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Recensione del romanzo “Olive, ancora lei” di Elizabeth Strout edito da Einaudi Editore

Olive, ancora lei
Titolo originale: Olive, Again
Autrice: Elizabeth Strout
Traduzione di: Susanna Basso
Casa editrice: Einaudi
data di pubblicazione: 10 marzo 2020
pagine: 263
prezzo:
18,52

Sinossi

Che ne è stato di Olive Kitteridge? Da quando l’abbiamo persa di vista, l’eroina di Crosby nel Maine non si è mai mossa dalla sua asfittica cittadina costiera, e da lì ha continuato a guardare il mondo con la stessa burbera empatia. Sono passati gli anni, ma la vita non ha ancora finito con lei, né lei con la vita. C’è posto per un nuovo amore, nella sua vecchiaia, e amicizie profonde, e implacabili verità. Perché in un mondo dove tutto cambia, Olive è ancora lei. Olive Kitteridge. Insegnante di matematica in pensione, vedova di Henry, il buon farmacista della cittadina fittizia di Crosby nel Maine, madre di Christopher, podologo a New York, figlio lontano in ogni senso, solo una «vecchia ciabatta» scorbutica per molti in paese; una donna scontrosa, irascibile, sconveniente, fin troppo franca, eppure infallibilmente sintonizzata sui movimenti dell’animo umano e intensamente sensibile alle sorti dei suoi consimili: è questa la creatura che abbiamo conosciuto un decennio fa. In “Olive, ancora lei”, Elizabeth Strout riprende il filo da dove l’aveva lasciato e in questo nuovo «romanzo in racconti» ci narra il successivo decennio, l’estrema maturità di Olive, dunque. Ma in questa sua vecchiaia c’è una vita intera. Un nuovo amore, innanzitutto. Jack Kennison è un docente di Harvard ora in pensione, vedovo come Olive. A parte questo i due non hanno granché in comune, eppure la loro relazione ha la forza di chi si aggrappa alla vita, e le passioni che muovono i due amanti – la complicità e il desiderio raccontati in Travaglio, la rivalsa e la gelosia di Pedicure – ne trascendono i molti anni. Trascendere il tempo è però una battaglia che non si può vincere e racconto dopo racconto, anno dopo anno, Olive si trova ad affrontare nuove forme di perdita. Deve fare i conti con la propria maternità fallace in Bambini senza madre, con la decadenza fisica in Cuore, con la solitudine in Poeta. Ma contemporaneamente, e senza rinunciare al suo piglio irridente, leva, quasi a ogni racconto, una specie di quieta, tutta terrena speranza. La vita riserva qui piccoli momenti di rivelazione, istanti di comunione, brevi felicità. Succede, magicamente, in Luce, succede in Amica, dove l’incontro insperato con l’ultima compagna di strada è insieme un’appagante occasione di rincontro per i lettori di Elizabeth Strout.

Recensione

“… ebbe la sensazione di aver vissuto un’ intera vita come una cieca.

“Olive, ancora lei” è il sequel di “Olive Kitteridge”, nel secondo volume l’autrice ci presenta una Olive diversa,  mentre nel primo Olive è descritta come una donna  dal carattere duro, una donna insensibile, incurante degli altri. In “Olive ancora lei” troviamo una donna ottantenne che non ha perso la sua schiettezza, tuttavia ha smussato il suo duro carattere, la troviamo più socievole, affabile, più riflessiva una donna che è arrivata a un’età in cui riflette sulle sue scelte e sui suoi comportamenti e tira le somme, una donna che sente la mancanza del primo marito (chi ha letto il primo volume non l’avrebbe mai pensato perché si è dimostrata una moglie anaffettiva). In questa nuova storia, Olive vi sorprenderà veramente e se nel precedente romanzo vi è rimasta nel cuore nel sequel, l’amerete ancora di più.
Anche questo romanzo è diviso in racconti.

Olive dopo la morte di Henry incontra Jack Kennison  anche lui vedovo e tra i due nasce una simpatia, il loro è un amore maturo che solo a quell’età e con quell’esperienza si può donare reciprocamente, due persone  che arrivate ormai al culmine della loro vita, hanno scoperto il piacere di stare insieme senza compromessi accettandosi a vicenda con i loro pregi e i loro difetti.

“Gesù Olive, certo che sei una donna  proprio difficile. Tu sei impossibile, maledizione, e io, cazzo , mi sono proprio innamorato. Quindi, se non ti spiace , Olive, forse potresti essere un po’ meno Olive con me, anche se questo comporta esserlo un po’ di più con gli altri. Perché io ti amo e non abbiamo moltissimo tempo.”

Olive pensa anche al legame difficile che ha con il figlio Christopher che vive a New York con la moglie e i figli e che vede moto di rado.

“E a quel punto la travolse l’onda orribile di una verità in crescendo. Il suo fallimento era smisurato. Dovevano essere anni che falliva senza nemmeno saperlo . Lei non aveva una famiglia come tutti gli altri. Gli altri ricevevano in casa i figli e parlavano, ridevano, e i nipoti salivano in braccio alle nonne, e andavano insieme nei posti e facevano delle cose, mangiavano insieme, e si baciavano quando era ora di separarsi.(…)
Olive non sapeva che cosa aveva sbagliato, ma era da lei che nasceva il problema,  oltretutto doveva essere roba vecchia di anni, forse di sempre, come saperlo? “

La vita di Olive s’intreccia con alcuni abitanti della sua cittadina che nonostante il suo difficile carattere la ricordano tutti con molto affetto.
Olive dopo la morte di Jack rimane sola e per lei ha inizio un periodo difficile, la salute inizia a barcollare e a causa di ciò passerà i suoi ultimi anni nella residence “Gli Aceri” che lei conosce perfettamente…
tuttavia lei riuscirà a trovare il modo di andare avanti accettando anche i cambiamenti del suo corpo.
Nel residence Olive avrà la possibilità di dimostrare che persona meravigliosa sia.

“Si sentiva sola. Oh come s sentiva sola.
la solitudine la torturava.
Non aveva mai provato nulla di simile in tutta la sua vita; (…)
Si rese conto che era come se, per tutta la vita, avesse avuto quattro belle ruote sotto i piedi senza nemmeno saperlo, è ovvio, e adesso avevano cominciato a traballare e minacciavano di staccarsi. Olive non sapeva più chi era, né che cosa sarebbe stato di lei.”

“Olive, ancora lei” è un romanzo molto intenso, che fa riflettere sulle relazioni con gli altri e sul fatto che non bisogna giudicare il comportamento delle persone in base al loro atteggiamento poiché alcune persone sono il risultato delle loro sofferenze e del loro vissuto.
Consiglio al lettore di leggere prima “Olive Kitteridge” e poi “Olive, ancora lei” perché solo così avrà un quadro completo della struttura del personaggio molto complesso di Olive. All’inizio la detesterete ma immergendovi nella lettura delle pagine sulla sua vita imparerete ad amarla, vi resterà nel cuore.
L’unica cosa che mi ha lasciata un po’ spiazzata dell’ultimo romanzo della Strout è che ha parlato poco di Olive, ha dato molto spazio a diversi personaggi che hanno  incrociato la loro vita con il personaggio principale, è solo un mio parere personale, perché avrei voluto immergermi totalmente nel personaggio” Olive”.
Se vi può interessare ,qualche anno fa,  hanno fatto una serie sul primo volume “Olive Kitteridge” non so se è ancora reperibile…

“Non ho la minima idea di chi sono stata. Dico sul serio, non ci capisco niente.”
Olive Kitteridge

Il primo volume

Sinossi

In un angolo del continente nordamericano c’è Crosby, nel Maine: un luogo senza importanza che tuttavia, grazie alla sottile lama dello sguardo della Strout, diviene lo specchio di un mondo più ampio. Perché in questo piccolo villaggio affacciato sull’Oceano Atlantico c’è una donna che regge i fili delle storie, e delle vite, di tutti i suoi concittadini. È Olive Kitteridge, un’insegnante in pensione che, con implacabile intelligenza critica, osserva i segni del tempo moltiplicarsi intorno a lei, tanto che poco o nulla le sfugge dell’animo di chi le sta accanto: un vecchio studente che ha smarrito il desiderio di vivere; Christopher, il figlio, tirannizzato dalla sua sensibilità spietata; un marito, Henry, che nella sua stessa fedeltà al matrimonio scopre una benedizione, e una croce. E ancora, le due sorelle Julie e Winnie: la prima, abbandonata sull’altare ma non rassegnata a una vita di rinuncia, sul punto di fuggire ricorderà le parole illuminanti della sua ex insegnante: «Non abbiate paura della vostra fame. Se ne avrete paura, sarete soltanto degli sciocchi qualsiasi».

Con dolore, e con disarmante onestà, in Olive Kitteridge si accampano i vari accenti e declinazioni della condizione umana – e i conflitti necessari per fronteggiarli entrambi. E il fragile, sottile miracolo di un’altissima pagina di storia della letteratura, regalataci da una delle protagoniste della narrativa americana contemporanea, vincitrice, grazie a questo “romanzo in racconti”, del Premio Pulitzer 2009.

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