“L’albero dello zenzero” di Oswald Wynd

“L’albero dello zenzero” di Oswald Wynd

1903. Quando Mary, dopo un lungo viaggio dalla Scozia alla Cina, si trova davanti al suo promesso sposo, che conosce appena, capisce che non sarà un matrimonio felice. Persino quando rimane incinta Mary si sente sola. Fino a quando, in una delle sue passeggiate, incontra il samurai Kurihama, discendente di una nobile famiglia giapponese. L’uomo è schivo e taciturno, ma riesce lo stesso a trasmetterle il fascino del suo paese, raccontandole di una cultura millenaria e di leggende meravigliose. L’amore nasce senza che Mary possa riuscire a fermarlo. Sa che è proibito, ma sa anche che non si è mai sentita così prima. Quando la loro storia viene scoperta, il marito la ripudia e le impedisce di vedere la figlia, lasciandole una ferita profonda. Eppure, lei non è solo una madre, è anche una donna. Ha dei sogni, delle speranze, dei progetti, a cui si aggrappa per non soccombere. Mary si lascia travolgere dalle luci di Tokyo, dove ha deciso di vivere con Kurihama e il loro bambino. Ma scopre presto anche lì l’impossibilità di affermarsi ed essere indipendente perché donna. Decide allora che farà di tutto per dimostrare ai suoi figli che un mondo migliore è possibile, mettendosi a capo di un impero di empori di abiti e stoffe orientali. Perché come l’albero di zenzero può crescere anche nei terreni più ostili, così la forza di una donna non può essere sconfitta. Una storia di rinunce e coraggio. Di amore e di lotta per i propri sogni. Una storia in cui il Giappone affiora come lo sfondo in un dipinto per rendere tutto più vivido e con un fascino senza tempo.

1.

M/N Mooldera
Al largo di Aden
9 gennaio 1903

Dopo avere superato indenne il golfo di Biscaglia e la tempesta al largo di Malta, sono stata male ieri, proprio il giorno del mio compleanno. Sembra da sciocchi avere la nausea in un mare piccolo come il mar Rosso, lo so, ma al tramonto, quando sono salita sul ponte per sfuggire ai lamenti di mrs Carswell, il secondo ufficiale si è avvicinato a me alla balaustra e ha detto che dipendeva dalle onde provenienti dalla Somalia. Mi ha spiegato che molte persone, di solito in grado di sopportare qualsiasi tipo di sobbalzo e scossone durante un temporale, non tollerano la presenza del cosiddetto mare morto, cioè forti onde residue da una burrasca lontana. È un uomo molto a modo, anche se avrà almeno una trentina d’anni. Ha le mani grandi. Troppo grandi. Non ho detto a nessuno che ieri era il mio compleanno, nemmeno a mrs Carswell. Anche lei stava male, molto peggio di me.che ha continuato a lagnarsi. Non avrei mai creduto di sentire scricchiolii così intensi come su questa nave. Qui dentro si soffoca. Fuori dagli oblò hanno messo degli affari di latta per incanalare la brezza, irregolare a causa del movimento della nave.

In questo preciso istante ho deciso che, nonostante glielo avessi promesso, non devo mandare il mio diario alla mamma. Fin da Port Said mi sono ritrovata ad avere voglia di scrivere cose che lei non deve sapere. Ho sentito dire che a est di Suez la gente cambia, e forse è proprio ciò che sta accadendo a me. L’altro ieri, quando già cominciavo a non stare troppo bene, ho comunque avuto voglia di mangiare il curry, benché prima lo odiassi. Accorgerti che stai cambiando mentre sei su una nave mette quasi paura.

Non capita a tutti i passeggeri, però. La maggior parte è troppo vecchia perché ciò accada. Nulla potrebbe mai smuovere mrs Carswell, per esempio. Se proprio devo avere uno chaperon, mi piacerebbe fosse un’altra persona, e soprattutto non vorrei dover condividere la cabina con lei.

Due giorni fa mi sono tolta il corsetto nuovo. Adesso so che non potrei mai scriverlo alla mamma. Mrs Carswell non l’ha ancora scoperto, perché ci vestiamo e svestiamo ciascuna dietro le tendine della propria cuccetta. Qui al caldo, così vicina al soffitto, non ci riuscivo proprio a entrare in quel coso, motivo per cui non lo sto portando più. Me lo sono sfilato di soppiatto mentre lei dormiva e l’ho nascosto nel baule sotto il divanetto. Per fortuna ho il vitino sottile di mio, dunque non se n’è ancora accorta, ma dovrò stare molto attenta. Ha la vista di un falco, quella, gli occhi neri come due perline di giaietto.

Se mamma leggesse cosa sto scrivendo, inorridirebbe. Forse lo faccio perché su questa nave non ho nessuno con cui parlare. In prima classe sono tutti anziani, tranne i coniugi Price, ma mrs Carswell sostiene non sia appropriato che frequenti certa gente. Li definisce «arrampicatori sociali», e secondo lei dovrebbero viaggiare in seconda classe perché alla fin fine lui sta andando a Singapore solo perché è stato assunto al Comitato di gestione e tutela delle risorse idriche. Dice che una volta arrivati a destinazione impareranno subito a stare al loro posto, perché lì i funzionari pubblici non sono ben visti in società. Mr Carswell fa l’avvocato a Hong Kong, e ciò significa che una volta l’anno sua moglie può recarsi alla residenza ufficiale del governatore, una visita di cortesia poi ricambiata dalla consorte di costui. È sulla lista degli invitati per il tè. Queste cose le imparerò a Pechino, dice.

Tra tutto quello che mi hanno spiegato prima di partire, nessuno si è ricordato di consigliarmi come evitare di sudare. Se in Cina fa lo stesso caldo, significa che dovrò restare umidiccia per il resto della mia vita? Ho già finito le scorte di acqua di colonia, che comunque rinfresca solo per cinque minuti. Non posso chiedere a mrs Carswell come sia riuscita lei a porre rimedio al sudore dopo tanti anni trascorsi in paesi caldi. Di sicuro si sarà inventata qualcosa. O forse no.

M/N Mooldera
11 gennaio 1903

Quando il comandante mi ha rivolto la parola per la prima volta, ci trovavamo nel bel mezzo dell’oceano Indiano. Stavo per allontanarmi dal ponte superiore a causa degli sbuffi di carbone che fuoriuscivano dal comignolo, quando mi è venuto incontro dalla plancia. È un omone peloso, la barba che sembra sempre sfatta e i peli che spuntano da ogni dove. Non sembra molto cordiale, dunque ho distolto lo sguardo così che non si sentisse in obbligo di parlarmi, invece mi ha raggiunto alla balaustra e mi ha domandato se riuscivo a stare in piedi nonostante il mare morto. Gli ho risposto di sì, e poi ho aggiunto che l’oceano Indiano non mi piaceva molto, ma era sempre così grigio? Mi ha spiegato che di solito era di un blu meraviglioso, ma stavamo attraversando la coda di un monsone. Di mari blu meravigliosi non ne ho ancora visti, in realtà, nemmeno il Mediterraneo, anch’esso grigio anche se di una sfumatura diversa. Questo è più un grigio caldo, e dalla superficie dell’acqua si leva un velo di vapore. Il comandante mi ha detto che per altre quattromila miglia, da dove ci trovavamo noi fino ai ghiacci dell’Antartide, non c’è altro che mare. Lui aveva fatto la gavetta sulle navi che trasportavano grano in Australia e passavano sempre per la zona dei Quaranta ruggenti, a nord dei ghiacci, e una volta aveva rischiato di naufragare su un’isola immensa piena di montagne nere e rocciose dove non ci vive nessuno perché soffiano di continuo 

venti terribili. Di sicuro avrà pensato che mi stessi spaventando, perché poi ha aggiunto con un marcato accento scozzese: «Tu, però, non devi avere paura, ragazzina, noi mica naufraghiamo». Pur chiamandosi Wilson, non avevo capito fosse scozzese, e saperlo mi ha fatto sentire un po’ più sicura.

Dopo che il comandante se n’era andato, ma prima che potessi scappare dalla fuliggine, che ormai ero sicura mi si stesse depositando sui capelli, è arrivato il secondo ufficiale, all’improvviso curioso di sapere cosa mi avesse detto il suo superiore. Lui viene da Cardiff, in Galles, ha una voce melodiosa e continua ad avvicinare la mano alla mia sulla balaustra, senza però toccarmi. Sa che sto andando in Cina a sposarmi perché un giorno, subito dopo aver lasciato il Canale di Suez, trovandolo in piedi accanto alla mia sdraio, mrs Carswell gliel’aveva raccontato. Nel Mediterraneo, invece, non mi guardava nemmeno in faccia. Sì, con il caldo le persone cambiano, è proprio vero.

Ieri sera sono andata a cena da sola, perché mrs Carswell era riuscita a ingerire solo un po’ di brodo con l’aiuto della cameriera di bordo. Mentre mi sistemavo i capelli, se ne stava seduta sulla cuccetta a osservarmi. Spero non si sia accorta del corsetto. Anche altre persone non sono scese al ristorante, dunque mi sono ritrovata praticamente da sola con il giudice di Malacca in una delle estremità del lungo tavolo centrale. Il giudice è molto anziano e ha un gran pancione, sta tornando dall’ultimo periodo di licenza prima della pensione. A cena beveva sempre whisky, ma poi ha smesso, credo dopo essersi accorto che mrs Carswell non gradiva. Non mi sarei mai aspettata che un giudice si preoccupasse per il giudizio di quella donna. Ieri sera se n’è scolati tre, già a cominciare dalla zuppa. A causa del forte rollio, attorno ai tavoli hanno fissato delle sponde per impedire ai piatti di caderci in grembo. Il giudice mi ha offerto un bicchiere di vino; naturalmente ho rifiutato, ma stranamente avrei tanto voluto dire di sì. Un paio di volte mi sono resa conto che il comandante in fondo al tavolo mi stava osservando. Anche mr Davies sembrava guardarmi spesso dal suo, molto più piccolo del nostro. Non credo gli piaccia la compagnia con cui si ritrova ai pasti, sono tutti anziani, compresa una donna che sfoggia abiti giovanili pur avendo una quarantina d’anni. Di sera si presenta con certe scollature… Pur essendo la moglie del console britannico a Shantou, mrs Carswell la definisce una donnaccia. Ieri sera si è messa un vestito con un corpetto ricoperto di ricami cinesi, di una volgarità inaudita. Io avevo quello marrone che piaceva tanto alla mamma, ma non a me. Perfetto per questa nave, però. I capi nuovi li sto tenendo da parte, perlopiù sono ancora tutti impacchettati, come l’abito da sposa. Pensavo di mettermi il voile a pois ma poi, data la vigilanza di mrs Carswell, ho cambiato idea.

M/N Mooldera
Il giorno dopo

In seconda classe è scoppiato il finimondo. Mentre era in cuccetta, una donna ha visto un immenso ratto correre lungo i tubi proprio sopra la sua testa. In quelle cabine i tramezzi non arrivano fino al soffitto, dunque i ratti si servono delle tubature come strade. A quanto sembrava, la donna ha iniziato a gridare e nessuno è riuscito a calmarla fino all’arrivo del dottore. Mrs Carswell dice che c’è da meravigliarsi se sia riuscito a fare qualcosa. È sicura che nasconda un segreto nel suo passato, ecco perché lavora su una nave, ma non mi rivelerà mai di cosa si tratta. Adesso, di notte, oltre ad aprire le tendine per far entrare un filo d’aria dall’oblò, dobbiamo anche chiudere la porta della cabina, perché mrs Carswell crede che i ratti possano arrivare perfino in prima classe. Anche a me passano tubi sopra la testa, ma finiscono dentro piccoli fori nella parete di ferro, dunque mi sento al sicuro.

Forse per questo sono arrivata fino in fondo al ponte principale, perché mi era tornata in mente la vicenda dei ratti; sono rimasta lì a lungo a guardare la seconda classe sotto di noi. Loro usano il ponte vicino ai portelli di boccaporto fino alle cale, e hanno a disposizione solo uno spazietto coperto all’estremità, sopra l’elica; mr Davies dice che sfruttano un unico salone per tutto, mangiare, leggere, cucire eccetera. Non c’è il pianoforte. Noi ne abbiamo due, invece, uno nella sala fumatori riservata agli uomini, che naturalmente non ho mai suonato, e uno nel salottino, che però emette un suono metallico. Appena dopo Gibilterra ho cercato di suonare una mazurca di Chopin, ma sono stata costretta a smettere perché a mrs Carswell la musica non piace.

Mi è sembrato vergognoso restare lì a fissare i passeggeri della seconda classe. Di solito, quando facciamo le nostre passeggiate di salute sul ponte, quella zona la superiamo a passo svelto, invece oggi c’era qualcosa che mi spingeva a restare. Ho visto una giovane donna con le due figlie, i vestitini sempre puliti, chissà come faceva in quelle cabine. Mi piacerebbe scambiare due chiacchiere con lei, ma non si può. Poi ci sono i tre preti cattolici con la tonaca nera, mr Davies mi ha detto che sono gesuiti. Non credo di avere mai visto un gesuita prima. Continuano a camminare intorno ai boccaporti, dando forma alle parole che leggono in un libriccino. Non ricordo nemmeno di avere mai parlato con un cattolico e, anche se fosse, non lo sapevo. In Scozia ce ne sono parecchi, ma a Edimburgo Sud, dove abitiamo noi, non mi risulta. Siamo tutti presbiteriani, noi…

foto presa dal web

Oswald Wynd nasce a Tokyo nel 1913 da genitori scozzesi. Durante la seconda guerra mondiale, trascorre un periodo di prigionia sull’isola di Hokkaido, poi, al termine del conflitto, torna in patria per intraprendere una fortunata carriera come scrittore. L’albero dello zenzero (1977) è il suo romanzo di maggior successo. Muore a Dundee, Scozia, nel 1998, all’età di ottantacinque anni.

Mentre in tutto il mondo è in corso la riscoperta della sua opera, Garzanti pubblica per la prima volta il suo capolavoro in edizione italiana.

Per acquistare il libro cliccate sul link in basso

Novità