Segnalazione: “In riva al mare tutto può succedere” di Alexandra Brown edito da Newton Compton in libreria e on-line dal 24 Giugno 2020. Estratto

Sinossi

«L’ho adorato!»
Milly Johnson


Grace Quinn adora il suo lavoro di custode alla Convenient Storage Company. La parte che le piace di più è curiosare tra gli scatoloni che i clienti non vengono a reclamare: spesso sono miniere di tesori inaspettati, come il plico di lettere risalenti agli anni Trenta che da qualche giorno ha conquistato la sua completa attenzione. La fitta calligrafia di Connie Levine, una giovane donna inglese, la mette di fronte a un appassionante mistero da decifrare: che cosa ha spinto Connie a partire, nel bel mezzo della seconda guerra mondiale, alla volta dell’Italia? Indagare sull’autrice delle lettere, ripercorrendo le tappe della sua storia, si rivelerà l’avventura di cui Grace ha bisogno per voltare finalmente le spalle al passato e trovare il coraggio di tornare ad amare. E la destinazione del viaggio, una splendida villa sulla scogliera ligure, potrebbe essere la chiave per il lieto fine che stava aspettando.
Quali segreti nascondono le lettere di Connie Levine?

«Lasciatevi trasportare da questa storia piena di sole e romanticismo.»
Woman’s Own

«Una vicenda intrigante, che vi scalderà il cuore. Vi piacerà da morire.»
Katie Fforde

«Mi è piaciuto tantissimo. La lettura perfetta per l’estate.»
Lesley Pearse

Estratto

A chi si preoccupa per gli altri

«La cosa migliore da tener stretta nella vita
è tenerci stretti l’un con l’altro».
AUDREY HEPBURN

Prologo

Tindledale, campagna inglese, 1939

Il lancio di una monetina aveva sancito il destino della diciassettenne Constance Levine.

«Testa, va dalla zia Rachael a Manhattan», aveva dichiarato la madre, facendo fatica a guardare la figlia “scostumata”, così come l’aveva definita non appena aveva scoperto la condizione di Connie.
“Manhattan. In America. Potrebbe non essere così male…” si ricordò di aver pensato Connie, azzardandosi ad alzare lo sguardo per osservare le mani del padre, una sopra all’altra, pronte a svelarle la sorte, il cui profumo all’acqua di colonia al sandalo si diffondeva nell’aria. Ma poi la situazione era precipitata. Non era uscita testa. Ecco tutto. Non ci sarebbe stata alcuna partenza per New York, nessuna entusiasmante visita ai luoghi storici americani, come la Statua della Libertà, che Connie aveva visto nei numeri della rivista «Britannia and Eve». E neppure uno spettacolo a Broadway, dove avrebbe potuto guardare i ballerini professionisti muoversi con quella grazia e quell’eleganza da cui aveva sempre tratto ispirazione nelle lezioni di danza settimanali. Niente di niente. Il corso del destino era cambiato per sempre.
Fu invece spedita sul primo treno che, dalla casa di Blackheath a Londra, l’avrebbe portata in campagna, dove nessuno la conosceva. Per stare con la sorella del nonno, zia Maud, nel piccolo villaggio addormentato di Tindledale, circondato da distese di campi con mucche goffe ed essiccatoi per il luppolo, che costeggiavano file di piante così alte da toccare quasi il cielo. La zia Maud era severa e Connie non l’aveva mai incontrata prima. Ma il punto era un altro. Veniva allontanata dalla cerchia di amici dei suoi genitori, persone influenti e alquanto rispettabili, che avrebbero scoperto ciò che aveva fatto, riversando così la vergogna sull’intera famiglia.

«No, dobbiamo affrontare il problema alla svelta e con discrezione», aveva detto il padre quando lei aveva osato proporre una soluzione alternativa. Quella di sposarsi con l’uomo che amava e di vivere per sempre felici e contenti. I genitori si erano già opposti all’unione perché Jimmy non era ebreo, e per di più lavorava come spazzino alla fabbrica di imballaggi di Deptford. Era impensabile.

Connie lo aveva incontrato un sabato sera al luna park nella brughiera, dove si era recata insieme a Kitty, la sua migliore amica. Jimmy, e il suo più caro amico Stanley, erano seduti alle loro spalle, sui cavalli della giostra colorata. Avevano trascorso una magnifica serata dal clima mite girando in tondo, e andando su e giù a ritmo della melodia per organo che riecheggiava nella brezza, e Connie si era sentita spensierata e felice. Più tardi, dopo aver vinto al tiro a segno una noce di cocco e un morbido orsacchiotto rosa, Jimmy l’aveva riaccompagnata a casa a piedi, facendola ridere con una serie di accenti stupidi e un grande senso dell’umorismo. I suoi capelli, neri come la melassa, che ondeggiavano davanti agli occhi verdi e maliziosi, l’avevano mandata in visibilio quando le aveva fatto l’occhiolino e aveva inclinato la testa, per poi augurarle la buonanotte al cancello come un vero gentiluomo.

Si erano dati appuntamento per il pomeriggio seguente, al laghetto delle anatre, e prima che lei potesse andarsene per tornare in tempo per il tè, lui l’aveva cinta tra le braccia e l’aveva baciata con una tal passione da farle capire subito che si trattava di quello giusto. L’amore era sbocciato nelle settimane successive; incontrandosi in segreto, chiaro, poiché i genitori di Connie avevano provato un’antipatia a pelle per il ragazzo. Non gli avevano nemmeno dato l’occasione di dimostrare quanto valesse quando, una volta, si era presentato sotto casa con un bellissimo mazzo di fiori selvatici che aveva raccolto nella zona collinare di Greenwich Park. Per legare il bouquet, aveva persino comprato un grazioso nastro di seta gialla alla merceria vicino alla stazione, ma la mamma si era rifiutata di farlo entrare, per poi mandarlo via con una lavata di capo. E in seguito, subito dopo la dichiarazione di guerra, pronunciata da Chamberlain il 3 settembre alla radio, Jimmy si era arruolato per prestare servizio al re e alla nazione, e questo aveva decretato per lei la fine della luce nella vita.

Connie si era ripromessa di aspettarlo, e pregava ogni mattina e ogni sera che il suo caro Jimmy stesse bene e tornasse a casa dal luogo in cui era stato mandato, ovunque si trovasse. Non considerava nemmeno l’ipotesi di un risvolto diverso per l’amato, e anzi credeva che, se lo avesse fatto, avrebbe soltanto sfidato la sorte. Tuttavia, dalla partenza, Jimmy non aveva mai risposto alle lettere e non le aveva mai nemmeno inviato una di quelle minuscole cartoline colorate che, invece, Kitty aveva ricevuto da Stanley, il suo innamorato. Kitty le aveva infilate in una tasca della borsetta, per averlo sempre accanto, e Connie desiderava tanto poter fare lo stesso. Giusto qualche parola per non mollare. Per sentirlo vicino. L’orsacchiotto rosa era tutto ciò che le restava. Se Jimmy si fosse fatto sentire, forse avrebbe trovato il coraggio di parlargli del figlio in arrivo, invece di aspettare il suo ritorno. O magari era meglio così. Presto avrebbe avuto diciotto anni e sapere che, alla notizia del bambino, lui l’avrebbe sposata senza pensarci due volte… in fondo la benedizione dei genitori non era necessaria.

Premendo il palmo della mano destra sui fianchi, Connie si abbassò lentamente per posizionarsi sulla sedia con lo schienale alto, vicina al letto, nella camera spartana. La zia Maud era una donna semplice, che non traeva piacere dalle comodità casalinghe o dalle carinerie, preferendo invece trascorrere una vita da martire, la stessa che Connie avrebbe dovuto sopportare per la durata della permanenza. Una punizione, così sembrava, per essersi innamorata ed essersi concessa una volta a Jim. Se avesse saputo che quell’attimo di passione avrebbe poi generato un bambino, di sicuro avrebbe resistito fino alla notte delle nozze.

La gioia di essere con Jimmy, la musica e l’allegria, la protezione, gli agi e il magnifico bagno dentro casa con cui Connie era cresciuta nell’esclusivo quartiere londinese di Blackheath erano ora soltanto un vago ricordo. Non c’era gentilezza né gioia nel mondo di zia Maud. Alla fine del lungo giardino vi era una latrina esterna, fredda e cupa perfino nei mesi estivi, che faceva prudere e pulsare di dolore i geloni alle dita dei piedi di Connie. L’interno del cottage non era di certo meglio, con il duro pavimento in pietra e i muri umidi, e tutto contribuiva a rimuovere colore dalla vita di Connie. Appena arrivata a Tindledale, la zia Maud le aveva permesso di passeggiare nel villaggio, dove aveva incontrato due ragazze di campagna sedute su una panchina della piazza, intente a condividere un sacchetto di patatine. Le sorelle Winnie e Edie erano quasi sue coetanee, il che le aveva permesso di divertirsi a chiacchierare e di fare finta, seppur per poco, che niente fosse cambiato. Felice e allegra. Ma la zia Maud aveva interrotto le visite al villaggio non appena il grembo fecondo di Connie aveva iniziato ad arrotondarsi, impedendole così di godersi la compagnia di Winnie e Edie. La zia Maud le aveva persino ordinato di togliere gli eleganti ma “osceni” ritagli della rivista dal muro della camera da letto, ora relegati in una busta dentro al diario, che teneva nascosto nell’incavo dietro la testiera del letto.

“Presto tutto finirà.

Sarò una rispettabile donna sposata.

Il signor e la signora J. Blake.

E una madre, per giunta!”.

Connie si affidava a questi pensieri, aggrappandosi al letto. Poi, dopo aver preso il diario dal nascondiglio, lo appoggiava sul ventre rigonfio ed estraeva la penna stilografica dall’astuccio. Controllava la data, prima di tirare una riga sopra a un altro giorno. Mancavano soltanto un paio di settimane. Non ne era sicura, comunque. Sua madre le aveva detto che servivano nove mesi, o giù di lì, perché il bambino crescesse e fosse pronto a nascere, ma Connie non sapeva da quando contare. Da quando giaceva distesa tra le braccia di Jimmy sognante e sulla vetta del mondo, il corpo ancora in fremito per il tocco? O quando, per la prima volta, le era saltato il ciclo? Non si era azzardata a chiedere.

Ma Jimmy sarebbe tornato a casa presto, mettendo fine alla paura e alla vergogna. Doveva crederci. Era l’unica cosa che potesse fare, dato che Connie non si era mai sentita così sola…

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Jenny

Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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