Recensione Primamà di Laura Pariani edito da La nave di Teseo
  • Dom. Dic 7th, 2025

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Rivista letteraria di Jenny Citino

Recensione: “Primamà” di Laura Pariani

DiJenny Citino

Nov 17, 2025

Dopo la morte del millenario Adàm, Eva – la Primamà, la prima donna – resta sola nel paese Senzanome a raccontare storie, curare con le erbe, dare forma nell’argilla ai defunti. La sua voce antica e sapiente risale la corrente dei secoli e riscrive la genesi del mondo da una prospettiva nuova: quella delle donne, dello spirito femminile che scorre nella terra, nell’acqua, nella memoria. In un villaggio sospeso nel tempo, dove gli uomini venerano un dio punitivo e le donne si affidano alla Mamagrànda del mondo-di-sotto, Primamà si oppone all’ordine patriarcale educando le giovani all’ascolto, accompagnandole nei sentieri dell’immaginazione e della libertà. Nelle sue storie-belòrie – in cui il mito si fonde con il reale e il presente può spiegare il passato – ritroviamo il volto delle nonnàve di ogni tempo, la loro competenza in fatto di disgrazie e speranze, la sapienza nel conservare i racconti, la fede antica a cui rivolgersi nel bisogno. Primamà è un’Eva millenaria che cerca di resistere, ricordare, tramandare, protagonista di un romanzo sovversivo sulla forza delle parole, una storia di ribellione che riscrive l’intera storia del mondo come fosse quella di ciascuno di noi. Un inno all’energia femminile, al racconto come atto di resistenza, e alla possibilità di un nuovo inizio.


” Eva millenaria a cui inevitabilmente do il volto di tutte le nonnàve che ho conosciuto, la loro competenza in fatto di disgrazie, la sapienza nel contare le storie-belòrie della brughiera lombarda, nonchè la fede antica nella Mamagràmda della Prèa Krua che conforta le donne che si rivolgono a lei nel bisogno.”

Primamà di Laura Pariani è un’opera che rinnova il linguaggio della narrativa italiana contemporanea, intrecciando mito, oralità e ribellione. Fresca del Premio Fondazione Il Campiello alla Carriera 2025,l’autrice riscrive la Genesi da una prospettiva inedita: quella delle donne, della terra, della memoria.

La protagonista, Eva qui Primamà, non è la donna colpevole della tradizione biblica, ma una custode di storie, saperi e riti di cura. In un villaggio sospeso nel tempo, Primamà trasmette alle giovani il valore dell’immaginazione, dell’ascolto e della libertà.

” Chè per ogni dòna del paese Senzanomela fàdiga quotidiana l’è lustrare caldàri, bilinare patelli, filare, partorire, seppellire bambini, ma soprattutto sbassare ‘l cò davanti agli òmm. Chè il lavorèrio delle femmine l’è senza inizio e senza fine, non conosce ricompensa nè pause.”

Il romanzo vive nella lingua dell’autrice , che intreccia dialetto lombardo, cadenze arcaiche, risonanze fiabesche. Le “storie-belòrie” di Primamà, sospese tra mito e realtà, diventano atti di resistenza, memoria e trasmissione di saggezza.

” Prima di allora, Eva aveva pensato che i figli rimanessero per sempre. Invece scoprì che anche loro, come piante e animali, morivano.”

Primamà è un romanzo che incanta , un inno alla forza femminile e alla potenza della parola, capace di trasformare la storia e farci vedere la realtà con occhi nuovi.

Un romanzo che restituisce forza e voce alle donne, in cui Eva consegna il timone della vita alle sue figlie. Un libro nato dai racconti delle donne dell’autrice, condivisi con noi come un frammento prezioso di vita, ricordandoci quanto siano fondamentali le storie che ci vengono tramandate dalle nostre madri.

Leggerlo è stato come entrare in un mondo antico e vivo: la lingua mescolata al dialetto, le storie dette più che scritte, creano un’atmosfera che profuma di terra, memoria e radici.

Allo stesso tempo emerge una forza di ribellione quieta, incarnata da Primamà, che con le sue storie, la cura e l’immaginazione apre uno spazio di libertà possibile.

Ne resta l’idea che ogni origine possa essere riscritta, se c’è una voce capace di raccontarla in modo nuovo.

” E si muore dolcemente tra le mani di Eva, senza agonia. I piccoli a cui la vecchia chiude gli occhi hanno un viso più placido degli altri.”

Perché leggerlo?

Per la lingua originale di Pariani, che trasforma la narrazione in un canto antico.
Per la prospettiva ribaltata della Genesi, che ridà voce alle donne, alla terra e alla memoria.
Perché Primamà incarna una resistenza silenziosa, fatta di storie e cura.
E perché il romanzo ricorda che ogni inizio può essere immaginato di nuovo.

” Alcune frasi rimangono nella memoria di di altre, chissà perchè, ci si fissano nel buio della gola arcaiche e taglienti, come le famose ostriche verghiane avvinghiate alla scogliera.”


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Di Jenny Citino

Jenny Citino è la responsabile editoriale della rivista on-line "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga. Ha conseguito i seguenti corsi di formazione: "Lettura e benessere personale come rimedio dell'anima" " Avvicinare i bambini alla lettura con i racconti di Gianni Rodari"