
“La creatura che aveva custodito in grembo per nove mesi non sarebbe più stata solo sua”
Fortunata di Roberta Cosimo, pubblicato da Garzanti, è un romanzo che racconta una storia di donne, di legami familiari e di scelte difficili. Una storia che nasce nel Salento degli anni Venti e che prende ispirazione dalla vicenda della nonna dell’autrice.
Per me, però, questa lettura è stata anche qualcosa di più. Mentre seguivo la storia di Fortunata, mi sono ritrovata a pensare a un mondo che ho conosciuto da bambina e che oggi sembra molto lontano: quello dei piccoli paesi del Sud, dei corredi preparati dalle ragazze, dei ricami tramandati da madre a figlia e delle storie di famiglia che spesso rimanevano custodite per generazioni.
Il romanzo comincia con Antonia, nel momento in cui sta per dare alla luce il suo bambino. La sua speranza è che sia un maschio e non una femmina, una speranza che inizialmente può lasciare il lettore perplesso, ma che trova presto una dolorosa spiegazione.
Quando nasce Fortunata, infatti, la sua vita viene segnata da una decisione che Antonia è costretta a prendere.
Fortunata crescerà così nella famiglia della cognata, lontana dalla madre naturale. È lì che imparerà a cucire e a ricamare, diventando una ragazza abile nella preparazione dei corredi e nel lavoro sartoriale.
“Le sarebbe piaciuto chiamarla così. Fortunata. Un giorno le avrebbe spiegato la scelta di quel nome, le avrebbe detto di quanto l’avevano amata fin dal primo istante, di come ogni scelta fosse stata mossa dalla speranza. Lo ripetè a fil di labbra: <<FORTUNATA>>.”
Ma nella sua vita arriveranno anche i libri.
E saranno proprio le pagine dei libri ad aprirle una finestra su qualcosa che va oltre il mondo nel quale è cresciuta. Leggere significa conoscere altre vite, immaginare altre possibilità e, forse, iniziare a pensare che anche il proprio destino possa essere diverso da quello che gli altri hanno stabilito.
È questo uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente del romanzo: Fortunata non cerca semplicemente di cambiare vita. Cerca prima di tutto di capire quale vita desidera davvero.
È stato impossibile leggere alcune pagine senza pensare alla mia infanzia.
Sono cresciuta in un piccolo paese del Sud e, anche se sono passati tanti anni, ci sono immagini che sono rimaste dentro di me.
Durante le estati, quando ero bambina, vedevo le ragazze più grandi sedute fuori dalle loro case. Avevano appena finito la scuola e trascorrevano parte dei pomeriggi preparando il corredo per il loro futuro matrimonio.
Ricordo il filo intrecciato al cotone, i ricami che prendevano forma lentamente e la pazienza con cui quelle ragazze lavoravano. Ricordo soprattutto le loro madri, che insegnavano alle figlie quei gesti quasi naturalmente, come qualcosa che faceva semplicemente parte della vita.
Oggi quelle tradizioni sono quasi scomparse.
Forse è anche per questo che, quando mi capita di trovare in un mercatino dell’usato una vecchia tovaglia ricamata, dei tovaglioli, delle lenzuola o delle federe, mi fermo sempre a guardarli. Mi affascina pensare alle mani che li hanno realizzati e alla storia che potrebbe esserci dietro ogni ricamo.
Fortunata ha riacceso proprio questo tipo di ricordi.
E c’è stato un altro particolare della storia di Antonia che mi ha colpita profondamente: anche nel mio paese, tanti anni fa, una donna aveva dato la propria figlia a sua sorella.
Forse è per questo che alcune pagine del romanzo mi sono sembrate così vicine. Non perché raccontino esattamente la mia storia, ma perché appartengono a un mondo che conosco e che, in parte, ho visto con i miei occhi.
La domanda che mi sono posta più volte durante la lettura è se sia davvero possibile cambiare il proprio destino.
Siamo noi a decidere la nostra strada oppure sono le circostanze, la famiglia, l’epoca in cui viviamo e le aspettative degli altri a decidere per noi?
Per Fortunata la risposta non è semplice.
La sua storia è legata alle decisioni degli adulti, alle convenzioni del tempo e a una società nella quale per una donna non era sempre facile scegliere liberamente il proprio futuro.
“Aveva due madri. Per lei erano la faccia di una medaglia che troppo spesso rigirava tra le mani come fosse un pezzo di latta, quando invece era un dono preziosissimo. Si ripromise di non dimenticarlo mai più.”
E poi c’è il peso del giudizio.
Questo è un aspetto che ho sentito particolarmente vicino, perché chi è cresciuto in un piccolo paese del Sud conosce bene il potere delle chiacchiere. Una scelta diversa dalle altre poteva diventare facilmente motivo di commenti e giudizi.
Per questo ho ammirato il coraggio della protagonista e, ancora di più, quello della donna reale alla quale questa storia si ispira.
La nonna dell’autrice è una figura che emerge dal romanzo con una grande forza: una donna capace di non lasciarsi completamente definire dalle aspettative degli altri e di cercare la propria strada nonostante il contesto nel quale viveva.
Ed è forse questo il cuore più bello di Fortunata: ricordarci che, anche quando la vita sembra aver già deciso per noi, può arrivare il momento in cui dobbiamo trovare il coraggio di scegliere.
“Ogno volta che provava a muovere un passo fuori dal perimetro stabilito dalla mescia, la marea la riportava bruscamente indietro. Opporsi era come nuotare controcorrente. Si veniva trascinati indietro e ci si ritrovava al punto di partenza, frustrati e senza forze. Lei si sentiva così.”
Ho amato Fortunata anche per questo suo modo di parlare del passato senza renderlo qualcosa di lontano e immobile.
Il passato, nel romanzo, è fatto di persone, di gesti, di tradizioni e soprattutto di donne.
Donne che cuciono, ricamano, crescono figli, prendono decisioni difficili e cercano, ciascuna a modo proprio, uno spazio per essere se stesse.
Ed è proprio mentre leggevo che ho ripensato alle ragazze della mia infanzia.
Sono passati ventisei anni da quando vivo lontana dal mio paese. Quando torno, ormai, è difficile incontrare quelle persone che facevano parte delle mie giornate di bambina. Le strade sono le stesse, ma le vite sono cambiate.
Alcune di quelle ragazze non le vedo da tantissimo tempo.
E forse è proprio questa la parte della lettura che mi ha emozionata di più.
Perché Fortunata non mi ha soltanto raccontato la storia di una donna vissuta tanti anni fa. Mi ha fatto ricordare persone che il tempo ha portato lontano.
Mi ha fatto tornare davanti a quelle case, in quelle estati della mia infanzia, quando ancora non sapevo che un giorno avrei guardato quei ricordi con tanta nostalgia.
Ho trovato nel romanzo di Roberta Cosimo una storia capace di intrecciare vicende familiari, tradizioni e desiderio di libertà.

” Il disegno del suo futuro lì in bella mostra come il disegno minuzioso della trama dei ricami. Ma Fortunata era pronta a tracciare una linea netta su una volontà che non era mai stata disposta a condividere.”
Mi è piaciuta la figura di Fortunata e mi ha interessato soprattutto il suo percorso: quello di una bambina alla quale la vita sembra imporre una strada e che, crescendo, cerca invece di comprendere quale sia quella che vuole percorrere.
Ma ciò che porterò con me di questa lettura sarà anche tutto quello che ha risvegliato.
Perché ci sono libri che finiscono quando arriviamo all’ultima pagina e altri che, invece, continuano a lavorare dentro di noi.
Fortunata per me appartiene alla seconda categoria.
Mentre concludo questa recensione, mi accorgo che la nostalgia arriva e gli occhi diventano lucidi.
Con il passare degli anni si comprende che il tempo non può tornare indietro. Quelle ragazze non sono più lì, le estati della mia infanzia sono lontane e tante di quelle tradizioni appartengono ormai alla memoria.
Ma forse è proprio questo il piccolo miracolo dei libri: permetterci di tornare, almeno per un momento, in luoghi e tempi che credevamo perduti.
È questo il regalo più inaspettato che mi ha fatto Fortunata: avermi restituito un pezzetto della mia infanzia.
E per questo, oltre alla storia che racconta, è una lettura che conserverò con particolare affetto.
Perché leggere Fortunata?
Perché è una storia di donne e di scelte, ma anche una storia di famiglia e di memoria.
Perché ci porta nel Salento degli anni Venti e ci fa entrare in un mondo fatto di tradizioni, corredi, ricami e legami familiari, dove il destino di una donna sembrava spesso già stabilito.
Perché racconta il coraggio di chi, nonostante le difficoltà e il peso dei giudizi, cerca la propria strada.
Perché i libri, il ricamo e le tradizioni diventano parte di un percorso di crescita e di consapevolezza.
E perché è una storia capace di parlare anche a chi, come me, porta dentro di sé ricordi di un Sud fatto di piccoli paesi, di donne che ricamavano davanti casa e di tradizioni che oggi rischiano di andare perdute.
Ma soprattutto perché Fortunata ci lascia una domanda che, forse, vale per tutti: quanto del nostro destino è già scritto e quanto, invece, possiamo ancora scegliere?
“Il cuore non le batteva più come un martello dentro il torace. Aveva ripreso un ritmo regolare e le gambe le reggevano ancora. Nella stradina laterale che si apriva sulla campagna vide in lontananza la grande distesa degli ulivi, con i tronchi nodosi e le chiome agitate dal vento. Resistevano. Gli ulivi resistevano. E così avrebbe fatto anche lei. Sarebbe stata forte abbastanza da sffrontare le conseguenze della sua scelta.”
Il LIBRO
Titolo: Fortunata
Autrice:Roberta Cosimo
Casa Eitrice: Garzanti
data di pubblicazione: 8 settembre 2026
pagine: 287
TRAMA DEL LIBRO
Nel Salento degli anni Venti nascere donna significa obbedire. Ma una nuova vita sta per cambiare le sorti della tradizione. Il suo nome è un inno al futuro: si chiama Fortunata, perché saluta il mondo con un sorriso radioso. Ancora non sa di che cosa siano fatte le lacrime, e non riconosce quelle che rigano il viso di sua madre, costretta da un accordo ad affidare la sua bambina alla famiglia della cognata.
La promessa è di farla diventare la più abile sarta di corredi matrimoniali del paese. Ma Fortunata sceglie di ricamare una storia diversa. Mentre allena le dita a creare intricati merletti, scopre il piacere della lettura: la luce fioca di una candela, nascosta al severo giudizio della sua madre putativa, illumina le pagine di libri che da oggetto diventano possibilità. Fortunata impara, approfondisce e comprende che, proprio come per le protagoniste dei romanzi che avidamente consuma, il destino non è già scritto. E così dà inizio a piccole rivolte silenziose, come soffiare in un fischietto di terracotta, un gesto concesso soltanto agli uomini. Il suo futuro è un foglio bianco ancora da scrivere, un lenzuolo in cotone su cui ricamare la libertà che desidera, una voce che non ha paura della sua eco. Per portare in alto il suo nome, Fortunata deve trovare il coraggio di scegliere.
Un esordio autentico e intenso, ispirato a una storia vera. La voce forte e delicata di Roberta Cosimo emoziona i lettori e li guida alla scoperta delle intramontabili tradizioni del Sud Italia. Un romanzo che si interroga sull’eredità e sulla famiglia e celebra il potere della volontà individuale di aprire le porte a un futuro pieno di speranza. Perché un’altra vita è sempre possibile.
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Jenny
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