sabato, Ottobre 31, 2020
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Recensione del romanzo “Dopo la solitudine” di Antonella Frontani edito da Garzanti

“Dopo la solitudine”
Autrice: Antonella Frontani
Genere: Narrativa
casa editrice: Garzanti
data di pubblicazione: 25 giugno 2020
pagine: 204
prezzo: 17,10

Trama

Lorenzo è convinto che la propria vita sia impeccabile così com’è. Una quotidianità scandita da rituali rassicuranti, il lavoro di insegnante al Conservatorio, due amici intimi e il microcosmo del suo appartamento sono tutto ciò di cui ha bisogno per dirsi felice. Finché qualcosa inceppa questo meccanismo, che ha sempre funzionato alla perfezione. Una strana sensazione lo spinge a interrogarsi sul vuoto che gli prende lo stomaco e non lo lascia respirare. Un vuoto a cui non sa dare un nome, ma che gli impedisce di godersi la routine con la serenità di prima. È per questo che Lorenzo non trova altra soluzione al suo malessere se non quella di allontanarsi per un po’. Di partire per l’India con un gruppo di sconosciuti, una realtà così poco familiare da consentirgli di prendere la giusta distanza per rimettere ordine dentro sé stesso. Ciò che non si aspetta è di restare affascinato da uno dei suoi compagni di viaggio: Zoe, una ragazza dai lunghi capelli fucsia, che in circostanze normali avrebbe giudicato sopra le righe. Giorno dopo giorno, Lorenzo si rende conto che Zoe è capace di intravedere la bellezza dell’esistere, anche quando si cela nelle situazioni impreviste. Sa che da lei può imparare ad apprezzare di nuovo la vita in tutte le sue sfumature, ma per farlo deve prima scoprire l’altro lato di Zoe, quello che la ragazza si ostina a nascondere dietro un fare sfuggente e ambiguo. Solo così potrà lasciarsi andare e abbattere anche le sue ultime resistenze. L’autrice di “Tutto l’amore smarrito” e “L’equilibrio delle illusioni” torna con un romanzo profondo, toccante e coinvolgente. La storia di Lorenzo ci parla di fragilità che tutti condividiamo. E ci invita a non averne paura, ma a riconoscerle e accettarle, perché ci rendono unici e ci spingono a superare i nostri limiti per conquistare una felicità ancora più grande.

Recensione

Lorenzo Melfi, anche detto “Maestro” vive la sua vita prigioniero di un’irrefrenabile monotonia che caratterizza tutti le sue giornate. Insegnante di musica al conservatorio, dopo un difficile evento accadutogli in gioventù, di cui porta ancora i “segni” sulla pelle, sembra trovare conforto solo nell’abitudine; nel suo ritirato anfratto di realtà che si è duramente costruito col tempo, lontano dal mondo, vive incurante la sua esistenza priva di ogni tipo di emozione.

Le uniche forme di evasione dalla sterile realtà di cui è protagonista, si riscontrano nei momenti trascorsi con i suoi due inseparabili compagni di lavoro e di vita, Arturo e Tiberio.

È la musica, perciò, la colonna sonora della vita di Lorenzo: passione che condivide con i suoi due inseparabili amici.

“La loro amicizia in quei frangenti diventa un patto di sangue: non potranno mai disperdere quel legame se suonano con quella sintonia. Non potranno mai dimenticarsi l’uno degli altri, se le note fluiscono nelle loro vene indistintamente”.

Tutto scorre immutabile, fino a quando lo stesso Lorenzo, che per tanto tempo aveva desiderato una vita come quella, inizia a sentirsi oppresso dalla stessa, fino al punto di sentire l’impellente bisogno di fuggirvi.

Sarà proprio questa fuga, la più importante decisione mai presa, perché lo condurrà in luoghi paradisiaci della terra, al fianco di una donna enigmatica, che lo accompagnerà in un viaggio senza ritorno: quello verso la tanto agognata salvezza.

Miglior personaggio:

Il romanzo vede centrale la figura di Lorenzo, nella cui condizione esistenziale ci si può riscontrare senza troppi problemi.

La vera protagonista della storia, è infatti, la solitudine che attanaglia le vite dei personaggi, avvicinandoli, permettendo a Lorenzo stesso, di riconoscersi in paure e silenzi altrui. Zoe infatti, catturerà l’attenzione del nostro “Maestro” proprio grazie alla comune condizione di inadeguatezza nei confronti di una vita che li possiede, dominandoli, in cui entrambi riversano.

“Cosa ti ha spinto dall’ altra parte del mondo, Lorenzo?”
“Un senso di vuoto che non riuscivo più a colmare. E a te?”
“Un senso di pieno che mi toglieva il fiato. Volevo restare da sola per capire se potevo ancora essere amata.”

È proprio questo bisogno d’amore che segna il confine tra l’umanità ed il resto, ed è proprio in questo stesso bisogno che Lorenzo si identifica, riscoprendosi: grazie al contatto diretto con la natura e ai nuovi sentimenti che inizia a provare per la ragazza, sembra come risvegliarsi da un brutto sogno in cui è rimasto imprigionato troppo a lungo, e dal quale comprende di dover uscire.

Sarà proprio questa la lezione più difficile che la sorte gli impartirà:

“Quando la vita ci frana addosso accade in un attimo. Dopo si muore o si rinasce migliori”.

E lui, la coltiva con cura facendola suo, per poi donarcela anche a noi, che non possiamo fare altro che lasciarsi travolgere dall’autenticità di questo miracolo.

Conclusioni personali:

“Dopo la solitudine” è un romanzo che probabilmente nasce dal bisogno dell’autrice di raccontare una parte di vita di cui nessuno parla mai, ma che potenzialmente, è presente in ognuno di noi. Quante volte ci lasciamo vivere, piuttosto che correre verso ciò che desideriamo davvero? E questo accade inevitabilmente, perché la paura è direttamente proporzionale all’amore: più amiamo qualcuno o qualcosa, più la paura di perderla sarà grande. Ed è questa, la stessa paura che imprigiona Lorenzo in una gabbia dorata, dove il prezzo da pagare per una monotona quiete è la tristezza di una vita sterile.

Il romanzo, oltre alla solitudine però, affronta anche un’altra tematica importante: l’autismo, che viene presentata non come una malattia, come una diversità, ma come un’altra delle tante forme di inadeguatezza esistenziale.

Ed ecco, che nel tumulto di questa tempesta interiore, l’amicizia e l’amore appaiono come dei fari, da seguire e non perdere mai di vista per raggiungere la pace.

Nel testo, inoltre, ho rilevato anche dei possibili riferimenti ad altri scritti importanti: ad esempio, uno degli amici di Lorenzo, Arturo, ama le stelle e i pianeti e ciò mi ha fatto pensare ad un probabile collegamento con l’Arturo per eccellenza, quello di Elsa Morante, che porta il nome della stella più luminosa del cielo.

E poi ancora, Zoe e Lorenzo che giungono in quest’isola misteriosa ed idilliaca, potrebbero simboleggiare dei moderni Adamo ed Eva nel paradiso dell’Eden.

Insomma, la Frontani ci delizia con una scrittura veloce, schietta e senza riserve. Una narrazione che pur diramandosi in varie direzioni, non perde mai di vista quello che è il punto focale del discorso: l’importanza della libertà da ogni vincolo posto in essere dal nostro Io. L’importanza di saper evadere da circostanze e situazioni che ci opprimono; la necessità di non costruire muri laddove dovrebbero esserci solo orizzonti.

Perché la solitudine è solo una landa arida nella quale vagare incessantemente e senza meta: ed invece, ciò che conta davvero, è saper correre verso il sole.

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