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Super segnalazione: “Il sentiero degli oleandri” di Teresa Simon edito da Newton Compton editori dal 28 Maggio 2020 in tutte le librerie e on-line. Estratto

Sinossi

«Un libro emozionante, che appassiona.»
Hallo München

Amburgo, 1936. La giovane Sophie Terhoven, figlia di un influente mercante di caffè, vive negli agi in una villa lussuosissima. Hannes Kröger è il figlio della cuoca, ma è amico e confidente di Sophie fin da quando erano bambini. Il sentimento fortissimo che li ha sempre legati, con il tempo, finisce per trasformarsi in amore. Ma come potrebbe una ragazza dell’alta borghesia sposare un uomo che non ha nulla da offrirle? Come se non bastasse, i loro genitori condividono un segreto che potrebbe rivelarsi un ostacolo insormontabile.
Giorni nostri. Jule gestisce una caffetteria ad Amburgo ma, nonostante il suo impegno, è in difficoltà economiche. Per questo accetta spesso altri lavori, tra cui quello di scrivere biografie su commissione. Ama cercare indizi su persone vissute in altre epoche, seduta a un tavolino con una tazza di caffè fumante davanti. E così, quando la sua amica Johanna le porta un diario rinvenuto nella soffitta della casa di famiglia, Jule è subito intrigata dalla bella calligrafia con cui è scritto il nome della proprietaria.
Chi era Sophie? E qual è stato il suo destino?
L’amore può superare qualunque ostacolo

«Profumo di caffè, magnifiche ville e personaggi indimenticabili… il nuovo romanzo di Teresa Simon è meravigliosamente riuscito.»

«Teresa Simon ha creato un altro romanzo incantevole.»

«Un libro che dovreste assolutamente regalare a voi stessi e alle vostre migliori amiche.»

Estratto

A Julie
Dum spiro, spero.
(Finché respiro, spero.)
Marco Tullio Cicerone

Amburgo, 1 luglio 1943

Devi allontanarti da me, tesoro mio, anche se il mio cuore, al solo pensiero, sanguina. Ma non posso più tenerti accanto. Il fuoco mortale cade dal cielo, brucia le case, annienta la gente e io non posso proteggerti da tutto questo.

Meno che mai in questo momento, in cui devo riuscire a essere severa.

Cosa darei per poter venire via con te… Perché so che il viaggio è lungo e non privo di pericoli! Mi consola sapere che almeno sarai in compagnia e forse un po’ ti distrarranno e ti asciugheranno le lacrime. Ma come potrai mai comprendere il fatto che allora io non sarò con te, come sei sempre stata abituata? Mi dispiace infinitamente dover infrangere la sacra promessa fatta su quell’isola grigia e tempestosa: non lasciarti mai finché avessi respirato. E invece ora devo farlo, per salvare la tua preziosa vita prima che sia troppo tardi.

E così ti lascio andare con gli altri, nella speranza che saremo di nuovo insieme non appena ti potrò raggiungere. Quindi saremo in tre, anche in quattro o, per meglio dire, addirittura in cinque, perché noi siamo proprio una famiglia molto speciale che il destino ha unito a modo suo.

Che questa lettera ti accompagni nel tuo viaggio, che ti protegga e ti dia forza, anche se non potrai leggerla, non ancora, mio amore. Ma presto ne sarai capace, perché conosco la tua burrascosa curiosità e la tua intelligente impazienza.

Ti metterò anche alcuni fiori secchi di oleandro che vengono dal giardino in cui ora dovresti giocare senza pensieri. Una piccola parte la conserverò nel mio medaglione d’argento.

Il grande e sontuoso giardino che si eleva dall’Elba, con alberi secolari ombrosi, innumerevoli aiuole e quella serra di vetro italiana in cui si è deciso il mio futuro. Mi sono potuta godere quel meraviglioso paradiso per anni prima che venissi cacciata per sempre, e quindi conosco la sua incantevole bellezza. Ma conosco anche la sua amarezza velenosa, fin da quand’ero infante senza sapere da dove venisse.

Se quel giardino potesse parlare…

Prima o poi ti racconterò ancora, per filo e per segno, la storia di Ero e Leandro e tu spalancherai gli occhi comprendendo quanto ha a che fare con le persone che ti sono familiari. Sfortunatamente, non è finita bene, anche se ha reso immortali i due amanti. Ma la nostra storia finirà felicemente. Vorrei così tanto che al destino capriccioso non rimanesse altra scelta che soddisfare questo desiderio del mio cuore. Nessuno può separarci, anche se ora saremo in due luoghi diversi per qualche tempo.

Non dimenticare mai che sei la luce dei miei occhi, ciò per cui ho combattuto come una leonessa e per cui continuerò sempre a combattere, con tutto quello che ho. Hai completamente messo sottosopra il mio mondo e non me ne pento nemmeno per un istante. 

Mi hai resa forte e coraggiosa. Da ragazzina viziata mi hai trasformata in una donna adulta, e di questo ti sarò sempre infinitamente grata.

Cosa sarei senza di te?

Niente. Una foglia nel vento…

Ma ora devo chiudere, perché c’è ancora molto da fare prima di salutarci domani.

Anche se non potrò stare sulla banchina, ti saluterò con la mano nei miei pensieri fino a che non arriverai alla tua meta, per poi immaginare di nuovo di stringerti tra le braccia.

Tu e io ci apparteniamo. Per sempre…

1

Amburgo, maggio 2016

Come si poteva essere così sfortunati!

Con gli occhi colmi di lacrime, Jule Weisbach fissava quella lettera stropicciata di Nobel GmbH & Co. KG che ancora teneva tra le mani.

…con la presente la informiamo che l’affitto per il locale commerciale, a partire dal 1 agosto 2016, sarà aumentato a 650 euro mensili…

Quelle accurate letterine nere iniziarono a offuscarsi alla sua vista. Senza un miracolo, questa lettera avrebbe sancito la fine del suo piccolo caffè nella Alma-Wartenberg-Platz, che lei, ispirandosi e strizzando l’occhio alla sua più famosa sorella maggiore giù a Ovelgönne, un comune della Bassa Sassonia, aveva chiamato Piccola perla della costa. Le ci erano voluti quasi due anni per ambientarsi a Ottensen, ma ora adorava questo quartiere pittoresco e difficilmente riusciva a immaginare di poter vivere e lavorare in un altro luogo. E questo nonostante fosse nata e cresciuta tra i monti Metalliferi, al confine con la Repubblica Ceca, e fosse successivamente andata a Dresda per studiare, dove adesso viveva anche sua madre. Ma quel desiderio indefinito di cieli ampi, grandi navi e aria salmastra era come se fosse sempre stato vivo dentro di lei, e ora, quando Jule se ne stava lì, in piedi sui Landungsbrücken, i pontili di St. Pauli, o quando la domenica udiva le urla dei commercianti al mercato del pesce, si sentiva a casa.

Un vero colpo di fortuna che il precedente inquilino avesse deciso di trasferirsi dalla sua innamorata a Kiel. Qui, allora, tutto era ancora grigio e squallido: una fatiscente birreria punk che aveva perso il contatto con il presente. Ma ora le pareti brillavano di un turchese solare, tavoli e sedie dai colori vivaci creavano un accogliente luogo di villeggiatura in cui ci si intratteneva volentieri. Un posto dove fermarsi a parlare, a rilassarsi, esattamente come lo aveva desiderato Jule. Ciò che amava particolarmente era la varietà dei suoi ospiti. Le piacevano sia gli anziani che le madri ambiziose con i loro bambini viziati, le giovani donne che si presentavano per lo più in branco, le amiche più vecchie, che avevano sempre così tanto da raccontarsi, o ancora le coppiette innamorate che preferivano accoccolarsi su una delle due sdraio di vimini che Jule, quando il tempo era abbastanza buono, disponeva davanti all’ingresso. Altra cosa era il fatto che la nettezza urbana, quando puliva la strada, le spazzasse via regolarmente la sabbia fine e leggera che un amico, altrettanto instancabilmente, le portava dalla spiaggia dell’Elba.

Questo, Jule, non lo metteva nemmeno in conto tra i fallimenti che si dipanavano lungo la sua vita come una sorta di filo rosso. In fin dei conti, nel frattempo, ci si era abituata e aveva acquisito anche una certa esperienza nel rialzarsi e andare avanti. Eppure, da un paio di mesi, i problemi si erano talmente accumulati, che ogni tanto si faceva sopraffare dall’ansia.

Era iniziato tutto l’autunno precedente, quando aveva mancato gli ultimi tre gradini delle scale di casa e la caduta le aveva causato una brutta distorsione, guarita poi del tutto solo a dicembre. Senza l’energico supporto di Aphrodite – la vicina che due civici dopo il suo gestiva un negozio di strambe mode matrimoniali, Cattura la sposa, e che si era offerta di aiutarla con la caffetteria – Jule avrebbe dovuto chiudere già allora.

Poi, all’inizio dell’anno, la vecchia signora che viveva nell’appartamento sopra di lei aveva dimenticato le calze inzuppate nel lavandino e, purtroppo, anche di richiudere il rubinetto. Attraverso le innumerevoli crepe che si erano formate sul soffitto dell’appartamento di Jule, fin dalle prime ore del mattino l’acqua aveva iniziato a gocciolare per poi scorrere copiosamente. Pareti e pavimenti si erano trasformati in una specie di fetida palude ed era stato necessario risanarli per settimane con uno speciale macchinario.

Naturalmente, era impossibile dimenticare l’incidente stradale avvenuto a febbraio, nel quale la sua vecchia station wagon Ford era andata distrutta. La colpa non era di nessuno. Con i pochi euro che aveva ottenuto dalla compagnia assicurativa dell’altra parte non poteva permettersi alcuna automobile decente. Ma per andare a fare acquisti per la caffetteria al mercato all’ingrosso aveva bisogno di denaro, e così non le era rimasta altra scelta che chiedere ancora l’aiuto di Jonas.

Jonas.

Una sorta di lavori in corso permanenti nel suo cuore, una ferita che non ne voleva sapere di rimarginarsi. Forse dipendeva dal fatto che si sentivano ancora troppo spesso. Le faceva male vedere come di mese in mese il pancione di Claudi, la sua fidanzata, crescesse e come lui si fosse così spontaneamente impegnato con lei. Cosa che Jule aveva sempre solo potuto sognare. All’improvviso per lui non era più un problema convivere con una donna, mentre prima la vicinanza di Jule dopo un lungo fine settimana insieme lo faceva sentire “soffocato”. Jonas lavorava di nuovo come docente, si era rasato la barba e appariva così in ordine nei suoi nuovi vestiti che lei a stento lo riconosceva. Sembrava che fosse finalmente arrivato nel luogo che lei probabilmente non avrebbe mai raggiunto, men che meno da sola.

Uno scossone alla porta la fece sussultare, distogliendola dai suoi crucci.

Era monsieur Pierre di Tolosa, un uomo dai capelli bianchi che ogni mattina veniva a bere i suoi due bicchieri di latte macchiato, preparati appositamente per lui, mentre scrutava con attenzione la sua copia di «Le Monde» dalla prima all’ultima riga. Seduto accanto a lui c’era sempre lo statuario Mims, il gatto nero dalle zampe bianche che l’estate scorsa aveva scelto la Piccola perla della costa come sua nuova casa.

Jule si asciugò le lacrime. E, mentre li faceva entrare, riuscì anche a dipingersi sul volto un’espressione abbastanza compassata. O almeno, così credeva. Ma nessuno dei due, né il vecchio né il gatto, si lasciarono ingannare.

Mims le si strusciò imperterrito contro le gambe come se volesse consolarla e monsieur Pierre la guardò in modo così compassionevole che i suoi occhi si erano già inumiditi di nuovo.

«Brutti pensieri?», le chiese con quell’affascinante accento francese che rendeva tutto più leggero. «Passeranno, ma chère! Una volta che avrà la mia età…».

Come al solito, si sedette al tavolo accanto alla finestra, da dove poteva osservare tutto ciò che accadeva all’esterno.

«Questi purtroppo no», mormorò Jule mentre si dirigeva al bancone per mettere in moto il cuore della sua piccola bottega: la Faema che aveva scovato in un bar di Torino, durante un viaggio in Italia. Anche se quella vecchia macchina per il caffè espresso cromata lucida aveva già un po’ di anni sulle spalle, funzionava ancora alla perfezione e soddisfaceva pienamente le esigenze di un’ambiziosa barista, ovvero quello in cui Jule si stava trasformando ogni giorno di più. In qualche modo il caffè della Piccola perla della costa aveva un sapore particolare, più corposo, più aromatico, più intrigante, sia che venisse preparato come espresso o in infusione, che ormai andava sempre più di moda. Si era sparsa rapidamente la voce in quel quartiere di tendenza dove ogni due mesi apriva un nuovo locale e, spesso, altrettanto rapidamente chiudeva. All’inizio, Jule utilizzava tipi di caffè comuni, poi, dopo alcuni mesi, si era imbattuta in una giovane donna spagnola che le aveva aperto gli occhi ed era diventata la sua consulente personale per tutto ciò che riguardava il caffè.

Maite da Silva sembrava infatti sapere proprio tutto sulle ambite ciliegie rosse che crescevano all’equatore e che, tostate, potevano avere un sapore fantastico, insulso o persino disgustoso quando se ne sbagliava la preparazione. Un po’ alla volta, Jule aveva ampliato le sue conoscenze. Aveva seguito le lezioni, istruttive, ma anche divertenti, di Maite. Aveva frequentato corsi di valutazione sensoriale che avevano esteso la sua gamma di gusti e, nel frattempo, aveva iniziato a offrire ai suoi clienti delle varietà di caffè insolite, provenienti da coltivatori indipendenti o cooperative più piccole che coltivavano secondo natura, in modo sostenibile ed erano conformi alle norme del commercio equo e solidale.

E questo, ovviamente, aveva il suo prezzo.

Mentre Jule faceva schiumare con delicatezza il latte per l’anziano francese, le tornò in mente il minaccioso aumento dell’affitto. Nell’immediato futuro, non avrebbe potuto permettersi di pagare tanto senza essere costretta ad aumentare significativamente i prezzi o abbassare la qualità dei prodotti che offriva. Entrambe le soluzioni erano fuori discussione per lei.

Anche il suo secondo pilastro, a cui aveva dato il titolo altisonante di Ti racconto la tua vita, era appena cominciato. Tutto era iniziato con una vecchia signora alquanto disperata davanti a una pila di lettere ingiallite, poiché incapace di ricostruire – armata solo delle proprie forze – l’intricata storia della sua famiglia. Quasi per capriccio, Jule si era offerta di assumersi quel compito e di svolgerlo al suo posto. E subito la cosa l’aveva entusiasmata. Dopo poche settimane aveva consegnato alla signora Hinrichs un plico di fogli rilegato che l’aveva resa felicissima…

L’ autrice

Teresa Simon, è lo pseudonimo di una nota autrice tedesca. Le piace viaggiare, specialmente sulle tracce del passato, è molto curiosa, ha un debole per i gatti, ammira tutto ciò che è verde e fiorisce, ed è sempre ispirata dalle atmosfere dei luoghi con una storia. La Newton Compton ha pubblicato La Villa delle Rose Il sentiero degli oleandri.

Dalla stessa autrice : “La villa delle rose”

Se volete saperne di più cliccate sul link https://www.librichepassione.it/2019/07/27/recensione-del-romanzo-la-villa-delle-rose-di-teresa-simon-edito-da-newton-compton-editori/

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