Berlino, maggio 1945: è l’ora zero. Il vecchio mondo è finito. La città è ridotta a un cumulo di macerie, così come le anime dei suoi abitanti. La villa dei Thalheim, agiata famiglia di commercianti, è stata requisita e il loro negozio di abiti è stato bombardato. Le donne di casa, rimaste sole dopo che gli uomini sono scomparsi in guerra, devono ricominciare tutto da capo. Le tre sorelle Rike, Silvie e Florentine, trascinate dalla determinazione della maggiore, imprenditrice nata, decidono di provare a realizzare un sogno: riaprire l’attività di famiglia, riportare colore nella tetra Berlino del dopoguerra con tessuti sofisticati e abiti alla moda, riuscire a far sì che le berlinesi tornino a sentirsi donne. Riesumate le Singer, le forbici da sarta, i vecchi cartamodelli e le preziose stoffe che Rike aveva saggiamente nascosto insieme al padre, le ragazze si rimboccano le maniche e nel giro di poco le loro creazioni sono sulla bocca di tutti. Ma i tempi nuovi portano nuovi problmi: oscuri segreti inaspettatamente rivelati gettano una luce ingloriosa sull’attività e sulla famiglia, mettendo tutte a dura prova. Gelosie fra donne, amori, storie torbide del passato che riemergono a sparigliare le carte, il lontano scintillio della Berlino capitale della moda che torna a risplendere… Tutto questo, ma anche molto altro, nel primo capitolo della nuova trilogia bestseller Le sorelle del Ku’damm.

«Berlino, la città in cui sono ambientati questi libri, è stata ed è tuttora un crogiolo di destini, nel secolo scorso come nel presente. La sua forza è stata meravigliosamente ritratta da Brigitte
Riebe». Carmen Korn

«Brigitte Riebe scrive un’ottima letteratura di intrattenimento classico. Nei suoi romanzi accadono molte cose e una svolta fatale attende il lettore a ogni angolo».
«Die Zeit»

«I grandi romanzi storici di Brigitte Riebe sono un concentrato di tensione, amore e passione».
«Marie Claire»

Per Reinhard – grazie di tutto

Sii saggio e credi nei miracoli.
MASCHA KALÉKO

Prologo

Berlino, giugno 1932

La cosa più bella che abbia mai visto!

Sbalordita, Rike afferra la mano del padre. Per un attimo è in imbarazzo, dopotutto è la sua primogenita e ormai da tempo non è più una mocciosa come la sorella e il fratello minori. I gemelli invece si rincorrono a perdifiato sulle scale mobili, Oskar come sempre in testa, Silvie al seguito. Quando la mamma lo richiama, lui non ci pensa proprio a obbedire. Altrimenti a che serve essere il principe ereditario della famiglia? Papà è convinto che un giorno sarà lui, ovviamente, a sostituirlo. Pertanto Oskar si prende già molte più libertà rispetto alle sue sorelle. 

Ha fatto un baccano terribile in macchina, quando papà ha chiesto a tutta la famiglia di coprire gli occhi con delle bende nere fino al Ku’damm, così da rendere la sorpresa ancora più grande.

Adesso, in piedi nel foyer, Rike rovescia la testa indietro e guarda in alto, ma fatica a riconoscere i Grandi magazzini Thalheim & Weisgerber, tanto sono cambiati. A vederlo così, dal piano terra, il negozio le pare molto più spazioso e anche più alto, eppure ha tre piani come prima.

Ma quel nuovo tetto di vetro enorme, su cui si affaccia l’azzurro cielo estivo!

Luci così brillanti che quasi la accecano.

Colori, un tripudio di colori.

Al piano terra, proprio accanto a lei, una fontana di marmo da cui scaturiscono zampilli scintillanti.

Le nuove scale mobili che scivolano silenziose su e giù, invece della faticosa scalinata.

Ampie cabine di prova con tende bianche.

Delicate fragranze diffuse a intervalli regolari dagli impianti di ventilazione.

Un invito irresistibile all’acquisto sfrenato – solo per chi se lo può permettere, s’intende.

Dappertutto appendiabiti carichi di vestiti, cappotti, pantaloni, camicette, giacche, sullo sfondo innumerevoli scaffali e in primo piano invitanti pile di camicie, calze, guanti e cinture sui banchi di vendita, insomma tutto l’indispensabile per la donna e l’uomo moderni. E poi manichini finemente abbigliati, così realistici che potrebbero mettersi a camminare o parlare da un momento all’altro. Passandovi accanto, Rike accarezza furtivamente le stoffe pregiate e palpa il lino, la lana e la seta. Ama tutto ciò che è tessuto, fatto a maglia o filato, trova molto più interessanti i modelli e le taglie dei vestiti, le forme dei colletti e i vari tipi di maniche rispetto alle catene montuose d’Europa o alle infinite liste di vocaboli inglesi che cercano già di inculcarle al secondo anno della scuola di Westend. La matematica, invece, e tutto ciò che ha a che vedere con i numeri sono il suo forte, anche se certa gente scuote la testa, perché lei è pur sempre una ragazza.

«Un regno incantato», mormora, lasciando scivolare lo sguardo rapito su tutte quelle meraviglie in esposizione, mentre il gruppetto di tredici persone sale al primo piano con la scala mobile. «E qui il mago sei tu, papà!».

«Ti piace?», lo sente chiedere.

Rike annuisce entusiasta, ma d’un tratto si accorge che non è a lei che lo sta chiedendo. La domanda è rivolta a sua madre, la sua splendida madre dai capelli neri e dagli occhi blu tempesta. La nuova moda che vuole spalle accentuate, gonne lunghe fino ai polpacci e girovita attillato pare fatta apposta per lei. Oggi Alma Thalheim indossa un abito di seta blu a pois color crema con un bolero abbinato che le conferisce un aspetto regale. Ma anche vestita in modo semplice, con una gonna e un twinset, riesce a far impallidire le altre donne.

Rike ama sua madre tanto da star male, anche se da quando sono nati i gemelli non è più tutta sua. Prima che la sua pancia crescesse a tal punto da farle temere che esplodesse, lei e la mamma erano una cosa sola, e niente e nessuno poteva dividerle.

Mamma-Rike.

Rike-Mamma.

Poi però sono arrivati quei due, circa tre anni dopo di lei, e non hanno mai smesso di piangere e urlare, così l’idillio si è infranto di colpo. Ora la mamma è sempre stanca, giù di corda, deve riposarsi spesso e ha pochissimo tempo per la primogenita. All’inizio Rike ha pianto tanto, poi però ha deciso di fare buon viso a cattivo gioco, anche perché ormai le cose stanno così, ma non si è ancora abituata a condividere la mamma con i gemelli.

«Ma volete scherzare, vero Fritz?». La voce roca della mamma suona irritata più che sorpresa mentre ispeziona la merce esposta al primo piano. «Tutto questo sfarzo scandalosamente caro? E proprio adesso, che c’è tanta gente senza lavoro».

«Devo dar ragione alla mia tanto saggia quanto affascinante cognata», si intromette lo zio Carl, che oggi sembra molto meno rilassato del solito. «Dovresti stare più attento, Fritz. Ai nazisti non piacciono i templi del consumismo che minacciano il commercio al dettaglio ariano. A maggior ragione se la metà di questi è in mano agli ebrei. Potrebbero esserci conseguenze estremamente spiacevoli. E credetemi, purtroppo so benissimo di cosa parlo».

È raro che il fratello minore di papà metta piede nel negozio. Detesta la moda e le folle in ugual misura. Oggi invece si è portato dietro persino la moglie Lydia e i figli, Gregor e Paul. I suoi capelli color sabbia sono arruffati, come se non avesse avuto voglia di pettinarli, non proprio ciò che ci si aspetterebbe da un serio procuratore. Inoltre fuma troppo e si dice che abbia un debole per la vita notturna, anche se Rike ha solo una vaga idea di cosa significhi.

Persino nonna Frida, che di solito approva qualsiasi idea del primogenito, ha un’aria pensierosa. Ancor più dei litigi tra i suoi due figli odia l’incertezza e gli azzardi finanziari. Tutti in famiglia sanno quanto soffra ancora per la perdita del marito: Wilhelm Albert Thalheim, scomparso poco prima della nascita dei gemelli, che con il suo magnifico negozio di bottoni e articoli di lusso nei pressi di Potsdamer Platz aveva assicurato la prosperità e l’ascesa sociale della famiglia.

«Markus è battezzato», replica papà con voce ferma ma rosso in viso, segno inequivocabile che sta iniziando ad alterarsi. Con un gesto nervoso si allenta il colletto, d’un tratto sembra che l’immacolata camicia bianca e la cravatta blu lo stiano soffocando. «E quindi è protestante come te e me. È proprio questo il momento perfetto, Carl! La gente comincia finalmente a rialzare la testa, e lo stesso vale per noi. Inoltre i nazisti non reggeranno a lungo. E prima che ricominci con la solita solfa sui seggi che hanno vinto nelle diete territoriali: per me l’unica cosa che conta sono le prossime legislative. Vedrai che fiasco clamoroso!».

«E se invece non andasse così?», chiede la mamma. Non si rivolge a papà ma al suo socio, che i bambini della famiglia chiamano “zio”, sebbene non lo sia davvero. Finora Markus Weisgerber è rimasto ad ascoltare con un sorriso beffardo. La mamma però non sorride. «Non sarebbe stato più saggio aspettare e vedere come si evolve la situazione politica, prima di lanciarsi in investimenti tanto spropositati?». Fa un gesto in aria con la mano elegante e affusolata, con l’anello a forma di serpente al mignolo che non toglie mai. Poi la posa di nuovo sul ventre piatto.

Markus Weisgerber la fissa in silenzio e per un attimo sembra che tra i due ci sia un’atmosfera rovente. Da un po’ di tempo la mamma tende a irrigidirsi in sua presenza. Prima ridevano tanto insieme, ora invece quando s’incontrano sembra che stia per scoppiare qualcosa da un momento all’altro.

«In ogni caso dovrete pagare fino a chissà quando, visto che ci sono ancora i vecchi debiti da saldare, basta fare due più due per rendersene conto». Zia Lydia ha il fiato corto e a ogni respiro il suo cappello celeste con i fiocchi démodé sobbalza stizzito su e giù. «Puntare sempre alle stelle, eh sì, proprio ciò che si addice a due teste calde come voi! Io però non parlerei di coraggio, ma di una bella dose d’incoscienza. Perché per rientrare di tutte queste spese», il suo braccio paffuto, avvolto in un tweed color pastello, disegna un ampio cerchio nell’aria, «non basterebbe una vita intera, neppure se i registratori di cassa tintinnassero da mattina a sera. E temo che neanche tu, caro Fritz, possa contare su un secondo matrimonio altrettanto fortunato!».

«Se la vostra avventura dovesse fallire, mio padre, buon cuore, perderebbe in un colpo solo la sua splendida fabbrica di scarpe». La mamma fa una piccola risata amara. «Perché immagino che abbiate chiesto dei soldi anche a lui, dico bene?».

Rike non sopporta quando gli adulti parlano tra loro a quel modo, cinici, senza un briciolo di sentimento. “Smettetela subito”, vorrebbe gridare, “così vi fate del male e basta”. Ma chi mai darebbe ascolto a una ragazzina di undici anni e mezzo?

«Il tuo stimato padre, cara Alma, riavrà indietro tutto, fino all’ultimo centesimo», assicura Markus, tirato a lucido e spigliato nel suo completo di flanella grigio chiaro con camicia inglese a righe. Accanto a lui papà, in un austero grigio antracite, sembra più vecchio, ma anche più serio. «E non solo, perché ovviamente incasserà gli interessi. Tra l’altro è stato lui a offrirci il suo sostegno economico per un periodo. E nessuno meglio di te sa che scaltro uomo d’affari sia. Per cui non c’è davvero bisogno di preoccuparsi!».

«E allora perché non è venuto oggi?», chiede la mamma mordace. «Insomma, non avete avuto neanche la decenza di invitarlo!».

«Perché gli abbiamo già fatto fare un tour speciale ieri sera, insieme al direttore Hallwein e ai suoi colleghi del consiglio di amministrazione della Commerzbank», replica papà. «Credimi, tesoro, sappiamo come trattare i nostri investitori più importanti!».

Markus sorride con maggiore soddisfazione. Quei suoi riccioli castani, la fossetta sul mento, i denti bianchissimi… Rike ha sempre avuto un debole per lui. Ma non le era mai sembrato bello come oggi, come se lo sfarzo del negozio appena ristrutturato desse nuovo lustro anche a lui.

«Andiamo, gente, lasciate stare tutte queste futili preoccupazioni», esclama gioviale. «E piuttosto rallegratevi con noi! Il mio amico Fritz, un esercito di artigiani, tutto il nostro staff e il sottoscritto hanno a malapena chiuso occhio e toccato cibo nelle ultime settimane, in compenso abbiamo sgobbato dalla mattina alla sera… tutto con il solo intento di lasciarvi completamente di stucco oggi! E allora su, non ce lo fate un bell’applauso?».

L’applauso che segue è caloroso, ma contenuto.

«Il signor Weisgerber ha ragione», interviene Ruth Sternberg, che dirige la sartoria al terzo piano e che, come dice sempre papà, ha le mani d’oro. Tra i dipendenti è l’unica invitata all’incontro di oggi, segno che per lui Ruth è praticamente una di famiglia. Con lei c’è la piccola Miri, tutta timida al fianco della prorompente madre dalla chioma scura. «Certo, non siamo Karstadt né tantomeno il KaDeWe, ma neanche vogliamo esserlo. Ciò che conta per noi è la moda, la moda e basta: chic, accattivante, alla portata della classe media. Siamo e restiamo Thalheim & Weisgerber, i grandi magazzini per famiglie, con stile e con passione!».

Due signorine con grembiuli e cuffiette bianche compaiono nel foyer, dove tutti hanno fatto ritorno. Spingono piccoli carrelli con spumantiere, bicchieri, piatti e vassoi d’argento pieni di stuzzichini farciti. Gli adulti brindano; la mamma si sottrae fin troppo in fretta all’abbraccio eccitato di papà. I bambini possono brindare con la gazzosa all’asperula e prendere tutta l’insalata di würstel riccamente guarnita, il prosciutto e il formaggio che vogliono. Per non parlare dei dolci! Tronchetto al cioccolato, bignè, crostatine alla frutta, crema di ricotta e persino la torta Malakoff: sembra quasi di stare in paradiso. Gregor e Paul, che a casa non mangiano quasi mai dolci, si avventano su quelle prelibatezze come se digiunassero da giorni.

Rike è ancora così piena di stupore e meraviglia che a malapena riesce a mandar giù qualcosa. Ma essendo la più grande non vuole fare la figura della guastafeste, per cui si sforza di mangiucchiare un bignè con la forchettina d’argento.

«Che bel vestito che hai», commenta con un filo di voce Miri, che l’ha tenuta d’occhio a lungo e finalmente è riuscita a rivolgerle la parola. «Dev’essere della tua mamma, giusto?». Sta un po’ storta perché ha sempre problemi alla schiena. Quando era piccola ha dovuto dormire per mesi con un busto di gesso, in modo che le si rafforzasse la colonna e riuscisse almeno a camminare. Per questo motivo non può scatenarsi come gli altri bambini, ma deve sempre fare attenzione. «Io so già cucire benissimo. La mamma mi ha insegnato tutto».

Rike annuisce per non sembrare scortese, ma non è affatto a suo agio con addosso quel velluto scarlatto. E poi il vestito le tira sotto le ascelle e le stringe sul petto. Colpa di quelle sporgenze sode e fastidiose che le sono spuntate di recente. Rike le scruta con sospetto in bagno al mattino, e a volte stringe forte gli occhi sperando che scompaiano. Certo, anche lei vuole crescere e avere il seno come una donna vera, ma non subito.

I gemelli sono vestiti di blu oltremare: Oskar indossa un costoso completo alla marinara della Bleyle, con pantaloncini al ginocchio e colletto bianco a contrasto, Silvie il vestitino abbinato. Alla mamma piace vestirli uguali, cosa che prima entrambi le lasciavano fare senza obiezioni, mentre da un po’ di tempo a questa parte hanno cominciato a ribellarsi.

«Non voglio somigliare a quel sudicione», brontola Silvie ogni volta che è l’ora di vestirsi, perché Oskar prima o poi sciupa tutto ciò che indossa. Anche oggi il suo vestito è puntualmente macchiato e ha un lungo strappo sulla gamba destra. Per essere diversa da lui, Silvie ha voluto a tutti i costi farsi crescere i capelli, mentre da piccoli, con quei loro caschetti impeccabili, si distinguevano a malapena l’uno dall’altra. È ancora lungi dal potersi fare delle trecce ad anello belle e spesse come quelle che Rike sfoggia con orgoglio, ma anche Silvie è un piacere per gli occhi: bionda, allegra e spensierata, molto diversa dalla sorella maggiore, mora e un po’ spigolosa, che spesso appare così seria e riservata.

«E io non voglio sembrare una femmina!», protesta Oskar, con il massimo del disgusto che riesce a concentrare nella voce. Eppure adora Silvie e quattro notti su cinque si intrufola nel suo letto per non dormire da solo, cosa che a lei piace tanto quanto a lui.

Anche se a volte fanno scintille, quei due, oltre ad aver ereditato da papà gli occhi azzurrissimi dei Thalheim, condividono qualcosa che li separa dal resto del mondo, Rike l’ha capito sin dalla prima volta che si è affacciata sulla loro culla doppia. Non appena Silvie si metteva a frignare, Oskar faceva lo stesso e viceversa, e naturalmente si erano fatti tutte le malattie infantili insieme. È inutile, lei non può nulla contro questa simbiosi. Eppure Rike si sente responsabile di tutti i pasticci che combinano e qualche volta ha davvero evitato il peggio. Ma non può permettersi un attimo di distrazione, per questo lancia continue occhiate alla scala mobile di sinistra, dove Oskar ha già cominciato a fare le sue pagliacciate.

Dapprima si mette a saltare sfrenatamente su una gamba sola, ma a quanto pare quell’esercizio, in assenza dell’auspicato applauso degli adulti, gli viene subito a noia. Così gli balza in mente l’assurda idea di provare proprio là, di tutti i posti possibili, il salto mortale che da settimane pratica diligentemente dappertutto. La partenza gli riesce abbastanza bene, poi però sbaglia a calcolare la velocità di scorrimento della scala. Atterra di sbieco, scivola, cade e sbatte la faccia. I sottili capelli biondi si impigliano nei gradini dentellati. Oskar viene trascinato sempre più giù, non riesce a liberarsi da solo, e allora comincia a urlare a squarciagola.

La mamma grida terrorizzata.

Rike ammutolisce dallo spavento.

Silvie urla come se fosse lei a essersi fatta male.

Papà si lancia verso la scala mobile e la blocca. Per tirare fuori Oskar sono costretti a tagliargli alcuni ciuffi di capelli con le forbicione da stoffa di Ruth Sternberg. Lui nel frattempo piagnucola sottovoce e alla fine sembra un uccellino fragile e arruffato, caduto dal nido.

Un lungo squarcio sanguinante gli attraversa la fronte in diagonale.

Lo zio Carl lo accompagna allo Charité con la macchina di papà per affidarlo alle cure del personale ospedaliero.

Gli altri restano al negozio, pieni di angoscia…

foto presa dal web

Brigitte Riebe ha conseguito un dottorato in Storia e successivamente ha lavorato come editor per una casa editrice. Ha pubblicato numerosi romanzi di grande successo, in cui ripercorre le vicende dei secoli passati. I suoi libri sono stati tradotti in diverse lingue. Vive con il marito a Monaco.

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Jenny Citino

Di Jenny Citino

Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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