“Due chiacchiere con lo scrittore” con Gianni Verdoliva autore del romanzo “Ritorno a Villa Blu” edito da Robin edizioni

Gianni Verdoliva vive e lavora a Torino. È un giornalista pubblicista che ha scritto per varie testate e che attualmente collabora col mensile Polizia e democrazia. Dopo aver terminato la scuola di counseling ad indirizzo analitico-transazionale è attualmente S.F.E.R.A. coach.
Ama la natura e l’arte, le tradizioni e la storia, i borghi medievali e i sentieri di campagna; è appassionato di racconti di fantasmi e del paranormale.
Ritorno a Villa Blu è il suo primo romanzo, già finalista al premio Il Convivio 2018 come opera inedita. Ha precedentemente pubblicato una raccolta di racconti, Come anime scelte che si ritrovano finalista al premio Il Convivio 2017; ha ottenuto una Targa al premio Milano International 2019 nonché la Menzione d’onore al premio Michelangelo Buonarroti 2019.

Ciao Gianni, benvenuto a “Due chiacchiere con lo scrittore”

  • Da dove nasce la tua passione per la scrittura?

Sistemando degli scatoloni dopo un mio recente trasloco ho scoperto un manoscritto dal titolo “Il villino stregato”. L’avevo scritto da ragazzino, credo all’età di 13/14 anni. Ritrovarlo e rileggerlo è stato emozionante e ovviamente l’ho conservato. La passione per il fantastico l’ho sempre avuta, da piccolo sognavo di fare l’astronauta e poi l’archeologo. Quindi di viaggiare nello spazio e nel tempo. Leggendo Quiet, il potere degli introversi di Susan Cain, ho capito, riflettendo su queste mie passioni infantili, che forse erano dei segnali per quello che avrei fatto da grande, pur sotto forma di passione. Dopotutto lo scrittore viaggia con la mente e accompagna nel viaggio i suoi lettori, nello spazio e nel tempo. 

  • Hai un luogo o una stanza dove preferisci scrivere?

Si, certo. La scrivania del mio salone dove ho il computer, è il mio angolo, la mia “stanza” dove, quando il flusso creativo è attivato, entro nella mia sfera.

  • Esiste un libro che ha avuto una grande influenza nella tua vita? C’è uno scrittore che consideri il tuo mentore?

A titolo personale certamente si. Come ho ricordato prima il celebre saggio di Susan Cain mi ha aiutato a comprendere la mia vera natura, cosi’ come è stato per “Le persone sensibili hanno una marcia in più. Trasformare l’ipersensibilità da svantaggio a vantaggio” di Rolf Sellin. Se parliamo invece di ispirazione a livello di narrativa non c’è un libro particolare che mi abbia particolarmente illuminato. Considero comunque di ispirazione scrittori come Guy de Maupassant, Eraldo Baldini e Giorgio Bassani. 

  • Quali sono le fonti di ispirazione  di cui ti servi quando scrivi?

La  mia ispirazione si accende nei momenti più impensati, a volte è notturna o onirica, altre volte, in pieno giorno, volti, scorci, musiche, profumi, situazioni mi colpiscono a livello inconscio e le trattengo per poi rielaborarle a livello narrativo.

  • Da dove nasce l’idea “ Ritorno a Villa Blu”?

Dopo la raccolta di racconti “Come anime scelte che si ritrovano” ho voluto cimentarmi in un romanzo e mi sono posto questa sfida. Non è stato facile passare dalla scrittura dei racconti a quella di un romanzo, ma sono felice del risultato. Dando un titolo a ogni capitolo, nella mia mente ho comunque in qualche modo mantenuto la struttura tipica dei racconti, e questo mi ha agevolato.

  • Qual è il personaggio del libro a cui ti sei più affezionato e quello che hai fatto più fatica  a descrivere?

Sicuramente sono affezionato a Ginetta, la cui triste storia narrata come vicenda di contorno mi pare essere un paradigma di quelle vite di persone buone e miti che vengono schiacciate dalla malvagità altrui. Ma che sanno anche cogliere le opportunità e la felicità quando appare sulla loro strada, restando cosi’ grati alla vita. Forse meno facile è stato il personaggio del conte Ascanio, il nonno dei protagonisti. Forse inizialmente non era immediato presentare un uomo vedovo, molto avanti con gli anni, austero e di sani principi, ma anche saggio e riconoscente.

  • Perché hai deciso di scrivere questa storia?

Sono figlio unico. E direi che Alessio, Francesco e Tommaso, se avessi avuto fratelli, sarebbero stati i fratelli perfetti. Mi piace raccontare storie dove c’è un po’ di mistero e magia che costituiscono delle sfide che i protagonisti si trovano ad affrontare per crescere e diventare adulti. Inoltre, tra le varie vicende laterali del romanzo ci sono diversi episodi in cui si narrano piccoli grandi gesti di gentilezza e atti insensati di bellezza e degli effetti benefici che hanno sia in chi li riceve che in chi li mette in atto. Inoltre i personaggi, pur nelle loro imperfezioni e sfaccettature, sono nel complesso piacevoli. Persone che si vorrebbe quasi conoscere.

  • Cosa ci puoi raccontare di questo libro? Esperienze ,aneddoti…

Bè, di aneddoti ce ne sarebbero.
A cominciare dal fatto che la scena dell’incontro con il cagnolino Pupetto, mi è accaduta davvero. Ancora mi ricordo quel tenero cagnolino dagli occhi neri che per un po’ mi aveva seguito e poi era rimasto a guardarmi. Un’estate di alcuni anni addietro, di sera a Perugia. Non l’ho preso con me non potendo occuparmene in modo adeguato ma ne ho conservato un piacevole ricordo e ho riproposto l’episodio, rivisitandolo e arricchendolo, nel romanzo.
A Taormina, dove mi ero recato per il Premio Il Convivio, per cui avevo avuto la menzione d’onore per il romanzo nel 2018 come opera inedita, stavo camminando e la mia attenzione è caduta su una chiesetta con un grazioso giardino. Avevo già in mente il personaggio della reverenda Katherine che, nella mia mente, sarebbe stata prete della Saint George Anglican Church. Bene, la chiesa anglicana di Taormina si chiama proprio cosi! E il giardino di quella chiesetta è rimasto nella mia mente il luogo dove si svolgono, nel romanzo, alcuni episodi salienti.
Incredibile è stato scoprire nella parte alta di Bolsena un posto appartato dietro a un muretto con la vista sul lago, che era esattamente come mi ero immaginato il posto in cui, nel libro, Francesco porta le sue conquiste femminili!     

  • Il punto di forza di “Ritorno a villa Blu”?

Il fatto che stimoli la fantasia, attraverso il detto e il non detto, il visto e il non visto. Oltre che la curiosità. Ci sono infatti diverse suggestioni musicali e gastronomiche nel romanzo, che possono spingere il lettore a scoprire brani, strumenti, ricette e cibi nuovi.

  • Una citazione del tuo libro?

“Dopo aver recitato una dolce cantilena Amabile,
in piedi sul lungolago, dove la terra, l’acqua e
il cielo si toccano, socchiude gli occhi entrando in
uno stato di trance. Dopo pochi secondi, allarga le
braccia come a raccogliere le energie dell’universo,
e si abbraccia per infondere in lei questa potenza
positiva e benefica.”

Grazie per il tuo tempo.
Grazie a te!
Jenny

Sinossi

È giugno e come ogni anno tre fratelli, Alessio, Francesco e Tommaso, ritornano a Villa Blu, la dimora di famiglia dove hanno trascorso tante altre estati. Questa volta, però, saranno soli: non ci sarà più il nonno né i genitori e i tre protagonisti si troveranno a gestire la villa di famiglia avuta in eredità dal nonno Ascanio e a fronteggiare misteri, maledizioni ed eventi irrisolti che coinvolgono Villa Blu e il bosco limitrofo. Nel paese sulle sponde del lago, figure inquietanti e altre benevole si intrecceranno alle vicende dei tre fratelli, vittime di un maleficio che vedrà il suo culmine il giorno del solstizio.

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Jenny Citino

Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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