
Ci sono storie che il tempo rischia di cancellare e altre che, grazie alla letteratura, tornano a vivere. Con Joanna degli incanti (Guanda), Simona Lo Iacono ci conduce nella Palermo del Seicento per raccontare la straordinaria vicenda di Joanna De Austa, una donna che ha sfidato i limiti del suo tempo con il coraggio della conoscenza e l’amore per i libri.
Oggi ho il piacere di ospitare l’autrice l ‘ autrice nella mia rubrica letteraria “Due chiacchiere con lo scrittore” per scoprire la storia che si cela dietro questo intenso e affascinante romanzo.
Ciao Simona, benvenuta e grazie per aver accettato il mio invito. È un vero piacere averti su librichepassione.it per raccontare ai nostri lettori la genesi e l’anima di “Joanna degli incanti”, un romanzo che celebra il potere della conoscenza, dei libri e delle donne che hanno avuto il coraggio di immaginare l’impossibile.
Simona, i tuoi romanzi nascono spesso dall’incontro con figure femminili dimenticate dalla Storia. Come hai scoperto Joanna De Austa e cosa ti ha spinta a dedicarle un intero romanzo?
Ho scoperto la figura di Joanna De Austa leggendo un saggio edito da Sellerio, scritto dalla ricercatrice palermitana Maria Sofia Messana. In una nota a piè di pagina si narrava la vicenda di questa donna sorprendente. Mi ha colpito innanzi tutto la sua pazienza di fronte alle difficoltà della vita, la sua capacità di superare le asperità del mondo con la forza creativa della fantasia.
Joanna racconta la propria vita da una cella dell’Inquisizione, affidandosi al potere delle storie per sfidare la paura. Quanto credi che la narrazione possa ancora oggi salvarci dall’isolamento e dalle nostre ombre?
E’ fondamentale, perché raccontando storie raccontiamo anche noi stessi, ci sveliamo e ci riveliamo. Raccontando – inoltre – possiamo anche cogliere il senso e il significato della nostra vita, del mistero dell’esistenza.
Uno dei temi più affascinanti del romanzo è il rapporto tra libertà e conoscenza. Per Joanna i libri diventano una forma di emancipazione. Quanto possono essere rivoluzionari i libri, ieri come oggi?
Sono rivoluzionari perché ci aiutano a cambiare lo sguardo sulle cose, a farci vivere esistenze che non ci appartengono. I libri ci impongono quindi di prendere in considerazione altri punti di vista attraverso un processo di immedesimazione, e ci aiutano a uscire da noi stessi, ad espatriare verso l’altro.
Nucidda, la bambina cieca che insegna a Joanna un altro modo di vedere il mondo, è uno dei personaggi più luminosi del romanzo. Che cosa rappresenta per te questa amicizia?
E’ un sodalizio tra due fragilità, la cecità di Nucidda e la solitudine di Joanna. Le bambine legano le proprie mancanze, e comprendono che ciò che ci rende veramente umani è l’unione con l’altro, la condivisione.
Le tue protagoniste attraversano quasi sempre il dolore, il lutto e la perdita, ma trovano anche la forza di rinascere. Che cosa ti insegna, ogni volta, il coraggio delle donne che racconta?
Io dalle mie donne apprendo l’arte della speranza, che è un’arte difficile, nella quale è necessario valorizzare tutto, anche impercettibili segni o momenti. Dando valore anche alle piccole cose queste creature salvano il desiderio di continuare a sognare, di progettare, di credere nella propria vocazione e nel proprio talento.
La Sicilia del Seicento emerge come un luogo di contrasti: oscurantismo e fermento culturale, controllo e desiderio di libertà. Quanto è importante per te il legame tra una storia e la terra che la ospita?
E’ la terra a dare un volto alla Storia, perché lo scorrere del tempo si incardina nei luoghi, nelle loro disarmonie, nella memoria e nel passato. C’è un legame indissolubile tra il contesto ambientale e i rivolgimenti sociali, e in questo intreccio ogni condizione dell’animo salta fuori con forza: la luce, il lutto, l’apertura, la chiusura, i pregiudizi, la sete di riscatto. Un magma che la scrittura cerca di dipanare e di restituire al lettore.
Durante la stesura di Joanna degli incanti, c’è stata una scena che ti ha commossa o sorpresa più delle altre?
Ho amato il momento in cui Joanna si imbatte in un cucciolo di falco pellegrino, e scopre che è cieco. Mi ha colpito il fatto che lei abbia comunque provato a farlo volare, a creare le condizioni per stimolare il suo coraggio. Già da questa occasione si comprende la forza interiore di Joanna che aggira l’ostacolo con la sola risorsa della compassione.
Quale luce speri che rimanga nel cuore dei lettori dopo aver chiuso l’ultima pagina di Joanna degli incanti?
Spero che possa restare la consapevolezza che scrivendo e raccontando storie si possano combattere le ingiustizie.
Simona ti ringrazio per aver condiviso con noi il percorso che ha dato vita a “Joanna degli incanti” e per averci accompagnato alla scoperta di una figura femminile tanto affascinante quanto attuale.
Un grazie anche ai miei lettori che ci hanno seguito. Vi invito a immergervi nelle pagine di questo romanzo intenso e luminoso, capace di ricordarci che la libertà nasce spesso dalla conoscenza e che le storie possono continuare a illuminare il nostro cammino.
Arrivederci al prossimo appuntamento con la mia rubrica letteraria.

