
BIOGRAFIA
Antonella Desirèe Giuffrè è nata a La Spezia, ma vive sulla costa ionica della Sicilia. Appassionata di Storia, si dedica alla scrittura a tempo pieno. Ha frequentato il Master in Tecniche della Narrazione alla Scuola Holden di Torino.
IL LIBRO

“La seminatrice di coraggio” di Antonella Desirèe Giuffrè è un romanzo che affonda le radici in un momento storico cruciale: la Sicilia del 1914, alla vigilia della Prima guerra mondiale. Attraverso la storia di Maria Roccaforte, giovane maestra che lascia la sua città natale sul mare di Ragusa per trasferirsi nel borgo rurale di Bonaventura, l’autrice ricostruisce con sensibilità e forza narrativa la condizione femminile in un’Italia scossa dal conflitto e dalle disuguaglianze sociali.
L’ autrice racconta una Sicilia aspra e splendida, popolata da donne capaci di resistere, unirsi e lottare. “La seminatrice di coraggio” è una storia di emancipazione e memoria, un omaggio al coraggio femminile in tempi oscuri, ma anche una riflessione potente su cosa significhi prendersi cura degli altri e trasformare il dolore in forza.

Ciao Antonella, benvenuta a “Due chiacchiere con lo scrittore”
Come nasce l’idea de “La seminatrice di coraggio”?
Ciao Jenny e grazie per avermi invitata nel tuo bellissimo spazio! Per me è davvero un piacere.
La seminatrice di coraggio nasce dall’idea di voler intraprendere un percorso di scrittura che potesse portarmi a raccontare le donne -le battaglie che le riguardano, i traguardi, i sacrifici, l’evoluzione- attraverso la Storia. Attraverso le numerose ricerche effettuate e la scoperta di questa figura incredibilmente forte qual è stata quella della “seminatrice di coraggio”, però ho capito che mi sarei spinta ben oltre l’idea originale: avrei provato a raccontare la Storia attraverso le donne. Le sue pagine dimenticate e meritevoli di essere riscoperte dalla nostra generazione e da quelle future.
La protagonista è un personaggio molto forte. Ti sei ispirata a qualcuno in particolare?
In realtà ho semplicemente provato a descrivere una donna comune, ma dalla personalità resiliente, alle prese con i suoi sogni e i suoi bisogni, con il suo bisogno di amare e di essere amata. Spero che Maria Roccaforte abbia dato “voce” alle numerose seminatrici di coraggio realmente esistite e, soprattutto, a raccontare i loro punti di forza e le loro fragilità in balìa dello sfondo storico buio e sanguinoso quale è quello della Grande Guerra.
Nel romanzo c’è un contrasto molto forte tra la vita nel borgo di Bonaventura e la modernità portata da Maria. Volevi raccontare anche uno scontro culturale?
Parto dal presupposto che la cultura non dovrebbe mai essere oggetto di scontro, ma di incontro. Sono realmente esistite donne che, proprio come Maria Roccaforte, hanno fatto del loro meglio per instillare in persone meno fortunate il desiderio e la volontà di rendere la loro vita migliore attraverso lo studio, l’indipendenza, la consapevolezza; l’analfabetismo è stato per moltissimo tempo una delle piaghe peggiori che ha colpito la popolazione -in particolar modo quella del sud Italia-, e il contributo di chi ha lottato per abbattere qualsiasi differenza e rendere la cultura alla portata di tutti, merita la nostra più grande riconoscenza.
La figura delle “seminatrici di coraggio” è storicamente affascinante. Pensi che oggi esistano ancora donne capaci di seminare coraggio così?
Sono una persona che preferisce sperare, piuttosto che disperare… quindi sì, penso che ancora oggi esistano donne capaci di seminare coraggio nel prossimo. Soprattutto nel periodo storico in cui stiamo vivendo, sarebbe bello che noi donne ci unissimo in una lotta pacifica che possa mirare non soltanto al bene individuale, ma a quello comune.
Ci lasci con una frase che secondo te racchiude il senso del romanzo?
Perché sì, forse non indossiamo la divisa di un soldato, ma siamo nate donne: abituate, dunque, a combattere da sempre.
Grazie mille per aver accettato il mio invito e per il tempo che hai dedicato alle mie domande.
Grazie a te per l’opportunità, è stato bello rispondere.
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