Recensione del romanzo “Il maestro di Auschwitz” di Otto B Kraus edito da Newton Compton

“Il maestro di Auschwitz”
Autore: Otto B Kraus
Traduzione di: Laura Miccoli
Titolo originale: Thr Children’s Block
Casa editrice: Newton Compton
data di pubblicazione: 2 Gennaio
pagine: 284

Trama

Basato sulla storia vera del famigerato Blocco 31

Alex Ehren è uno dei prigionieri di Auschwitz-Birkenau. Ogni giorno che passa la lotta per sopravvivere all’orrore del campo di concentramento si fa sempre più dura. Eppure Alex ha deciso di contravvenire agli ordini dei suoi spietati aguzzini e, di nascosto, dà lezione ai bambini raccolti nel famigerato Blocco 31. È un piccolo gesto di coraggio, che ha però un incredibile valore sovversivo, perché è il solo modo per tentare di proteggerli dalla terribile realtà della persecuzione che sperimentano sulla propria pelle. Eppure, insegnare ai bambini non è l’unica attività proibita a cui Alex si dedica… Questo romanzo è ispirato alla vera storia di Otto B Kraus, che durante la prigionia nel campo di concentramento osò sfidare le inflessibili regole imposte dai nazisti e creò per i suoi piccoli allievi un’oasi di normalità. 
«C’era così poco spazio sulla cuccetta che, quando uno di noi voleva riposare il fianco, dovevamo girarci tutti in un intreccio di gambe, di petti e di pance vuote come se fossimo un’unica creatura dai molteplici arti, una sorta di divinità indù o di millepiedi. Fra noi nacque una certa intimità, non solo nel corpo ma anche nella mente, perché sapevamo che, pur non essendo nati dallo stesso ventre, saremmo di certo morti insieme.» 
Otto B Kraus
La vera storia dei bambini ebrei che vissero nel famigerato Blocco 31 ad Auschwitz 
Una pagina che getta una nuova luce sulla resistenza degli ebrei durante l’Olocausto e merita di essere conosciuta

 

«Il maestro di Auschwitz è la lettura perfetta per il Giorno della Memoria.»
La Repubblica Milano

«Il romanzo ispirato alla vera storia del maestro Alex Ehren, che dava lezione ai bambini del Blocco 31 di Auschwitz, scala la classifica.»
Corriere della Sera

«Un romanzo ispirato alla storia autentica di Otto B Kraus, che durante la prigionia nel campo di concentramento osò sfidare le regole imposte dai nazisti. Una storia nella quale la realtà supera tragicamente la fantasia.»
L’Espresso
 
«Otto B. Kraus ripercorre la sua esperienza di insegnante dei bambini individuati dal dottor Mengele come vittime per i suoi esperimenti.»
La Stampa

«Impressionante. Quando ho letto il manoscritto ho pensato che dovesse essere assolutamente pubblicato.»
Elie Wiesel
«Otto Kraus unisce un talento narrativo eccezionale alla potenza di un’esperienza personale incredibile, tra le baracche immerse negli orrori di Auschwitz. Da oggi in poi il suo nome entrerà di diritto tra gli scrittori fondamentali del ventesimo secolo.»
Antonio Iturbe

“Eravamo come un sasso gettato nel vuoto dell’universo, fuori dal tempo, dannati, abbandonati e completamente soli”.

“Il maestro di Auschwitz”  nasce dalla penna di Otto B Kraus che, dopo tante insistenze da parte della  moglie e di un amico, si convince a rivivere i terribili momenti che ha subito durante il suo periodo di prigionia nel campo di concentramento, condividendo con noi la sua storia.”
I  protagonisti di questo romanzo sono persone realmente esistite ma che lo scrittore ha deciso di tutelare dando loro  dei nomi inventati.
Otto racconta in particolare cosa accadeva nel Blocco  31.
Il Blocco 31 e’ uno stabile riservato solamente ai bambini,  una piccola oasi felice, dove i piccoli grazie ad alcuni insegnanti che li tengono occupati in varie attività , riescono a proteggerli dalle atrocità che gli altri prigionieri sono costretti a subire.

“Ai bambini non era permesso menzionare il camino né dire parolacce. La loro vita era piena di regole: esisteva un modo giusto di alzarsi, vestirsi e lavarsi la mattina, esistevano regole sulle visite ai genitori. C’erano cose  che si facevano e, finché uno avesse seguito le regole, sarebbe rimasto al sicuro nel grembo del Blocco dei bambini.”

Gli insegnanti non si occupano solo dei bambini,  trascorrono i giorni  escogitando un piano per poter scappare . Per loro è importante aggrapparsi a qualcosa :  chi  alla fede,  chi alla speranza  che prima o poi qualcuno arrivi a  salvarli oppure all’idea che qualcuno sarebbe riuscito a fuggire da quell’inferno , altri  invece sfiduciati  si arrendono al proprio destino perché si sentono inermi agli avvenimenti che il destino ha in serbo per loro.

Mentre gli insegnanti e gli aiutanti combattono contro la paura del tempo e della morte nel Blocco 31 si vive giorno dopo giorno con la speranza del domani.

“La lotta per la vita era spietata, una guerra senza limiti né pietà, perché c’era in gioco la tua pelle o la mia. Era una scommessa senza possibilità di rivincita e perciò era assoluta, crudele e definitiva.”

Alex Ehren insegna ai bambini a leggere, Shashek  costruisce  burattini di legno, Lisa Pomnenka ravviva  il blocco con i suoi disegni, Fabian scrive le parti per le commedie e tanti altri come loro si tengono occupati per combattere  la paura de maltrattamenti, delle malattie e  del tempo che scorre inesorabilmente portandoli  al giorno della loro esecuzione.

Alcuni di loro sono sopravvissuti ad Auschwitz grazie al  tempo passato  con i bambini, perché  con la loro innocenza e la loro voglia di vivere sono riusciti a  contagiare chiunque venisse a contatto con loro.

“I bambini vivevano all’ interno di un mondo di fantasia, distaccato dalla crudeltà del campo, ma il gruppo era autentico e solido, senza finzioni. I bambini avevano dimenticato il passato, le loro  famiglie erano state separate o erano morte, non avevano una casa, né un quartiere, né un paesaggio da ricordare, a parte le mura del ghetto o le baracche del campo  di prigionia.”

Un romanzo molto descrittivo,  interessante per le vicende narrate ma che non mi ha coinvolta emotivamente.
Una storia che trasmette speranza e voglia di vivere nonostante la violenza che i deportati sono stati costretti a subire.
Una vicenda che fa riflettere su quanto l’ essere umano possa essere efferato.

Quello che mi è mancato è stata l’emozione, fin dalle prime pagine mi è sembrato che l’autore avesse  scritto la sua storia in maniera distaccata, come se avesse paura di lasciarsi andare.
Non lo so, forse visto l’argomento mi aspettavo qualcosa di più toccante.
Comunque rimane un mio parere personale, opinabile.


“Più venivo a contatto con la paura e la disperazione, più spessa diventava la mia gelida corazza, finché non restava quasi più nulla del cuore sotto il ghiaccio dell’insensibilità.”



Buona lettura
Jenny


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Jenny Citino è la curatrice del blog letterario "Librichepassione.it" Amante della lettura sin da bambina, alterna questa sua passione con la musica classica, il giardinaggio e la pratica dello Yoga.

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