Ospite della rubrica “Due chiacchiere con lo scrittore” Paola Barbato autrice del romanzo “Vengo a prenderti” edito da Piemme

L’autrice

Paola Barbato, classe 1971, è milanese di nascita, bresciana d’adozione, prestata a Verona dove vive con il compagno, tre figlie e tre cani. Scrittrice e sceneggiatrice di fumetti, tra cui Dylan Dog, ha pubblicato Bilico, Mani nude (vincitore del Premio Scerbanenco), Il filo rosso, Non ti faccio niente e Io so chi sei (il primo titolo di una trilogia). Ha scritto e co-sceneggiato per la Filmmaster la fiction Nel nome del male, con Fabrizio Bentivoglio.

Con Piemme ha pubblicato Non ti faccio niente (2017), Io so chi sei (2018), Bilico (2018), Mani nude (2019), Vengo a prenderti (2020).

Ciao Paola, benvenuta a “Due chiacchiere con lo scrittore”

  • Chi è Paola nella vita di tutti i giorni?

In sostanza la stessa persona. Scrivere, stirare, fare la madre, la compagna e la figlia, accudire i cani, fare la spesa, è tutto insieme. Ho un’esistenza abbastanza caotica in cui non esistono compartimenti stagni ma una continua contaminazione.

  • Qual è il tuo libro preferito tra quelli che non hai scritto tu? E il tuo autore/autrice preferito?

“Preferito” è un termine complesso. Il migliore è “Mani nude”, ma scrivere “Non ti faccio niente” è stato bellissimo e liberatorio, con “Zoo” invece mi sono divertita un sacco. In cima ai miai amori letterari c’è il Re, Stephen King.

  • Viene prima la passione per la lettura o quella per la scrittura?

Non esiste l’una senza l’altra, leggere senza scrivere mi intossica e viceversa. Sono come i due ventricoli del cuore.

  • Hai mai avuto il blocco dello scrittore?

No, mai, anche se non ho pubblicato per sette anni ho sempre scritto. Scrivere è come respirare, mi viene automatico.

  • Ti va di raccontarci del tuo esordio letterario?

Ne ho avuto due. Il primo quando un’amica mi spinse a portare una serie di racconti a vari editori, in maniera casuale, e la “Sergio Bonelli Editore” mi chiamò per scrivere Dylan Dog. Il secondo quando pubblicai a puntate su un sito di racconti il mio primo libro e Rizzoli mi chiamò per scritturarmi. Entrambi quasi due casualità.

  • Come è nata l’ idea del romanzo “Vengo a prenderti”?

E’ il terzo vertice di una trilogia atipica dopo “Io so chi sei2 e “Zoo”, ho iniziato a crearlo mentre scrivevo gli altri due, è sempre stato il punto di vista da cui partivo, quello del “cattivo” nemesi delle protagoniste degli altri due. Ma se si vedono le cose dal suo punto di vista tutto cambia.

  • Perché hai deciso di scrivere questa storia?

Perché il terzo punto di vista sull’intera vicenda era importante, e perché volevo raccontare le formazione di un mostro.

  • Hai trovato difficoltà nella stesura del romanzo, se si quali e perché?

Era complesso avere già due storie parallele da rispettare, paletti imprescindibili e domande a cui dovevo dare risposte. Inoltre volevo che fosse una storia autonoma, indipendente. Ma è stata solo una difficoltà di costruzione, il resto è venuto da sé.

  • Il punto di forza del tuo ultimo romanzo?

I personaggi e la loro costruzione psicologica, è sempre il lavoro maggiore.

  • “Vengo a prenderti” piacerà sicuramente a tutti quei lettori che…

Preferiscono un dubbio scomodo a certezze di comodo.

  • Cosa credi cerchino i lettori in un romanzo? E cosa vuole offrire il tuo?

Credo desiderino vivere un’altra vita, diversa dalla loro, in cui specchiarsi o non ritrovarsi affatto, ma si tratta davvero di uscire da sé ed entrare altrove. Nel mio si finisce in qualcosa che, una volta chiusolo, farà sospirare di sollievo.

  • Da cosa è mosso il tuo protagonista? E qual è il suo obiettivo?

A muoverlo è la pietas, la convinzione di poter raddrizzare le storture della vita. Pensa di poter rendere il mondo un posto migliore, a modo suo.

  • Una citazione del tuo libro…

“La gente ha sempre bisogno di eroi. E’ per questo che crea i mostri.”

Grazie per aver accettato il mio invito e in bocca al lupo per il tuo nuovo romanzo.
Jenny

Sinossi

Il caso più importante della sua vita piomba addosso all’agente Francesco Caparzo in maniera inattesa. Inseguiva lo stalker di una donna che da un anno cercava di aiutare, quando d’improvviso si era ritrovato in un vecchio capannone industriale sperduto nel nulla. Lì dentro, lo spettacolo agghiacciante di uno zoo privato, undici carrozzoni da circo che imprigionavano esseri umani in condizioni pietose, una gabbia vuota pronta ad accogliere la sua protetta e lo psicopatico responsabile di ogni cosa lì davanti a lui, armato. Un colpo di pistola sembra risolvere tutto, il colpevole ucciso, le vittime salve, Caparzo in procinto di essere incoronato eroe nazionale. Ma le cose non sono come appaiono.
Tra le vittime si nasconde un complice, forse addirittura la mente che ha organizzato tutto, che dall’ambulanza riesce a scappare, dileguandosi. La caccia all’uomo ha inizio, ma non esistono piste, niente tracce, la polizia insegue un fantasma. Caparzo capisce che la chiave dell’origine di tutto quel male sta proprio nel capannone e nelle sue vittime. Indaga i segreti di ciascuno, le colpe che vorrebbero nascondere, mette a nudo i lati più oscuri delle loro anime.
E mentre lui scava qualcun altro li perseguita con oggetti, simboli che solo il loro carnefice conosce. Prima capitano incidenti che la polizia considera trascurabili. Poi i sopravvissuti iniziano a morire. È tempo per Caparzo di mettere insieme i pezzi per evitare che il fantasma che sta inseguendo termini il suo lavoro.

Paola Barbato ci conduce al cuore del male assoluto e ci gioca, deformandolo e restituendoci una verità diversa, scomoda, difficile da accettare, ma completamente priva di pregiudizi. E ci tiene in pugno, fino all’ultimo sconvolgente colpo di scena.

Share Button
Jenny

Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

You may also like...

error: Testi e foto ©librichepassione.it