
“Io e la lepre”
Autrice: Chloe Dalton
Traduzione di: Marinella Magrì
Casa Editrice: Neri Pozza
data di pubblicazione: 31 marzo 2026
pagine: 220
Trama del libro
Nulla sembra poter accadere, nel cuore di un gelido inverno. La campagna è muta, sommersa dalla neve, le ragnatele congelate sui cespugli, i tronchi incrostati di brina. Eppure qualcosa, tra il folto dell’erba e al riparo dagli sguardi, accade. È in un giorno d’inverno che Chloe Dalton, professionista in fuga dall’ormai insopportabile frenesia di Londra, si prepara a una lunga passeggiata. E in quel giorno, proprio come nei romanzi, la sua vita cambia per sempre. Lungo il sentiero, un leprotto neonato, non più grande di un palmo, il manto color cioccolato indistinguibile dalla chiazza di nuda terra. L’istinto di sollevarlo per porlo al riparo dai predatori è immediato, così come la paura di procurargli un danno irreversibile, sia pur nel tentativo di salvarlo. E tuttavia quell’atto incerto è un inizio. Nel nutrire il leprotto, predisporgli un ambiente adatto, informarsi sulle abitudini di questa creatura tenacemente selvatica, il desiderio di Chloe non è di addomesticarlo, ma di essere al contrario il meno presente possibile, di lasciare all’animale tutta la sua libertà. E così, man mano che grazie a lei il cucciolo cresce e dispiega le sue virtù, Chloe impara a superare con la stessa pacata fermezza le proprie difficoltà. Donna e lepre si trovano coinvolte in un affetto quieto e ostinato, che da loro irradia verso tutte le silenziose meraviglie del mondo naturale: l’incanto della vita che noi non sentiamo e non vediamo più. Lirico ma mai sentimentale, Io e la lepre è memoir, storia naturale e manifesto per l’ambiente: un invito a creare una relazione di attenzione e rispetto fra gli esseri umani, la natura e tutte le creature che la abitano. Per non essere in mezzo a loro soltanto il più rumoroso – e prepotente – degli esemplari.
RECENSIONE

“Imbattersi in un leprotto allo scoperto – o riuscirne persino a vederne uno – era qualcosa di davvero straordinario:”
Nel silenzio immobile di un inverno che sembra sospendere il tempo, Io e la lepre si apre come una piccola epifania: un incontro minimo, quasi invisibile, destinato però a ridisegnare il senso di una vita. Il memoir di Chloe Dalton nasce da un gesto esitante , raccogliere un leprotto appena nato e si sviluppa come una meditazione lenta e profonda sul rapporto tra essere umano e natura.
L’ autrice costruisce una narrazione che è insieme intima e osservativa. Il cuore del libro non è tanto il salvataggio dell’animale, quanto il delicato equilibrio tra cura e distanza: Dalton rifiuta ogni impulso di possesso, scegliendo invece una forma di presenza discreta, quasi invisibile. In questo spazio etico si inserisce la forza del racconto.
” Non intendevo addomesticarlo,desideravo soltanto offrirgli riparo, ma a quanto pareva avevo commesso un errore: avevo sottratto, forse inutilmente, un cucciolo alla natura senza chiedermi se fossi davvero in grado di occuparmene e in che modo. E, così facendo, avevo probabilmente decretato la sua fine. Mi si strinse il cuore.”
La lepre , creatura selvatica, sfuggente, irriducibile diventa così non un simbolo, ma una presenza autonoma, capace di resistere a ogni tentativo di antropomorfizzazione. Ed è proprio in questa resistenza che l’autrice trova una forma di insegnamento: la pazienza, l’ascolto, il rispetto dei tempi naturali. Parallelamente, il percorso dell’autrice si trasforma in un lento riappropriarsi di sé, lontano dalle logiche produttive e invasive della modernità.
“Constatare la sua fiducia nei miei confronti era come ricevere una tacita approvazione da parte del più selvatico dei selvatici, e mi faceva sentire accolta nel mio ambiente, in armonia con la natura.”
Lo stile è limpido, misurato, attraversato da una sensibilità che non indulge mai nell’enfasi. Le descrizioni della campagna invernale ,le trame ghiacciate, i silenzi ovattati, le presenze invisibili costruiscono un paesaggio che è insieme fisico e interiore. La scrittura di Dalton riesce a restituire ciò che spesso sfugge: la vita minuta, periferica, che continua a esistere al di là dello sguardo umano.
Ma Io e la lepre è anche un testo profondamente contemporaneo. Senza mai assumere toni didascalici, si configura come un manifesto etico ed ecologico: un invito a ripensare il nostro ruolo nel mondo naturale, non più come dominatori, ma come presenze capaci di attenzione e rispetto. In un’epoca segnata dalla crisi ambientale, il libro suggerisce una via alternativa, fatta di prossimità silenziosa e responsabilità.
“La relazione con gli animali nutre le parti più amorevoli , empatiche e compassionevoli della natura umana. Risveglia in noi un senso primordiale di riverenza per il mondo vivente, una percezione acuta della comunanza e della connessione tra tutte le specie. E’ come stavo scoprendo, una porta d’accesso a un ripsetto più autentico per la natura, per l’ambiente nel suo insieme.”
Più che una storia, è un’esperienza di lettura che chiede lentezza, ascolto, disponibilità a cambiare prospettiva. E proprio per questo lascia un segno duraturo.

“Vorrei che ci fossero più luoghi selvaggi e incontaminati, sia per la fauna selvatica che per noi, e una maggiore consapevolezza del fatto che proteggere e apprezzare la natura significa anche rispondere a bisogni profondi che spesso dimentichiamo di avere.”
Io e la lepre è un libro che invita a rallentare davvero, non solo come tema ma come esperienza concreta di lettura. In un panorama spesso dominato da narrazioni veloci e rumorose, il memoir di Chloe Dalton si distingue per la sua capacità di restituire valore al dettaglio minimo, al gesto misurato, alla presenza silenziosa. È una lettura che riconnette con una dimensione più essenziale dell’esistenza, offrendo uno sguardo nuovo sul rapporto tra esseri umani e mondo naturale.
Lo consiglio a lettori che cercano una scrittura contemplativa, capace di creare atmosfera più che azione.
A chi ama la natura raccontata senza idealizzazioni, nella sua autonomia e complessità.
A chi ha apprezzato memoir dove esperienza personale, osservazione e riflessione si intrecciano.
E, forse soprattutto, a chi sente il bisogno di una pausa: non evasione, ma un diverso modo di abitare il tempo e lo sguardo.
“Non sono stata io a domare la lepre, ma in molti modi è stata lei a placare me.(…)
Ricorderò il modo in cui se ne andava, ma sapendo che, prima di allontanarsi, si voltava sempre a guardarmi.”
Ringrazio la Casa Editrice e Giulia per l’opportunità di lettura

