Recensione del romanzo “Fiore di roccia” di Ilaria Tuti edito da Longanesi

“Fiore di Roccia”
Autrice: Ilaria Tuti
Casa editrice: Longanesi
Genere: romanzo storico
data di pubblicazione: 8 giugno 2020
pagine: 309
prezzo: 18,80

Trama

«Quelli che riecheggiano lassù, fra le cime, non sono tuoni. Il fragore delle bombe austriache scuote anche chi è rimasto nei villaggi, mille metri più in basso. Restiamo soltanto noi donne, ed è a noi che il comando militare italiano chiede aiuto: alle nostre schiene, alle nostre gambe, alla nostra conoscenza di quelle vette e dei segreti per risalirle. Dobbiamo andare, altrimenti quei poveri ragazzi moriranno anche di fame. Questa guerra mi ha tolto tutto, lasciandomi solo la paura. Mi ha tolto il tempo di prendermi cura di mio padre malato, il tempo di leggere i libri che riempiono la mia casa. Mi ha tolto il futuro, soffocandomi in un presente di povertà e terrore. Ma lassù hanno bisogno di me, di noi, e noi rispondiamo alla chiamata. Alcune sono ancora bambine, altre già anziane, ma insieme, ogni mattina, corriamo ai magazzini militari a valle. Riempiamo le nostre gerle fino a farle traboccare di viveri, medicinali, munizioni, e ci avviamo lungo gli antichi sentieri della fienagione. Risaliamo per ore, nella neve che arriva fino alle ginocchia, per raggiungere il fronte. Il nemico, con i suoi cecchini – diavoli bianchi, li chiamano – ci tiene sotto tiro. Ma noi cantiamo e preghiamo, mentre ci arrampichiamo con gli  scarpetz ai piedi. Ci aggrappiamo agli speroni con tutte le nostre forze, proprio come fanno le stelle alpine, i «fiori di roccia». Ho visto il coraggio di un capitano costretto a prendere le decisioni più difficili. Ho conosciuto l’eroismo di un medico che, senza sosta, fa quel che può per salvare vite. I soldati ci hanno dato un nome, come se fossimo un vero corpo militare: siamo Portatrici, ma ciò che trasportiamo non è soltanto vita. Dall’inferno del fronte alpino noi scendiamo con le gerle svuotate e le mani strette alle barelle che ospitano i feriti da curare, o i morti che noi stesse dovremo seppellire. Ma oggi ho incontrato il nemico. Per la prima volta, ho visto la guerra attraverso gli occhi di un diavolo bianco. E ora so che niente può più essere come prima.»  Con “Fiore di roccia” Ilaria Tuti celebra il coraggio e la resilienza delle donne, la capacità di abnegazione di contadine umili ma forti nel desiderio di pace e pronte a sacrificarsi per aiutare i militari al fronte durante la Prima guerra mondiale. La Storia si è dimenticata delle Portatrici per molto tempo. Questo romanzo le restituisce per ciò che erano e sono: indimenticabili.

Recensione

“La speranza è donna e cammina scalza, cade e si risolleva. Con piedi feriti traccia vie scoscese”

Con il romanzo “Fiore di Roccia” l’autrice Ilaria Tuti ha riportato in vita uno spaccato del nostro paese che in pochi conoscono. Ha dato vita alla storia delle “Portatrici”
Chi erano queste “Portatrici”? Erano un gruppo di donne: giovani, madri, anziane che durante la Prima Guerra Mondiale sono state chiamate per aiutare gli uomini al fronte sulle montagne Friulane portando loro ogni tipo di necessità, con la probabilità che a ogni viaggio ognuna di loro avrebbe potuto morire o essere ferita.

“Conosciamo queste montagne più di chiunque altro… le abbiamo salite e scese tante volte. Sapremo proteggerci, se necessario.
Del resto sono consapevole: se non rispondiamo noi donne a questo grido d’aiuto, non lo farà nessun altro.
non c’è nessun altro.”

A far da guida al gruppo di donne chiamate le “Portatrici” è Lucia (personaggio ispirato a Maria Plozner Mentil che perse la  vita per mano di un cecchino.
Donne inesperte, donne abituate al duro lavoro dei campi, donne forti , coraggiose e altruiste, una figura che è stata di grande aiuto in quel periodo storico, donne  valorose che nonostante tutto la storia ha dimenticato.

<<‘Portatrici’ vi chiamano. Vi considerano un reparto, e non a torto. Credo sia la prima volta nella storia di un conflitto armato.>> (…)
E’ come se la morte ci avesse chiamate alle armi , per difendere la vita.

Altro personaggio molto carismatico che rimarrà nel cuore del lettore è di Agata, una donna dotata di una forte tenacia, sostegno e guida per le altre donne e supporto per i soldati al fronte.
Agata ci farà capire, attraverso le sue azioni, che c’è sempre una cosa giusta da fare, anche se quella scelta potrebbe costare la vita.



“Ho scelto di essere libera. Libera da questa guerra, che hanno deciso per noi. Libera dalla gabbia di un confine , che non ho tracciato io. Libera da un odio che non mi appartiene e dalla palude del sospetto.
Quando tutto intorno a me era morte io ho scelto speranza.”

Fiori di Roccia racconta la storia di donne  coraggiose pronte a tutto per difendere la loro patria, una storia di coraggio, resilienza e fratellanza.

Una storia  commovente, veritiera e scritta in maniera impeccabile . L’autrice attraverso la sua scrittura ci ha reso partecipi di un periodo storico molto duro e a noi sconosciuto , facendoci rivivere con le sue accurate descrizioni  le emozioni più intime delle Portatrici:  il freddo, il dolore, la fatica, la paura ma anche il coraggio, a volte sembrava di essere lì con loro.
Un libro che consiglio a tutti, perché è giusto conoscere la storia del paese in cui viviamo.

“E’ questo che siete. Fiori aggrappati con tenacia a questa montagna. Aggrappati al bisogno sospetto di  tenerci in vita.” (…)

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Jenny Citino

Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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