Recensione: “Il tocco del pianista” di Mirt Komel edito da Cabonio Editore

“Il tocco del pianista”
Autore: Mirt Komel
Traduzione di: Patrizia Raveggi
Casa editrice: Carbonio Editore
data di pubblicazione: 14 Novembre 2019
pagine: 169
prezzo: 15,50

Trama

Gabriel Goldman è un pianista eccezionale, una personalità geniale ed eccentrica. Ricorda il celebre pianista canadese Glenn Gould, e come lui, ipocondriaco, è tormentato dal desiderio e dall’incapacità di toccare, dall’impossibilità di infrangere il limite della propria solitudine. Incontriamo Gabriel in un letto di ospedale di New York, dopo un incidente, improvvisamente vittima di una terribile fobia: non può più toccare niente e nessuno, soltanto i tasti del pianoforte. Il vuoto del presente si intreccia ai ricordi, in particolare quelli della sua infanzia di bambino prodigio, fino a ripercorrere la storia del mancato amore della sua vita, in un fluire quasi tattile di suggestioni e percezioni.

Recensione

“E’ vero che il pianoforte richiede tecnica, ma se non ami lo strumento, se non ami la sua voce , se non ne ami il contatto, non ci combinerai mai nulla su di lui.”

Protagonista di questo romanzo è il giovane pianista Gabriel Goldman che risvegliatosi in ospedale dopo un lungo coma, ripercorre a ritroso i ricordi della sua infanzia.

Gabriel dimostra fin da piccolo di avere un talento straordinario per i suoni, ad appoggiarlo in questa sua passione è la mamma Cecilia e il nonno, mentre il padre Nathan non comprende l’attitudine del figlio e cerca in tutti i modi di dissuaderlo da quel forte richiamo per la musica, impedendogli di suonare qualsiasi strumento.
Il primo insegnante di Gabriel fu proprio nonno Eugene  Bruvel che gli tramandò la sua stessa passione per la musica.

“Sollevò il coperchio del Tchaika, ammaccato da tutti i lati per via dei tanti viaggi, prese in braccio il nipotino e dall’ alto gli mostrò  in che modo, premendo i tasti, i martelletti morbidamente foderati colpiscono corde d’acciaio rivestite di rame, che vibrano sonore fino a quando il dito non viene sollevato o fino al momento in cui il sonoro si estingue da solo. “Vedi, non c’è niente di miracoloso in questo strumento, inventato da un uomo, proprio come la spada o la bicicletta.”

Gabriel divenne un bravissimo concertista ma il successo non gli bastava, pretendeva sempre di più sia da sia da chi gli insegnava. Ogni giorno doveva confrontarsi con le sue paure e i suoi demoni che lo assillavano, prendendo possesso delle sue facoltà mentali: era un genio tormentato.
Il talentuoso soffriva di una malattia inesistente, che i medici non riconoscevano, con il passare degli anni aveva sviluppato la fobia di toccare qualsiasi cosa tranne i tasti del pianoforte.
Un’esistenza angosciante  tra illusione e realtà.

“… il tempo per lui non aveva più alcun peso, ma anche lo spazio che lo circondava si era dissolto nel nulla. Ogni contatto  con la realtà esterna era venuto meno – ogni contatto tranne uno: il tocco della tastiera.”

“Il tocco del pianista” è un romanzo che addentra il lettore in mondo misterioso, in una passione per uno strumento musicale che quando s’insinua nella tua vita ne prende il possesso e quando lo suoni, ti trasporta in un’altra dimensione. Solo chi ha potuto avere il piacere di studiare pianoforte può riconoscere le sensazioni descritte dallo scrittore.
Una narrazione splendida che ci trasporta in un mondo meraviglioso fatto di note, vibrazioni, suoni, scale, spartiti ci rivela una bellezza trascendente.
Un romanzo che ci fa riflettere sul mondo della musica e sul prezzo che si può pagare a vivere in simbiosi con i tasti di un pianoforte.
Consiglio questo libro a: chi suona il pianoforte perché ogni qual volta, sfioreranno i  suoi tasti sentiranno tutte le emozioni descritte dall’ autore , e agli appassionati perché leggendo questo romanzo riusciranno a percepire  cosa si prova a suonare uno strumento.
Non è fondamentale solo il suono ma anche il tocco di un pianista sui tasti del pianoforte.

“Era da folli pensare che la sua vita potesse essere scritta sotto forma di lineette e testoline e tagli sul pentagramma, però così lui la sentiva, rileggendo quanto scritto e tornando a suonare alcune espressioni in passi non ancora compiutamente espressi. (…)
Compongo, dunque sono.”

“Musica senza un musicista: il futuro della musica?”

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Grazie.
Jenny

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Jenny Citino

Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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