
Con l’autunno ormai entrato nel vivo, le giornate che si accorciano e l’aria che si fa più frizzante, torna puntuale quel desiderio inconfondibile di rifugiarsi tra le pagine di una nuova storia. Ottobre è da sempre un mese d’oro per il mondo editoriale: gli scaffali si riempiono di uscite attesissime, grandi ritorni e voci contemporanee capaci di intercettare le sfumature del nostro presente.
Dai grandi affreschi familiari ai drammi psicologici, fino alle esplorazioni dell’animo umano e della memoria, la produzione di questo mese offre spunti per ogni tipo di lettore. Per orientarvi nel mare delle nuove pubblicazioni, ho selezionato alcuni titoli particolarmente significativi che accompagnano le letture di questo inizio autunno.
disponibile dal 6 ottobre 2026
L’atteso ritorno dell’autrice di Come l’arancio amaro, 350.000 copie vendute, Premio Bancarella 2025.
Un romanzo sui sentimenti taciuti che portiamo nel cuore,
sulla bellezza capace di resistere allo scorrere del tempo,
sulla possibilità di volare in alto anche quando tutti ci pensano condannati a rimanere a terra.
Palermo, 1914. Nella cornice di una città piena di profumi, in cui il fervore del Liberty sta spazzando via la polvere del tempo e negli alberghi approdano viaggiatori da tutto il mondo, si incrociano le ambizioni di Giulio Jacona e Irene Scordato. Brillante architetto, Giulio rifiuta di lavorare nello studio del grande Ernesto Basile per dedicarsi al suo sogno: trasformare in un gioiello di splendore e modernità il piccolo Hotel Kemonia ereditato dal padre. Ma il volo di Giulio e Irene subisce un brusco arresto quando la Prima guerra mondiale squarcia l’orizzonte. E, dopo la guerra, un altro dramma: il virus della poliomielite entra in casa loro e lascia il suo terribile marchio.
Palermo, 1950. Tra le macerie di Palermo un nuovo virus allunga i suoi tentacoli: quello della mafia, che si nutre dell’euforia della ricostruzione per mettere le mani sulla città. Dopo aver ospitato le truppe degli occupanti e dei liberatori, anche l’Hotel Kemonia avrebbe bisogno di una ristrutturazione, ma trovare le risorse sembra impossibile. Fino a che in casa Jacona non entra una giovane donna animata da una fierezza capace di cambiare ancora una volta il destino.Alla sua seconda prova dopo lo straordinario esordio con Come l’arancio amaro, Milena Palminteri compie un commosso omaggio letterario alla città dove è nata e conferma la capacità di mettere in scena personaggi vivissimi, che di Palermo interpretano lo spirito più alto e generoso.
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disponibile dal 6 ottobre 2026
Dall’autrice de Il cognome delle donne, 200.000 copie, vincitrice del Premio Bancarella 2024.Quando arriva a Villa Debora, una villetta Liberty un po’ sfiorita nel cuore di Milano, Argenta ha quattordici anni ed è pronta a prendere parte con vivida curiosità al progetto a lungo sognato dalla madre Sara: la casa diventerà infatti un esperimento di co-residenza per sole donne, un modello di abitazione condivisa ideale, dove sostenersi a vicenda e prendersi cura l’una dell’altra. Mentre la casa, abbandonata da anni, viene sistemata e ripulita a fondo, arrivano le prime ospiti, donne sole o in difficoltà. Tra loro ci sono Valeria, in fuga da un marito violento, e sua figlia Adele, che ha la stessa età di Argenta, eppure le due ragazze non potrebbero essere più diverse. Argenta è timida, stravagante, “un incrocio tra un’attrice adolescente che si stava disintossicando e la reincarnazione di una hippie”, mentre Adele è rumorosa e sincera fino alla brutalità: l’iniziale insofferenza reciproca, però, si trasforma via via in amicizia.
Le ragazze diventano sempre più complici mentre, sotto la guida di Sara, le donne della casa lavorano, fanno l’orto, cucinano insieme e si offrono supporto: sembra la realizzazione di un’utopia, ma quando questo equilibrio apparentemente perfetto comincia a vacillare, Argenta e Adele per la prima volta sono costrette a interrogarsi sulle regole della casa dettate da Sara, e in generale sul rapporto con le proprie madri.
A osservarle, a proteggerle, a custodire i loro segreti e i propri, a raccontarle con uno sguardo divertito e partecipe, è proprio Villa Debora.
Dopo il grande successo del suo romanzo d’esordio, Il cognome delle donne, Aurora Tamigio torna a esplorare le relazioni fra donne di età diverse per raccontare come le nuove parentele stiano cambiando le famiglie, consegnandoci l’intensa storia di legami per scelta.
Poi successe qualcosa che Adele non dimenticò mai più. Argenta diede un pugno allo stipite e questo si sollevò, come fosse un pulsante magico capace di aprire un passaggio segreto. Tutte e due si accostarono al muro nudo, tendendo le orecchie.
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disponibile dal 13 ottobre 2026
Artie Dam è l’insegnante che tutti vorrebbero: accogliente, gioviale, devoto ai suoi ragazzi. Eppure, dietro una vita scandita dalle lezioni, le gite in barca a vela e le serate ad ammirare la baia del Massachusetts, si nasconde un’ombra insondabile. Quando la solitudine crescente e un’America sempre piú divisa incrinano la superficie delle cose, i segreti protetti per decenni iniziano a cedere. Con Le cose che non diciamo Elizabeth Strout apre la porta su un nuovo universo di luoghi e personaggi, regalandoci il ritratto di un uomo che, proprio nel momento in cui si sente perduto, scopre la vastità dell’animo umano.
«La capiente empatia di Elizabeth Strout e la sua millimetrica attenzione alle sfumature del comportamento e della psiche si confermano qui in tutta la loro evidenza».
«The Boston Globe»
Artie Dam è un insegnante di storia di mezza età, uno di quelli che si ricordano per sempre: benvoluto dagli studenti, rispettato dai genitori, premiato come Insegnante dell’Anno. Ama la vela, i volti ora arrabbiati, ora timidi e disorientati dei suoi ragazzi, che in classe l’hanno ribattezzato «Arci-prof», e le chiacchierate, invero sempre piú rare, con suo figlio Rob. Eppure Artie si è disamorato della vita. Sotto il tetto della bella casa affacciata sull’acqua lungo la costa del Massachusetts, che condivide con la moglie Evie – terapeuta familiare abituata a curare i disastri altrui e meno i propri -, il silenzio ha cominciato a pesare in modo diverso, la distanza imposta da Rob, brillante ingegnere in crisi coniugale, si è acuita, e la solitudine è diventata un rumore di fondo da quando Flossie, l’amica eccentrica capace di farlo ridere, se n’è andata lontano con la raccomandazione di «stare allegro come al solito». E c’è poi, tutto intorno, una comunità scossa da nuovi rancori sociali che, alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2024, minacciano di esplodere alla prima scintilla. La menzogna, si direbbe, dilaga nella sua vita privata come in quella pubblica, e il povero, gentile, equanime Artie Dam, incarnazione del sogno americano infranto contro le contraddizioni del nostro tempo, deve chiedersi: «perché la gente non dice mai niente di vero?» Ma è un improvviso incidente in barca a portarlo a un passo dal fondo e, paradossalmente, a restituirlo alla superficie con una verità indicibile tra le mani. Un segreto capace di riscrivere trent’anni di matrimonio e di ridefinire i confini del taciuto. Attorno alla traiettoria sismica di Artie, Elizabeth Strout intesse un nuovo meraviglioso arazzo di esistenze imperfette: la fragile Rhonda, che cammina a braccia ciondoloni cercando il suo posto nel mondo; Danny Marino, il ragazzo arrabbiato che scopre la passione per Shakespeare; Ken Moynihan, l’amico inaspettato con cui condividere la verità. Isole e universi sconosciuti, tutti loro, tutti noi. Ma è proprio tra le crepe di questo isolamento, nella fatica quotidiana e commovente di rivelarsi all’altro, che filtrano i raggi di una luce tenue ma inestinguibile.
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disponibile dal 13 ottobre 2026
Dopo la fortunata accoglienza di La lunga ombra, torna in libreria Celia Fremlin con Le ore prima dell’alba, ritratto feroce della maternità travestito da giallo. Con questo romanzo la Fremlin è stata la prima donna a vincere l’Edgar Award. Louise è una casalinga inglese degli anni Cinquanta, si prende cura della famiglia, frequenta le altre mamme del quartiere. È madre di tre figli, due bambine più grandi e un bambino di sette mesi che non le dà tregua: la notte urla disperato, mentre il marito, Mark, si limita a chiederle di farlo stare zitto. Louise darebbe qualsiasi cosa per una buona notte di sonno. Dimenticare le bambine che scorrazzano in giardino e disturbano i vicini. Dimenticare suo marito, che sembra non accorgersi di nulla. Lo stress e la tensione diventano ingestibili quando a tutto questo si aggiunge una novità: per fare qualche soldo, affittano la mansarda a una donna, Vera Brandon, un’insegnante che Mark crede di aver già incrociato da qualche parte. Ma dove? Vera porta con sé una strana valigia blu che Louise è certa di aver già visto e che non riesce a togliersi dalla testa. Chi è davvero Vera Brandon? E perché sembra condividere tutti gli interessi di Mark? Il sospetto e l’ossessione si insinuano tra le stanze di quella casa, mentre accadono fatti inquietanti, inspiegabili. Forse è la mancanza di sonno e di lucidità. O forse no. Le ore prima dell’alba è un romanzo ipnotico che esplora le relazioni familiari attraverso la lente del mistero e dell’humour nero. Un thriller psicologico capace di delineare i contorni di una quotidianità corrotta che precipita nel quiet horror. Celia Fremlin genera mostri dalle piccole cose della vita, conduce il lettore attraverso la paranoia e il delirio, la paura e la colpa, mentre descrive le gioie e le fatiche di una maternità che ha il peso dell’inganno e della punizione.
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disponibile dal 6 ottobre 2026
Sul fianco scosceso del colle solitario, dove gli altri vedono pietre e polvere, la donna esile con lo sguardo terso d’azzurro immagina un giardino. Quel pezzo di Toscana non è il luogo quieto che le hanno descritto i proprietari: è terra che grida, forse proprio perché la sta aspettando. Lei, Niki de Saint Phalle, l’artista che ha sconvolto Parigi e poi l’ha sedotta. L’arte le ha salvato la vita. In principio, quando l’abisso della mente ha cercato di inghiottirla e suo marito le ha imposto il ricovero, nei terribili giorni bianchi dell’ospedale, sono stati un mucchio di foglie, carta e colla; poi, a casa, sono arrivate la creta, gli smalti, le vernici, i colpi di fucile per gridare al mondo la rabbia che non si può più soffocare. Da allora Niki ha imboccato l’unica via possibile, e ha pagato un caro prezzo. Anni in cui si è allontanata dai figli, ha infragilito i polmoni e le mani, reciso ogni legame con la sua famiglia d’origine. Anni in cui ha incontrato anche l’amore, Jean Tinguely, il saturnino scultore di macchine animate, e si è inebriata di libertà. E ora, su questa terra brulla, è giunto il tempo di costruire la sua cattedrale. Un’impresa titanica, in cui la accompagnano artisti da tutto il mondo ma anche la ruvida gente del posto. Ventidue sculture monumentali, giganti di vetro e specchi lucenti come stelle – i ventidue Arcani maggiori dei Tarocchi. Lì, tra l’Imperatrice e il Diavolo, la Papessa e il Mago, c’è tutto. Quello che non fa dormire e quello che fa volare, quello che uccide e quello che cura, i mostri e la meraviglia. In questo eroico viaggio di cadute e rinascite, ferite e bagliori, Francesca Diotallevi canta l’anima inquieta, furiosa e bellissima della creatrice del Giardino dei Tarocchi, lì dove potremo scegliere se perderci o abitare, come in un sogno.
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disponibile dal 13 ottobre 2026
Un romanzo meravigliosamente poetico e una storia capace di conquistare tutti coloro che amano i libri, le librerie e sanno che, tra le pagine giuste, si nasconde sempre un nuovo inizio.
A Redu, un minuscolo paese nel cuore delle Ardenne, il tempo obbedisce a regole tutte sue. Immerso nella natura verdeggiante, in tutto il borgo c’è un solo televisore, Internet funziona appena un’ora al giorno e l’orologio del campanile non segna mai l’orario giusto. Eppure, ciò non sembra disturbare i suoi trecentonovanta abitanti né la fervente attività di ben tredici librerie.
Quando la giovane Marie decide di lasciare Parigi e partire senza una meta precisa, non immagina che il suo viaggio la condurrà proprio lì. Sul treno, infatti, incontra Jónína, un’eccentrica islandese capace di leggere il suo dolore. È lei a portarla a Redu, dove gestisce una piccola libreria. Giorno dopo giorno, Marie si sente sempre più a casa. Ma quando Jónína scompare all’improvviso, affidandole la conduzione del negozio, si scopre tradita e più sola che mai.
Sarà proprio in quel vuoto che stringerà un legame inatteso con la schiva e scontrosa Mathilde, che si tiene ai margini della vita di paese. Tra libri, silenzi e una comunità stravagante e indimenticabile, le due donne impareranno lentamente ad assecondare quel tempo sospeso, a guardarsi dentro, e, forse, a tornare a sognare.
«Il nome del nostro paese, Redu, deriva da “Réduire”, ridurre. In un mondo sempre più veloce, rumoroso e superficiale, qui troverai l’essenziale antidoto alla frenesia generale».
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Jenny
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