” Il rumore delle cose che iniziano” di Evita Greco edito Rizzoli.Estratto

Trama

Cosa faresti se la tua bambina avesse paura di andare a scuola? Cosa le diresti per convincerla a farsi coraggio? Per la sua nipotina Ada, Teresa inventa un gioco: ogni volta che una cosa bella sembra finire, bisogna aguzzare le orecchie e prestare attenzione ai rumori. Solo così si possono riconoscere quelli delle cose che iniziano. Alcuni sono semplici e hanno dentro una magia speciale: un’orchestra che accorda gli strumenti, il vento in primavera, il tintinnio delle tazze riempite di caffè … Ma nella vita non sempre sappiamo riconoscere le cose belle. Quando perdiamo fiducia in noi stessi, quando qualcuno ci tradisce, o ci dice addio, sembra che nulla possa davvero iniziare. Ada ci pensa spesso, ora che nonna Teresa è ammalata. Nei corridoi dell’ospedale la paura di restare sola è così forte da toglierle il respiro, ma bastano due persone per ricordarle che si può ancora sorridere: Giulia, un’infermiera tutta d’un pezzo, e Matteo, che le regala margherite e la sorprende con una passione imprevista. Perché è proprio quando il mondo sembra voltarti le spalle che devi ascoltarne i rumori, e farti trovare pronta. Guardati intorno, allunga la strada, sbaglia a cuor leggero e ridi più spesso che puoi. Ogni volta che qualcosa finisce, da qualche parte ce n’è un’altra che inizia.

Estratto

Per Ada ci sono rumori che meritano più attenzione di altri. Il rumore che fa un’orchestra quando gli strumenti vengono accordati, un attimo prima che il concerto inizi.
Quello che fanno le foglie quando si alza il vento. E anche quello che fanno le tazzine quando i baristi le sistemano sopra le macchine del caffè.
Ada sa che ci sono cose che, quando iniziano, fanno rumore. E quando sente quel rumore, si ferma e ascolta. Ascolta il rumore delle cose che iniziano.

E’ stata sua nonna Teresa a insegnarle a riconoscere lo stupore degli inizi.
Ada era una bambina di tre anni o poco più quando sua madre aveva deciso che non le interessava poi tanto fare la mamma. Una sera l’aveva messa a letto e , la mattina dopo, l’aveva lasciata dalla nonna. Aveva altro di cui occuparsi, aveva detto soltanto. E da allora non si era fatta più vedere nè sentire. Ada avrebbe preferito che ci fosse stata una motivazione più seria. Finì per credere, invece, di non essere una bambina per cui valeva la pena perdere tempo. Anche se nonna Teresa non aveva fatto altro che comportarsi come se lei fosse la sola persona al mondo per cui valesse la pena vivere, Ada aveva continuato a temere che anche lei la abbandonasse, come aveva fatto sua madre.
Una sera chiese a Teresa se per caso quella fosse l’ultima volta che la metteva a letto. La nonna le disse che certamente quella non sarebbe stata l’ultima volta, eppure, la mattina dopo, Ada le domandò se quella fosse l’ultima volta che facevano colazione insieme. Nonna Teresa le ripetè che, altrettanto certamente non lo sarebbe stata. Non si stancava mai di rassicurarla.
la cosa si fece seria quando Ada iniziò a rifiutarsi di andare all’asilo: e se quella fuori dal portone della scuola fosse stata l’ultima volta in cui avrebbe visto sua nonna?, finiva per chiedere ogni mattina.
la nonna la svegliava e l’aiutava a prepararsi. Le cucinava la colazione e le faceva indossare il grembiulino: ci aveva anche ricamato sopra il suo nome e poi c’era una piccola ape. Alla bambina le api piacevano un sacco, e allora Teresa gliene aveva ricamata una con gli occhi azzurri: << grandi grandi come i tuoi>> aveva detto. Anche se, per quanto si fosse impegnata, il risultato non era perfetto come avevano sperato: un occhio dell’ ape sembrava chiuso e le zampe erano troppo lunghe, e non era poi tanto bella da vedere.
Fin quando duravano i preparativi, andava tutto bene. Ada non piangeva nè protestava. Poi, quando andavano a piedi verso l’asilo, iniziava a sentire male ovunque. Una volta era la pancia. Un’ altra volta le costole, che Ada pensava fossero comunque parte della pancia. Altre volte le veniva da vomitare. E allora diceva alla nonna che doveva gomitare, e la nonna non insisteva. Appena iniziavano i dolori, la riportava a casa.

Non sarebbe potuta durare a lungo, all’ asilo prima o poi bisognava andare. E allora sua nonna le aveva spiegato che, se non ci fosse andata, quelli della scuola sarebbero stati costretti a chiamare i carabinieri. Il fatto è che i Carabinieri no fanno paura ai bambini di tre anni, o perlomeno, non quanto pensava Teresa. Di sicuro a Ada non facevano paura per niente. A farle paura era il pensiero che la nonna, dopo averla lasciata all’asilo, potesse andarsene lontano da lei per sempre.

Una mattina, dopo aver preparato il grembiule, il cestino e tutto il resto, nonna Teresa le aveva parlato, stringendole la piccola mano.
<<Vedi, Ada, prima o poi le cose devono iniziare. Sono come le strade. tu sei lì a pensare che una stia finendo, ma in realtà è un’altra che è appena cominciata. Come questa strada qui. Tu pensi che stia finendo la strada qui. Tu pensi che stia finendo la strada che ti porta da me. E invece sta solo iniziando quella che ti porta a scuola>>…

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Jenny Citino

Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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