Prossima uscita “La mia piccola casa di campagna”

In libreria dal 30 Agosto 2022

Intenzionata a lasciarsi alle spalle Londra e il fallimento del suo matrimonio, Katie si è appena trasferita insieme alla figlia Poppy in un antico cottage nel caratteristico villaggio di Christmas Steepleton, nella contea del Dorset. La loro nuova casa è stata abbandonata per anni e ha bisogno di un’energica ristrutturazione, ma Katie non è disposta a scendere a compromessi con la propria felicità e quella di sua figlia. E così non si lascia scoraggiare e si getta anima e corpo nei lavori per trasformare il cottage nella casa dei suoi sogni. I soldi, però, iniziano a scarseggiare, e la sua determinazione vacilla. Se non riusciranno a sistemare tutto prima dell’arrivo dell’inverno, lei e Poppy saranno costrette a tornare a Londra… Per questo, quando una produzione cinematografica si offre di affittare il cottage per alcune riprese, Katie accetta senza pensarci un attimo: può essere l’aiuto di cui ha bisogno. E poi a sostenerla c’è Gabriel, un nuovo amico, così riservato e tanto diverso dal suo ex marito. Chissà che la loro amicizia non possa trasformarsi a poco a poco in qualcosa di più…

DEDICA

Questo libro è dedicato a tutte le persone colpite da ictus; alle persone che hanno tenuto un pony in un piccolo frutteto, alle persone che vivono in spazi minuscoli, a chiunque condivida la casa con più onischi di quanti vorrebbe e/o abbia un giardino che cresce a dismisura fin dentro casa. E anche alla mia prole: Tom, Vienna, Fern, Will e Addie, perché ascoltate le mie infinite chiacchiere su persone e luoghi immaginari. Vi amo tutti.

1

«Mi hai comprato un pony!».

Mentre risalivo dal caldo comfort del sonno nel giorno affilato, le parole divennero parte del mio sogno e io avevo di nuovo undici anni, l’aria odorava di cavallo e del potenziale entusiasmo che solo un’undicenne può provare al pensiero di spalare letame e pulire bardature all’infinito. Poi l’entusiasmo svanì nell’oscurità imminente e mi ritrovai sveglia, con mia figlia quattordicenne che saltellava ai miei piedi.

«Che?», dissi, tutto fuorché elegante a quell’ora di una mattina di settembre. Non che fossi poi così elegante a giugno, ma c’era qualcosa nel freddo di una mattinata di fine estate che mi portava a pensare che l’abituale cardigan di mia madre non fosse solo per fare scena. C’era un piumone aggiuntivo sul letto e io indossavo un pigiama felpato.

«Un pony!». Poppy saltellò di nuovo sui miei piedi, una cinica adolescente stanca della vita ridotta a un’esagitata bambina di nove anni per la prospettiva di un potenziale equino. «C’è un pony nel frutteto!».

Dal momento che anche i sogni mi avevano riportata alla nostra vecchia vita nell’appartamento di Londra, con Luc, perfino la parola “frutteto” non mi tornava. «Che?», ripetei, faticando ad alzarmi sotto i suoi saltelli. L’aria fredda mi avvolse quando abbandonai il piumone, e con essa arrivò l’intera vita passata, che mi urtò la testa. «Oh».

Bonk fece il colpo dei ricordi, come un calzino con dentro una saponetta, mentre fissavo le pareti spoglie della mia camera da letto, la piccola finestra bassa, che da chiusa lasciava entrare tanta aria fredda come fosse aperta, e la luce sbiadita del vecchio sole filtrata dalle ragnatele che ancora non avevo avuto il cuore di distruggere. Dorset, non Londra. Casetta, non appartamento. E, a quanto pareva, un frutteto che, ora ricordavo, era il nome con cui Poppy aveva deciso di chiamare il fazzoletto di terra ricoperto di vegetazione adiacente alla casa. Troppo grande e incolto per essere un giardino e troppo piccolo per essere un campo, così la dignità presa in prestito da un paio di vecchi meli muscosi gli aveva conferito il titolo di frutteto.

«Allora?». Poppy aveva le mani sui fianchi. «Mi hai comprato un pony?»

Per abitudine della maternità, notai che indossava ancora il pigiama, nonostante fosse un giorno di scuola, e andai dritta agli aspetti pratici. «Va’ a prepararti per la scuola o perderai il pullman».

«Non hai nemmeno intenzione di guardare?». Un sospiro sdegnoso, uno di quelli a cui avevo fatto l’abitudine. «Perché se non sei stata tu, e nemmeno papà, allora qualcuno ha parcheggiato un pony qui fuori e sono certa che sia, tipo, un reato». Fece scivolare il suo corpo longilineo – che lei ancora detestava, nonostante fosse a solo un anno o poco più dal diventare la sua risorsa più preziosa – giù dal letto e camminò a passi pesanti sulle scricchiolanti assi di legno. «E adesso vado di sotto a vederlo».

«Prima vestiti!», le gridai, invano. Era stato uno dei tanti shock della maternità vedere come mia figlia, che mi aveva idolatrata per i primi cinque anni della sua vita, potesse giungere così in fretta alla conclusione che, in pratica, io servivo per provvedere a lei e proteggerla dai pericoli, nonostante la sua crescente abilità nello svolgere da sola entrambe le mansioni stesse surclassando la mia. Lei sapeva che io sapevo di non poterla obbligare a fare qualcosa. C’era molta psicologia inversa in ballo, non dirò altro.

Nello spirito del “fa’ quel che dico, non quel che faccio”, mi precipitai giù per gli stretti gradini cigolanti, sulla scia di Poppy, attraverso il pavimento in pietra della cucina fin fuori nel frutteto. Il sole era ormai sorto, la sua bassa inclinazione gettava le ombre degli alberi in direzione della casa. C’era un principio di profumo di sidro proveniente da alcune mele cadute per il vento e il minaccioso ronzio delle vespe che si mettevano in moto per la giornata.

Quando la raggiunsi, Poppy era all’estremità opposta del campo, dove la stretta siepe di biancospino delimitava il margine del viottolo. E stava accarezzando il naso di un qualcosa che poteva essere chiamato solo pony, perché il nome “mucca mal assemblata” era già stato usato. Gridai un simbolico «Fa’ attenzione» attraverso l’erba, ma lei non diede il minimo segno di avermi ascoltata «Non è bellissimo?», sussurrò. «Da dove pensi che venga, mamma? Papà non mi regalerebbe un pony. Vero?», concluse con un tono che era in parte di accettazione della natura incostante e dissipata di suo padre, in parte di profonda speranza

Osservai oltre il leggero dondolio del pony pezzato, verso il cancello che dall’esterno conduceva nel frutteto. «Tirando a indovinare, direi che…». Cercai di tenere il sarcasmo fuori dalle mie parole, ma sapevo che lei l’avrebbe comunque reinserito. «…non è affatto da lui».

Parcheggiato nella piazzola, nel punto in cui per un breve tratto il viottolo diventava abbastanza largo tra le file di alberi ai bordi da permettere la sosta, c’era un carrozzone. Uno di quei camper gitani in stile rétro, con un magnifico tetto arcuato e la parte anteriore variopinta, con una porta olandese dorata, sormontata da una finestrella e ricoperta di motivi di vernice oro. Le stanghe erano appoggiate al cancello.

«Oh», sussurrò Poppy, «che bello. È bellissimo. Possiamo tenerlo? Visto che è sul nostro terreno, intendo».

«No». La mia voce era tesa. A quel punto, riuscivo a sentire l’odore del pony, quella combinazione di fieno, erba appena tagliata, sudore, zoccoli e fango. «Ovviamente non possiamo. Sarà meglio andare a svegliare il proprietario e chiedergli di andarsene».

Poppy mi rivolse un’occhiata. «Prima faresti meglio a vestirti, mamma. Non vorrai sembrare una racchia se decidi di bussare alla porta di qualcuno a quest’ora del mattino».

Con l’intenzione di non cedere a ciò che mia figlia pensava di me, scavalcai il cancello e mi avvicinai con cautela alla porta del carrozzone. Riuscivo a sentire il peso dello sguardo fisso di Poppy tra le mie scapole, e nemmeno il cavallo era d’aiuto.

«Scusi?». Bussai. «Ehilà?».

La porta si spalancò verso di me, libera dal chiavistello, con una zaffata di frittura.

«Ehm, vivo nella casa…». Infilai dentro la testa. «Il suo cavallo…».

L’interno della carrozza era scrupolosamente ordinato, splendidamente ornato e completamente privo di occupanti.

foto presa dal web

Jane Lovering È un’autrice pluripremiata di romanzi d’amore. È stata più volte finalista e due volte vincitrice del prestigioso RNA Award. Insegna in una scuola dello Yorkshire, dove vive con i suoi cinque figli, e progetta laboratori di scrittura creativa.

Per saperne di più: janelovering.co.uk

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Author: Jenny Citino
Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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