“Due chiacchiere con lo scrittore” con Desy Icardi autrice del romanzo “la ragazza con la macchina da scrivere” edito da Fazi Editore.

Desy Icardi nata a Torino, città in cui vive e lavora, è formatrice aziendale, attrice e copywriter. Nel 2004 si è laureata al DAMS e dal 2006 lavora in teatro anche in qualità di autrice e regista. Con Fazi Editore, nel 2019, ha pubblicato L’annusatrice di libri, un romanzo che ha avuto un grande successo di critica e di pubblico e i cui diritti sono stati venduti anche all’estero.

Ciao Dasy, benvenuta a “Due chiacchiere con lo scrittore”

Prima di parlare del romanzo, mi piacerebbe sapere che percorso hai fatto. Da quanto tempo hai in lavorazione il libro? Quando hai cominciato a scrivere i primi appunti e quando ti sei ritenuta soddisfatta della forma finale?

Lavoro a La ragazza con la macchina da scrivere,uscita con Fazi editore lo scorso 20 febbraio,da poco prima dell’uscita de L’annusatrice di libri (Fazi editore febbraio 2019). I due romanzi sono indipendenti tra loro, ma hanno molti collegamenti e punti in comune.

Gli scrittori – almeno quelli che ho conosciuto – non sono mai pienamente soddisfatti della forma finale di un romanzo, anzi, se dipendesse da loro non ci arriverebbero nemmeno! Se gli editor non li fermassero, continuerebbero a spostare virgole sino allo sfinimento. Posso dirti di essere molto soddisfatta soltanto ora, che i lettori iniziano a darmi riscontri davvero positivi, e questo nonostante non abbia spostato per la centesima volta quella famigerata virgola che tanto m’impensieriva. I libri, un po’ come i figli, a un certo punto devi lasciarli andare.

  • Cosa ci puoi raccontare del tuo romanzo “La ragazza con la macchina da scrivere? Esperienze, aneddoti e come è arrivata l’ idea di scrivere questa storia?

Nel 2017 ebbi l’idea di scrivere cinque racconti, collegati tra loro da alcuni personaggi ricorrenti, ognuno di essi dedicato a uno dei cinque sensi. Il primo racconto che incominciai ad abbozzare fu L’annusatrice di libri, che però mi sfuggì di mano diventando un romanzo di quattrocento pagine. Finita la revisione de L’annusatrice di libri incominciai a sviluppare la traccia del racconto tattile, e circa un anno dopo, ecco La ragazza con la macchina da scrivere.

Se col mio precedente romanzo, L’annusatrice di libri, ho voluto raccontare l’amore per la lettura attraverso l’olfatto, ne La ragazza con la macchina da scrivere celebro la scrittura non soltanto dal punto di vista intellettuale, emotivo o creativo ma anche – e soprattutto – da quello fisico e tattile. Per parlare di scrittura in tal senso non ho scelto come protagonista una scrittrice, bensì una dattilografa, ovvero una donna che non scrive storie ma le trascrive (e a gran velocità). La macchina da scrivere, una Olivetti MP1 ossa, percorre con Dalia gli anni dell’ascesa fascista, il secondo conflitto mondiale, il dopoguerra, sino a giungere agli anni Novanta, quando l’ormai anziana dattilografa viene colpita da un ictus che cancella parte della sua memoria.

I ricordi di Dalia non si sono tuttavia dissolti, ma sopravvivono nella memoria tattile delle sue dita, dalle quali possono essere liberati grazie al contatto con i tasti della Olivetti rossa. Il mio viaggio narrativo/sensoriale non finisce qui: ora sto lavorando alla terza storia della mia pentalogia sensoriale, che sarà un romanzo uditivo.

  • Qual è il genere che preferisci come autrice? E quale invece come lettrice?

Come lettrice amo molto i classici del diciottesimo e diciannovesimo secolo, specie inglesi francesi e russi. Non che io disdegni la letteratura italiana, ma prediligo quella del ‘900. Amo inoltre il realismo magico, in particolar modo quello sudamericano dal quale traggo ispirazione per i miei romanzi, che pur muovendosi in ambientazioni storiche realistiche, si concedono un pizzico di sovrannaturale.

  • Cosa fai oltre a scrivere? Puoi svelarci qualcosa di te?

Amo cucinare, viaggiare (quando posso), giocare con i miei gatti e guardare le serie TV insieme al mio compagno. Mi diverto inoltre a ideare commedie teatrali e monologhi di cabaret. Le commedie le affido a delle compagnie teatrali, mentre i monologhi e gli spettacoli di cabaret li metto in scena io stessa. Ho anche un blog chiamato Patataridens, dedicato alla comicità femminile, attivo sin dal 2013.

  • Scrivi di giorno o di notte?

Scrivo nelle ore in cui la notte diventa giorno, cioè la mattina pesto.

  • Il punto di forza del tu romanzo?

Basandomi sui riscontri che ricevo dai lettori, direi i personaggi e i dialoghi. Metto molta cura nella creazione dei personaggi e cerco di dare a ognuno una voce credibile e riconoscibile. Credo che l’amore per i dialoghi derivi dalla mia esperienza di attrice e autrice teatrale.

  • Io scrivo perché…

La risposta potrà sembrarti banale, ma io scrivo perché mi diverte farlo. Se la scrittura non mi desse piacere, non riuscirei a dedicarle il tempo necessario che, ti assicuro, è davvero molto.

  • Da cosa è mossa la tua protagonista Diana? E qual è il suo obiettivo?

Nella prima parte della sua vita Dalia sogna la libertà e l’avventura, successivamente ciò che davvero desidera è l’indipendenza. Siamo negli anni Quaranta, e il ruolo delle donne sta cambiando, ma lo fa lentamente, ostacolato da consuetudini e pregiudizi:

“Al centro di una piccola folla di bambole di ogni materiale – da quelle in porcellana di inizio secolo ai modelli in plastica degli anni Sessanta, passando per quelle di pezza che non sono mai andate totalmente fuori moda – spicca un mezzo manichino foderato di stoffa nera, con indosso un rigido bustino; niente gambe o testa per quel polveroso simulacro di femminilità, soltanto décolleté prominente, fianchi prosperosi e vitino da vespa. In fondo è un po’ così che ci si aspettava che fossero le donne ai tempi nei quali prendesti marito: seni abbondanti e fianchi fecondi, ma niente testa per pensare, braccia per agire, né tantomeno gambe per prendere la propria strada.”

  • Cosa vorresti che i lettori riuscissero a comprendere leggendo le tue parole? Quale segno vorresti lasciare in loro?

Cerco di offrire ai lettori ciò che io stessa amo nella lettura, ovvero la multisensorialità. Quando leggo un romanzo non voglio che mi racconti soltanto una sequenza di eventi, ma desidero che mi trasmetta profumi, sapori e suoni; ed è questo che cerco di fare scrivendo i miei romanzi.

  • Adesso è arrivato il momento di porti da sola una domanda che nessuno ti ha mai fatto, ma a cui avresti voluto sempre rispondere…

Se dovessi scegliere tra lettura e scrittura, cosa sceglieresti?

Senza dubbio la lettura, sono una lettrice che scrive e non una scrittrice che legge.

Grazie mille!
Jenny

Sinossi

Sin da ragazza, Dalia ha lavorato come dattilografa, attraversando il ventesimo secolo sempre accompagnata dalla sua macchina da scrivere portatile, una Olivetti mp1 rossa. Negli anni Novanta, ormai anziana, la donna viene colpita da un ictus che, pur non rivelandosi letale, offusca parte della sua memoria. I ricordi di Dalia tuttavia non si sono dissolti, essi sopravvivono nella memoria tattile dei suoi polpastrelli, dai quali possono essere liberati solamente nel contatto con i tasti della Olivetti rossa. Attraverso la macchina da scrivere, Dalia ripercorre così la propria esistenza: gli amori, i dispiaceri e i mille espedienti attuati per sopravvivere, soprattutto durante gli anni della guerra, riemergono dal passato restituendole un’immagine di sé viva e sorprendente, la storia di una donna capace di superare decenni difficili procedendo sempre a testa alta con dignità e buonumore. Un unico, importante ricordo, però, le sfugge, ma Dalia è decisa a ritrovarlo seguendo gli indizi che il caso, o forse il destino, ha disseminato lungo il suo percorso. La narrazione alla ricerca del ricordo perduto si arricchisce pagina dopo pagina di sensazioni e immagini legate a curiosi oggetti vintage: la protagonista del libro ritroverà la memoria anche grazie a questo tipo di indizi, che appaiono ogni volta in luoghi inaspettati, in una specie di caccia al tesoro immaginaria, tra realtà e fantasia. Dopo “L’annusatrice di libri”, sul senso dell’olfatto e la lettura, un romanzo sul tatto e la scrittura, un viaggio a ritroso nella vita di una donna sulle tracce dell’unico ricordo che valeva la pena di essere conservato.

Altri libri dell’ autrice

Sinossi

Torino, 1957. Adelina ha quattordici anni e vive con la zia Amalia, una ricca vedova, parsimoniosa fino all’eccesso, che le dedica distratte attenzioni. Tra i banchi di scuola, la ragazza viene trattata come lo zimbello della classe: alla sua età, infatti, non è in grado di ricordare le lezioni e ha difficoltà a leggere. Il reverendo Kelley, suo severo professore, decide allora di affiancarle nello studio la brillante compagna Luisella. Se Adelina comincerà ad andare meglio a scuola, però, non sarà merito dell’aiuto dell’amica ma di un dono straordinario di cui sembra essere dotata: la capacità di leggere con l’olfatto. Questo talento, che la ragazza sperimenta tra le pagine di polverosi volumi di biblioteca, rappresenta tuttavia anche una minaccia: il padre di Luisella, un affascinante notaio implicato in traffici non sempre chiari, tenterà di servirsi di lei per decifrare il celebre manoscritto Voynich, “il codice più misterioso al mondo”, scritto in una lingua incomprensibile e mai decifrato. Se l’avidità del notaio rischierà di mettere a repentaglio la vita di Adelina, l’esperienza vissuta le lascerà il piacere insaziabile per i libri e la lettura.

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Jenny

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Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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