Da oggi in tutte le libreria arriva “La piccola città dei meravigliosi tramonti” di Lorna Cook edito da Newton Compton editori. Estratto

Sinossi

Una storia d’amore e dedizione, perfetta per i fan di Pam Jenoff e Dinah Jefferies
1943. Il mondo è in guerra e il governo inglese ha chiesto agli abitanti del piccolo villaggio di Tyneham un sacrificio immane: abbandonare le loro case e lasciare che l’esercito britannico occupi il territorio. Alla vigilia della partenza però, accade un fatto terribile destinato a stravolgere per sempre il corso degli eventi.
2018. Melissa sperava di riuscire a ricucire il suo rapporto in crisi con una vacanza sulla costa del Dorset, nel sud dell’Inghilterra. Ma nonostante gli scenari idilliaci e i panorami mozzafiato, Liam sembra sempre più distante. E così, per distrarsi, Melissa decide di approfondire la storia di una donna ritratta in una vecchia fotografia. Nell’immagine si vede il paesino, ora disabitato, di Tyneham. Ma il passato nasconde segreti terribili e la ricerca della verità potrebbe cambiare per sempre la vita di Melissa…
Un tuffo nel passato e un segreto destinato a cambiare la vita di chi lo scoprirà…
Uno straordinario esordio


«Appassionante, ricco di dettagli e vivido nell’immaginazione.»
Nikola Scott, autrice del bestseller Le rose di Elizabeth

«Un mistero che cattura il lettore.»
Gill Paul, autrice del bestseller La moglie segreta

«Due storie intrecciate, ambientate in un villaggio fantasma: sin dalla premessa questo libro ti intriga e la lettura ti rapisc­­e.»
Kate Riordan

Estratto

A Stephen.
Grazie per tutto quello che fai e sei

Prologo

Tyneham, Dorset, dicembre 1943

Lady Veronica tremava di fronte alla folla di più di duecento persone nella piazza del villaggio. Sperava disperatamente che nessuno di loro fosse venuto a conoscenza degli eventi della sera precedente. Ogni abitante del villaggio era un volto familiare, e tutti guardavano ansiosi lei e l’uomo di bell’aspetto al suo fianco, che le teneva la mano talmente stretta da farle male. Si aspettavano che lui dicesse qualcosa; qualche parola d’incoraggiamento era tutto ciò che quegli abitanti avevano bisogno di sentirsi dire per essere rassicurati del fatto che stavano facendo la cosa giusta. Era qualcosa di cui poter andare fieri – lasciare il villaggio, donarlo allo sforzo bellico affinché le truppe lo usassero per l’addestramento. Stavano facendo qualcosa che sarebbe finito sui libri di storia come un atto di incredibile sacrificio per la guerra e per la loro nazione.

«Sir Albert?», lo sollecitò il vicario, indicandogli che era arrivato il momento di parlare.

L’uomo accanto a lei annuì. Avanzò di qualche passo e Veronica si spostò con lui. Le strinse la mano con ancora più forza, le sue dita sfiorarono la spessa fede d’oro che lui indossava e rabbrividì.

Frastornata, si portò la mano libera dietro la testa per toccare il grosso bernoccolo che si era formato. Era riuscita a lavare via gran parte del sangue – che era uscito in abbondanza – ma alcune tracce del denso liquido rosso comparvero sulle sue dita quando le estrasse dai capelli. Se le pulì sul tessuto nero dell’abito. Nero per il lutto. Aveva pensato che fosse appropriato, dato che quel giorno segnava la morte del villaggio.

Lui posò gli occhi su di lei, lo sguardo assente, e serrò la presa sulla mano, come per controllare che lei fosse ancora lì, quasi ancora non riuscisse a credere a ciò che stava succedendo. Poi tornò a guardare la folla per parlare.

«Oggi è una giornata storica», iniziò. «Oggi la gente di Tyneham sacrifica il proprio villaggio per il bene della nazione; per il bene della guerra. Ce ne andiamo, non per sempre, ma finché questa guerra non sarà stata finita. Ce ne andiamo insieme, uniti nella separazione, uniti nell’evacuazione. Questa guerra verrà vinta soltanto grazie alle buone azioni compiute dalla brava gente. Voi non siete soli nel sacrificare le vostre case e i vostri mezzi di sostentamento. Ogni mezzadro, ogni negoziante, ogni uomo, donna e bambino, compresi noi a Tyneham House, siamo tutti uniti nel fare questo. E quando la guerra sarà stata vinta, torneremo assieme».

Il suo breve discorso fu accolto da un mare di facce tristi, ma appena ebbe finito, nonostante la mestizia del caso, partì un applauso. Veronica ne era grata. Sapeva che il discorso doveva essere abbastanza incoraggiante da rincuorare i paesani ad andarsene senza opporre resistenza, sebbene non ci fosse molto che potessero fare per fermare la requisizione. Mentre i residenti di Tyneham si preparavano a radunare le loro ultime cose, 

Veronica chiuse gli occhi, continuando a rivivere all’infinito gli accadimenti della notte precedente, finché non pensò di essere sul punto di mettersi a gridare. Ma doveva solo mantenere la facciata per pochi minuti ancora. Non avrebbe sentito la mancanza di quel villaggio e non avrebbe sentito la mancanza di Tyneham House.

“Torneremo assieme”, aveva detto lui. No, pensò Veronica. Non ho intenzione di tornare. Non voglio rivedere mai più questo posto.

Capitolo 1

Dorset, luglio 2018

Melissa non sapeva perché diamine stesse facendo questa cosa. A suo tempo le era sembrata una buona idea. Quando aveva letto del “villaggio dimenticato” sui giornali locali, le era sembrato romantico: un villaggio perduto nel tempo, drammaticamente sottratto ai suoi abitanti nel 1943 e ceduto alle truppe per prepararsi allo Sbarco in Normandia. E, adesso, dopo tutti quegli anni, veniva in parte restituito. La vasta distesa di terreni, pub, abitazioni, chiese, scuole, negozi e una pletora di altri edifici abbandonati avrebbe dovuto essere restituita subito dopo la fine della guerra, come aveva specificato quella mattina il «The Purbeck Times», ma non era mai accaduto. Gli abitanti del villaggio erano stati abbindolati tutti. E adesso Melissa era bloccata in mezzo a un traffico terribilmente lento, diretto alla grande riapertura del villaggio di Tyneham, composto da almeno altri duecento veicoli che si trascinavano tutti nella stessa direzione. Non era l’unica curiosa a voler vedere l’ultima attrazione turistica aperta sulla costa del Dorset.

Melissa regolò il condizionatore della macchina, rendendosi disperatamente conto di essere già alla massima intensità di raffreddamento. Non stava sortendo alcun effetto in quella che doveva essere la giornata più calda dell’anno fino ad allora. Magari era semplicemente il trovarsi bloccata per strada, o forse il trovarsi bloccata per strada sotto l’insopportabile caldo di luglio. Sentendosi scivolare gli occhiali da sole lungo il naso, li sfilò e li gettò sul sedile vuoto del passeggero. Questi rimbalzarono sulla stoffa e andarono a sbattere sul lato interno della portiera. Melissa si allungò per riprenderli e indossarli di nuovo. Il caldo la stava rendendo irascibile.

«Perché ci vuole così tanto?», si chiese, sbattendo il palmo della mano sul volante.

In realtà non era il caldo, e nemmeno il traffico, a irritarla. Era piuttosto il fatto che il suo fidanzato, Liam, le aveva promesso una vacanza romantica di due settimane nel Dorset, ma in realtà aveva passato ogni singolo momento a fare surf o a evitare la risacca, o qualunque cosa facesse quando nuotava avanti e indietro dalla costa disteso sulla tavola. Dov’era la sua vacanza romantica? Melissa aveva provato a capirlo, convenendo sul fatto che era magnifico che il tempo fosse così eccellente per fare surf. Certamente lui avrebbe dovuto andare a divertirsi. Dopotutto, aveva sborsato parecchi soldi per la casa dei fine settimana a Kimmeridge, che aveva comprato come via di fuga dal suo noioso, ma strapagato lavoro in banca. Si meritava di svagarsi un po’. Ma lei non aveva immaginato che sarebbe stata sola ogni singolo giorno. Aveva provato a fare surf con Liam quando si erano appena messi assieme, otto mesi prima, ma lui non aveva avuto pazienza con lei, soprattutto quando era divenuto ormai chiaro che non sarebbe mai stata in grado di mettersi in piedi su una tavola, figuriamoci padroneggiare le onde. Lui non si era certo opposto, quando gli aveva proposto di fare pure per conto suo. Ma Melissa era un po’ stupita dal fatto che ogni giorno, dal loro arrivo, Liam fosse sempre andato a fare surf.

Quando, quella mattina, lei gli aveva chiesto se avrebbero fatto qualcosa assieme, qualcosa di turistico, lui le aveva semplicemente risposto: «Magari un altro giorno». Sola e annoiata, durante l’ennesimo giro nel lezioso villaggio di Kimmeridge, Melissa aveva fatto un salto all’edicola, sperando di trovare un paio di riviste patinate da leggere mentre Liam non c’era. La donna dietro al banco stava leggendo la notizia in prima pagina sul quotidiano locale.

«Era ora!», aveva detto, mentre Melissa si avvicinava al bancone. «È stata un’assoluta indecenza lasciare quel luogo interdetto per così tanto tempo. Non è ancora permesso loro di tornare a vivere lì».

«A chi non è permesso?», aveva chiesto Melissa, solo per educazione.

«Agli abitanti di Tyneham, ovviamente. Ex abitanti, dovrei dire». La donna aveva picchiettato la mano sulla prima pagina. «Il paese verrà riaperto oggi». Aveva scosso la testa. «Dopo tutto questo tempo. Sarà una cosa da non perdere».

La campanella sopra la porta aveva suonato, quando era entrato un altro cliente che si era messo educatamente in coda dietro di lei. E così, senza neanche pensarci, Melissa aveva allungato la mano sull’espositore e afferrato una copia del quotidiano per sé, dando un’occhiata veloce al titolo: La rinascita del villaggio dimenticato. Aveva pagato le riviste e 

il giornale ed era uscita al sole per leggere l’articolo principale. Non era più interessata ai pettegolezzi sulle celebrità e alla moda troppo costosa; era stata la mera storia di un villaggio da tempo abbandonato a tenere lo sguardo di Melissa incollato alla pagina. Magari non sarebbe stata la sua tipica attività da vacanza, ma era pur sempre qualcosa da fare.

Armata di giornale e della mappa spiegazzata che teneva nel vano portaoggetti, Melissa si era avventurata nella campagna aspettandosi di trascorrere una giornata tranquilla a passeggiare nel cosiddetto villaggio dimenticato, magari insieme a una manciata di pensionati che facevano la stessa cosa. Una volta riuscita a parcheggiare, guidata all’interno di un’improvvisata area parcheggio, Melissa pensò di aver fatto un errore ad andare a Tyneham. A giudicare dalle centinaia di macchine, ci sarebbe stata molta confusione.

Il giorno di apertura era evidentemente un grande avvenimento per il territorio. Si chiese se lì ci fossero alcune delle persone che, come aveva riportato il giornale, si erano sentite derubate per ogni singolo giorno da quell’inverno del 1943, quando l’esercito aveva requisito l’intero villaggio, ogni singola abitazione e tutte le fattorie circostanti.

Melissa iniziò a camminare assieme agli altri turisti lungo il sentiero sterrato fino a un piccolo palco, dove le fu consegnato un opuscolo e venne accolta calorosamente da un gentile anziano che, con orgoglio, indossava la sua giacca giallo fluorescente. Contraccambiò il sorriso dell’uomo prendendo l’opuscolo e lui passò a offrire la stessa cosa alla miriade di persone dietro di lei.

Melissa guardò oltre il palco e vide un grosso fiocco rosso appeso tra i due montanti di un cancello dall’aspetto nuovo. Sospirò, rendendosi conto che ci sarebbe stata tutta una grande manfrina prima che le concedessero di ficcanasare cinque minuti tra gli edifici cadenti. Dopodiché, se ne sarebbe andata. Magari quel giorno Liam sarebbe tornato dalla spiaggia prima del solito e avrebbero potuto uscire a cena o semplicemente starsene seduti nel giardino della villetta a bere vino, guardando il sole tramontare. Non l’avevano fatto nemmeno una volta dal loro arrivo nel Dorset.

Venne distolta dai suoi pensieri, quando un uomo salì sul palco. Lo scatenato scroscio di applausi che accompagnò la sua entrata interruppe i suoi sogni sul vino e sul tramonto.

Melissa buttò uno sguardo sull’opuscolo che le era stato consegnato. Tyneham sarà ufficialmente riaperta al pubblico, per le visite estive, dallo storico televisivo Guy Cameron, diceva. Accanto al testo c’era una foto in bianco e nero del sorridente Guy Cameron: moro, capelli fluenti e occhi sorridenti. Ripiegò il volantino e lo infilò nella tasca dei jeans, senza avere la minima idea di chi fosse – una qualche celebrità, a quanto pareva.

La storia in televisione non era proprio il suo forte, tranne forse sotto forma di sceneggiato in costume. Cuffie, corsetti e gagliardi gentiluomini che passeggiano in camicia bianca sulle sponde di un lago erano molto più di suo gradimento.

Applaudendo assieme a tutti gli altri per dare il benvenuto sul palco a Guy Cameron, si spostò lentamente ai margini della folla e si fermò da una parte, grata di aver trovato un posto tranquillo sotto quella calura.

Lo storico sembrava popolare, a giudicare dall’applauso che secondo lei proseguì un po’ troppo a lungo. Mentre lui parlava, Melissa si scostò i capelli dal collo appiccicoso, facendosi una coda alta, e spinse gli occhiali da sole sul naso.

«Per così tanti anni ho sentito racconti su Tyneham e mi hanno sempre intrigato», iniziò. «Le persone che una volta vivevano qui, cosa è successo loro? Dove sono andate? Cosa hanno fatto? Come hanno reagito quando è stato detto loro che avevano solo un mese per fare i bagagli e andarsene, senza sapere quando avrebbero potuto fare ritorno?

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Jenny

Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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