“Isolato” di Marco Arcangeli edito da Pav edizioni. Estratto

Sinossi

Isolato è un mulo testardo. Come tutti i muli, del resto. Orfano dalla nascita, la solitudine è l’unica figura che l’accompagna fino a quando non conosce il padrone, un uomo dal “buffo cappello in testa da cui spiccava una piuma marrone bella dritta”. Assieme, affiorano in lui tutti quei sentimenti negati dal fato e, in breve tempo, diventa l’unica vera persona su cui poter contare.

Scoprendo il calore della fiducia, però, si rende conto anche di quanto sia facile perderla. E in quel momento, di nuovo solo, decide di reagire.

Durante il suo percorso, tra alti e bassi, si imbatte in un ragazzino, a prima vista molto diverso dal padrone. Ma sarà poi davvero così?

Un racconto personale di un mulo, della sua solitudine e della sua battaglia; tra sofferenze, ricordi e piccoli momenti di felicità, questo cammino tra le montagne alpine in tempo di guerra lo porterà a farsi delle domande e a capire che l’aiuto è qualcosa di spontaneo, perché, con la persona giusta al nostro fianco, l’esserci non dev’essere neanche chiesto. Qualunque sia il cammino, nessuno potrà mai farcela da solo.

Estratto

Tra il 1940 e il 1942 gli alleati cercarono di compiere
progressi sulle reazioni nucleari per mezzo del bom
bardamento tramite i neutroni lenti scoperti da Fermi
nel 1934 a Roma. Molti antifascisti e antinazisti cerca
rono di portare fuori dai paes i occupati dall’alleanza
italotedesca più riserve di acqua pesante possibile, con
l’obiettivo di aiutare gli alleati nelle ricerche per la
realizzazione della bomba atomica prima che ci riu
scissero i tedeschi.

“Non ridere o mio conducente ma ascolta questa mia
preghiera. Accarezzami spesso e parlami, imparerò così
a conoscere la tua voce, ti vorrò bene e lavorerò più
tranquillo. Sii buono, comprensivo e paziente pensando
che anche noi muli siamo di carne e d i ossa. E ricorda
anche che migliaia dei miei fratelli, per portare ai reparti
armi e mezzi, sono morti straziati dai proiettili e dalle
bombe, travolti dalla tormenta o dalle valanghe, an
negati nei torrenti e nel fango, esauriti dalle fatiche
dalla sete e dal gelo. Ricordati, mio caro conducente,
che come tu hai bisogno di me, io non posso fare a meno
di te. […].”
(Maury Fert)

Capitolo I


Primi giorni di marzo, 1941
Da che ne avevo memoria, ero sempre stato so
lo.
Cresciuto senza padre né madre lo stalliere fu l’unica
persona a prendersi cura di me. Non avevo incontrato
molti uomini e lui era uno dei pochi su cui riponessi la
mia fiducia. In quei giorni c’era confusione nella stalla:
molte persone erano ap parse dall’altro lato della posta,
a scrutarci con sinistro interesse e ad alcuni avevano
aperto la bocca e controllato gli zoccoli. Non essendo
abituato alla presenza di tutti quegli uomini non ero per
niente a mio agio: tutte queste persone… perché erano
qui? Le visite si intensificavano sempre di più, prima
una volta ogni mese, poi una ogni settimana fino ad
arrivare a più di una al giorno. Vidi, impotente, asini e
muli lasciare la loro posta nella stalla e non tornare più.
Qui ero nato e cresciuto, mi s entivo a casa e non avevo
nessuna intenzione di andarmene per cui tutto ciò non
fece che farmi salire ansia e preoc cupazione. Quel
giorno, davanti a me, si presentò un uomo assieme allo
stalliere. Aveva tra le mani della corda arrotolata,
facendogli assum ere un aspetto alquanto minaccioso.
Poco più alto dello stalliere, presentava due occhi
scavati, di quelli che, a dispetto dell’apparente giovane
età, sembravano avere molte storie da raccontare.
Erano sormontati da folte so pracciglia nere dello stesso
co lore dei suoi occhi e dalle guance spuntava qualche
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pelo di barba incolta che non riusciva a nascondere le
pelo di barba incolta che non riusciva a nascondere le poche rughe del suo volto. Cosa poteva mai volere? Non poche rughe del suo volto. Cosa poteva mai volere? Non l’avevo mai visto prima, ma si avvicinava sempre di più l’avevo mai visto prima, ma si avvicinava sempre di più con quella corda tra le mani. Cercai dcon quella corda tra le mani. Cercai di indietreggiare, i indietreggiare, ma nella posta non c’era molto spazio. L’uomo si ma nella posta non c’era molto spazio. L’uomo si avvicinò cauto e mi accarezzò la testa: doveva aver avvicinò cauto e mi accarezzò la testa: doveva aver capito il mio stato d’animo. Lo stalliere, rimasto fuori capito il mio stato d’animo. Lo stalliere, rimasto fuori dalla posta, aprì il cancelletto ma io non mi mossi, così dalla posta, aprì il cancelletto ma io non mi mossi, così si fece avanti, prendesi fece avanti, prendendo dalle mani dello sconosciuto ndo dalle mani dello sconosciuto la corda che mi fece passare intorno al collo. Le cose la corda che mi fece passare intorno al collo. Le cose sembravano tornare alla normalità. Lo lasciai fare, non sembravano tornare alla normalità. Lo lasciai fare, non era la prima volta, e poi di solito si andava nel recinto. era la prima volta, e poi di solito si andava nel recinto. Più tranquillo, iniziai a uscire. Ero contento, mi Più tranquillo, iniziai a uscire. Ero contento, mi lalanciavo sempre in belle trottate trovando rilassante nciavo sempre in belle trottate trovando rilassante come il vento mi sferzasse il muso. Purtroppo, però, ci come il vento mi sferzasse il muso. Purtroppo, però, ci fermammo prima. I due uomini parlavano spesso tra fermammo prima. I due uomini parlavano spesso tra loro e lo sconosciuto mi guardava, come quasi voler loro e lo sconosciuto mi guardava, come quasi voler avvisare che poi sarebbe toccato a me. Vestitoavvisare che poi sarebbe toccato a me. Vestito di verde, di verde, aveva un buffo cappello in testa da cui spiccava una aveva un buffo cappello in testa da cui spiccava una piuma marrone bella dritta. Non ci avevo fatto caso piuma marrone bella dritta. Non ci avevo fatto caso prima, complice la paura, ma ora che me ne ero accorto, prima, complice la paura, ma ora che me ne ero accorto, si notava subito: per qualche bizzarro motivo mi piaceva si notava subito: per qualche bizzarro motivo mi piaceva quella piuma, era rassicuquella piuma, era rassicurrante. Dopo pochi minuti, ante. Dopo pochi minuti, l’uomo dallo strano cappello si avvicinò: diventai l’uomo dallo strano cappello si avvicinò: diventai sempre più agitato, ma la costante presenza dello sempre più agitato, ma la costante presenza dello stalliere mi permise di non cadere in eccessi di paura. stalliere mi permise di non cadere in eccessi di paura. Una volta vicino prese la corda legata al mio capo e Una volta vicino prese la corda legata al mio capo e iniziò anche lui ad ainiziò anche lui ad accarezzarmi la testa, era una ccarezzarmi la testa, era una sensazione piacevole, di sicurezza. Dopo poco iniziò a sensazione piacevole, di sicurezza.

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Jenny

Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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