
Titolo: La fame del suo cuore
Autrice: Antonella Ossorio
Casa Editrice: Neri Pozza
data di pubblicazione: 27 giugno 2025
pagine: 286
TRAMA
«Non ho mai ucciso né donne, né bambini, né uomini giusti. Sono innocente». La voce di Alexe Popova è ferma. Il corpo minuto chiuso nell’abito nero, la treccia screziata di bianco avvolta attorno al capo, lo sguardo feroce inchiodato in quello del giudice che la incalza, in cerca di un barlume di pentimento. Trecento uomini uccisi crudelmente, secondo la Legge. Trecento donne riportate alla vita secondo Alexe Popova, che di quelle creature indifese si è sempre sentita madre. L’ostinazione nel restare fedele ai suoi princìpi e nel dichiararsi innocente nulla può contro le prove a suo carico, contro l’opinione pubblica e la folla, assiepata di fronte al tribunale di San Pietroburgo, che grida la sua sentenza: «Al rogo la strega!» Così, di fronte al plotone di esecuzione, in un gelido mattino del 1909 si chiude uno dei casi di cronaca più clamorosi della Russia zarista; così muore l’assassina di Samara, che in quella cittadina adagiata sul Volga si è macchiata di un numero disumano di delitti: un’autentica strage. Dietro la maschera altera di Popova deve, tuttavia, nascondersi un mistero. È soltanto una pazza criminale o una donna traumatizzata da un’infanzia di soprusi? Oppure un angelo vendicatore che ha scelto di risparmiare ad altre la vita che le è toccata in sorte? In un romanzo lancinante, Antonella Ossorio racconta, con la voce di una di loro, la vera storia della sterminatrice di uomini che fu anche salvatrice di donne, simbolo in carne e sangue della ribellione a un mondo spietatamente maschile.
RECENSIONE

” Avevo imparato a mie spese che, quando l’ira gli veniva su dalla pancia, lui non sapeva nè voleva trattenerla. Perciò il primo schiaffo non mi colse di sorpresa, ma quelli che vennero dopo – e gli strattoni, le tirate di capelli, i calci menati alla cieca – invece sì.”
“La fame del suo cuore” è un romanzo potente e lacerante. Antonella Ossorio ci conduce nella Russia zarista tra il 1879 e il 1909, raccontando una vicenda ispirata a fatti realmente accaduti: quella di Alexe Popova, passata alla storia come “la sterminatrice di uomini”. Ma ciò che l’autrice costruisce non è un semplice resoconto di cronaca nera, bensì un racconto profondo sulle ferite femminili, sulla violenza subita e sulla complessità del riscatto.
La narrazione si dipana attraverso la voce intensa di Nadezda, che ci guida all’interno della storia . Lei e Alexe Popova sono le due protagoniste di questo affresco cupo e potente. Cresciute sotto il giogo della brutalità maschile – una per mano del padre, l’altra per mano del marito – trovano l’una nell’altra una forma di comprensione muta, viscerale.
“… abito nero, capelli screziati di bianco raccolti in una treccia avvolti intorno al capo, attempata, piccina di statura e alquanto esile. Ma a smentire l’iniziale impressione di fragilità provvide lo sguardo sfrontato che mi piantò addosso.”
L’incontro tra le due donne avviene per le strade di Samara, e da subito si crea un legame che si nutre di solidarietà e sussurri. Alexe aiuta Nadezda a trovare la propria voce, l’indipendenza economica, la possibilità di scegliere. Ma dietro il suo volto severo e la treccia bianca avvolta attorno al capo, si cela un passato oscuro e una missione brutale: salvare le donne dalla violenza degli uomini… anche uccidendoli.
“A voler vuotare interamente il sacco, il tempo trascorso con le sorelle e soprattutto la presenza di Popova nella mia vita mi erano necessari come l’aria. Ormai ero una di loro.”
Il romanzo non offre risposte semplici. Anzi, pone domande scomode: è possibile distinguere il bene dal male quando si lotta per la sopravvivenza? Chi è stata davvero Alexe Popova ?
Nel corso del romanzo, il lettore è chiamato a misurarsi con i confini sfocati della morale, mentre assiste al processo di trasformazione di Nadezda, che da vittima si fa testimone, e infine giudice. È lei a denunciare Popova, a chiudere un cerchio, a decidere di fermare una spirale che sembra inarrestabile.

” Qualche tempo dopo, sarebbe stata proprio la nuova Nadezda venuta alla luce nella biblioteca di Samara a fare la pesa del bene e del male per poi prendere la più difficile delle decisioni.”
Con una scrittura viva, viscerale, l’autrice ci regala un romanzo doloroso ma pieno di dignità, che parla di sorellanza, di resistenza e della fame di giustizia che arde in molte donne. Una fame antica, che non si placa con le sentenze.
L’autrice riesce a raccontare l’orrore e la tenerezza con la stessa intensità, intrecciando violenza, sorellanza, libertà e vendetta. La figura di Alexe Popova è complessa, disturbante e, al tempo stesso, potentemente umana. Credevo di leggere una storia di cronaca storica, e invece mi sono ritrovata in un labirinto emotivo e morale da cui non si esce indenni.
“… per evitare di rovinare la mia vita e quella di mia figlia, non mi restava che rivolgermi all’unica persona al mondo che mi avesse offerto aiuto e assicurarmi una volta per tutte fin dove fosse disposta a spingersi per me.
In definitiva, ammesso che lei non avesse bluffato, il nostro futuro era nelle mani di Alexe.”
Leggere La fame del suo cuore mi ha provocato un turbine di emozioni contrastanti: rabbia, compassione, sgomento, ma anche ammirazione. È uno di quei romanzi che ti obbligano a riflettere su cosa significhi davvero giustizia, e quanto sottili possano essere i confini tra vendetta e salvezza.
Mi ha colpito profondamente la voce narrante, Nadezda, così fragile eppure capace di trasformarsi, passo dopo passo. Ma soprattutto, mi ha turbato e affascinato la figura di Alexe Popova: una donna che ha trasformato il dolore in azione, il trauma in missione. È impossibile leggerla con indifferenza: ti spinge a mettere in discussione ogni giudizio.
“La fame del suo cuore non sarebbe placata nemmeno se tornasse a nascere altre cento volte e altrettante la giustiziassero. I lor signori stiano dunque in campana: se solo esiste un modo di truffare la morte, metterà insieme i suoi pezzi scompagnati per poi squagliarsela dall’ossario con tutte le conseguenze del caso. Certo che lo farà, non s’illudano che per domarla basti spararle in fronte.”
Ringrazio la Casa Editrice per la collaborazione
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