sabato, Gennaio 16, 2021
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“Torno a casa per Natale” di Jenny Hale, traduzione di Micol Cerato e Mariacristina Cesa edito da Newton Compton in tutte le librerie e on-line dal 10 Dicembre 2020. Estratto

TRAMA

Un’indimenticabile commedia natalizia.

Il piccolo albergo White Oaks è sempre stato il posto preferito di Scarlett Bailey. Sua nonna è proprietaria di quell’edificio antico e accogliente, profumato di cannella e cioccolato, e a Scarlett sembra di tornare bambina ogni Natale, quando tutta la famiglia si riunisce qui. Ma le cose stanno per cambiare e questo potrebbe essere l’ultimo anno da trascorrere insieme al White Oaks… Nel pieno delle festività natalizie, mentre cucina biscotti e sistema le decorazioni sull’albero, Scarlett si getta a capofitto in una nuova missione: salvare l’albergo. Quando viene a sapere che Charlie Bryant, un affascinante promotore immobiliare, trascorrerà il mese di dicembre lì vicino, comincia a sperare in un colpo di fortuna. Ma quando Scarlett e Charlie si incontrano volano scintille: i due hanno idee molto diverse per il futuro di White Oaks. Scarlett è determinata a dimostrare cosa l’albergo significhi per la sua famiglia e per gli ospiti che vi ritornano ogni anno, mentre Charlie è alle prese con un segreto del passato che gli impedisce di aprire il suo cuore. Ci vorrebbe proprio  un miracolo di Natale, per seppellire i dissapori e cominciare finalmente a collaborare…

ESTRATTO

Capitolo uno

Scarlett Bailey spense la ghirlanda di luci natalizie fuori dal suo appartamento, si strinse al petto i sacchetti pieni di regali decorati con motivi di vischio e cominciò a scendere i gradini in direzione del padre, che aveva appena accostato nel suo vecchio pick-up e la stava salutando allegro con la mano. Per tutta la settimana si era dedicata anima e corpo agli acquisti di Natale, concentrandosi sulla scelta del dono più adatto a ciascun membro della famiglia, sul trovare la carta regalo perfetta e decorare ogni pacchetto con rametti di agrifoglio o piccole pigne acquistate nel negozio di artigianato. Ma adesso, in mezzo alla montagna di regali, doveva affrontare il fatto che, a partire dall’anno seguente, le feste sarebbero state diverse. Forse non avrebbe mai più potuto trascorrere il Natale alla White Oaks Inn.

Era un grosso cambiamento: non era riuscita a pensarci fino a quel momento, mentre incastrava gli ultimi regali di Natale per la famiglia nel pick-up del padre e saliva a bordo. Non era neppure sicura che portare avanti quel progetto fosse la cosa giusta. Al momento dei voti, però, si era ritrovata in minoranza. Davanti alla mousse di zabaione e alla torta di pere e sciroppo d’acero della zia Alice, la famiglia Bailey aveva preso una decisione, e lei avrebbe dovuto cercare di fare buon viso a cattivo gioco.

Il pompon bianco del cappello da Babbo Natale di suo padre oscillò come un pendolo imbottito quando lui le lanciò uno sguardo prima di tornare a voltarsi verso la strada. Indossava sempre quel cappello rosso rubino con il risvolto bianco lucido e il pompon in tinta quando andavano a White Oaks per il raduno natalizio di famiglia. Per Scarlett era un ricordo prezioso. Quel giorno, però, non sembrava appropriato.

Viaggiarono per cinque ore senza quasi scambiare parola. Scarlett teneva fermo il grosso pacchetto che reggeva sulle ginocchia fin dalla partenza. Era il regalo che suo padre aveva comprato per zio Joe, avvolto in carta a scacchi rossi e verdi con un fiocco color mirtillo. Non era riuscita a stiparlo nel retro del pick-up, così l’aveva tenuto davanti, lampante promemoria del fatto che mancavano solo cinque giorni a Natale.

Si sentiva ballonzolare a ogni scossone del pick-up che si inerpicava sull’irregolare stradina di montagna, addentrandosi nelle Great Smoky Mountains e avvicinandosi a White Oaks. Pregustava l’arrivo con un’impazienza dolceamara.

Riusciva ancora a vedere il nonno, le mani affondate nelle tasche del giaccone rosso e bianco da boscaiolo, le spalle alzate e i gomiti stretti ai lati del corpo per difendersi dal freddo, che li aspettava in piedi sotto l’imponente portico della grande locanda rivestita di legno. Le assi dipinte, che si stagliavano bianche contro la vegetazione delle alture circostanti, la facevano sembrare una perla in mezzo alla neve che cadeva, con le ali est e ovest protese lungo i fianchi delle montagne come due braccia in attesa di stringerti.

Ogni anno, quando suo padre accostava l’auto, prima di proseguire verso il retro per lasciarla nel parcheggio riservato alla famiglia, abbassava il finestrino e salutava con la mano. Il nonno annuiva, irradiando gioia dal volto segnato dal tempo, poi rientrava per avvisare gli altri del loro arrivo. L’anno prima zio Joe aveva preso il suo posto sul portico. I saluti del nonno dovevano essere mancati anche a lui. La sua scomparsa aveva spezzato il cuore di tutti, ma quel Natale – e per i due anni successivi – si erano stretti intorno alla nonna. L’ultima cosa che il nonno avrebbe voluto era che lei non fosse felice durante le feste.

Scarlett guardò fuori dal finestrino il bianco indistinto che li circondava. Dal ciglio della strada tortuosa le montagne si ergevano dritte nel cielo, gli alberi erano a stento visibili sotto la coltre di neve. Non riusciva a capacitarsi che quella potesse essere la sua ultima vacanza nel luogo magico che l’aveva resa la persona che era: con ogni probabilità quella sarebbe stata la sua ultima visita alla locanda che i nonni gestivano da prima ancora che suo padre nascesse.

E la povera nonna non immaginava neppure che cosa stavano progettando. L’avrebbero colta alla sprovvista. Scarlett fu invasa dal senso di colpa .

«Non hai pronunciato una parola per tutte le cinque ore del viaggio, a parte quando mi hai chiesto di fare una sosta per andare in bagno», disse suo padre, stringendo il volante con una mano sola mentre superava agilmente un tornante, nonostante la bufera di neve, spingendo al massimo il 4×4. «Volevo darti il tempo di entrare nell’atmosfera, ma muoio dalla voglia di sapere come ti senti». Posò una mano rilassata sulla leva del cambio. Per chiunque altro quel viaggio in montagna sarebbe stato insidioso, ma suo padre l’aveva fatto così tante volte che conosceva ogni curva della strada, ogni affossamento del terreno.

«So che non ti piace l’idea di mettere in vendita la locanda, Scarlett», disse, «ma la nonna non è in grado di gestirla senza il nonno e, anche se lo fosse, White Oaks sta arrancando. Quest’estate la nonna ha dovuto abbassare i prezzi per invogliare la gente a scegliere White Oaks invece di quei nuovi resort. E nonostante questo, ha ottenuto a malapena un terzo degli incassi che le servono per mandarla avanti. Tenere aperto ormai le costa più di quanto guadagni. E, come abbiamo appurato il mese scorso durante la riunione di famiglia, tra tutti non abbiamo nemmeno la somma di cui ha bisogno per continuare».

Nel suo periodo d’oro, White Oaks era stata un luogo di villeggiatura estiva per chi cercava una tregua dal calore incessante del sud all’ombra delle montagne. Ma tra il proliferare di complessi montani in stile resort e le locande spuntate nei paesi vicini, faceva fatica a stare al passo con le richieste di servizi extra. Non poteva vantare un centro di yoga, lezioni di pesca con la mosca, escursioni guidate, piscine di dimensioni olimpioniche: nessuno dei servizi offerti dalla concorrenza. E la nonna si rifiutava di fornirli.

«Questo è un luogo di riposo», aveva detto l’ultima volta che si erano sentite al telefono, quando Scarlett aveva suggerito qualche miglioria.

Scarlett sapeva che apportare grossi cambiamenti per rendere redditizia la locanda sarebbe stato un lavoro a tempo pieno. E avrebbe dovuto convincere la nonna di ogni singola modifica. Lei era l’unica in famiglia che potesse assumere quel ruolo, perché era l’unica che avesse solo sé stessa di cui preoccuparsi. Aveva trascorso due lunghi anni a fare un lavoro che odiava, ma aveva appena ottenuto un posto come direttrice di marketing alla Electra Media. Era molto più felice, lì, anche se il lavoro le portava via più tempo. Aveva fatto fatica a prendersi qualche giorno per le vacanze di Natale, figurarsi gestire una locanda. Così, malgrado non volesse cederla a nessuno, sapeva che avrebbe dovuto acconsentire alla decisione della famiglia di venderla. Per la nonna era l’opzione migliore dal punto di vista economico, anche se scoprire cosa avevano in mente l’avrebbe distrutta. In ogni caso, non aveva scelta. Alla velocità con cui stava perdendo denaro, se si fosse opposta sarebbe andata in bancarotta.

Durante la riunione di famiglia avevano deciso di aspettare dopo Natale per dirglielo, in modo da non rovinarle le feste. Pur volendo coinvolgerla nella discussione, dovevano procedere con molta cautela. White Oaks era un posto davvero speciale per lei. L’aveva comprata con il nonno e vi aveva cresciuto tutti i suoi figli. L’idea di venderla non poteva essere buttata lì come se nulla fosse, perciò avevano deciso di dirglielo quando fossero stati tutti presenti per offrirle sostegno, e dopo essersi concessi un ultimo Natale da aggiungere ai meravigliosi ricordi che avevano collezionato negli anni.

Scarlett si accorse di non aver risposto alla domanda del padre quando lui disse: «So anche quanto ami White Oaks e quanto dev’essere dura per te. Ma non possiamo fare nient’altro, ormai».

«Se proprio dobbiamo venderla, spero solo che il nuovo proprietario non voglia modificarla. Vorrei che potessimo trovare un’alternativa…», disse infine lei. Il Natale era il momento in cui tutti gli abitanti della cittadina si radunavano, nell’allegria generale. Quell’anno l’atmosfera si preannunciava molto diversa. Ci sarebbe stata la solita festa natalizia – avrebbero scartato i regali, l’intera famiglia insieme agli amici del paese –, ma per tutto il tempo Scarlett avrebbe saputo che dopo avrebbero dovuto dare la notizia alla nonna, e non credeva che sarebbe riuscita a divertirsi. Né considerava giusto nei confronti della nonna che tutti sapessero la verità tranne lei, ma capiva il motivo: il Natale per lei era il momento più bello dell’anno, e sarebbe stato terribile rovinarglielo.

Scarlett inspirò, riempiendosi i polmoni di aria fredda, ed espirò lentamente per alleviare la tensione dalle spalle. «Possiamo prendere la strada lunga che attraversa Silver Falls per arrivare a White Oaks? Forse mi aiuterà a entrare un po’ di più nello spirito natalizio».

«Certo», rispose suo padre, cambiando direzione e svoltando a destra al bivio, diretto in paese.

La cittadina di Silver Falls era adagiata sul fianco della montagna, con ampie vedute sulla valle sottostante. Doveva il suo nome alle cascate iridescenti che scendevano lungo il pendio, circondate da olmi, pini e ciliegi. Scarlett aveva trascorso le estati a nuotare nelle pozze che si formavano alla base, uscendo dall’acqua solo per fare uno spuntino. Si raccoglieva in grembo un mucchietto delle castagne che crescevano spontanee nella zona, rompeva il guscio e le sgranocchiava seduta in riva alle pozze, i piedi immersi nell’acqua per combattere il calore.

Aveva sempre amato il modo in cui poteva lasciar spaziare lo sguardo per chilometri, il fiume che si snodava come un nastro azzurro tra le foglie. Silver Falls aveva un piccolo parco con un perfetto panorama sulle cascate che durante l’estate attirava i villeggianti, ma in inverno era un luogo altrettanto bello: l’acqua formava sulle rocce cristalli di ghiaccio che le faceva scintillare come fossero tempestate di gemme. Scarlett non vedeva l’ora di tornare ad ammirarle di nuovo.

Nei mesi più caldi,

Silver Falls era un’affollata località turistica con negozietti pieni di oggettini fatti a mano, una taverna, bancarelle di antiquariato, una piccola caffetteria e una libreria, ma in inverno era spettacolare e, data la minore affluenza di visitatori, la gente del posto considerava la stagione un momento di festa. Chiunque avesse la fortuna di salire in montagna durante il periodo natalizio trovava gli abitanti indaffarati a addobbare il paese per le festività, tenendo le porte dei negozi aperte oltre l’orario di chiusura e radunandosi per celebrare l’affiatamento della comunità.

«Oh, guarda». Il padre di Scarlett indicò il cartello fuori dall’unico bar del paese. Il nome ufficiale era proprio quello, The Only Bar in Town, ma la gente del posto lo chiamava semplicemente il Bar.

Scarlett lesse il cartello e fece il primo sorriso della giornata: MUSICA DAL VIVO PER L’INTERO WEEKEND! PRESTON MEADE ACCETTERÀ RICHIESTE DA TUTTI A PARTE LORETTA.

Persino Loretta Fitzpatrick, titolare dell’agenzia di appuntamenti del paese, si sarebbe fatta una risata. Lei e Scarlett erano coetanee e avevano trascorso molte estati insieme. Loretta era un’ottima ascoltatrice e da ragazzina voleva sempre sapere tutto della sua vita amorosa. Chiacchieravano nei pressi delle cascate finché gli insetti serali provenienti dai boschi non diventavano insopportabili e le costringevano a rientrare…

L’ AUTRICE

Jenny Hale, è un’autrice bestseller di «USA Today». Due dei suoi romanzi d’amore sono stati selezionati per degli adattamenti televisivi. La Newton Compton ha pubblicato Iniziò tutto a NataleCercasi amore durante le vacanze e Torno a casa per Natale.

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