“La piccola libreria di campagna”
Autrice: Rachael Lucas
Titolo originale: The telephone box library
Traduzione di: Chiara Gualandrini
Casa editrice: Newton Compton
genere: rosa
data di pubblicazione: 24 Settembre 2020

pagine: 352
prezzo: 9,40

Libri, vino, segreti… gli ingredienti perfetti per una vacanza veramente speciale!
Lucy ha appena trovato un cottage da sogno per una vacanza indimenticabile. Tutto quello che deve fare è tenere d’occhio Bunty, la sua vicina di casa ultranovantenne estremamente vivace… In compagnia del suo cagnolino, Hamish, Lucy ha in programma di rilassarsi e di immergersi nelle incredibili storie delle donne che hanno vissuto nel vicino Bletchley Park. Ma gli abitanti del paesino di Little Maudley hanno altre idee, e Lucy si trova improvvisamente trascinata nell’iniziativa volta a trasformare una cabina telefonica fatiscente in una biblioteca gestita da volontari. Farà presto amicizia con Sam, che progetta case sugli alberi, e pian piano si lascerà conquistare dal fascino della vita di campagna. Ma nel corso del suo soggiorno scoprirà anche un segreto rimasto celato per decenni: qual è il legame speciale che unisce l’arzilla Bunty a Bletchley?

Leggere questo libro è stato davvero emozionante! Confesso che non conoscevo questa autrice, complice anche il fatto che in italiano finora è stato tradotto solo questo romanzo e spero in futuro di leggerne altri. 

“La piccola libreria di campagna” è un titolo molto particolare, tanto quanto la libreria in questione: una cabina telefonica (non di meno il titolo originale è “The Telephone Box Library”). Ma partiamo dall’inizio! 

La protagonista è Lucy, un’insegnante di storia delle scuole medie/superiori, che un giorno accompagnata dal suo piccolo amico a quattro zampe Hamish si trasferisce in un paesino nelle campagne londinesi, Little Maudley, non solo per cercare un po’ di pace e serenità dallo stress quotidiano provocato dal lavoro ma anche per occuparsi di una signora ultranovantenne ma ancora arzilla, un vero peperino: Bunty. 

Piano piano, la ragazza riesce ad ambientarsi grazie anche ad Hamish infatti è durante una delle loro passeggiate mattutine che incontra e conosce Mel, l’allenatrice cinofila, con cui stringerà una forte amicizia per poi conoscere Beth, una donna tanto simpatica quanto pettegola, Helen ossia colei che presiede il comitato cittadino e infine il bellissimo Sam e la figlia di questi Freya. 

Lucy, essendo un’amante di storia, si ritroverà coinvolta in un progetto alquanto interessante: stendere e pubblicare un libro per festeggiare gli ottant’anni di un’associazione del paesino il quale sarà dedicato alle donne che hanno vissuto a Little Maudley le difficoltà della seconda guerra mondiale. Così, mentre i cittadini cercano più informazioni possibili intervistando chi è ancora in vita per raccontare e testimoniare quei duri anni, Lucy dovrà carpire quali segreti nasconda Bunty che lavorava nel vicino Bentley. A farle da spalla ci sarà Sam, un bellissimo padre single che si diletta a costruire casette sugli alberi. 

La parola d’ordine del romanzo è libro il quale viene spesso nominato: lo troviamo nel momento in cui i personaggi parlano dell’imminente chiusura della biblioteca cittadina, nella passione condivisa da Lucy, Freya e Bunty riguardo la lettura, nel progetto della cabina telefonica e in quello dell’ottantesimo anniversario dell’associazione. All’inizio di questa recensione ho scritto che il titolo è molto particolare: questo perché mentre continuavo la lettura ho avuto la sensazione che con “la libreria di campagna” non si intendesse solo la sopracitata cabina telefonica ma anche Little Maudley stessa perché come dice la stessa protagonista le testimonianze che lasciano i vecchietti riguardo la seconda guerra mondiale non si trova in nessun libro di storia infatti, come dice anche Bunty, vivere durante il conflitto non era solo essere operativi durante le missioni ma anche andare al cinema, ai balli, frequentare i ragazzi che si trovavano di stanza a Bentley e Little Maudley. 

C’è da dire però che il vero protagonista del romanzo è tanto Lucy quanto la cabina telefonica perché tutto il movimento del racconto ruota intorno ad essa. La cabina era diventata il simbolo stesso del paese perché era lì che i giovani si riunivano, le coppie si davano appuntamento o ci si recava semplicemente per fare una telefonata. Inoltre ha un valore molto importante per Bunty, un valore affettivo, e toglierla sarebbe stato l’equivalente di toglierle anche una parte del suo cuore ed è per questo che è la prima che appoggia l’idea di trasformarla in libreria. 

Per quanto riguarda lo stile, è molto chiaro, leggero e i dialoghi sono ben fatti. L’autrice sa descrivere il tutto in maniera minuziosa non solo il paesaggio circostante ma anche i personaggi, come sono fisicamente e cosa indossano tant’è che il lettore riesce a immaginarsi il tutto come se si guardasse un film nella sua mente. L’unica nota dolente che mi sento di dare riguarda la mancata divisione in paragrafi quando c’è un cambio di scena con altri personaggi. 

Nota positiva invece va ai personaggi. Mi sono piaciuti molto, sia quelli principali che quelli secondari, perché sono caratterizzati in maniera normale, come qualsiasi persona che incontreresti nella vita reale in un paesino di campagna. Lucy è una protagonista simpatica, molto dolce, curiosa e lo stesso dicasi per Sam: è un uomo che si dà da fare per la comunità, sensibile e fragile, padre protettivo nonché amorevole.

Anche Bunty è un personaggio che si fa amare dal lettore: a una prima occhiata sembra una nonnina testarda e cocciuta ma piano piano che la storia va avanti la vediamo intenerirsi e aprirsi nei confronti di Lucy. Anzi spesso la penna la si passa a lei in quanto spetta proprio alla nonnina raccontare come in un flashback alcuni episodi della sua gioventù ambientata nel 1941. 

Freya è la nota giovanile data alla storia: ragazza sensibile, amante della lettura e degli animali nonché affezionata a Bunty, ha i suoi demoni interiori da combattere dovuti non solo ai suoi quattordici anni ma anche per l’assenza della madre scappata via abbandonandola col padre.

È un libro assolutamente consigliato, non ha la pretesa di essere un romance ne uno romanzo dai tratti storici. Invece è una storia molto dolce che mostra la vita quotidiana di un simpatico paesino inglese alle prese con i suoi ricordi, belli e brutti, dove è possibile incontrare nuovi amici e perché no anche l’amore. 

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Ambra C.

Di Ambra C.

Ciao, il mio nome è Ambrogia ma amici e conoscenti mi chiamano Ambra. Archeologa, viaggiatrice e amante del biking, adoro collezionare Barbie ma soprattutto adoro leggere: i miei generi preferiti sono il romanzo storico, la biografia e non disdico il romanzo rosa e raramente i gialli, i thriller e i fantasy. Inoltre, gestisco due pagine IG, "Arte e Archeologia" e "Amando Libri", dove nel primo parlò di archeologia, arte e cultura e nel secondo il mondo dei libri.

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