
foto presa dal web
Due chiacchiere con Keri Beevis
Keri, benvenuta a “Due chiacchiere con lo scrittore” È un piacere averti mia ospite e parlare del tuo nuovo romanzo, “La casa dell’estate”, pubblicato in Italia da Piemme.
1. Keri, partiamo dall’inizio: come nasce “La casa dell’estate” e qual è stata l’idea che ti ha ispirato a raccontare questa storia?
In realtà, tutto è iniziato dal titolo. Un’altra autrice della mia casa editrice aveva ricevuto inizialmente il titolo “La casa dell’estate” per uno dei suoi thriller, ma lo odiava perché le sembrava più adatto a un romanzo rosa. Mentre cercava di liberarsene, io pensavo tra me e me: “A me piace davvero questo nome”. Mi piaceva il contrasto tra un titolo che suggerisce qualcosa di idilliaco e la storia molto più oscura che si nasconde al suo interno.
Quando alla fine il titolo venne cambiato, quell’idea rimase con me. Alla fine ho costruito l’intera trama intorno a quelle tre parole e ho presentato il romanzo con il titolo “La casa dell’estate”. Per fortuna il titolo era ancora disponibile e alla mia casa editrice piacque molto.
2. La casa di famiglia è al centro della storia e custodisce ricordi e segreti. Quanto è stato importante il luogo nel dare forma al romanzo?
L’ambientazione è sempre molto importante per me e molti dei miei libri sono ambientati nel Norfolk, la contea in cui sono cresciuta. Anche La casa dell’estate non fa eccezione. Conosco molto bene il paesaggio, l’atmosfera e i contrasti di questa zona e credo che questo mi aiuti a rendere vivi i luoghi che descrivo.
In questa storia la casa di famiglia è particolarmente importante perché custodisce tantissimo passato. È un luogo pieno di ricordi, ma anche di segreti, e volevo che la casa e ciò che la circonda fossero quasi un altro personaggio del romanzo. Doveva essere un luogo che trasmettesse sicurezza e familiarità, ma allo stesso tempo avere un lato oscuro a causa di ciò che è accaduto a Camille.
3. Lana torna nella casa della sua infanzia diciassette anni dopo la morte della sorella Camille. Cosa ti ha affascinato maggiormente nel raccontare il suo ritorno e il confronto con il passato?
Credo che ciò che mi interessava di più fosse l’idea di tornare in un luogo che un tempo era casa, ma che nel frattempo è diventato indissolubilmente legato a un trauma. Lana conserva bei ricordi della casa e della sua infanzia trascorsa lì con i fratelli e la nonna, ma quello è anche il luogo in cui Camille è stata uccisa e dove la sua vita è cambiata per sempre.
Tornare dopo così tanto tempo la costringe ad affrontare tutto ciò che si era lasciata alle spalle: la perdita della sorella, il difficile rapporto con il suo fratello gemello e anche il suo passato con Xav. Mi è piaciuto molto esplorare quanto possa essere strano tornare in un luogo così familiare dopo una lunga assenza, quando nel frattempo sia tu sia quel luogo siete cambiati.
4. Il ritrovamento del diario di Camille porta Lana a mettere in discussione tutto ciò che credeva di sapere sull’omicidio. Quanto trovi affascinante il rapporto tra memoria, verità e percezione quando scrivi?
Trovo affascinante il rapporto tra memoria, verità e percezione, soprattutto nei thriller psicologici. Tendiamo a considerare i nostri ricordi affidabili, ma possono essere influenzati da moltissime cose: la paura, il trauma, le emozioni e persino ciò che ci è stato raccontato in seguito.
Nel caso di Lana, lei si aspetta che Sebastian sia l’uomo che si trovava con Camille, quindi non mette nemmeno in dubbio che si tratti di lui. E dopo diciassette anni trascorsi credendo di sapere cosa sia successo, trovare il diario della sorella la costringe a guardare agli eventi del passato con occhi completamente nuovi.
5. Nel corso del romanzo il lettore si chiede continuamente di chi potersi fidare. Come riesci a creare questo senso di dubbio e suspense senza svelare troppo?
Credo che molto dipenda dal controllare ciò che il lettore sa e soprattutto quando viene a saperlo. Mi piace fornire abbastanza informazioni da rendere credibili diverse possibilità, senza far sembrare un personaggio troppo colpevole o troppo innocente.
Mi piace anche utilizzare false piste, piccole incongruenze e momenti che possono essere interpretati in più di un modo.
Il mio obiettivo è fare in modo che il lettore metta in discussione tutti, ma che, quando arriva la verità, questa risulti corretta e meritata. Non voglio mai che un colpo di scena arrivi completamente dal nulla. Gli indizi sono presenti fin dall’inizio, semplicemente sono nascosti sotto gli occhi di tutti.
6. I segreti familiari sono spesso al centro dei tuoi thriller. Perché pensi che siano un elemento così potente per creare tensione e coinvolgere i lettori?
La maggior parte delle famiglie ha una storia costruita su ricordi e fiducia. Quando scopri che qualcuno vicino a te ti ha nascosto qualcosa, inizi a mettere in discussione non soltanto quella persona, ma tutto ciò che pensavi di sapere del tuo passato.
Credo che questo senso di tradimento sia particolarmente efficace nei thriller perché il pericolo diventa personale. Non arriva da uno sconosciuto, ma da qualcuno che conosce le tue debolezze e sa esattamente come ferirti.

7. C’è un personaggio de “La casa dell’estate” al quale ti sei affezionata particolarmente durante la scrittura?
Mi sono sentita maggiormente legata a Lana. È una protagonista forte e sicura di sé, ma ciò che amo di più di lei è che, quando inizia a rendersi conto di poter aver commesso un terribile errore, non scappa. Lo affronta a testa alta e cerca di rimediare, anche quando questo significa costringere Xav ad ascoltarla, nonostante lui preferirebbe andarsene.
Mi sono affezionata molto anche a Xav. Porta dentro di sé tanta rabbia e sofferenza perché Lana è stata il suo amore d’infanzia, ma è anche la persona che ha accusato suo fratello di omicidio. È testardo e diffidente, ma sotto tutto questo è molto più dolce e vulnerabile di quanto voglia mostrare. Soprattutto quando si tratta di Lana.
Mi è piaciuto moltissimo scrivere la tensione tra loro, perché c’è tanta storia condivisa, risentimento e sentimenti irrisolti.
8. Quando scrivi un thriller, preferisci avere il finale già chiaramente stabilito oppure lasci che siano la storia e i personaggi a sorprenderti durante la scrittura?
Probabilmente mi trovo a metà strada. Di solito ho una struttura di base e, nella maggior parte dei casi, so dove voglio portare la storia e come voglio che finisca. Quello che non sempre so è esattamente come arrivare dal punto A al punto B.
Molte false piste, piccoli colpi di scena e complicazioni nascono spontaneamente mentre scrivo. Mi è anche capitato di essere arrivata a due terzi di un libro e rendermi improvvisamente conto che c’era un colpo di scena molto più efficace di quello che avevo inizialmente previsto.
Sono sempre felice di seguire quell’istinto se penso che possa rendere la storia più forte, ma poi torno indietro e mi assicuro che i capitoli precedenti lo sostengano adeguatamente.
9. Il romanzo arriva ora anche ai lettori italiani grazie a Piemme. Come ti senti nel vedere una tua storia tradotta e pubblicata in Italia?
È emozionante vedere La casa dell’estate pubblicata in italiano, perché adoro assolutamente l’Italia. Ho avuto la fortuna di visitarla un paio di volte e, tra le città e i paesi che ho visto, il mio luogo preferito è Malcesine.
Mi piacerebbe moltissimo tornarci, mentre la Toscana e la Costiera Amalfitana sono entrambe in cima alla mia lista dei desideri.
È davvero speciale sapere che La casa dell’estate sta raggiungendo lettori in un Paese che amo così tanto e sono molto grata a Piemme. Spero davvero che i lettori italiani si divertano a trascorrere del tempo con Lana, Xav e con la loro storia.
10. E per concludere, senza naturalmente fare spoiler, perché consiglieresti ai lettori di entrare dentro “La Casa dell’estate”?
Se vi piacciono i thriller psicologici ricchi di colpi di scena, segreti familiari, vecchi tradimenti e personaggi di cui non siete mai completamente sicuri di potervi fidare, allora spero che La casa dell’estate faccia per voi.
In fondo, è una storia sul ritorno a casa e sulla scoperta che il passato potrebbe non essere esattamente come lo ricordiamo.
Ci sono mistero, suspense, relazioni complicate e tanti colpi di scena lungo il percorso e, spero, più di un momento in cui penserete di aver capito tutto, per poi scoprire che non è affatto così.
Keri, grazie per essere stata mia ospite e per aver condiviso con noi qualche curiosità sul tuo romanzo e sul tuo lavoro di scrittrice. È stato un vero piacere fare questa “chiacchierata” con te!
A te e a tutti i nostri lettori auguro una buona lettura… e, soprattutto, un affascinante viaggio tra i segreti de “La casa dell’estate”!
Grazie mille per avermi invitata a partecipare all’intervista. È stato un vero piacere parlare con te e spero che i tuoi lettori apprezzino La casa dell’estate.

TRAMA DEL LIBRO
Lana non è tornata per scelta alla casa dell’estate, dopo tanti anni. È tornata perché nonna Kitty è morta cadendo dalle scale, e qualcuno deve svuotare la grande villa del Norfolk prima di metterla in vendita. Diciassette anni prima, in quella stessa casa, sua sorella Camille è stata trovata assassinata nella dépendance in giardino: legata a una sedia, il corpo martoriato. L’assassino, il fratello del suo primo amore, è in prigione. La famiglia si è dissolta. La storia è finita. Almeno, così credeva Lana. Poi, nascosto nell’armadio di Camille, spunta un secondo diario segreto. E le parole di sua sorella – una relazione segreta, un amante misterioso, incontri notturni proprio nella dépendance – cominciano a incrinare una certezza che Lana porta dentro di sé da quasi vent’anni: il fatto di aver visto proprio quella persona, la notte dell’omicidio, nel giardino buio. Se si è sbagliata, un innocente sta pagando per una colpa non sua. Se si è sbagliata, il vero assassino è ancora fuori. Ma il diario scompare prima che Lana possa portarlo alla polizia. La casa dell’estate è un thriller che gioca con la memoria e il senso di colpa, con i segreti che le famiglie seppelliscono e il modo in cui il passato torna sempre a reclamare ciò che gli spetta. Un capolavoro di suspense che tiene con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.

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