
“<< Lungo questo fiume è nato l’ induismo, il Rig Veda, il più antico sistema di pensiero e di fede tuttora vivo e fiorente in tutto il pianeta! E il popolo vedico era il discendente diretto della civiltà Saraswati, come dovrebbe essere chiamata>>”
Il fiume Saraswati è uno dei grandi misteri della tradizione indiana. Considerato sacro, protagonista di antiche leggende e simbolo di conoscenza, arte e spiritualità, continua ancora oggi ad affascinare studiosi e appassionati. È proprio attorno a questo fiume leggendario che Gurnaik Johal costruisce Saraswati, il romanzo pubblicato da Neri Pozza: una storia che intreccia mito, memoria, storia e vicende familiari in una narrazione corale che attraversa continenti e generazioni.
Satnam, rientrato nel villaggio d’origine della sua famiglia nel Punjab per il funerale della nonna, scopre che il vecchio pozzo dietro casa, rimasto asciutto per decenni, torna improvvisamente a sgorgare acqua. Per molti è il segno del ritorno del mitico fiume Saraswati, scomparso da secoli e avvolto da un’aura di mistero.
Da questo momento la vicenda si amplia fino a coinvolgere numerosi personaggi sparsi tra India, Pakistan, Kenya, Mauritius, Canada e Regno Unito, tutti inconsapevolmente legati da un passato comune. L’ autore costruisce un grande mosaico narrativo in cui ogni storia diventa un tassello di una riflessione più ampia sulle radici, sulla diaspora indiana, sull’identità culturale, sulla memoria e sul senso di appartenenza.
“Ciò che facciamo noi oggi lo facevano i noastri antenati proprio su questa terra, sulle rive del fiume che ci viene restituito. Con le sue acque verrà anche la rinascita del moderno rishi, uno sviluppo che va oltre quello che nè voi nè io possiamo immaginare.”
Il fiume Saraswati diventa così una potente metafora di ciò che può scomparire senza essere realmente perduto: le origini, le tradizioni, i legami familiari e quei fili invisibili che uniscono persone e generazioni anche quando il tempo e la distanza sembrano separarli.
Il romanzo affronta argomenti importanti come la fede, la spiritualità, le migrazioni, il rapporto tra passato e presente e il peso dell’eredità familiare. La sua è un’opera ambiziosa, costruita attraverso molteplici voci e prospettive.

“Tutte le generazioni successive, tutti quei rami, erano dovuti al fatto che due persone si erano incontrate e avevano iniziato a parlarsi. La solita vecchia storia che succede a tutti, un sogno che non finisce, che cambia ogni volta, uno schema abbastanza grande da contenere tutto.”
Ho scelto personalmente di leggere Saraswati perché ero affascinata dalla figura della dea indiana da cui il fiume prende il nome e dall’antica leggenda che la circonda. Pensavo di trovare un romanzo maggiormente incentrato sulla spiritualità un elemento che in effetti è presente, anche se non rappresenta il fulcro della storia e, soprattutto, amo molto le storie ambientate in India.
Nel corso degli anni ho letto diversi romanzi ambientati in questo Paese che mi hanno tenuta incollata alle pagine, facendomi scoprire culture, tradizioni e mondi lontani. Con Saraswati, però, questa volta non è scattata quella curiosità che speravo mi accompagnasse durante la lettura.
Ci tengo a precisare che questo non significa che sia un libro scritto male. Gurnaik Johal dimostra una scrittura curata e una notevole capacità narrativa, ma semplicemente la storia non è riuscita a coinvolgermi come mi aspettavo.
Ho apprezzato molto le “qisse,” gli antichi racconti della tradizione orale che intrecciano miti, divinità e leggende. Sono state le parti che ho trovato più suggestive, quelle in cui ho percepito maggiormente la magia della cultura indiana e il fascino delle storie tramandate nel tempo.
Per il resto, però, ho avuto la sensazione che l’autore abbia voluto inserire troppe storie all’interno dello stesso romanzo. Tutti i personaggi ruotano attorno al fiume Saraswati e alle sue simbologie, intrecciando vicende familiari, generazioni, credenze, migrazioni e destini diversi. Un progetto narrativo sicuramente complesso e ambizioso, ma che, almeno per me, ha finito per disperdere il coinvolgimento emotivo.
In alcuni momenti ho avuto difficoltà a creare un legame profondo con i personaggi, perché le numerose linee narrative e i continui passaggi tra epoche e luoghi hanno reso la lettura più impegnativa. La ricchezza del romanzo è allo stesso tempo anche il suo limite: ciò che per alcuni lettori rappresenta un grande affresco storico e culturale, per altri può risultare dispersivo.
Mi piacerebbe leggere altre recensioni e confrontarmi con chi ha affrontato questa lettura, per capire se mi sia sfuggito qualche passaggio o qualche chiave di interpretazione. A volte capita che un libro richieda un approccio diverso o una rilettura per essere compreso e apprezzato pienamente.
Nonostante le mie perplessità, non posso dire che Saraswati sia un romanzo scritto male. È un’opera ricca, particolare e sicuramente originale. Semplicemente, questa volta non è riuscita a entrare in sintonia con me e a regalarmi quel coinvolgimento emotivo che cerco quando leggo una storia.
Per quanto mi riguarda, rimane una lettura interessante per i temi affrontati e per il legame con la cultura indiana, ma non è riuscita a conquistarmi completamente.
” << E Saraswati non gradiva le avance di suo padre, Brahma, e fuggì lontano da lui, e nemmeno Shiva le apprezzava, così decapitò Brahma perchè non potesse più guardarla, ma Brahma si fece spuntare un’ altra testa, e un’altra ancora, in modo che potesse guardare verso il cielo e in tutte le direzioni del vento; allora Saraswati andò nell unico posto dove non poteva essere vista, giù sulla Terra , dove divenne un fiume, il più grande di tutti, portatore di inondazioni, ma Brahma abbassando lo sguardo la trovò, e così Saraswati sparì sotto terra, scorrendo per tutto questo tempo nel sottosuolo, aspettando il momento giusto per ricomparire…>>
Ringrazio la Casa Editrice per l’opportunità di lettura

“Saraswati”
Autore: Gurnaik Johal
Casa Editrice: Neri Pozza
Traduzione di: Luigi Maria Sponzilli
data di pubblicazione: 23 giugno 2026
pagine: 400
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TRAMA DEL LIBRO
Il mito dice che per secoli le acque del fiume Saraswati, dal nome della dea indù, solcarono l’India del Nord dal monte Kailash all’oceano, finché non svanirono sottoterra, dopo che la dea volle sottrarsi allo sguardo lascivo di Brahma, creatore dell’Universo. Quando Satnam giunge nel villaggio d’origine della sua famiglia, in Punjab, per il funerale della nonna, scopre che il pozzo dietro casa, secco da sempre, gorgoglia di vita nuova. Un evento stupefacente, per alcuni un prodigio. Là dove prima non c’era niente è riaffiorato il fiume sacro! Se le mani della dea bussano alla porta della comunità, cambieranno la sorte del villaggio, e pure il destino di Satnam che, a Londra, non ha più nulla a cui tornare. La scoperta, con il suo miraggio di prosperità, innesca un’inarrestabile catena di eventi mediatici, politici, religiosi, di cui il giovane londinese perde presto il controllo. Mentre il fiume altera il percorso di Satnam, cinque persone sparse nel mondo – una biologa da Mauritius, un archeologo dal Kenya, una musicista dal Canada, uno stuntman di Bollywood, un ragazzino orfano dal Pakistan – orbitano come pianeti attorno al mistero che li unisce, un legame nascosto nella storia di ciascuno, di cui ancora nulla sanno. All’origine, un uomo e una donna che si sono amati infrangendo un tabù e, come una coppia ancestrale, hanno dato ai loro figli il nome dei sacri fiumi della loro terra. In questo esordio, il giovanissimo Gurnaik Johal ordisce un romanzo-mondo che trabocca di fede, violenza, accettazione, memoria, appartenenza, passione e perdita. Un’epica moderna che illumina di luce cruda questi nostri tempi tumultuosi e strazianti, senza dimenticare la speranza, l’ispirazione, la sopravvivenza. Non sei nulla davanti alla montagna. Per ricevere Kailash, ricevere Saraswati, devi essere vuoto – un contenitore. Sei un granello di polvere di fronte a tanta potenza. Nemmeno un bip nella storia di questo grande essere.

