
Ciao Giulia, benvenuta a “Due chiacchiere con lo scrittore”
Ciao, ben ritrovata!
Oggi parliamo del tuo nuovo romanzo Il canto delle filatrici, pubblicato da Tre60, una storia intensa che ci porta nel Friuli degli anni Venti, tra il lavoro nelle filande, i primi fermenti dell’emancipazione femminile, gli ideali politici e i legami familiari messi alla prova dalla Storia. Attraverso le vicende delle sorelle Santarossa accompagni il lettore in un viaggio fatto di coraggio, sacrifici e speranza.
Scopriamo i com’è nato questo romanzo e tutto ciò che si cela dietro le sue pagine
Il canto delle filatrici ci porta nel Friuli degli anni Venti, un periodo di grandi trasformazioni sociali e politiche. Da dove nasce il desiderio di raccontare proprio questa epoca e questa terra?
Il canto delle filatrici è fondamentalmente una storia vera, la scelta di rimanere fedele all’ambientazione e all’epoca in cui sono avvenuti i fatti rappresentava la base di partenza per raccontare uno spaccato di vita vera. Il Friuli è una terra ricca di tradizione e bellezza, una terra che amo e scriverne è stato davvero emozionante.
Le tre sorelle Santarossa sono profondamente diverse, ma unite da un legame indissolubile. C’è un personaggio a cui ti senti particolarmente legata? E quale è stato il più difficile da costruire?
Iolanda Nella e Adelina sono molto diverse e in ognuna di loro ritrovo qualcosa di me, dopotutto sono le mie antenate, tra tutte però credo si levi più forte la personalità di Iolanda, che inizialmente avevo immaginato essere l’unica voce narrante. Raccontarle è stato un viaggio nella memoria, in cui l’immaginazione ha solo fatto da aiutante, non è stato difficile, quindi, mai.
La filanda è molto più di un semplice luogo di lavoro: diventa il simbolo della fatica, della solidarietà e della crescita delle protagoniste. Quanto lavoro di ricerca è stato necessario per ricreare questo mondo?
Raccontare la realtà della filanda ha richiesto delle ricerche, ma anche qui la memoria è venuta in aiuto: molto arriva da ricordi di prima mano che in particolare Iolanda (che chiamavo zia) condivideva spesso. La filanda poi, come struttura, è tuttora esistente, è stata recuperata e ristrutturata anni fa e ora è la sede della biblioteca comunale, basta varcarne la soglia per trovarsi catapultati indietro nel tempo e sentire quasi i canti delle filatrici al lavoro.
Nella rappresenta il desiderio di conoscenza e di emancipazione femminile, temi che attraversano tutto il romanzo. Quanto pensi che la sua storia possa parlare anche alle donne di oggi?
Nella è il personaggio in cui l’immaginazione ha lavorato di più, temi come l’emancipazione femminile, l’importanza dello studio e della lettura sono a me cari e hanno attraversato le vite di generazioni di donne prima di noi. La determinazione di Nella, il suo senso di giustizia frustrato e il bisogno di fare la differenza sono gli stessi che, declinati in altre forme, animano anche ora chiunque si scontri con un’ingiustizia.
L’amore assume forme diverse: quello passionale, quello familiare, quello per la libertà e per i propri ideali. Quale di queste sfumature volevi che arrivasse con maggiore forza ai lettori?
Direi l’amore familiare perché le sorelle sono e restano sempre “famiglia”, anche una volta diventate adulte, anche lontane, mantengono un legame indissolubile che le fa sentire unite e forti di fronte alle avversità.
Durante la stesura del romanzo c’è stata una scena che ti ha emozionata particolarmente o che hai riscritto più volte prima di sentirla davvero tua?
Il finale! Sapevo quale sarebbe stata l’ultima scena sin da prima di iniziare a scriverlo, ho nitida davanti agli occhi l’immagine di Iolanda seduta accanto alla finestra, nella cucina d’inverno, ma le ultime frasi mi hanno chiesto un po’ di tempo, volevo trasmettere la giusta sensazione che io stessa provavo, tornando a quell’immagine. Credo di esserci riuscita
Se dovessi descrivere Il canto delle filatrici con tre parole, quali sceglieresti e perché?
Sceglierei terra, perché tutto il romanzo è permeato dall’attaccamento alle proprie radici, dal bisogno di mantenere la memoria anche materiale di chi è venuto prima.
Aggiungerei storia, perché fra le gesta e le parole delle protagoniste si delinea uno spaccato dell’Italia di allora, fatta di regole sociali difficili da ignorare e sentieri già tracciati, in cui spesso le persone si sentivano frustrate
Infine, verità: lungo tutto il romanzo si nasconde la storia di una quarta protagonista, che per tutta la vita si è vista negata la possibilità di essere riconosciuta per ciò che davvero era. Ora tutti conoscono la verità!
Una citazione tratta dal tuo romanzo…
“In fondo nulla era davvero cambiato. Erano ancora loro, le tre sorelle che dormivano nella stanza sopra l’arco, con il cuore rivolto al torrente e i piedi alla montagna. Il tempo e la vita le avevano smussate, rese più sagge e, forse, anche un po’ più stanche. Ma i cuori erano sempre gli stessi, palpitanti di orgoglio e fervore. Uniti, seppur distanti.”
Grazie sempre per la disponibilità
Grazie a te, alla prossima!
Ringrazio di cuore Giulia Dal Mas per la disponibilità, la gentilezza e il tempo che ci ha dedicato nel raccontarci il dietro le quinte de Il canto delle filatrici. È stato un piacere conoscere più da vicino la genesi di questo romanzo e il percorso che ha dato vita a una storia capace di intrecciare memoria, emozioni e Storia.
A voi lettori auguro di lasciarvi conquistare dalle pagine di questo libro e, come sempre, vi do appuntamento alla prossima intervista della rubrica “Due chiacchiere con lo scrittore” su Librichepassione.it, dove continuerò a incontrare autrici e autori pronti a condividere le loro storie e la loro passione per la scrittura.
Grazie per averci letto e… alla prossima!
Jenny

TRAMA DEL LIBRO
Friuli, anni Venti. A Maniago, un piccolo borgo ai piedi del monte Jôuf, crescono Nella, Adelina e Iolanda Santarossa, tre sorelle legate da un destino comune nella filanda, dove lavorano sin dall’infanzia. Iolanda è fidanzata con Pietro, un giovane operaio con grandi ideali e simpatie socialiste. Adelina vive un amore clandestino con il figlio di una famiglia altolocata, mentre Nella coltiva un profondo legame di amicizia con Luisa e una passione per i libri, sognando di lottare per i diritti e l’emancipazione delle donne.
Ma nella piccola comunità di montagna, governata da regole taciute e immutate da generazioni, la relazione proibita di Adelina minaccia di spezzare fragili equilibri e compromettere il destino di tutta la famiglia. Così, mentre la guerra si avvicina, la ragazza fugge a Venezia in cerca di riscatto e libertà, lasciando dietro di sé dolore e sgomento. Anche Nella sceglie di lasciare Maniago e, insieme a Luisa, approda a Torino per partecipare alle lotte femminili. Iolanda, invece, resta al paese e continua a lavorare con dedizione alla filanda per guadagnarsi il ruolo più ambito, quello di passaseta.
Tuttavia, quando il destino delle tre sorelle sembra ormai scritto, la vita irrompe con forza a rimescolare le carte: riusciranno a restare unite nonostante la distanza che le separa e le profonde ferite del passato? Tra l’ascesa del fascismo e l’ombra della guerra, le vite di Iolanda, Adelina e Nella si intrecciano in una storia di resistenza, affetti e coraggio, dove l’amore si rivela l’unica forza capace di superare i vincoli di sangue e mantenere viva la speranza in un futuro migliore.

