebbe bastato un “Ciao Allen, come stai?”.
Approdare a Stornoway è come giungere in un posto fuori dal mondo. Questo piccolo centro, sull’isola di Lewis, è un luogo di frontiera, di pescatori e di viaggiatori infreddoliti e spaesati, circondati dal mare e dalle brughiere.
Oltre al porto, non ha molto da offrire, ma per tutti è il punto obbligato per iniziare la visita alle isole Ebridi. La casa dove sono nato è nel cuore della città, su Francis Street, la via pedonale, dove si affacciano i pochi pub e ristoranti della zona.
Uno degli aspetti della vita di provincia che ho sempre mal digerito è la convinzione, tipica delle persone che vi abitano, di conoscersi reciprocamente.

Non è così. Quelle stesse che si salutano da trent’anni non sanno davvero nulla l’una dell’altra. Sviluppano e sedimentano, spesso senza alcun fondamento, solo un’idea. Quanto questa riflette la vita reale? L’inconoscibilità dell’altro mi ha sempre affascinato, per tale motivo provo a investigarla e raccontarla nelle storie che scrivo.
So bene che scegliere di allontanarmi dall’isola mi porterà in un solo colpo a infrangere due sogni. Senza dubbio quello dei miei genitori, che mi avrebbero voluto avvocato, che non mi avrebbero perdonato la scelta di provare a fare lo scrittore di film. “È un colpo di testa” avrebbe detto mio padre e mia madre avrebbe chinato il capo, come sempre, non perché convinta, ma perché egoisticamente voleva che restassi accanto a lei per sopportare quella prigione in due. Sarà per
questa ragione che quel che era un semplice sogno è diventato un’ossessione… Voglio dimostrare a tutti, vivi e morti, che ho ragione, che ho perso solo anni preziosi in quell’università e tra quelle scogliere.
Infrangerò anche il sogno del nonno che vorrebbe trattenermi, sebbene per motivazioni diverse. Lui è convinto che intorno a me ci siano già le persone capaci di regalarmi quella felicità che io invece voglio cercare altrove. Adora Edna. Mi ripete sempre che è una ragazza amabile, che mi vuole bene, che sarebbe capace di donarmi tutto di sé e che io, tuttavia, non
riesco ad apprezzare come lei vorrebbe.
È indubbio che lei abbia imparato a convivere con la mia malattia e con i miei momenti di solitudine, non facendomi mai pesare nulla. D’altronde conosco la sua sensibilità, potrei definirne la presenza come quella di un fiocco di neve, leggero e rispettoso.
Forse è questo il motivo per cui non si è acceso il fuoco necessario. Le voglio molto bene, tuttavia l’amore, quello che sogno e di cui scrivo, è un’altra cosa.
Edna ha trascorso l’infanzia sotto la guida benevola e affettuosa di sua nonna Lindsay, dopo la morte dei genitori dei quali non ha conservato alcun ricordo, essendosene andati quando lei aveva appena pochi mesi di vita. Forse è un bene, è cresciuta con meno insicurezze e più convinzioni.
Abbiamo vissuto la nostra infanzia e adolescenza insieme, sull’isola. Inseparabili. È ed è stata la mia amica del cuore, l’unica amica. Ci siamo vissuti nel modo migliore che possa esserci: puro, disincantato e vero…

Dario Giardi, ricercatore in campo energetico-ambientale e scrittore, nasce a Roma. E’ autore di guide turistiche, saggi musicali, thriller e racconti di fantascienza. Con il racconto “Il Gemello” è stato finalista al Premio Urania Mondadori.
Per Robin Edizioni ha pubblicato il romanzo “Quarantena Roma” (2018) e “Solo polvere” (2021).
Con il suo alias Giadar compone musica ambient ed elettronica.

www.twitter.com/giadarmusic

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Author: Jenny Citino
Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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