“Il tempo della speranza” di Brigitte Riebe

“Il tempo della speranza” di Brigitte Riebe

In libreria dal 31 Marzo 2022

Dopo Una vita da ricostruire e Giorni felici, tornano le appassionanti avventure delle ragazze Thalheim nel capitolo conclusivo della trilogia delle sorelle del Ku’damm.
Insieme a Rike, Silvie e Florentine siamo ormai giunti agli anni Sessanta, anni cruciali nella storia di Berlino e dell’Europa intera, e come le sorti della città, anche quelle delle ragazze sono a un punto di svolta. La piccola Florentine, la più giovane delle tre figlie Thalheim, dopo un lungo soggiorno a Parigi ha deciso che è ora di tornare a casa. Ma cosa la aspetta lì? Da che ha memoria, Florentine ha desiderato sempre e solo una cosa: dedicarsi interamente all’arte. Ha sempre avuto uno spirito ribelle, combattivo, ma, quando inizia a dipingere, tutto si fa luminoso e leggero. In disaccordo col padre, che immaginava per lei un futuro nei grandi magazzini di famiglia, si è iscritta all’accademia d’arte. Il suo posto è lì. Ma presto un’ombra oscura la felicità della giovane. Rufus Lindberg, il suo imperioso insegnante, umorale e ineffabile, le sta rendendo la vita un inferno. Nel frattempo, le tensioni politiche tra Est e Ovest minacciano di dividere in modo definitivo la città, e anche la famiglia. C’è speranza per Florentine e i suoi cari? C’è speranza per Berlino?
Una conclusione che certo non deluderà i molti lettori di questa avvincente saga, che si è aperta con tre ragazze costrette a ripartire da zero e si chiude con tre donne padrone dei loro destini.

«Berlino, la città in cui sono ambientati questi libri, è stata ed è tuttora un crogiolo di destini, nel secolo scorso come nel presente. La sua forza è stata meravigliosamente ritratta da Brigitte Riebe». Carmen Korn
«Tre sorelle che conosciamo bambine e vediamo crescere sotto i nostri occhi; lo scintillante mondo della moda; una città ricca di suggestioni come solo Berlino sa essere e, sopra ogni cosa, la mano della grande Storia, che tutto fa e disfa. Potrebbero essere questi gli ingredienti giusti per decretare il successo di una nuova trilogia al femminile». Ilaria Zaffino, «la Repubblica»
«Una nuova trilogia al femminile con tutte le carte in regola per diventare un bestseller».
Benedetta Marietti, «il Venerdì – la Repubblica»
«Riebe costruisce un plot con lo stesso serrato ritmo di una serie tv e con una tensione emotiva e un’atmosfera capaci di sedurre anche il più smaliziato lettore». Luigi Forte, «TTL – La Stampa»

Per la mia Lea

Nei fiumi a nord del futuro
io lancio la rete che tu,
esitante, aggravi
con ombre scritte
da pietre.
PAUL CELAN, “Nei fiumi”

Tutte le poesie riportate in questo volume sono tratte da Paul Celan, Poesie, trad. it. di G. Bevilacqua, Milano, Mondadori, I Meridiani, 1998

Prologo

Berlino, febbraio 1958

Di una cosa è certa, non dimenticherà mai Parigi.

I tetti color verde salvia e antracite.

I riflessi argentei della Senna nelle notti invernali, quando cadono i primi fiocchi di neve.

Il cielo che, a volte, al tramonto si tingeva di mille sfumature viola.

Le colombe di Notre-Dame con il loro soffuso tubare.

L’impaziente picchiettare dei tacchi sul selciato, perché le parigine vanno sempre di fretta.

Le note malinconiche della fisarmonica nelle serate trascorse al Quartiere Latino.

La fame che le serrava lo stomaco e il sollievo dopo aver mangiato una baguette calda di forno.

Il sapore del tabacco sulla lingua che la faceva sentire una donna adulta.

Le notti d’amore nella mansarda gelida che era diventata il loro nido.

Il corso di nudo artistico da monsieur Colbert che le insegnava a osservare i dettagli.

Non dimenticherà neppure le lacrime versate e il terribile senso di perdita provato quando il suo Pascal aveva deciso di rinunciare all’arte per tornare a Lione dai genitori e accettare un lavoro sicuro. Le era costata un’enorme fatica liberarsi da quel doloroso torpore in cui era piombata. E poi, una gelida mattina aveva capito: doveva tornare a Berlino.

Eccola, dunque, sedici mesi dopo la sua fuga, intirizzita, affamata e senza un soldo in tasca alla stazione di Zoologischer Garten: Florentine, la più giovane delle sorelle Thalheim. Ha speso gli ultimi soldi per comprare il biglietto di ritorno. Nello zaino, pochi vestiti, gli album da disegno che ha riempito fino all’ultima pagina e il volume di poesie di Paul Celan, Papavero e memoria, ormai logoro per tutte le volte che lo ha sfogliato. Lo porta sempre con sé, non può farne a meno perché le parole di Celan nella sua mente si trasformano in colori. La cosa più preziosa che possiede è l’ingombrante cartella grigia che non perde mai di vista. Contiene tutti i suoi lavori, anche se gli ultimi, i migliori, li ha già spediti a casa con la posta assicurata.

Un piccolo tesoro che potrebbe tornarle utile per l’esame di ammissione all’Accademia.

In treno non ha dormito tanto era nervosa e adesso è spossata. Dove andare?

Negli ultimi mesi non ha avuto molti contatti con i suoi: ha scritto qualche lettera a Silvie, di rado a maman, lettere che suo padre avrà di certo voluto leggere perché teme sempre il peggio.

Deve tornare dai suoi genitori nella bella villa di Branitzer Platz? Sicuramente l’accoglieranno a braccia aperte, ma dopo la gioia di rivederla non inizieranno di nuovo a tormentarla con raccomandazioni e divieti?

Sarebbe meglio andare da Rike a Charlottenburg? Nella casa di Giesebrachtstraße dove vive con Sandro, il marito italiano, e i figli Anna e Matteo? Nemmeno lei le risparmierà una predica, questo è sicuro.

Silvie è stata spesso sua alleata, ma dopo il matrimonio e la maternità è meno ribelle e più borghese. Flori non muore certo dalla voglia di passare del tempo con il piccolo e suo marito, l’editore.

Come l’acqua e il fuoco, le sorelle di Flori non potrebbero essere più diverse una dall’altra. A un certo punto ha smesso di contare i loro litigi, le accuse reciproche e le discussioni. Eppure hanno qualcosa che le unisce, nonostante le divergenze. Qualcosa che lei non potrà mai avere e che non ha nulla a che fare con l’età: Rike e Silvie hanno vissuto insieme per dieci anni prima che lei venisse al mondo. Hanno condiviso esperienze importanti che, in situazioni di necessità, costituiscono un legame inscindibile. Un legame da cui lei si sente esclusa.

Come può competere con loro?

Rike, intelligente e assennata, si è occupata della ricostruzione dei grandi magazzini bombardati durante la guerra ed è in grado di affrontare qualsiasi problema. Silvie, dal canto suo, sensuale ed estroversa, sta riscuotendo un grande successo alla radio e con il suo charme riesce ad ammaliare chiunque. Cosa resta dunque a lei, la più piccola delle Thalheim? Come se non bastasse, è figlia di secondo letto. Sua madre, Claire, non sarà mai all’altezza della leggendaria Alma, la prima moglie di Friedrich Thalheim. Lei è la piccola sorellastra e in confronto a Rike e Silvie spesso si è sentita invisibile, infantile, del tutto inutile. Senza l’arte non sarebbe sopravvissuta, ma anche così la sua vita in famiglia è stata difficile. Flori ha dovuto tirar fuori le unghie, alzare i toni per farsi sentire, ha dovuto lottare per non essere ignorata, ha dovuto ribellarsi a ciò che non tollerava e soprattutto impegnarsi con tutte le sue forze per distinguersi dalle altre.

L’unico che riusciva a capirla meglio di chiunque altro era Oskar, il fratello gemello di Silvie, che come lei non si preoccupava delle convenzioni. Ma da un anno, Oskar giace accanto alla madre nella tomba di famiglia, nel cimitero di Westend in Heerstraße.

Flori è rimasta profondamente scossa dalla sua morte improvvisa. Lei e Oskar erano grandi ammiratori di James Dean e conoscevano a memoria ogni suo film. Che lui sia morto proprio come il suo idolo, in un incidente stradale mentre era alla guida di un’elegante macchina sportiva, le sembra un terribile scherzo del destino. Come ha potuto andarsene così, Oskar? Lui che era sopravvissuto agli orrori della guerra e alla prigionia in Russia? Così ironico, esuberante e amante della vita?

Flori non riesce ancora a crederci, e ogni volta che si rende conto che Oskar non c’è più si sente morire. Il mal di testa degli ultimi giorni è peggiorato e anche il naso le cola di nuovo. Forse sta davvero covando una brutta influenza?

Comunque deve tenere duro almeno fino a Bleibtreustraße, dove si trova l’appartamento che era della nonna Frida e che, nel frattempo, ha ospitato già diversi membri della famiglia.

Chiunque viva lì ora non le negherà di certo qualcosa da mangiare e un letto caldo.

E se invece non fosse così?

Dovrà trovare un’altra soluzione.

Flori si mette in cammino.

Già dopo pochi passi ha l’impressione di non essere mai andata via. Berlino ha un profumo diverso da Parigi, più acre, povero, per niente chic e di certo ben poco mediterraneo. Odora di sporcizia e non di ostriche, di carbone, würstel e senape da quattro soldi, eppure Flori respira avidamente quell’aria fredda. Lì, sul Ku’damm, riconosce ogni angolo e ovviamente si ferma davanti ai Grandi magazzini della moda Thalheim, proprio dove inizia il famoso viale dello splendore. La facciata è illuminata a giorno, nonostante suo padre si lamenti da anni per l’enorme spesa elettrica. Rike ha fatto bene a voler mantenere quel progetto quando hanno ricostruito il negozio, anche se all’epoca Flori era ancora troppo giovane per rendersene conto. Nella notte invernale, i Grandi magazzini Thalheim risplendono come un gioiello prezioso e sono il simbolo dell’eleganza, della sobrietà e dello stile. Durante le proteste contro il blocco sovietico, quando era una ragazzina, Flori dipingeva quadri dai colori vivaci con i principali monumenti della città, per rallegrare la clientela del negozio. Nove anni prima, ma a lei sembra quasi un secolo.

Lancia un’occhiata fugace alla vetrina decorata in stile classico. “SVENDITA DI FINE ANNO” dice uno striscione bianco con lettere tozze e rosse: a suo giudizio avrebbero potuto trovare una soluzione più elegante. A un tratto ricorda i faticosi anni dell’apprendistato al KaDeWe e subito dopo le torna in mente anche Pascal, e istintivamente Flori si riscuote per liberarsi di entrambi i ricordi.

Non permetterà mai più a nessun uomo di farle tanto male.

E men che meno passerà la vita a decorare vetrine, l’ha giurato a se stessa, anche se la famiglia spera di convincerla a lavorare nell’azienda. Ma Flori ha ben altri programmi. Nata poco dopo l’avvento del regime nazista, ha frequentato il liceo durante il Terzo Reich, ha sopportato la guerra e i bombardamenti notturni; poi, dopo il 1945, la pace non ha sanato le ferite del passato e invece di dare risposte ha generato nuove questioni; tutto questo si era trasformato dentro di lei in un miscuglio esplosivo.

Sa che esiste un solo modo per chiudere con quel passato: l’arte.

Flori fa un cenno del capo in direzione dei resti della Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche con il suo “spilungone”, così i berlinesi hanno ribattezzato poco rispettosamente la torre bombardata. La chiesa non è stata ancora ricostruita e questo, stranamente, la tranquillizza perché significa che non è stata via troppo a lungo. Adesso accelera il passo, si lascia alle spalle il Gloria-Palast dove in occasione della Berlinale del 1953 Wanja Krahl l’aveva riconsegnata a sua sorella in condizioni pietose. Silvie, in seguito, si era separata da lui, ma Flori pensa ancora che i suoi occhi di ghiaccio e la sua voce roca siano davvero affascinanti.

Quanto era ingenua a quel tempo! Incredibile! Aveva persino accompagnato la sua amica Franzi, che veniva da Berlino Est, durante la rivolta del 17 giugno e insieme avevano innalzato la bandiera dei rivoluzionari… Quelle fantasie infantili erano costate a Franzi un anno nel terribile riformatorio di Dessau. Quello che invece era successo a lei, a Berlino Ovest, quando si era ritrovata ubriaca in compagnia di due vecchi arrapati, Flori preferisce dimenticarlo per sempre.

Al Kempinski, dall’altro lato della strada, che adesso ha diversi nuovi piani, le finestre sono illuminate a giorno. I Grandi magazzini Staebe-Seger che costeggiano il suo lato della strada non le interessano. Suo padre si scalda sempre tanto per la concorrenza, anche se, in fondo, la loro offerta è molto più convenzionale. E tuttavia a lei potrebbero fare comodo, visto che non ha soldi per dei vestiti nuovi.

Flori si guarda: jeans logori, stivali consumati, un montgomery blu scuro sformato che avrebbe dovuto essere lavato da tempo, in testa un vecchissimo cappello rosso fatto a maglia con la tesa, sotto il quale nasconde i capelli macchiati di tempera: al momento potrebbe difficilmente passare per una regina di bellezza. Piuttosto per uno spaventapasseri – sì, proprio lei, una Thalheim!

Non ce la fa a non ridacchiare, poi scoppia proprio a ridere e non riesce a smettere. Alcuni passanti si voltano a guardarla e questo la diverte ancora di più. A un certo punto torna seria e prosegue. Flori conosce la commovente storia del figliol prodigo che, vestito di stracci e pentito, ritrova la via di casa.

Ma come funziona per le figlie prodighe?

All’angolo di Bleibtreustraße si blocca di nuovo, sposta la cartella da un braccio all’altro, fa un profondo respiro. Ce l’ha quasi fatta, eppure gli ultimi metri che ha davanti sembrano allungarsi come un elastico.

Finalmente è davanti al civico 33

C’è sempre una testa di donna sull’arco che accoglie i visitatori come una gentile guardiana. C’è sempre il nome «THALHEIM» scritto a caratteri svolazzanti sul campanello di bronzo, secondo piano a destra.

Flori lo preme con coraggio. Il cicalino suona e la porta si apre. Ha appena superato un paio di gradini quando un bastardino nero e bianco le corre incontro e la saluta agitando la coda mozza, accompagnandola fino al secondo piano. Sulla porta aperta al piano di sopra c’è Gregor, vicino a lui Hotte, tiene in braccio un gatto grigio tigrato a cui manca mezzo orecchio.

«Flori?», chiede suo cugino sbalordito.

«Proprio così», replica con un grande sorriso, togliendosi il berretto e scoprendo una cascata di boccoli color rame che diventano nerastri verso le punte, come se ci avesse rovesciato un flacone di inchiostro, mentre il cane si agita intorno alle gambe di Gregor in cerca di coccole. «Sono tornata dalla terra straniera, stanca, congelata, un po’ raffreddata e molto, molto affamata. Potrei chiedere da mangiare e un riparo nella vostra arca di Noè?».

«Certo che sì», risponde Hotte al posto di Gregor. «Ma entra, piccolina. Sono pronte le polpette».

1

Berlino, aprile 1958

La lettera arrivò con la posta del mattino. Le mani di Flori iniziarono a tremare quando lesse il mittente: Accademia di Belle Arti, Hardenbergstraße 33.

«È arrivata la lettera», disse tornando in cucina dove i suoi due coinquilini stavano ancora facendo colazione. «Ecco, sto tremando di nuovo!».

Quel giorno, a differenza del solito, potevano fare le cose con più calma; ogni due settimane Gregor aveva il sabato mattina libero e non doveva andare allo studio di architettura, mentre al rifugio degli animali altri colleghi sostituivano Hotte. Lupo, il cane a cui era stata mozzata la coda, e Madame Coco, la gatta con un orecchio e mezzo, si aggiravano discreti intorno al tavolo nella speranza di rimediare qualcosa da mangiare. Da un paio di giorni completava lo zoo domestico una grande gabbia per uccelli sistemata sulla vecchia credenza; al suo interno, due pappagallini ondulati, reietti e piuttosto spennacchiati, di nome Fipsi e Pipsi, che cinguettavano per tutto il giorno. Hotte avrebbe tanto voluto portare a casa altri animali, ma Gregor aveva posto un veto rigidissimo.

Cosa più che comprensibile, anche secondo Flori.

Dato che da mesi occupava il soggiorno, da cui suo cugino aveva provvisoriamente rimosso i suoi modelli in scala, l’appartamento era diventato piuttosto stretto. A Hotte sembrava non importare granché, ma a Gregor mancava l’aria e non ne faceva segreto, mostrandosi impaziente di riprendersi i suoi spazi.

«Allora siediti e fai un respiro profondo!», pretese Hotte con gli occhi che brillavano. «Non vogliamo perderci questo momento!».

Flori aprì la busta e iniziò a leggere, ebbe un sussulto, lesse ancora una volta scuotendo la testa e poi lasciò cadere la lettera a terra.

«Che succede?», chiese Gregor. «Sei diventata pallida di colpo. Brutte notizie?».

«Storia chiusa», rispose senza espressione. «Non mi vogliono. Oddio, voglio morire…».

«Ma se sei bravissima!», urlò Hotte indignato. «I disegni che ci hai mostrato erano semplicemente fantastici. Com’è possibile che non se ne rendano conto, quei professori devono avere gli occhi foderati di prosciutto!».

«Quel maledetto diploma di maturità», borbottò Flori. «Speravo tanto che chiudessero un occhio, visto che ho comunque completato la mia formazione, sono stata più di un anno a Parigi e soprattutto ho presentato i miei lavori. Ma evidentemente non è bastato a convincerli». Singhiozzando si lasciò cadere su una sedia. «Tutto inutile…».

«Non vorrai gettare la spugna così?». Gregor fissava la cugina con sguardo severo dopo aver raccolto la lettera e averla scorsa rapidamente. «Pensavo che l’arte fosse la tua vita!».

«E lo è. Senza i miei disegni sarei probabilmente morta da tempo. Ma cosa dovrei fare ora, secondo te? Incatenarmi al cancello dell’Accademia e fare lo sciopero della fame fino a quando non mi daranno ascolto?». Flori tirò su col naso. «Ho fallito. Ancora una volta. Tanto ormai ci sono abituata».

«Sciocchezze! Di solito compatirsi non serve a nulla! Al tuo posto proverei a riparlare con loro. Devi comunque andare a riprendere i tuoi lavori, magari potrebbe essere una buona occasione. Fatti venire in mente qualcosa, datti da fare. In fin dei conti sei abbastanza creativa. Nel peggiore dei casi dovrai rifare domanda…».

«Per tua informazione, sono una ragazza timida», ribatté lei. «Anzi, timidissima, anche se forse da fuori non si vede! E dovrei aspettare ancora? Non ce la faccio più!».

«E allora getta il cuore oltre l’ostacolo e convincili di ciò che sei, perché nella vita nessuno ti regala niente», la esortò Gregor. «Si deve lottare per i propri sogni, Flori. E credimi, so di cosa parlo».

Alludeva forse al suo amore per Hotte, che ufficialmente era un reato, anche se loro due avevano trovato un modo per viverlo? In ogni caso, tra le sue folte sopracciglia scure, era apparsa all’improvviso una ruga verticale che lo faceva sembrare più vecchio. Anche se Gregor aveva il naso dritto dei Thalheim e gli occhi chiari del padre, lo zio Carl, a un tratto assomigliava in modo sorprendente alla madre, che Flori da piccola temeva per via di quel suo carattere irritabile. Tuttavia, da quando zia Lydia aveva sposato in seconde nozze il pastore Jürgen Grothe di Potsdam, era diventata più aperta, molto più gentile ed era una matrigna amorevole per le due figliastre Luisa e Amelie, ormai adulte.

Si deve lottare per i propri sogni… come se lei non lo sapesse già! Ora anche Gregor iniziava a farle la predica. Nelle ultime settimane i suoi modi pacati e comprensivi le erano stati di conforto. Non era loquace come il fratello minore, Paul, il leader della band, che chiacchierava da mattino a sera, dicendo comunque cose sensate. Da quando Gregor l’anno precedente aveva partecipato con successo all’Interbau, era stato notato nel suo settore e all’improvviso, con sua grande gioia, si era ritrovato a poter scegliere tra diversi studi di architettura. Flori adorava parlare con lui delle nuove soluzioni abitative e aveva già imparato qualcosa sul Bauhaus di Weimar. Gregor sentiva di dovere molto a quella tradizione. Nella convivenza pacifica con lui e con il suo compagno Hotte si era sentita finalmente presa sul serio, non più la piccola scapestrata, sempre criticata da tutti.

foto presa dal web

Brigitte Riebe ha conseguito un dottorato in Storia e successivamente ha lavorato come editor per una casa editrice. Ha pubblicato numerosi romanzi con grande successo, in cui riporta in vita la storia dei secoli passati. I suoi libri sono stati tradotti in diverse lingue. Vive con il marito a Monaco. Fazi Editore ha pubblicato Una vita da ricostruire Giorni felici nel 2021.

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Gli altri libri

TRAMA

Berlino, maggio 1945: è l’ora zero. Il vecchio mondo è finito. La città è ridotta a un cumulo di macerie, così come le anime dei suoi abitanti. La villa dei Thalheim, agiata famiglia di commercianti, è stata requisita e il loro negozio di abiti è stato bombardato. Le donne di casa, rimaste sole dopo che gli uomini sono scomparsi in guerra, devono ricominciare tutto da capo. Le tre sorelle Rike, Silvie e Florentine, trascinate dalla determinazione della maggiore, imprenditrice nata, decidono di provare a realizzare un sogno: riaprire l’attività di famiglia, riportare colore nella tetra Berlino del dopoguerra con tessuti sofisticati e abiti alla moda, riuscire a far sì che le berlinesi tornino a sentirsi donne. Riesumate le Singer, le forbici da sarta, i vecchi cartamodelli e le preziose stoffe che Rike aveva saggiamente nascosto insieme al padre, le ragazze si rimboccano le maniche e nel giro di poco le loro creazioni sono sulla bocca di tutti. Ma i tempi nuovi portano nuovi problmi: oscuri segreti inaspettatamente rivelati gettano una luce ingloriosa sull’attività e sulla famiglia, mettendo tutte a dura prova. Gelosie fra donne, amori, storie torbide del passato che riemergono a sparigliare le carte, il lontano scintillio della Berlino capitale della moda che torna a risplendere… Tutto questo, ma anche molto altro, nel primo capitolo della nuova trilogia bestseller Le sorelle del Ku’damm.

«Berlino, la città in cui sono ambientati questi libri, è stata ed è tuttora un crogiolo di destini, nel secolo scorso come nel presente. La sua forza è stata meravigliosamente ritratta da Brigitte
Riebe». Carmen Korn

«Brigitte Riebe scrive un’ottima letteratura di intrattenimento classico. Nei suoi romanzi accadono molte cose e una svolta fatale attende il lettore a ogni angolo».
«Die Zeit»

«I grandi romanzi storici di Brigitte Riebe sono un concentrato di tensione, amore e passione».
«Marie Claire»

TRAMA

Ritornano le sorelle Thalheim e il loro lussuoso negozio sul viale del Ku’damm. Con la guerra ormai alle spalle e gli affari ben avviati, le ragazze possono finalmente tirare un sospiro di sollievo. Ma i colpi di scena sono sempre dietro l’angolo.
Berlino, 1952. «Vivi la vita come una danza»: questo è sempre stato il motto di Silvie Thalheim. Mentre l’attività di famiglia è la priorità assoluta per la sorella Rike, dopo il periodo oscuro della guerra Silvie vuole solo una cosa: godersi la vita al massimo. Terminata una storia passionale ma tormentata con l’attore Wanja Krahl, corona il sogno di una relazione stabile e felice con l’editore Peter van Ackern, conosciuto alla Fiera del libro di Francoforte. Grazie al boom economico, gli affari vanno a gonfie vele e i grandi magazzini Thalheim sono sulla bocca di tutte le berlinesi: sottogonne e calze di nylon, ma anche raffinate collezioni dall’Italia, vanno a ruba. Da quando il fratello gemello di Silvie è tornato dalla guerra, le dinamiche familiari sono cambiate: Oskar dovrebbe dirigere l’azienda, ma preferisce abbandonarsi alla frenesia delle notti di festa. Quando un concorrente minaccia di portare via tutto ai Thalheim, Silvie si rende conto che deve assumersi la responsabilità del negozio e dei suoi cari. Non conosce le stoffe come sua sorella Rike, non ha l’occhio per il taglio e i modelli di Miriam Sternberg e non sa disegnare con la maestria della sorellastra Flori. Ma Silvie sa vedere e sentire. Riesce a indovinare i desideri più intimi delle persone: in questo è unica.

Di Una vita da ricostruire, primo capitolo della saga, è stato scritto:

«Una nuova trilogia al femminile con tutte le carte in regola per diventare un bestseller».
Benedetta Marietti, «il Venerdì – la Repubblica»

«Riebe costruisce un plot con lo stesso serrato ritmo di una serie tv, e con una tensione emotiva e un’atmosfera capaci di sedurre anche il più smaliziato lettore».
Luigi Forte, «TTL – La Stampa»

«Un romanzo delicatamente femminista, che si fa leggere per la sua leggerezza, piacevolezza e non di meno per la sua accurata ricostruzione storica. Una fortunatissima trilogia di cui a questo punto attendiamo il seguito».
Marino Freschi, «il Giornale»

«Berlino, la città in cui sono ambientati questi libri, è stata ed è tuttora un crogiolo di destini, nel secolo scorso come nel presente. La sua forza è stata meravigliosamente ritratta da Brigitte Riebe».

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